Il Trattato di Lisbona, noto anche come Trattato di riforma e ufficialmente Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione Europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, è uno dei trattati dell'Unione Europea, firmato il 13 dicembre 2007 ed entrato ufficialmente in vigore il 1º dicembre 2009, che ha apportato ampie modifiche al Trattato sull'Unione europea e al Trattato che istituisce la Comunità europea. Rispetto al precedente Trattato, quello di Nizza, esso abolisce i cosiddetti "tre pilastri", provvede al riparto di competenze tra Unione e Stati membri, rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, anche attraverso l'attribuzione alla Carta di Nizza del medesimo valore giuridico dei trattati.

Descrizione La Costituzione europea Il trattato fu redatto per sostituire la Costituzione Europea bocciata dal "no" dei referendum francese e olandese del 2005.

L'intesa è arrivata dopo due anni di "periodo di riflessione" ed è stata preceduta dalla Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, nella quale la cancelliera tedesca Angela Merkel come Presidente del Consiglio Europeo, il Presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pöttering e il Presidente della Commissione Europea José Manuel Durão Barroso, esprimevano la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi, al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009 (anno delle elezioni del nuovo Parlamento Europeo).

Nello stesso periodo nasce a tal fine il cosiddetto "Gruppo Amato", chiamato ufficialmente "Comitato d'azione per la democrazia europea" (in inglese "Action Committee for European Democracy" o ACED) e sostenuto dalla Commissione europea (che ha inviato due suoi rappresentanti alle riunioni), con il mandato non ufficiale di prospettare una riscrittura della Costituzione basata sui criteri che erano emersi durante le consultazioni della Presidenza tedesca con le varie cancellerie europee. Il risultato è stato presentato il 4 giugno 2007: il nuovo testo presentava in 70 articoli e 12 800 parole circa le stesse innovazioni della Costituzione (che aveva 448 articoli e 63 000 parole) diventando così il punto di riferimento per i negoziati.

Il Consiglio europeo di Bruxelles, sotto la presidenza tedesca, il 23 giugno 2007 raggiunse l'accordo sul nuovo Trattato di riforma.

Contenuti

Il trattato di revisione di diritto internazionale recepisce gran parte delle innovazioni contenute nella Costituzione europea, conferma la forma di unione pattizia di Stati sovrani., in un'ottica di continuità con i trattati modificati, eliminando alcuni elementi in essa contenuti. Rispetto a quel testo, sono state approvate a Bruxelles le seguenti modifiche: non si è arrivati a redigere un unico trattato (come la Costituzione europea), ma sono stati riformati i vecchi trattati. Il Trattato di riforma ha modificato quindi il Trattato sull'Unione europea (TUE) e il Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE). Il primo ha mantenuto il suo titolo attuale mentre il secondo è stato ridenominato "Trattato sul funzionamento dell'Unione europea" (TFUE). Ad essi vanno aggiunti la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e il Trattato Euratom (quest'ultimo non era stato integrato nella Costituzione europea); è stato tolto ogni riferimento esplicito alla natura costituzionale nel testo: sono stati eliminati i simboli europei e si è ritornati alla vecchia nomenclatura per gli atti dell'UE; come denominazione degli atti normativi unionali tornano quindi le parole "regolamenti" e "direttive" (al posto delle "leggi europee" e "leggi quadro europee"); è stata confermata la figura del presidente del Consiglio europeo non più a rotazione e per un mandato semestrale ma con elezione a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile una volta; il "ministro degli Esteri" europeo è stato ridenominato Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, benché con i poteri rafforzati indicati nella vecchia Costituzione: sarà anche vicepresidente della Commissione europea (Servizio europeo per l'azione esterna); vengono meglio delimitate le competenze dell'UE e degli Stati membri, esplicitando che il "travaso di sovranità" può avvenire sia in un senso (dai Paesi all'UE, come è sempre avvenuto) che nell'altro (dall'UE ai Paesi); il nuovo metodo decisionale della "doppia maggioranza" è stato fatto entrare in vigore dal 2014 e, a pieno regime, dal 2017; aumentano i poteri dei Parlamenti nazionali che hanno più tempo per esaminare i regolamenti e le direttive; la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea non è integrata nel Trattato, ma vi è un riferimento ad essa. Il Regno Unito ha ottenuto una "clausola di esclusione" ("opt-out") per non applicarla sul suo territorio al fine di preservare il Common law. Lo stesso è stato concesso alla Polonia ma con l'elezione a premier di Donald Tusk quest'ultimo si è impegnato a non far valere l'"opt-out" ottenuto. Anche la Repubblica Ceca ha richiesto e ottenuto, poco prima della ratifica, lopt-out; il Regno Unito e l'Irlanda hanno ottenuto (per chiunque lo voglia utilizzare) un meccanismo ("opt-out") per essere esentati da decisioni a maggioranza nel settore "Giustizia e affari interni"; viene specificato che la PESC ha un carattere specifico all'interno dell'UE e che non può pregiudicare la politica estera e la rappresentanza presso le istituzioni internazionali degli Stati membri. la concorrenza non è più ritenuta un obiettivo fondamentale dell'UE, ma viene citata nel protocollo aggiuntivo n. 25; viene introdotta l'energia nella clausola di solidarietà in cui gli Stati membri si impegnano a sostenere gli altri in caso di necessità; viene specificata la necessità di combattere i cambiamenti climatici nei provvedimenti a livello internazionale; viene introdotta la possibilità di recedere dall'UE (fino ad oggi, infatti, vi si poteva solo aderire).

Curiosità: Valéry Giscard d'Estaing, il presidente della Convenzione europea, ha dichiarato che le differenze tra i testi della Costituzione europea e del Trattato di riforma sono solo "cosmetiche" e che rendono quest'ultimo meno comprensibile rispetto al primo mentre il think tank euro-scettico Open Europe si è spinto fino all'analisi dettagliata, notando che il Trattato di riforma è per il 96% identico alla Costituzione europea.

La trattativa informale

Essenzialmente tre sono stati i Paesi su cui si è trattato più a lungo per un accordo: Polonia, Regno Unito e Francia. I punti controversi sul tavolo negoziale erano i seguenti: la Polonia rifiutava il metodo della maggioranza qualificata per le decisioni in seno al Consiglio europeo e chiedeva il ritorno alla ponderazione col metodo della radice quadrata; diversi paesi (tra cui soprattutto Regno Unito, Paesi Bassi e Repubblica Ceca) chiedevano di cancellare la figura del ministro degli Esteri europeo mantenendo l'autonomia nazionale in politica estera; il Regno Unito si opponeva al valore giuridico della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (ottenendo un "opt-out" insieme alla Polonia) e alla superiorità del Diritto europeo in tutti i settori (cosa poi ottenuta dagli europeisti, sebbene derubricata in una dichiarazione contenente un richiamo alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE), due cose che avrebbero stravolto l'ordinamento del Common law britannico; la Francia chiedeva la soppressione del riferimento a un mercato comune dominato dalla libera concorrenza, per porre freni al liberismo europeo visto con malanimo dai francesi.

I negoziati hanno presto risolto, con diverse concessioni, i nodi britannici mentre la questione polacca si è rivelata quasi insormontabile a causa del deciso rifiuto dei leader Lech e Jarosław Kaczyński di accettare la maggioranza qualificata. Un accordo tra Varsavia e la tedesca Merkel (che prevedeva l'entrata in vigore della maggioranza qualificata solo nel 2014) è stato dapprima accettato e poi respinto dalla Polonia. A questo punto, sotto la pressione dell'Italia che ha guidato una coalizione di paesi europeisti a oltranza, la cancelliera Angela Merkel aveva proposto di indire una nuova Conferenza intergovernativa senza includere la Polonia che, di fatto, sarebbe così rimasta fuori dal nuovo trattato. Ciò ha spaventato il governo polacco che ha infine accettato una proposta di compromesso.

La Conferenza intergovernativa Con questo mandato si è aperta a Bruxelles il 24 luglio 2007 la settima Conferenza intergovernativa (CIG) con l'incarico di finalizzare il nuovo trattato: il gruppo di "esperti giuridici" ha raggiunto un accordo sul testo il 2 ottobre 2007. La CIG ha concluso i suoi lavori al Consiglio europeo del 18-19 ottobre 2007, in cui le ulteriori questioni discusse sono state: la Polonia insisteva per comprendere la "clausola di Ioannina", meccanismo che permette ai Paesi in minoranza di rinviare le decisioni prese dal Consiglio dell'Unione europea all'interno del Trattato anziché in una dichiarazione separata. Il compromesso trovato è di includerla in un protocollo, dalla maggiore "forza" legale. Infine la clausola potrà essere rimossa dal Consiglio all'unanimità e non da una nuova Conferenza Intergovernativa come chiedeva la Polonia; la Polonia ha ottenuto un avvocato generale permanente presso la Corte di giustizia come già avveniva per Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Spagna; l'Italia si era detta contraria all'approvazione della nuova composizione del Parlamento europeo che deve passare a 751 membri secondo il Trattato. La proposta votata dal Parlamento portava i seggi italiani a 72 contro i 73 del Regno Unito e i 74 della Francia (storicamente tre paesi con lo stesso numero di seggi), utilizzando una formula che teneva conto della popolazione residente anziché dei cittadini come recita il Trattato. Secondo l'Italia la decisione avrebbe potuto essere differita, in quanto non vincolante per l'adozione del Trattato. Il compromesso trovato vede crescere i seggi italiani a 73 e prevede inoltre una nuova redistribuzione dei seggi sempre con il criterio della cittadinanza a partire dalle elezioni europee del 2014; la Bulgaria ha ottenuto di poter scrivere il nome della moneta comune in alfabeto cirillico ("евро" invece di "euro").

L'accordo ha posto fine a due anni e mezzo di incertezza istituzionale successiva al blocco dei referendum francese e olandese sulla Costituzione. Il Trattato è stato approvato ufficialmente il 18 ottobre 2007 nel vertice informale di Lisbona che concludeva la CIG ed è stato firmato dai capi di Stato e di Governo il 13 dicembre 2007, sempre a Lisbona.

L'iter di ratifica

Storia L'Ungheria è stata la prima nazione a ratificare il Trattato, il 20 dicembre 2007, a soli sette giorni dalla firma dello stesso, mentre l'ultima è stata la Repubblica Ceca il 3 novembre 2009.

Il Trattato è stato ratificato da tutti gli Stati firmatari, esclusivamente per via parlamentare. Vari gruppi euroscettici danesi e britannici, avendo notato che le implicazioni legali del Trattato erano identiche a quelle della bocciata Costituzione europea, hanno chiesto nei primi mesi del 2008 la ratifica attraverso referendum ma non l'hanno ottenuta. Anche i Paesi Bassi, la Repubblica Ceca e la Danimarca hanno deciso di non far svolgere alcuna consultazione popolare: l'obiettivo prioritario era infatti quello di riuscire a far entrare in vigore il Trattato il 1º gennaio 2009 o comunque prima delle elezioni europee del giugno successivo.

Solo l'Irlanda, nel rispetto di una decisione del 1987 della propria Corte suprema, ha dovuto tenere due referendum sulla modifica costituzionale da parte del Parlamento che deve obbligatoriamente precedere la ratifica di trattati internazionali che potrebbero essere in conflitto con la sua Costituzione.