Biografia Nato da una famiglia di modeste condizioni, visse l'infanzia nel pieno centro di Roma, ove vide la luce al rione Ponte, tra lungotevere Tor di Nona e via Giulia. Sin da bambino contribuì, come garzone di bottega di un fornaio, al bilancio familiare e per mantenersi agli studi, ma dedicando gran parte del poco tempo libero ad una sua vera passione, l'acquisto e la lettura di libri presso le bancarelle dell'usato. Più tardi, misurandosi quale teorico dell'aviazione con avversari dotati di prestigiosi titoli militari ed accademici, avrebbe più volte sottolineato sarcasticamente di avere "una cultura da bancarella".

Al forte carattere che lo distingueva, si aggiungeva un segno fisico particolare, una enorme macchia rossastra, una "voglia di vino" che gli copriva la parte destra del volto.

A ventun anni (2 dicembre 1913) si arruolò come soldato semplice volontario nel 6º Reggimento genio ferrovieri, destinato alle Truppe Coloniali sbarcò in Eritrea nel 1914, per rientrare in Italia il 1º giugno 1915, richiamato in patria a causa dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale. Dal 2 settembre 1915 al 1º febbraio 1916 partecipò ad un corso per allievi piloti, uscendone con il brevetto di pilota per aerei Farman. In zona di guerra l'aspirante Mecozzi nel gennaio 1917 è alla 46ª Squadriglia, dal 10 maggio successivo alla 50ª Squadriglia Farman di Trissino, a novembre il Tenente Mecozzi è nell'aviazione da caccia dell'esercito nella 76ª Squadriglia Caccia ed il 15 dicembre alla 78ª Squadriglia Caccia. Nel corso della guerra fu promosso sergente (31 luglio 1916), sottotenente di complemento (7 luglio 1917) e tenente di complemento (17 gennaio 1918). Nelle sue azioni ottenne una medaglia d'argento al valor militare, due medaglie di bronzo al valor militare ed una croce di guerra al valor militare. In qualità di pilota di caccia gli venne accreditato l'abbattimento di sei velivoli nemici, ciò che gli valse la qualifica di assoFerruccio Botti, Perché Mecozzi, USSMA, vol I, pag XXIV..

Terminato il conflitto proseguì la carriera militare nel Regio Esercito, passando al servizio permanente effettivo per meriti di guerra il 31 ottobre 1919, operando fino al 1923 in enti prettamente tecnici, ma svolgendo attività di volo nel 1º Raggruppamento caccia e successivamente al 1º Stormo cacciaFerruccio Botti, Introduzione al periodo 1920-1929, USSMA, vol I, pag 9.. Già a partire dai primi anni venti iniziò l'attività di pubblicista in materia aeronautica, pubblicando i suoi primi articoli teorici, in quella fase intesi a promuovere l'unificazione delle forze aeree in un'unica Arma autonoma ed indipendente, pur senza allinearsi alle tesi di Giulio Douhet. L'obbiettivo auspicato tra gli altri dall'aviatore romano fu conseguito nel 1923, con la nascita della Regia Aeronautica, nei cui ranghi Mecozzi transitò immediatamente. Nel 1924 fu promosso capitano e nel 1927 fu promosso maggiore, nel 1926 venne chiamato al Ministero, che era appena stato assegnato ad Italo Balbo, come capo ufficio stampa. Nell'ottobre del 1929 lasciò il Ministero per prendere il comando del 7º Gruppo Autonomo Caccia Terrestre, con l'incarico di sperimentare le modalità tattiche dell'assalto aereo. La relazione finale sulle esercitazioni aeree del 1929 diede un notevole spazio al "volo rasente" (cioè all'assalto aereo) con un giudizio favorevole ai risultati dell'esperimento, pur evidenziando la mancanza di aerei progettati per tale tipo di azioneMinistero dell'Aeronautica (Ufficio di Stato Maggiore), Relazione sulle esercitazioni aeree del 1929 - Costa Toscana, Roma, 1929, citata da Ferruccio Botti, Introduzione al periodo 1920-1929, USSMA, vol I, pag 12.. Nonostante i risultati tutt'altro che brillanti del Ba.65, progettato esplicitamente per l'assalto aereo, la sperimentazione presso il 7º Gruppo autonomo da caccia e d'assalto (denominazione assunta nel 1931) continuò per tutto il corso degli anni trenta a sperimentare le modalità di impiego dell'unità per l'assalto aereo, inserita nel 5º Stormo d'assalto, comandato da Mecozzi a partire dal luglio 1934 al giugno 1936. Mecozzi fu promosso tenente colonnello nel 1930, colonnello nel 1934 e generale di brigata aerea nel 1935.

Nel 1937 fu trasferito in Somalia, quindi costretto a lasciare il comando del 5º Stormo, rientrato in Italia nel 1938 fu messo a disposizione del Ministero, con l'incarico di presidente del RUNA (Reale UNione Aeronautica), tornando alla fine del 1939 alla presidenza dell'Ufficio Editoriale Aeronautico, alle dipendenze dello Stato Maggiore Aeronautica e nel 1940 ottenne l'incarico di dirigere la Rivista Aeronautica e Le vie dell'aria, incarico mantenuto fino all'8 settembre 1943. Il 17 giugno 1944 si ripresentò in servizio presso la 3ª Zona Aerea Territoriale, ma il 17 gennaio 1945 fu messo in ausiliaria per raggiunti limiti di età ed il 5 dicembre dello stesso fu congedato in quanto «riconosciuto permanentemente inabile al servizio militare per malattia aggravata da causa di servizio di volo», cioè a causa della sordità che lo affliggeva già da diversi anniF. Botti, Introduzione al periodo 1945-1953, USSMA, vol II pag 5..

Riprese, nel gennaio 1945, la direzione della Rivista Aeronautica, diventata, per motivi di opportunità politica, emanazione dellAssociazione Culturale Aeronautica e non più direttamente del MinisteroVedi A. Mecozzi, Guerra agli inermi, citato da F. Botti, Introduzione al periodo 1945-1953, USSMA, vol II pag 5 e segg.. Negli ultimi anni quaranta si orientò, in materia di relazioni internazionali, su posizioni neutralistiche, tanto che nell'agosto del 1950 fu sostituito alla direzione della Rivista aeronauticaF. Botti, Introduzione al periodo 1945-1953, USSMA, vol II pag 14., lasciando nel 1953 anche la redazione della rivista.

Dopo l'uscita dalla Rivista Aeronautica si chiuse per diversi anni in un isolamento volontario, forse indotto dall'aggravarsi progressivo dei suoi disturbi all'uditoF. Botti, Introduzione al periodo 1965-1970, USSMA, vol II pag 235., riempiendo la sua "cassapanca"USSMA, vol II pag 239. di appunti sul suo pensiero aeronautico. Uscì dal silenzio solo nel 1965, pubblicando Guerra agli inermi e aviazione d'assalto a cura della Libreria dell'Orologio (di sua proprietà), dopo Guerra agli inermi pubblicò, sempre con la Libreria dell'Orologio, Aquila Rossa - Direttiva (1969) e Le sorti progressive dell'Aeronautica Militare (1970). Morì a Roma il 2 novembre 1971.

Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo Mecozzi tra di esse.

Il pensiero di Mecozzi

Sviluppò un coerente pensiero sulla strategia della guerra aerea che vedeva l'aviazione in stretta cooperazione e interoperabilità con le forze terrestri e navali. Avversò la concezione strategica di Giulio Douhet, espressa in un trattato del 1921 Il dominio dell'aria, che prevedeva tra l'altro il ricorso a bombardamenti sulle città per far crollare il morale della popolazione civile, piegare la resistenza dei combattenti al fronte ed influenzare le scelte dei politici sulla continuazione delle ostilità.

Il pensiero nel periodo fra le due guerre Amedeo Mecozzi iniziò a scrivere di aeronautica appena finita la prima guerra mondiale, essendo ancora tenente, inizialmente su "Dovere", il cui direttore era Giulio Douhet, ma già a fine anno entrava in polemica con le teorie douhettiane in un articolo su "Gazzetta dell'Aviazione", sostenendo che in realtà nella guerra passata (la prima guerra mondiale) i danni maggiori sia in perdite materiali sia in personale di volo furono provocate dalle difese aeree e dalla caccia e non dai grandi bombardieri, gli "aerei da battaglia" di DouhetFerruccio Botti, Introduzione al periodo 1920-1929, USSMA, vol I, pag 10., questa posizione è ulteriormente accentuata nel 1927, con un attacco diretto alle teorie di DouhetA. Mecozzi, Difendere il cielo - Certezze e sofismi di uno scrittore di cose aeree, su Le forze armate N° 119, 7 giugno 1927, USSMA vol I, pag 45 e segg..

Nel 1926 Mecozzi indicò le forze armate nemiche come obiettivo fondamentale per ogni azione bellica, in piena sintonia con gli assiomi di Clausewitz ed in netto contrasto con le teorie di Douhet, che mettevano al primo posto nell'elenco dei bersagli aerei i centri demografici del nemicoA. Mecozzi, La forza armata dell'aria, su Le forze armate N° 2, 25 aprile 1926, USSMA, vol I, pag 17 e segg.. Nello stesso anno espresse per la prima volta il concetto di "volo rasente", cioè di volo alla minima quota possibile per sfruttare al massimo la sorpresa nell'attacco al nemicoA. Mecozzi, Il volo rasente e le sue possibilità tattiche, su Rivista Aeronautica N° 6, giugno 1926, USSMA, vol I, pag 25 e segg e successivamente A. Mecozzi, L'offesa a volo rasente su Rivista Aeronautica N° 10, ottobre 1927, USSMA vol I, pag 66 e segg..

Per sintetizzare il pensiero di Mecozzi in questo periodo si può dire che divergeva dal pensiero di Douhet sull'utilizzo dell'aviazione per attaccare i centri demografici, mentre riteneva più proficuo un attacco a bersagli selezionati e di utilità diretta per le forze armate nemiche. Questa differenziazione sugli obiettivi comunque non spostava i concetti di Mecozzi sulla necessità dell'indipendenza sia operativa sia amministrativa dell'aeronautica dalle altre forze armateA. Mecozzi, Aviazione cooperante?, su Le Forze Armate, N° 176, dicembre 1927, USSMA, vol I pag 90 , che dovevano sì cooperare, ma ciascuna forza armata operando nella sua propria sfera di competenza. In sostanza Mecozzi definisce la guerra come un tutto unico, quindi guidata da un'unica visione strategica, in cui ogni forza armata opera in concomitanza con le altre verso un fine comuneA. Mecozzi, Aviazione cooperante?, su Le Forze Armate, N° 176, dicembre 1927, USSMA, vol I pag 89.. La metodologia di attacco aereo indicata e fortemente sostenuta da Mecozzi era l'attacco a volo rasente (non radente!), per cui un numero limitato di aerei, a differenza delle masse previste da Douhet, operando ad alta velocità e bassa quota era meno soggetto all'avvistamento ed alla reazione nemica. Scopo principale dell'attacco a volo rasente era quello di portare la quantità di esplosivo necessaria alla distruzione o alla neutralizzazione del bersaglio (o poco più) direttamente sul bersaglio stesso, trascurando completamente l'area circostanteA. Mecozzi, L'offesa a volo rasente su Rivista Aeronautica N° 10, ottobre 1927, USSMA vol I, pag 71.. Per questo impiego della forza aerea Mecozzi propugnava una nuova specialità, distinta da quelle esistenti (caccia, bombardamento e ricognizione), che definiva "aviazione d'assalto"A. Mecozzi (pseudonimo Volucer), L'aviazione d'assalto su Le Forze Armate N° 425, 13 maggio 1930, USSMA vol I, pag 159 e segg e successivamente nel volume dottrinario Aviazione d'Assalto (1933).. L'impiego dell'aviazione doveva essere autonomo nei confronti delle altre forze armate, infatti Mecozzi afferma che l'impiego dell'aviazione inizia di norma oltre il campo in cui può intervenire l'artiglieria, quindi non per un appoggio diretto alle forze terrestriA. Mecozzi, Aviazione d'assalto edizioni del Ministero dell'Aeronautica, Roma, 1933, USSMA vol I, pag 164, pag 169 e pag 171., considerando solo come un fatto eccezionale l'intervento nello spazio tattico delle forze terrestriA. Mecozzi, Aviazione d'assalto edizioni del Ministero dell'Aeronautica, Roma, 1933, USSMA vol I, pag 173..