La chiesa di San Ponziano è una chiesa di Lucca che si trova nella piazza omonima.
Storia e descrizione Già esistente nel IX secolo, la chiesa venne nel 1099 concessa ai Benedettini, cui subentrarono nel XIV secolo gli Olivetani. La dedicazione attuale risale al 1474, quando l'edificio religioso accolse le reliquie del santo (un cristiano ucciso al tempo dell'imperatore Commodo insieme ai santi Pellegrino, Vincenzo ed Eusebio), a cui seguirono i primi lavori di ristrutturazione terminati nel 1489, mentre ulteriori interventi proseguirono lungo il XVI secolo, tanto che nel 1575 molti altari, compreso il maggiore, erano ancora privi di arredoMaria Teresa Filieri, Il rinnovamento delle chiese lucchesi..., cit. in bibliografia, Cinisello Balsamo 2004, pag. 228.. Alcune opere importanti erano comunque arrivate in chiesa, come il polittico formato dalla statua di Sant'Antonio abate di Benedetto da Maiano e dalle tavole di Filippino Lippi, realizzato tra 1482 e 1483, arrivato poco dopo il 1513 dall'abbazia di Santa Maria del Corso, passata in quell'anno agli olivetaniFrancesco Caglioti, Benedetto da Maiano, Sant'Antonio abate, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 486 - 489.. L'ancona marmorea con l'Annunciazione, che Matteo Civitali eseguì tra 1475 e 1480, pervenne in chiesa forse da un'altra sede olivetana luccheseFrancesco Caglioti, Gregorio di Lorenzo, Ecce Homo, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 398 - 402.. Una Madonna del latte dello stesso scultore è stata anch'essa presente in loco. Entrambe sono oggi al Museo nazionale di Villa Guinigi. Nel XVII secolo la chiesa fu ristrutturata e perse ogni traccia dell'aspetto medievale; nella cappella a destra dell'abside rimane un San Martino ad affresco del XII secolo.
Nel secondo decennio del Settecento la chiesa venne ornata da grandi tele con Episodi della vita di san Bernardo Tolomei di Giovanni Domenico LombardiP. Betti, Svago e devozione nell’opera di Giovan Domenico Lombardi, Todi 2017, pp. 22-23..
Nel 1720 un improvviso crollo portò gli olivetani a intraprendere una revisione globale dell'interno, su disegno del bolognese Francesco Maria Angelini, che assunse struttura a tre navate su pilastri con ricco apparato decorativo, articolato in dipinti, sculture e stucchi e fu consacrato nel 1726Lucca, Biblioteca Statale, ms. 116, c. 289r., cit. in P. Betti, Antonio Balestra, Giuseppe Maria Crespi e suo figlio Luigi per Lucca, in Ricche minere, Rivista semestrale di storia dell’arte, Anno VI, numero 12 - Dicembre 2019, pag. 97.. Sulla controfacciata della navata sinistra è possibile ancora visionare un'epigrafe marmorea, realizzata nell'anno 1727, che elenca le reliquie dei santi più importanti in essa possedute, tra le quali al primo posto sono menzionate le reliquie del corpo di San Cesario diacono e martire, il santo tutelare degli imperatori romaniS. CÆSARII DIACONI ET MART. CORPUS/ SS. HIPPOLYTI ET FAUSTÆ CAPITA/ AC OSSA SS. LAURENTII, CASSIANI, ET ANTHIMI/ ALIORUMQ MARTYRUM EXUVIÆ/ QUI STOLAS DEALBAVERUNT IN SANGUINE AGNI/ HOC IN LOCULO TEMPLI XPTI SANGUINE INSIGNIS/ STOLAM IMMORTALITATIS EXPECTANT/ D. NICOLAUS SESTI ABBAS/ IN SACRAM ÆDEM DENUO ERECTAM/ HÆC TEMPLA SPIRITUS SANCTI INTULIT/ ANNO D. MDCCXXVII..
La ristrutturazione architettonica stimolò anche un aggiornamento degli altari e delle loro decorazioni. Infatti all'inizio degli anni 1720 i monaci commissionarono dipinti a diversi artisti, la maggior parte dei quali non toscani. Il primo dipinto ad essere stato realizzato sarebbe quello di un veneto, Antonio Balestra, il San Benedetto da Norcia con santa Scolastica, san Bernardo Tolomei e monaci olivetani che, stando a quanto riporta lo stesso artista nella sua autobiografia, sarebbe stato eseguito nel 1721.M. Polazzo, Antonio Balestra pittore veronese del Settecento, Verona 1990, pp. 19-31. Per il San Benedetto cfr. ivi scheda 42, pp. 120-121. All'inizio degli anni trenta vengono commissionate altre due pale, ancora a pittori non toscani, questa volta bolognesi, entrambe restaurate nel 2017, l'Assunzione della Vergine di Giuseppe Maria Crespi, del 1730-32,Luigi Ficacci, Giuseppe Maria Crespi, Assunzione della Vergine, in La fragilità della bellezza. Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati, XVIII edizione di Restituzioni. Tesori d'arte restaurati, catalogo di mostra, Milano, 2018, pagg. 616 - 623. e la Santa Francesca Romana presenta al suo confessore il Bambino Gesù di Donato Creti, firmata e datata 1731.Luigi Ficacci, Donato Creti, Santa Francesca Romana presenta al suo confessore il Bambino Gesù, in La fragilità della bellezza. Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati, XVIII edizione di Restituzioni. Tesori d'arte restaurati, catalogo di mostra, Milano, 2018, pagg. 624 - 630. Le tre pale sono oggi nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, mentre una seconda tela eseguita dal Crespi per il primo altare a sinistra della chiesa, l’Estasi del beato Bernardo Tolomei non è stata ancora rintracciata. L'ultima pala, un Martirio di san Bartolomeo, fu infine commissionata ad un pittore lucchese, seppur di caratura ma anche di linguaggio internazionale, Pompeo Batoni, è firmata e datata 1749 ed è conservata nel Museo nazionale di villa Guinigi.Paola Betti, Antonio Balestra, Giuseppe Maria Crespi e suo figlio Luigi per Lucca, in Ricche minere, Rivista semestrale di storia dell’arte, Anno VI, numero 12 - Dicembre 2019, pagg. 97-100.
I monaci, in particolare Padre Giustino Conti, al secolo Bartolomeo, abate del monastero, commissionò nel 1735 anche un'ancona marmorea per l'altare del Preziosissimo Sangue con Angeli che sostengono uno sportello ligneo intagliato e dorato, a Giovanni Baratta, che oggi si trova nella cappella Cenami o di San Biagio nella chiesa di San Frediano.F. Freddolini, Giovanni Baratta 1670-1747: scultura e industria del marmo tra la Toscana e le corti d’Europa, Roma 2013, pp. 268-272.
Indemaniata la chiesa nel 1808, i monaci si trasferirono nella chiesa del Crocifisso dei Bianchi, mentre San Ponziano, dopo molti anni d'uso improprio, nel 1964 fu consegnata dalla Prefettura di Lucca all'Autorità Ecclesiastica che la riapre al culto grazie all'officiatura dei Padri Carmelitani Scalzi. L'anno seguente, in data 11 marzo 1964, con Decreto della Curia Arcivescovile di Lucca vi fu trasferita la Congregazione del Terz'Ordine secolare della Beata Vergine del Monte Carmelo e di S. Teresa.
Attualmente è sconsacrata e dal 2006, dopo un accurato restauro, ospita la biblioteca e le postazioni di ricerca per i dottorandi e i professori della scuola di dottorato IMT Alti Studi Lucca. La nuova biblioteca è impostata su una possente struttura centrale in ferro che satura completamente la navata centrale rendendo ormai impossibile godere dell'originaria prospettiva dell'interno.
L'esterno, con paramento in calcare bianco, pausato da lesene, presenta una facciata a doppio ordine completata ai primi del XVII secolo.
Note
Bibliografia
F. Giovannini, Il Monastero di San Ponziano, Lucca 1990. Maria Teresa Filieri, Il rinnovamento delle chiese lucchesi alla fine del Quattrocento, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2004, pp. 207 - 235. Giovanni Macchia, San Ponziano in Lucca: il Monastero, l'Istituto, la Fondazione, Lucca, 2010.
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