La Eritrea fu una nave della Regia Marina entrata in servizio nel giugno 1937. Impiegata in funzioni di unità di presidio coloniale, prese parte alla Seconda guerra mondiale operando principalmente nel teatro bellico dell'oceano Indiano.
Dopo la guerra, per effetto delle disposizioni del trattato di pace, fu ceduta alla Francia entrando in servizio nella Marine nationale con il nome di Francis Garnier, partecipando quindi agli eventi della Guerra d'Indocina. Radiata dal servizio nel 1966, la nave fu impiegata come bersaglio per un test nucleare affondando lo stesso anno.
Caratteristiche
La propulsione era costituita da due motori diesel da 7.800 cavalli, accoppiati sugli stessi assi a due motori elettrici alimentati da due gruppi diesel-dinamo dalla potenza totale di 1.300 cavalli, che consentivano con il funzionamento contemporaneo dei due sistemi una velocità massima di 20 nodi e 18 nodi con la sola propulsione diesel. L'autonomia con la propulsione diesel era di 6.950 miglia a 12 nodi. La nave, classificata inizialmente incrociatore e successivamente nave appoggio, era dotata di un armamento bellico multiruolo ed attrezzata per essere in grado di assolvere funzioni di Avviso-Scorta, per l'appoggio ai sommergibili e adatta per la posa delle mine. L'armamento era costituito da 4 cannoni da 120 mm in due torrette binate, parzialmente scudate, una prodiera e una poppiera, da 2 cannoncini semiautomatici da 40mm antiaerei e da due mitragliere da 13,2 mm antiaeree. L'equipaggio della nave era formato da 13 ufficiali e 221 marinai.
Servizio nella Regia Marina Appena entrata in servizio la nave svolse sua prima missione durante la Guerra civile spagnola nel giugno del 1937, inviata nel Mediterraneo occidentale. Sul finire dell'anno, venne destinata a Pola.
All'inizio del 1938 venne destinata al porto di Massaua, nel Mar Rosso, presso il Comando Navale dell'Africa Orientale Italiana, in appoggio ai sommergibili della base, rimanendovi fino al 18 febbraio 1941 quando, con la caduta dell'Eritrea in mani britanniche, Supermarina diede l'ordine di raggiungere l'Estremo Oriente forzando il blocco inglese.
La notte del 19 febbraio 1941, al Comando del capitano di Fregata Marino Iannucci, in tutta segretezza, lasciò Massaua con l'ordine di forzare il blocco navale anglo-francese e raggiungere l'alleato Giappone.
Il viaggio in Estremo Oriente L'unità, al comando del capitano di Fregata Marino Iannucci, lasciata Massaua la sera seguente superò agevolmente lo stretto di Bab el-Mandeb, sfuggendo alla ricognizione aerea inglese di base ad Aden. Il 22 quando la nave si trovava a circa 250 miglia dalla costa somala venne avvistata un'unità sconosciuta, presumibilmente un incrociatore ausiliario inglese che, dopo avere a sua volta avvistato lEritrea, effettuò un'improvvisa manovra di allontanamento, dando la chiara impressione di volere evitare lo scontro. Tuttavia, alle 19,23 del giorno successivo le vedette dellEritrea avvistano, al largo dell'isola di Socotra, un'altra unità inglese. Il comandante Iannucci per sganciarsi dall'unità inglese, accostò a dritta verso sud, azionando i fumogeni che in pochi minuti avvolsero completamente lEritrea. La nave inglese anziché aprire il fuoco cercò di aggirare la cortina per riprendere successivamente il contatto, ma la manovra fallì in quanto lEritrea riuscì a dileguarsi nella notte.
Insieme allEritrea da Massaua erano partite altre due navi, la RAMB I, affondata il 27 febbraio dall'incrociatore neozelandese HMNZS Leander, e la RAMB II. Per la riuscita della missione dellEritrea e della RAMB superstite era necessaria la collaborazione giapponese e la disponibilità a cooperare da parte del Giappone legato all'Italia dal Patto tripartito era quasi certa. Tuttavia tra il febbraio e il marzo 1941, il governo di Tokyo decise di fare un passo indietro, costringendo la Regia Marina a modificare alcuni dettagli dell'operazione. Come concordato con i giapponesi le unità italiane, durante la traversata, dovevano astenersi da qualsiasi azione corsara nei confronti di isolati piroscafi britannici; in caso contrario, Tokyo minacciava di rifiutare qualsiasi collaborazione. Questo poiché il Giappone non voleva inimicarsi il Regno Unito e gli Stati Uniti, vista anche la presenza nell'Oceano Indiano di navi corsare tedesche che già da tempo si appoggiavano, più o meno segretamente, a basi giapponesi del Pacifico. Anche i comandi della Kriegsmarine avevano mostrato la loro preoccupazione che navi corsare italiane interferissero in acque battute dalle proprie navi corsare e invitarono i comandi della Regia Marina a far desistere le proprie unità di compiere qualsiasi azione corsara durante il trasferimento, un invito che il Comando della Regia Marina, fortemente dipendente dai tedeschi per le forniture di nafta, non poteva ignorare, per cui alle due navi che erano impegnate nella missione di trasferimento l'11 marzo venne dato da Supermarina l'ordine di astenersi da qualsiasi azione corsara.
Proseguendo il viaggio, dovendo poi obbligatoriamente transitare nelle acque della Malaysia attraverso lo Stretto di Malacca per passare dall'Oceano Indiano al Pacifico, per sfuggire alla caccia di unità nemiche l'equipaggio ricorse al camuffamento della nave rendendola quasi completamente somigliante al Pedro Nunez un avviso-scorta portoghese che somigliava parecchio allEritrea. Il Portogallo possedeva la metà orientale dell'Isola di Timor (mentre quella occidentale era sotto dominio olandese) e come nazione non belligerante poteva inviare in quelle acque qualsiasi nave militare senza che la Royal Navy se ne preoccupasse più di tanto.
Il 14 marzo, passando lungo il canale tra Timor e l'isola di Alor entrando nel Mar di Banda lEritrea dopo aver doppiato la costa occidentale dell'isola di Buru entrò finalmente nell'Oceano Pacifico puntando verso nord-est. Dopo aver lasciato alla propria destra il 16 marzo le Yap, un gruppo di isole delle Caroline lEritrea raggiunse il 18 marzo una zona sotto il controllo della Marina imperiale giapponese, approdando pochi giorni dopo a Kōbe riuscendo così ad arrivare indenne in Giappone. Ad accogliere e a festeggiare lEritrea e il suo equipaggio fu solamente una piccola e discreta delegazione diplomatica e militare italiana su un molo. La conclusione dell'epica missione dellEritrea non doveva suscitare infatti troppo clamore.
In Giappone la nave venne sottoposta nei cantieri navali Mitsubishi a dei lavori di cui aveva assoluto bisogno, trasferendosi successivamente a Shanghai alle dipendenze del Comando Navale dell'Estremo Oriente fino a giugno del 1943 quando, su ordine di Supermarina, l'unità venne dislocata a Singapore per fornire il supporto logistico ai sommergibili italiani che operavano tra Bordeaux e Singapore. Nel luglio 1943 la nave si trasferì prima a Penang, base dei sommergibili tedeschi e poi a Sebang, sede del comando sommergibili della Kriegsmarine.
Armistizio Il 9 settembre 1943 l'equipaggio della nave, che era in navigazione nello Stretto di Malacca apprese via radio della firma dell'armistizio. LEritrea, sempre al comando di Marino Iannucci riuscì a fuggire nuovamente sfuggendo questa volta al blocco navale della Marina Imperiale Giapponese, che proprio in quelle acque aveva dislocato unità di superficie e sommergibili e riuscendo ad eludere la caccia germanica, il successivo 14 settembre raggiunse Colombo, nell'isola di Ceylon consegnandosi alle autorità marittime britanniche. Il Comandante Jannucci, giocando d'astuzia, anziché costeggiare il Golfo del Bengala, che era una scelta quasi obbligata per una nave di scarsa velocità come lEritrea e per di più con un apparato di propulsione in una condizione di efficienza precaria, scelse la più rischiosa rotta diretta per raggiungere l'isola di Ceylon.
Durante la cobelligeranza l'attività operativa dell'unità fu intensa. In un primo momento lEritrea venne utilizzata per il supporto ai sommergibili alleati, alternando la sua presenza tra Colombo e Trincomalee. Successivamente dopo essere stata richiamata in Italia l'11 settembre 1944, giungendo a Taranto il successivo 23 ottobre, dopo meno di sei mesi di sosta la nave riprese il mare, per trasferirsi, nuovamente, in Estremo Oriente, proseguendo la collaborazione con le Forze Navali alleate. durante la sosta a Taranto l'unità trascorse due mesi in Arsenale, dove le armi ed i macchinari vennero accuratamente revisionati, prima di riprendere il mare il 12 aprile 1945 al comando del Capitano di Fregata Ugo Giudice. Nella sua nuova avventura in Estremo Oriente lEritrea svolse sia il ruolo usuale di appoggio sommergibili che quello di scorta alle navi militari e mercantili alleate. Durante il trasferimento la nave fece delle soste logistiche ad Alessandria d'Egitto ed Aden giungendo a Colombo il successivo 3 maggio. Al termine della guerra contro il Giappone la nave continuò la sua attività svolgendo varie missioni fra Singapore, Batavia, Penang e Colombo rientrando a Taranto nel febbraio 1946 e ripartire il successivo 1º aprile sempre per l'estremo oriente, questa volta con il compito di recuperare gli internati italiani nei campi di concentramento asiatici. Al termine della missione, in cui la nave si spinse sino ad Hong Kong e Shanghai, lEritrea fece ritorno in Italia restando a Taranto fino a gennaio 1948 per essere ceduta alla Francia in conto riparazione danni di guerra in ottemperanza alle clausole del trattato di pace. La campana della nave Eritrea è tuttora conservata presso il Museo Storico Navale di Venezia,
Servizio nella Marine nationale La nave, con la sigla E1Le navi che l'Italia dovette consegnare in base al trattato di pace nell'imminenza della consegna vennero contraddistinte da una sigla alfanumerica. Le navi destinate all'Unione Sovietica erano contraddistinte da due cifre decimali precedute dalla lettera 'Z': Cesare Z11 Artigliere Z 12, Marea Z 13, Nichelio Z 14, Duca d'Aosta Z15, Animoso Z16, Fortunale Z17, Colombo Z18, Ardimentoso Z19, Fuciliere Z20; le navi consegnate alla Francia erano contraddistinte dalla lettera iniziale del nome seguita da un numero: Oriani O3, Regolo R4, Scipione Africano S7; per le navi consegnate a Jugoslavia e Grecia, la sigla numerica era preceduta rispettivamente dalle lettere 'Y' e 'G': l'Eugenio di Savoia nell'imminenza della consegna alla Grecia ebbe la sigla G2. Stati Uniti e Gran Bretagna rinunciarono integralmente all'aliquota di naviglio loro assegnata, ma ne pretesero la demolizione - ed armata con personale della Marina mercantile, il 28 gennaio 1948 passò ufficialmente alla Marine nationale francese e il 12 febbraio 1948 venne ribattezzata Francis Garnier in onore di un esploratore ed ufficiale della Marina Militare francese nato nel 1839, che nel 1860 partecipò alla conquista della Cocincina e fu a capo di una spedizione scientifica ed esplorativa lungo il corso superiore del fiume Mekong e che, dopo aver preso parte alla Guerra franco-prussiana, morì ad Hanoi nel 1873 nel corso di un'azione contro le bande che assalivano la città.