Lorso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus ) è un mammifero onnivoro della famiglia degli ursidi: si tratta di una sottospecie dell'orso bruno comune endemica dell'Italia centro-meridionale, nella regione storico-geografica della Marsica, dove, nell'areale centrale corrispondente al parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, sopravvive una cinquantina di orsi (secondo i rilievi del 2014, intervallo di fiducia: 95%, dai 45 ai 69 esemplari), più alcuni esemplari in altre aree protette limitrofe, per un totale oscillante fra i 55 e gli 85 orsi.

Aspetto

Presenta corporatura abbastanza tozza e tarchiata, anche se più slanciata rispetto a quella di altre sottospecie di orso bruno di maggiori dimensioni. La testa è grande e tondeggiante, con muso cilindrico e piuttosto schiacciato dotato di un grosso tartufo nerastro. Il pelo è bruno-fulvo uniforme su tutto il corpo, con tendenza all'inscurimento sulla parte distale degli arti, i quali sono grossi e forti. Gli occhi sono piccoli e di color nocciola, mentre le orecchie sono anch'esse piccole e di forma arrotondata, poste leggermente ai lati del cranio. La coda è ridotta a un moncherino di meno di 10 cm.

Dimensioni L'orso marsicano è una sottospecie endemica e si trova solo nell'Italia centro-meridionale. Questa sottospecie di orso bruno è più piccola del suo vicino parente settentrionale, l'orso euroasiatico (già presente sulle Alpi Orientali, dal Trentino alla Slovenia), in quanto presenta anche uno strato di peluria e di grasso molto inferiore, cosa che ha permesso alla sottospecie di adattarsi alla vita in zone che in certi periodi dell'anno presentano un clima molto più temperato e mite. Il peso varia notevolmente nel corso delle stagioni e in funzione del sesso. Infatti, i maschi sono generalmente molto più grandi delle femmine e possono raggiungere un peso che, nel periodo autunnale, può superare i 230 kg. Le femmine, invece, raramente superano i 140 kg. Tali misure rendono comunque l'orso bruno marsicano uno dei mammiferi carnivori più grandi d'Italia, sicuramente il più grande della parte centro-meridionale della penisola. È invece seconda alla sottospecie di orso bruno che vive in Triveneto, alla quale spetta il titolo di carnivoro più grande d'Italia.

Biologia

Comportamento Si tratta di animali estremamente schivi e dalle abitudini quasi del tutto notturne. I vari esemplari sono solitari e piuttosto territoriali: ciascun orso delimita un proprio territorio che si estende dai 10 ai 200 km², a seconda della disponibilità di cibo al suo interno. Spesso gli orsi marsicani (in particolare i maschi) compiono spostamenti anche di notevole entità (spesso nella stagione riproduttiva), che li portano in alcuni casi ad attraversare zone abitate e a entrare involontariamente in contatto con la popolazione umana.

Durante l'inverno, gli orsi marsicani scavano una tana più o meno profonda oppure occupano cavità nella roccia nelle quali vanno in letargo per un periodo più o meno lungo a seconda delle condizioni climatiche: a tale scopo, tra l'estate e l'autunno, si nutrono abbondantemente, immagazzinando grossi cuscinetti adiposi che sfrutteranno per sopravvivere durante il periodo di inattività.

Alimentazione La loro dieta è composta per quasi il 90% di vegetali: si nutrono infatti di radici, tuberi, frutta, bacche e altro materiale vegetale come frutta selvatica (castagne, nocciole, ciliegie, amarene, prugne e pere). Spesso tale dieta può risultare povera di nutrienti; inoltre, non trattandosi di animali erbivori, essi abbisognano di grandi quantità di cibo per sopravvivere, soprattutto in primavera, quando i vegetali freschi sono ancora rari. In questo periodo l'orso tende a consumare una percentuale più alta di cibo carneo, nutrendosi preferenzialmente di piccoli animali, sia vertebrati che invertebrati, oltre ad animali di taglia media, come conigli o uccelli. Solo sporadicamente uccide mammiferi più grossi, come giovani cervi o cinghiali, daini e camosci, come anche non disdegna le carcasse nelle quali si dovesse imbattere.

La leggenda popolare che vuole l'orso come spietato uccisore di capi di bestiame, oltre che dei cani da guardia e dei pastori, risulta fondamentalmente errata e legata a episodi sporadici, dato che questi animali preferiscono rifuggire la presenza dell'uomo. È però vero che alcune volte l'orso ha attaccato il bestiame domestico, in particolare galline, capre, pecore o vitelli. Tuttavia, si tratta di episodi per lo più concentrati in primavera, che avrebbero comunque causato le persecuzioni di questi animali perpetratesi nei secoli. Gli orsi vengono sporadicamente uccisi per avvelenamento e con trappole poste dai bracconieri. Una delle principali cause di mortalità nel periodo 1971-2016 è dovuta all'uccisione tramite arma da fuoco.

Riproduzione Si tratta di animali al vertice della catena alimentare e senza predatori naturali: presentano perciò un tasso riproduttivo estremamente basso. La femmina partorisce solitamente due gemelli (talvolta uno solo, piuttosto raramente tre e solo eccezionalmente quattro) con una gestazione che dura circa sei mesi. I cuccioli vengono accuditi dalla madre, che li difende dai pericoli, dimostrando enorme coraggio (una femmina con cuccioli diviene infatti assai pericolosa anche per l'uomo, in quanto molto aggressiva), per 2-3 anni, sicché la distanza fra un parto e l'altro è in media di 3-4 anni. Le femmine divengono sessualmente mature dopo il terzo anno d'età, ma è raro che si accoppino ai primi calori e il primo parto avviene all'età di quattro o talvolta cinque anni, l'ultimo intorno ai venticinque anni. La mortalità infantile ha picchi che sfiorano il 50%.

I dati raccolti dal Parco nazionale d'Abruzzo negli anni 2005-2020 sulla produttività delle femmine di orso marsicano sono però incoraggianti: ogni anno si riproducono in media, almeno 4 femmine con una media di 8 nuovi nati/anno e con il 70% delle femmine che partoriscono 2-3 cuccioli. Dal 2016 al 2019 sono state osservate in media 6 femmine riproduttive, con un valore record di 9 femmine con cuccioli nel 2019. Questi dati indicano che nella popolazione di orso marsicano esiste una riserva importante di femmine riproduttive. È noto dalla letteratura che esiste una correlazione positiva tra produttività (intesa sia come numero di femmine che si riproducono sia come dimensione delle cucciolate) e cibo, ma di contro è anche noto che la densità degli orsi nel Parco è molto elevata e questo può portare a meccanismi naturali di autoregolazione densità-dipendenti (inibizione dell’estro in alcuni anni o riduzione del tasso di sopravvivenza dei cuccioli)

Gli orsi marsicani raramente entrano in contatto con l'altro grande carnivoro degli Appennini, il lupo appenninico; le due specie si evitano e quando si incontrano, generalmente non si prendono in considerazione. Ciononostante, a volte gli orsi rubano le prede ai lupi. Dal canto loro, i lupi costituiscono una minaccia per gli orsacchiotti. La speranza di vita di questi animali in natura supera facilmente i 20 anni d'età.

Habitat

L'habitat dell'orso bruno marsicano è teoricamente abbastanza variabile: si adatta infatti a una varietà di ambienti diversi, anche se legati alle immediate vicinanze di una copertura boschiva, soprattutto faggete e querceti, tipiche delle foreste dell'Appennino centrale. A causa della presenza umana, tuttavia, questi animali si sono rifugiati in aree via via sempre più impervie e con elevata copertura boschiva. Pare che durante l'estate si spostino verso aree a quota maggiore con copertura prativa e cespugliosa, mentre durante l'inverno prediligano aree rocciose, possibilmente lontane da qualsiasi tipo di attività umana.

Distribuzione

In epoca preistorica (Pleistocene superiore) la presenza dell'orso bruno è attestata da reperti archeologici rinvenuti in una vasta area dell'Italia centro-meridionale (dal nord del Lazio fino al Gargano), ma i caratteri tipici della sottospecie marsicana compaiono solo in epoca storica: non soltanto, però, nella ristretta area corrispondente all'attuale parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e alla sua Zona di protezione esterna, ma anche in un settore più meridionale esteso a comprendere le Mainarde e il Matese, ove la sua presenza è effettivamente documentata fino alle soglie dell'età moderna. In epoca contemporanea tale sottospecie è inoltre presente stabilmente, e si riproduce, in due altre aree protette in Abruzzo: nel parco nazionale della Maiella, dove si riproduce sicuramente dal 2018 e forse addirittura dal 2014; nella riserva naturale guidata Monte Genzana e Alto Gizio. Oltre la metà circa della popolazione totale vive in Abruzzo; in particolare, esemplari maschi erratici frequentano ogni anno, oltre alle tre aree protette sopra citate, anche il Sirente-Velino e il Gran Sasso. Ad esempio, nel 2013 si era verificato l'investimento di un orso sull'autostrada A24, in prossimità dell'Aquila e vicino ai confini delle due aree.

Sporadici gli avvistamenti nell'alto Molise, nei Monti del Reatino (Lazio) e nei Monti Sibillini (Marche-Umbria), dove la specie potrebbe essersi irradiata. Importante zona di frequentazione dell'orso marsicano sono i Monti Ernici (Lazio/Abruzzo): inoltre esemplari erratici vengono annualmente documentati nell'areale dei Monti Simbruini tra Lazio e Abruzzo. Di importante valore naturalistico la presenza di un esemplare in espansione territoriale che nel 1998 ha frequentato il parco dei Monti Lucretili (Lazio), di cui è rimasta sconosciuta la provenienza e la sorte. Inoltre, il 9 maggio 2020 è stata documentata per la prima volta la presenza dell'orso bruno marsicano, con un giovane maschio, all'interno del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,, presumibilmente per via della quarantena nazionale imposta per contenere il COVID-19; un ulteriore esemplare di orso è stato ripreso all'interno del parco del Gran Sasso l'11 agosto mentre si cibava di un cavallo morto, che difendeva da lupi e grifoni.

Popolazione Dopo secoli di persecuzioni, l'orso ebbe qualche forma di protezione con l'istituzione della riserva di caccia della famiglia reale dei Savoia, nel 1900, dove la caccia all'orso fu severamente limitata e svolta in pochissime occasioni da re Vittorio Emanuele III. La riserva di caccia fu però abolita nel 1912 e la persecuzione dell'orso riprese senza freni. Finalmente, l'orso marsicano ebbe una sua protezione duratura e completa nel 1923 con l'istituzione del parco nazionale d'Abruzzo, nel cui territorio (più piccolo dell'attuale) la caccia all'orso era vietata; tuttavia fuori dal parco la caccia era ancora permessa. Finalmente, il 1º gennaio 1940 entrò in vigore la nuova legge sulla caccia (regio decreto 1016 del 5 giugno 1939) che, per iniziativa del conte Gian Giacomo Gallarati Scotti, diventato da poco senatore, vietava la cattura e l'uccisione di orsi in tutta Italia. Tale disposizione è stata poi confermata da tutte le successive leggi in materia venatoria.

In generale negli ultimi decenni, grazie alla protezione, si è assistito all'espansione dell'areale dell'orso marsicano, un secolo fa limitato al parco nazionale d'Abruzzo o alle aree immediatamente circostanti, ma la popolazione complessiva pare stabile o addirittura in leggera diminuzione. Nel 1969, anno in cui Franco Tassi divenne direttore del predetto parco nazionale, sopravvivevano una sessantina di orsi marsicani; nel 2021, il rapporto Orso marsicano 2021 segnala che, a seguito di una indagine a tappeto compiuta fuori dal parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e dalla sua area contigua, sono stati individuati i genotipi di almeno 54 esemplari di orso (33 maschi e 21 femmine).