Cratena peregrina () è un mollusco nudibranco appartenente alla famiglia Facelinidae.

Distribuzione e habitat La specie è endemica del mar Mediterraneo, ma è presente anche in Danimarca e nel mare del Nord, molto comune fino a 30 metri di profondità su fondali rocciosi, caratterizzati spesso da coralligeno, o tra Posidonia oceanica. Spesso molto abbondante in alcune zone.

Descrizione

Il corpo, lungo fino a 5 centimetri, è di colore bianco-giallo opaco o parzialmente traslucido, con cerata appariscenti, più o meno abbondanti, di colore arancio, viola-blu verso la parte terminale. I rinofori sono dello stesso colore del corpo alla base, poi arancio. Sono presenti due macchie arancio davanti ai rinofori e due lunghi tentacoli orali al di sotto di essi.

Biologia ed ecologia Predatore attivo, si nutre di idrozoi del genene Eudendrium (Eudendrium racemosum, Eudendrium rameum, Eudendrium ramosum), su cui posa le ovature, ma anche di Aiptasia variabilis, del genere Corydendrium o di Pennaria cavolinii. Spesso reperibile assieme al nudibranco Flabellina affinis.

C. peregrina è segnalata come piuttosto aggressiva nei confronti dei propri simili e di altre specie.

La difesa avviene tramite gli cnidosacchi posti al termine dei cerata, dove C. peregrina immagazzina gli cnidoblasti dell'idroide Eudendrium. Se minacciata erige i cerata verso il possibile nemico per allontanarlo.

Cleptopredazione

La cleptopredazione (Klpetopredation, Willis et al., 2017) è divenuto un argomento di grande dibattito scientifico poiché descrive una nuova modalità di predazione in cui il mollusco gasteropode nudibranco Cratena peregrina attacca e mangia i polipi della colonia dell'idrozoo Eudendrium racemosum. Lo studio nega il paradigma secondo il quale il rapporto tra nudibranchi e idroidi è un classico rapporto preda-predatore, rivelando una strategia raffinata di specializzazione alimentare nella quale il nudibranco sfrutta la capacità dell'idrozoo di catturare lo zooplancton (come i copepodi). Infatti, predando l'idrozoo, il nudibranco si ciba essenzialmente di plancton che non sarebbe in grado di predare poiché privo di adattamenti predatori adeguati. Quindi il nudibranco, mangiando i polipi dell'idrozoo (predazione) ne ruba le prede, comportandosi come un cleptoparassita. Scegliendo polipi pieni di copepodi e saziandosi con essi, il nudibranco riduce la pressione predatoria sulla colonia di idrozoi assicurando una predazione meno intensa e quindi senza rischio di estinzione locale.

Note

Bibliografia

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Collegamenti esterni

Categoria:Facelinidae Categoria:Taxa descritti nel 1791