La villa albana di Domiziano, conosciuta in latino come Albanum Domitiani o Albanum Caesaris, è stata una villa romana fatta costruire dall'imperatore Tito Flavio Domiziano (81-96) venti chilometri fuori Roma, sui Colli Albani, nell'antico ager albanus (toponimo direttamente legato alla mitica metropoli latina di Alba Longa).
Oggi i resti della villa si trovano in gran parte all'interno della zona extraterritoriale delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, e per il resto nei territori comunali di Castel Gandolfo ed Albano Laziale, nella città metropolitana di Roma.
Storia
Le preesistenze
Comunemente si ritiene di stabilire intorno all'antichissimo cratere vulcanico riempito dal lago Albano il sito della leggendaria capitale della Lega Latina, Alba Longa, che sarebbe stata fondata dal figlio di Enea, Ascanio. Non c'è tuttavia accordo tra gli studiosi riguardo l'esatta collocazione dell'antica città, di cui sembrano non restare tracce archeologiche. Pino Chiarucci ritiene di collocarla sul versante meridionale, tra il Colle dei Cappuccini e Palazzolo;<ref>Pino Chiarucci, La civiltà laziale e gli insediamenti albani in particolare''', in Atti del corso di archeologia tenutosi presso il Museo civico di Albano Laziale nel 1982-1983, p. 39, Albano Laziale 1983.</ref> Antonio Nibby e Girolamo Torquati ritennero di collocarla sul versante nord-orientale, tra Costa Caselle e Pozzo Carpino;.Girolamo Torquati, Studi storico-archeologici sulla città e sul territorio di Marino - vol. I, Marino 1974. Giuseppe Lugli pensò al sito dell'attuale centro storico di Castel Gandolfo.. Attualmente, la prima ipotesi sembrerebbe la più condivisa, ma l'indirizzo degli archeologi in mancanza di prove certe è continuamente mutevole.
Di certo la memoria di questa città, mitica madre di Roma, ha segnato per sempre la toponomastica dei luoghi: l'attuale Monte Cavo era chiamato dagli antichi mons Albanus (probabilmente vi si venerava Giove Laziale), l'attuale lago Albano conserva tradotta la sua denominazione antica di lacus Albanus, l'intera regione era chiamata ager Albanus. Il nome è stato poi trasmesso all'odierna cittadina di Albano Laziale, nata dopo il III secolo intorno alle strutture dei Castra Albana.Alba Longa fu rasa al suolo nel VI secolo a.C., ed il Latium vetus annesso al dominio romano. Con la progressiva espansione romana, i Colli Albani divennero sede di numerose ville patrizie suburbane. Sono stati rinvenuti in particolare i resti di due grandi ville sulla via Appia Antica, attribuite una a Publio Clodio Pulcro. e l'altra a Gneo Pompeo Magno;. oltre a queste, si sono trovate varie ville di età repubblicana sparse sulle rive del lago e non solo. Sappiamo da fonti documentarie che avevano proprietà nellager Albanus svariati personaggi.. Tutte queste proprietà caddero, in un modo o nell'altro, in proprietà del demanio pubblico: all'epoca di Ottaviano Augusto la straordinaria concentrazione di ville divenute di proprietà imperiale diede vita allAlbanum Caesaris, una sconfinata tenuta imperiale..
La prima villa imperiale fu abitata certamente da Tiberio, Caligola e Nerone..
Gli interventi di Domiziano
Probabilmente i primi imperatori si adattarono ad abitare nelle ville più sfarzose tra quelle preesistenti, ossia quella di Clodio in località Ercolano (oggi nel giardino della villa del Pontificio Collegio Nordamericano) e quella di Pompeo ad Albano (oggi inclusa nel parco pubblico comunale di Villa Doria).
Fu Domiziano che decise di costruire un nuovo corpo residenziale alla villa, in posizione più panoramica sia verso il mare che verso il lago, e dotato di nuova fastose strutture come l'ippodromo ed il teatro. Probabilmente il progetto fu affidato a Rabirio, già architetto del Palazzo di Domiziano sul Palatino.. La parte idraulica invece pare sia stata curata dal procuratore delle acque Alypus, che evidentemente doveva essere abile, dato che rimase in carica anche sotto Traiano.
In questa fase, la villa arrivò ad occupare anche sei chilometri quadrati, secondo i calcoli di Giuseppe Lugli..
Alla morte di Domiziano, che vi si stabilì in pianta stabile, la villa venne raramente o per nulla utilizzata dai suoi successori imperiali. Alcuni interventi sono databili al II secolo, ed in particolare ad epoca traianea ed adrianea (il Nibby riferisce di aver visto bolli datati al 134):. perciò non è improbabile che l'imperatore Adriano vi soggiornò in attesa del completamento di Villa Adriana a Tivoli, mentre Marco Aurelio vi dimorò pochi giorni usando la villa come rifugio durante i disordini avvenuti nel 175.
L'abbandono
L'imperatore africano Settimio Severo dopo il 197 fece stabilire ai margini della proprietà imperiale i suoi fedelissimi veterani della Legio II Parthica, edificando le grandiosi strutture dei Castra Albana. In concomitanza tuttavia iniziò il declino della villa, accentuato dalla scomparsa di un potere imperiale forte.
I legionari partici e le loro famiglie stabilite intorno all'accampamento iniziarono a depredare le strutture della villa per utilizzarne il materiale per nuove costruzioni, dando così vita al nucleo abitato che avrebbe poi dato vita ad Albano Laziale. Un secondo centro abitato si andò sviluppando ai margini settentrionali della proprietà imperiale: in età medioevale fu chiamato Cuccurutus e diede vita all'abitato Castel Gandolfo.
Nel Liber Pontificalis è contenuta una donazione fatta sotto il pontificato di Silvestro I (314-335) dall'imperatore Costantino I alla basilica cattedrale di San Giovanni Battista (identificata con la cattedrale di Albano, ora intitolata a san Pancrazio martire):. nella donazione praticamente tutta la proprietà imperiale, e gran parte delle località vicine, vennero donate alla nascente Chiesa albanense.
Non sappiamo se questa donazione sia stata reale o meno, forse la proprietà imperiale entrò a far parte di qualche patrimonium o domusculta, nuclei rurali di produzione tipici del Lazio altomedioevale: ma di certo la villa imperiale dellAlbanum cadde in abbandono. La villa divenne cava di marmi e materiali da costruzione, sorte analoga a quella di altri edifici antichi: sappiamo per certo che i suoi marmi nel XIV secolo furono utilizzati per costruire e rivestire il Duomo di Orvieto.
L'uso dei marmi della villa per la costruzione della cattedrale orvietana è stato studiato da Luigi Fumi in una pubblicazione del 1891: "Il duomo di Orvieto e i suoi restauri". In pratica gli allora feudatari del luogo, i Savelli, nel 1321 diedero l'autorizzazione a smantellare le strutture della villa: i lavori di distruzione durarono 36 giorni. I marmi raccolti furono imbarcati allo scalo di ponte Fratto sulla via Ostiense, alla confluenza tra le Acque Salvie ed il fiume Tevere, e portati via fiume fino ad Orvieto. Dagli atti dell'epoca si delinea un vero e proprio business dietro lo smantellamento di questi monumenti: Rodolfo Lanciani trasse spunto da questi attenti studi del Fumi per ricavarne un exemplum sul riutilizzo dell'immenso materiale marmoreo e lapideo dei monumenti antichi di Roma e dei suoi dintorni.
Intorno al X secolo un antico ninfeo della villa, inglobato in epoca severiana nel complesso dei Castra Albana e riadattato ad impianto termale, fu consacrato ad uso religioso: nacque il santuario di Santa Maria della Rotonda, oggi venerato luogo di culto di Albano, ospitato nel singolare edificio di età domizianea noto come "la Rotonda".Vedi anche Santuario di Santa Maria della Rotonda.
Il recupero
I resti della villa di Domiziano divennero pittoreschi inserti di ville patrizie suburbane a partire dalla fine del Cinquecento. Nel 1619 sull'area del palazzo domizianeo fu edificata la chiesa di Santa Maria Assunta con il convento dei Frati Minori Riformati, oggi Collegio estivo di Propaganda Fide.. Papa Urbano VIII (1623-1644), al secolo Maffeo Barberini, fu il primo pontefice a villeggiare a Castel Gandolfo, committente del Palazzo Pontificio:. suo nipote Taddeo Barberini nel 1631 acquistò la villa appartenuta a monsignor Scipione Visconti,. che conteneva le rimanenze più notevoli della villa domizianea, costituendo l'attuale Villa Barberini.
Gli scorci più vistosi dei ruderi invasi dalla vegetazione, come il criptoportico o il ninfeo del Bergantino, furono descritti da eruditi e diaristi dal Quattrocento in poi e riprodotti in incisioni e dipinti.
Nel 1929 i Patti Lateranensi riconobbero i 55 ettari delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo tra le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia: gran parte dei ruderi della villa diventarono parte dello Stato della Città del Vaticano, grazie alla cessione alla Santa Sede di Villa Barberini, storicamente legata al complesso pontificio, ma fino ad allora ad esso estranea.. La zona extraterritoriale fu ratificata ed ampliata nel 1948 dalla nuova Italia repubblicana.
Le Ville Pontificie furono sottoposte ad una radicale risistemazione per volere di papa Pio XI.. Anche le rimanenze archeologiche, come il criptoportico ed il viale dei ninfei, furono ripulite ed integrate nel nuovo insieme.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo lo sbarco ad Anzio il 22 gennaio 1944, l'area delle Ville fu ricovero di sfollati e fuggiaschi dai paesi vicini bombardati e cannoneggiati, per via della sua extraterritorialità nella neutralità del Vaticano: si calcola che in cinque mesi circa 12.000 persone trovarono rifugio nelle Ville, grazie alla generosità dell'allora direttore Emilio Bonomelli..
Tuttavia il Collegio estivo di Propaganda Fide, esattamente nell'area dell'antico palazzo domizianeo, fu oggetto di un bombardamento aereo anglo-americano il 10 febbraio 1944, noto come bombardamento di Propaganda Fide: esso causò 500 vittime (secondo i bilanci ufficiali), tutti civili inermi.Vedi anche Bombardamento di Propaganda Fide. Oggi, l'Associazione Famigliari Vittime di "Propaganda Fide" sta cercando di riconoscere la qualifica di crimine di guerra per quell'azione.
Nel 1970 è stato allestito un antiquarium all'interno di Villa Barberini,. raccogliendo i reperti già sparsi per la villa dal gusto degli antichi proprietari.
Descrizione
La villa sorgeva sul crinale dell'antico cratere vulcanico riempito dal lago Albano tra 100.000 e 5000 anni fa, durante la cosiddetta fase idromagmatica del collasso del Vulcano Laziale, il più antico ed immenso cratere vulcanico il cui relitto oggi sono i Colli Albani.Parco Regionale dei Castelli Romani, L'ambiente naturale del Parco Regionale dei Castelli Romani, pp. 3-8.
Per questo, data l'asperità del suolo, la villa fu articolata su tre livelli, costruiti su altrettanti terrazzamenti. La struttura a terrazze non è rara per le ville romane in collina: se ne ha un esempio non molto lontano dalla villa qui descritta a Frascati, nella villa cosiddetta di Lucullo, appartenuta poi alla gens Flavia. Questa villa fu costruita a terrazze sul pendio del Tuscolo rivolto verso Roma: il terrazzo più vasto oggi ospita praticamente tutto il centro storico di Frascati..