Nella storiografia odierna, il periodo della storia della Svezia compreso tra il 1611 e il 1721 è indicato come Impero svedese, o stormaktstiden ("l'era della grande potenza"), anche se dal punto di vista formale la Svezia non divenne mai un vero e proprio impero in senso legale o terminologico, ma rimase sempre un regno.

La Svezia è l'unico Paese nordico ad aver mai raggiunto lo status di grande potenza militare.

L'ascesa della Svezia fu sostenuta anche da un'economia delle esportazioni dominata dai metalli. All'inizio del XVII secolo la Svezia era diventata il principale esportatore di ferro e rame dell'Europa settentrionale; insieme, i due metalli rappresentavano quasi il 63% delle esportazioni nazionali nel 1637 e oltre l'80% nel 1685. Gustavo II Adolfo sfruttò inoltre la grande miniera di rame di Falun, allora la maggiore d'Europa, utilizzandone i proventi per finanziare le proprie ambizioni politiche e militari.

La Pace di Vestfalia Alla conclusione della guerra dei trent'anni, il Congresso della pace di Vestfalia del 1648 assegnò alla Svezia alcuni territori come riparazioni di guerra. La Svezia chiese la Slesia, la Pomerania (che era in suo possesso da circa venti anni) e un'indennità di 20.000.000 di Riksdaler.

Attraverso gli sforzi di Axel Oxenstierna e Johan Banér ottenne: l'Alta Pomerania, con le isole di Rügen e Usedom; una striscia di terra della Bassa Pomerania, sulla riva destra dell'Oder, incluse le città di Stettino, Garz, Damm e Gollnow; l'isola di Wollin, con il diritto di successione al resto della Bassa Pomerania nel caso di estinzione degli Hohenzollern del Brandeburgo; la città di Wismar con i distretti di Pod e Neukloster; la diocesi secolarizzata di Brema-Verden con la città di Wildeshausen; 5.000.000 Riksdaler.

Questi possedimenti tedeschi furono gestiti come vassalli del Sacro Romano Impero. Questo permise alla Svezia di avere un voto nella Dieta imperiale e di "dirigere" il circolo della Bassa Sassonia, in alternanza con il Brandeburgo. La Francia e la Svezia, inoltre, divennero garanti del trattato con l'imperatore del Sacro Romano Impero, e furono incaricati di diffondere le leggi, approvate dal congresso esecutivo di Norimberga nel 1650.

Possedimenti

Dopo diciotto anni di guerra la Svezia conquistò solo poche terre sparpagliate ma ottenne il controllo sicuro dei tre fiumi principali della Germania del nord, l'Oder, l'Elba e il Weser, ed ebbe pertanto i diritti di riscossione delle tasse per quelle grandi arterie commerciali. Le due ragioni principali per la ridotta ricompensa alla Svezia furono la gelosia della Francia e l'impazienza della regina Cristina di Svezia. Dopo l'intervento svedese, la nazione poté contare sulla libertà religiosa in Europa per i protestanti: questa rimane la più grande conquista politica svedese e la nazione divenne il leader riconosciuto del protestantesimo continentale per 70 anni, fino alla caduta dell'Impero. L'elevazione della Svezia al rango di potenza imperiale richiese che il Paese rimanesse una monarchia militarista, armata per ogni possibile emergenza. La povertà dello stato e la popolazione scarsa erano segnali del fatto che la Svezia non era adatta allo status imperiale. Alla metà del XVII secolo, comunque, con la Francia come alleato, l'incompatibilità tra i suoi poteri e le sue aspirazioni non era così evidente.

Il rafforzamento interno Per il momento, la Svezia manteneva una debole posizione di leadership. La gestione oculata dello Stato poteva garantire l'esistenza di possedimenti permanenti sulla costa baltica ma lasciava poco spazio agli errori. Sfortunatamente la leggerezza dei successori di Gustavo Adolfo, Cristina e Carlo X causò grandi difficoltà per il nuovo impero.

La leggerezza finanziaria di Cristina portò lo stato sull'orlo della bancarotta, e le difficoltà finanziarie causarono rivolte popolari fino al momento della sua abdicazione. Il popolo svedese temeva che la grandezza esterna ed artificiale del proprio Paese potesse essere acquisita solo con la perdita delle libertà civili e politiche. Gli svedesi sperarono in un nuovo re che potesse risolvere il problema del troppo potere gestito dalla nobiltà.

Carlo X fu un arbitro forte e deciso tra il popolo e la nobiltà. Essendo un soldato, diresse la sua ambizione verso la gloria militare. Dato che però era anche un politico, capì anche che l'unità interna era necessaria per una politica estera forte.

La questione interna più urgente era la "Reduktion", o restituzione delle terre della corona alienate. Al Riksdag degli Stati del 1655 il re propose che i possidenti nobili delle proprietà della corona dovessero: pagare una somma annuale di 200.000 Riksdaler per le terre che avevano ricevuto o cedere un quarto della proprietà stessa, del valore di circa 800.000 Riksdaler. La nobiltà desiderava evitare le tasse e decise che il 6 novembre 1632, giorno della morte di Gustavo Adolfo, dovesse essere posto come limite di retroattività per il pagamento delle tasse, e che non ci dovessero essere ulteriori risoluzioni riguardo alle terre alienate. Contro questa decisione, gli stati minori sovratassati protestarono e la Dieta dovette essere sospesa. Il re intervenne, non per attenuare le posizioni del popolo, ma per obbligare la nobiltà a cedere. Propose un comitato speciale per la risoluzione del problema prima della riunione del successivo Riksdag, e nel frattempo si decise che avrebbe dovuto essere pagato un contributo proporzionale al reddito di ogni classe. Entrambe le parti acconsentirono alla proposta.

Carlo X aveva fatto del suo meglio per migliorare il disastro finanziario lasciato da Cristina; il suo desiderio di gloria militare causò comunque problemi alla nazione. In tre giorni, persuase il Riksdag degli Stati dei potenziali vantaggi ottenibili con l'attacco alla Polonia. Quando comunque lasciò Stoccolma per Varsavia il 10 luglio 1654, ottenne più gloria personale che vantaggio per la nazione. La guerra polacco-svedese divenne in seguito un conflitto di portata europea. Carlo riuscì ad effettuare il passaggio attraverso il Grande Belt nel febbraio 1658, uscendo trionfante dal conflitto, per poi morire di sfinimento. Subito dopo la sua morte il consiglio di reggenza, nominato vista la minore età del nuovo sovrano Carlo XI di Svezia (dell'età di quattro anni), si mosse per portare a termine la guerra contro i nemici della Svezia, che allora comprendevano Impero russo, Regno di Polonia, Brandeburgo e Danimarca.

La pace di Oliva La pace di Oliva del 3 maggio 1660 pose fine alla lunga guerra con la Confederazione polacco-lituana. Durante le guerre la Polonia perse circa un terzo della sua popolazione, oltre allo status di grande potenza. La mediazione francese in questo trattato pose fine anche alle contese tra la Svezia e l'imperatore ed elettore del Brandeburgo. Questa pace confermò sia i possedimenti svedesi in Livonia sia la sovranità del Brandeburgo sulla Prussia Orientale; inoltre il re di Polonia rinunciò a tutte le pretese sulla corona svedese. Il trattato obbligò la Danimarca-Norvegia a riaprire i negoziati con la Svezia. Infine, con la pace di Copenaghen del 27 maggio 1660 la Danimarca-Norvegia cedette le tre province della Scania alla Svezia, ma ricevette la provincia danese-norvegese di Trøndelag e l'isola di Bornholm che erano state cedute con il trattato di Roskilde due anni prima. La Danimarca-Norvegia fu anche obbligata a riconoscere l'indipendenza dei ducati di Holstein-Gottorp; la guerra russo-svedese (1656—1658) terminò con la pace di Kardis il 2 luglio 1661 e con il trattato di Stolbovo, con il quale lo zar cedette le province baltiche alla Svezia (l'Ingria, l'Estonia e il Kexholm).

La Svezia emerse pertanto dalla guerra non solo come potenza militare, ma anche come uno dei più vasti stati europei, comprendendo circa il doppio del territorio dell'attuale Svezia. La terra si estendeva per 1.100.000 km². Mentre la moderna Svezia confina con il Mar Baltico, nel XVII secolo il Baltico era solo un intermezzo tra i vari possedimenti. Tutte le isole di questi mare, eccetto il gruppo danese, apparteneva alla Svezia. Gli estuari di tutti i grandi fiumi tedeschi sorgevano all'interno del territorio svedese, che comprendeva anche i due terzi del lago Ladoga e metà del lago Peipus. Stoccolma, la capitale, sorgeva al centro dell'impero, la cui seconda città era Riga, sull'altra sponda del mare. L'impero contava un quarto della popolazione (2.500.000 persone, 5,6 ab/km²) dell'attuale Svezia. Inoltre i nuovi confini della Svezia divisero i gruppi etnici, pertanto le potenti nazioni confinanti cercarono l'opportunità di riunirli.

La sconfitta danese

La Svezia aveva ora una considerevole influenza politica, che fu indebolita dalla perdita del prestigio morale. Con l'ascesa al trono di Carlo X nel 1655, gli stati vicini alla Svezia avrebbero potuto divenire alleati, tuttavia le perdite territoriali combinate con l'abbandono della libertà religiosa, indebolirono i legami con la Svezia. Alla morte di Carlo X, cinque anni dopo, il paese non solo aveva danneggiato i suoi nuovi territori, ma era anche odiato dagli stati circondanti per la sua mancanza di difesa del protestantesimo. I tentativi di Carlo di conquistare il favore del Brandeburgo dividendo la Polonia non solo ebbe l'effetto contrario, ma creò anche un nuovo rivale a sud pericoloso quasi quanto la Danimarca.

Nel 1660, dopo cinque anni di guerra, la Svezia aveva ottenuto la pace e l'opportunità di organizzare e sviluppare il nuovo impero, ma i quindici anni di reggenza successivi a Carlo X non affrontarono con successo la situazione. L'amministrazione fu divisa al proprio interno e trovò ostacoli nella mancanza di unità e di capacità dei suoi statisti. I due rivali principali erano il partito militare-aristocratico, guidato da Magnus Gabriel De la Gardie, ed il partito di pace e sviluppo economico guidato da Johan Gyllenstierna. Il gruppo aristocratico prevalse e portò ad un declino della moralità che lo rese noto fra i suoi vicini. L'amministrazione si fece notare per indolenza e scarsa attenzione ai problemi che portarono ad una incuria degli affari di stato. Inoltre la corruzione del governo portò la Svezia ad essere prezzolata da potenze straniere. Questa “politica di sovvenzione” risaliva ad un accordo del 1661, con cui la Svezia, in cambio di una somma considerevole di denaro, sosteneva il candidato francese al trono polacco. La Svezia fu dibattuta fra Luigi XIV di Francia e i suoi avversari riguardo al controllo sui domini spagnoli dei Paesi Bassi. La fazione anti-francese prevalse e nell'aprile 1668 la Svezia aderì alla Triplice Alleanza, che concludeva le acquisizioni francesi con il trattato di Aix-la-Chapelle. Per i quattro anni successivi la Svezia rimase allineata alla Triplice Alleanza; ma, nel 1672, Luigi XIV riuscì ad isolare le Province Unite olandesi ed a recuperare la Svezia come alleata. Col trattato di Stoccolma del 14 aprile 1672 la Svezia trovò un accordo con la Francia per proteggere i Paesi Bassi dalle rivendicazioni tedesche in cambio di 400.000 corone all'anno in tempo di pace e 600.000 nei periodi di guerra.

La guerra di Scania Nel 1674, Luigi XIV chiese aiuto alla Svezia per invadere il Brandeburgo. Nel maggio 1675 un esercito svedese avanzò lungo la Marca, ma il 18 giugno fu sconfitto a Fehrbellin, e si ritirò a Demmin. L'affare di Fehrbellin fu un semplice scontro, con meno di 600 vittime, ma fece apparire la Svezia vulnerabile e spinse perciò le potenze confinanti ad attaccarla nella cosiddetta guerra di Scania.