Gennareniello è una commedia di Eduardo De Filippo rappresentata la prima volta nel 1932 e inserita nella raccolta Cantata dei giorni pari.
Storia Dall’atto unico Eduardo trasse il soggetto per uno dei due episodi del film da lui stesso diretto nel 1952 Marito e moglie.
Nel 1978 fu realizzata la messa in scena televisiva curata e interpretata dallo stesso Eduardo per il settimo ciclo de Il Teatro di Eduardo in onda sulla Rai.
Trama
Su una caratteristica terrazza napoletana, ingombra di panni stesi ad asciugare, vasi di fiori e piante aromatiche, vecchi arnesi e mobili d'accatto, Gennaro, un uomo ormai avanti negli anni, conversa scherzosamente con l'inquilina dell'appartamento di fronte, una giovane e chiacchierata dattilografa che si affaccia dalla finestra che dà sulla terrazza. Concetta, sua moglie, che già da tempo non sopporta le smancerie della signorina, è una tipica casalinga sulle cui spalle ricade tutto il peso dell'andamento familiare e della cura del figlio Tommasino, un giovane ritardato, quasi cieco, d'impaccio a tutti e sempre occupato a masticare per una fame insaziabile. Sono parole scherzose quelle di Gennaro, che tuttavia nascondono un certo interesse maschile, e che trovano civettuola accoglienza da parte della giovane che con i suoi atteggiamenti provoca l'anziano protagonista, convinto dentro di sé, benché con rimpianto degli anni ruggenti della sua giovinezza ormai passata sostenga il contrario, di essere un uomo ancora interessante.
Tanto più che egli si presenta come geniale inventore di strambi ritrovati, i cui disegni "tecnici" sono affidati a un inquilino, sempre in arretrato con la pigione, della casa: uno scalcinato maestro di disegno, amico ed estimatore delle croste che dipinge la sorella di Gennaro, matura zitella con pretese artistiche. L'amico che loda le invenzioni leonardesche di Gennaro ha trovato un "ingegnere" del nord che potrà valutare il ritrovato destinato a impedire le forature degli pneumatici delle auto e lo ha invitato da Gennaro per un migliore esame del marchingegno.
I due si ritrovano sulla terrazza con il presunto ingegnere, in realtà un semplice rappresentante di commercio, che più che interessarsi ai disegni tecnici apprezza la figura della ragazza affacciata alla finestra che continua il gioco del corteggiamento con Gennaro, sino a spingersi a invitarlo a baciarla. Fingendo ritrosia, Gennaro Nella versione cinematografica Gennaro, volendo mostrare ancora la propria giovanile avventatezza e rischiando di cadere di sotto, arriva pericolosamente e ridicolmente con una scala a pioli dalla terrazza alla stanza della giovane. si arrampica su una sedia e la bacia più volte in viso tra gli applausi ironici dei due amici. Concetta, che si trova casualmente ad assistere a questo spettacolo con alle costole l'affamato Tommasino, reagisce violentemente e se la prende con la signorina, che tratta da poco di buono, e con il marito, che chiama "vecchio vizioso". Gennaro, svergognato di fronte ai presenti e offeso per quello che voleva far passare come semplice scherzo innocente, abbandona il tetto coniugale per farla finita con una vita di incomprensioni. I due compari che hanno spinto Gennaro alla scherzosa impresa, sentendosi ora in colpa, riportano a forza il marito sulla terrazza; abbigliatolo raccattando oggetti di fortuna lo presentano alla moglie come un giovanotto di primo pelo, non più Gennaro, ma Gennareniello. Di fronte alla visione del marito sconsolato e umiliato dalla presa in giro dei due, Concetta reagisce con violenza e, difendendo la dignità del suo uomo, li caccia in malo modo.
Analisi La commedia breve, apparentemente inconsistente nella trama e leggera per le figure comiche di Tommasino e della sorella zitella di Gennaro, è invece intrisa da una profonda melanconia dell'autore nei confronti di quegli uomini che, sempre attratti dalle grazie femminili e dalle lusinghe della giovinezza, non si rassegnano al passare del tempo e vivono in una famiglia che, essi pensano, non li circonda dell'amore e della considerazione che desidererebbero. Essi si sentono ancora gennarenielli, ma senza reali speranze per l'avvenire, non si rendono conto, o non lo vogliono, di essere diventati, come forse sono sempre stati, dei poveri gennari. La gente sembra stimarli - l'inquilino pensionante, l'"ingegnere" del nord - meno i propri familiari, e così apparentemente anche la moglie, che solo nella difficoltà e di fronte all'offesa degli altri reagisce difendendo il marito, mostrando in fondo di stimarlo ancora. Ma forse è piuttosto per la lunga convivenza che alla fine, quasi per abitudine, le compagne di vita di tali uomini li proteggono sentendoli ormai come una parte di loro stesse.
Gennaro in silenzio chiede perdono a Concetta che, vedendo per pietà mista ad amore coniugale in lui ancora il Gennareniello che era, abbraccia il suo uomo per quello che è diventato e per quello che avrebbe voluto essere, al quale si sente ancora legata per tutta la vita lungamente trascorsa insieme.Sergio Lori, «Intervista con il grande autore-attore napoletano», in quotidiano Roma del 7-V-1969.
Note
Bibliografia
Giovanni Antonucci, Eduardo De Filippo: introduzione e guida allo studio dell'opera eduardiana - storia e antologia della critica, Firenze 1981 Emma Giammattei, Eduardo De Filippo, Firenze 1983 Andrea Bisicchia, Invito alla lettura di Eduardo De Filippo, Milano 1982 Donatella Fischer, Il teatro di Eduardo ed. Legenda Atti del convegno di studi sulla drammaturgia civile e sull'impegno sociale di Eduardo De Filippo 9 nov. 2004 Senato della Repubblica a cura Di Elio Testoni.
Categoria:Opere teatrali in italiano Categoria:Opere teatrali del 1932