Fu uno dei maggiori progettisti di edifici pubblici, stazioni ed edifici ferroviari e postali della prima metà del XX secolo.

Estremamente eclettico nell'espressione progettuale, Mazzoni operò durante buona parte della sua attività professionale come ingegnere capo per le Ferrovie dello Stato, realizzando significativi interventi in tale ambito nelle maggiori città italiane: Firenze, Messina, Milano, Roma nonché numerosi edifici pubblici, tra i quali spiccano gli edifici postali di Grosseto, Sabaudia, La Spezia Latina, Ostia, Palermo e Trento.

Il notevole grado di sperimentazione che caratterizza l'opera complessiva di Mazzoni rende difficile ridurre ad un unico comune denominatore il suo linguaggio. Lo testimonia la varietà stilistica cui sono improntate alcune delle sue opera più significative, come la Colonia Rosa Maltoni Mussolini di Pisa presso Calambrone (1925-1926), futurista, l'edificio postale di Pola (1930), razionalista, o la Centrale termica della Stazione ferroviaria di Firenze, costruttivista.

L'ostinata, pubblica adesione al fascismo da parte di Mazzoni (non rinnegata neanche dopo la seconda guerra mondiale, a costo di esiliarsi volontariamente in Colombia dal dopoguerra sino al 1963) è costata gravi sacrifici all'architetto ed ha reso problematico per lunghi decenni, nell'ambito della critica architettonica italiana, il pieno riconoscimento tecnico ed artistico dovuto ad un autore di primissima importanza non solo per l'eccezionale abbondanza della sua produzione, ma anche per la sua straordinaria qualità, testimoniata ad abundantiam dall'efficienza con la quale numerosi edifici pubblici realizzati da Angiolo Mazzoni restano ancor oggi in funzione soddisfacendo gran parte delle esigenze per le quali erano stati originariamente concepiti.

Il tardivo e parziale riconoscimento della critica e una generale sottovalutazione (se non un disprezzo) per tutto quanto fosse collegabile al regime fascista (sentimenti assai diffusi nel secondo dopoguerra, in ragione del regime dittatoriale e del disastro nazionale causato dalla seconda guerra mondiale) ha condotto all'oblio e sovente alla distruzione precoce o a forti alterazioni di numerosi edifici realizzati da Mazzoni (e da altri architetti considerati "di regime") che meritavano, almeno in buona parte, un destino analogo a quelli ancor oggi intatti ed in funzione.

Biografia La gioventù e la formazione Nato a Bologna da genitori senesi il 21 maggio 1894, Mazzoni si trasferì a Roma con la famiglia nel 1905. Dimostrò un precoce interesse tecnico e artistico e già nel 1910 quando, mentre frequentava l'Istituto Tecnico "Leonardo da Vinci", disegnò delle scenografie.

Iscrittosi nel 1914 alla Scuola di applicazione per ingegneri di Roma, nel 1915 restò ammirato dalle pubblicazioni che illustravano l'Imperial Hotel di Frank Lloyd Wright. Nel 1917, scrivendo su "l'Avvenire d'Italia", si oppose alla demolizione di torri ed edifici medioevali a Bologna. Ottenne la laurea in Ingegneria civile nel 1919 e conseguì il diploma in Architettura presso l'Accademia di Belle Arti a Bologna, assieme all'abilitazione all'insegnamento del disegno architettonico.

Durante la sua formazione romana risentì dell'insegnamento di Vincenzo Fasolo e di Gustavo Giovannoni, che ne indirizzò sin dagli anni giovanili l'attenzione verso le architetture di Josef Hoffmann e Joseph Maria Olbrich. Non sarà tuttavia lo spirito della Secessione viennese, incarnato dal Padiglione austriaco all'Esposizione universale di Roma del 1911 progettato da Hoffmann (che il giovane Angiolo osservò ammirato), a pervadere il linguaggio dell'opera mazzoniana, quanto piuttosto i più tardi esiti della ricerca dell'architetto austriaco nella "Vienna rossa" a guida socialista (1919-1933), l'Hof, l'abitazione operaia organizzata in un "superblocco" che comprende e coordina al suo interno una vasta gamma di funzioni e servizi secondo un disegno unitario e razionale e che si pone in rapporto con il tessuto urbano esistente accettandone i vincoli.

Non mancarono nella formazione di Mazzoni anche influenze monumentaliste e storiciste tipiche dell'architettura di Marcello Piacentini, il cui studio Angiolo frequentò per oltre un anno a partire dal 1920, ponendosi a capo di un gruppo di giovani architetti e chiedendo l'introduzione di un loro rappresentante nella Commissione esecutiva dell'Esposizione di Belle Arti tenuta a Roma dal novembre 1920 al marzo 1921. Nello stesso periodo, a testimonianza di un legame rimasto vivo con la città natale, animò una "Società Autori e Cultori d'Architettura Bolognese" e collaborò occasionalmente al giornale della città, "il Resto del Carlino".

L'attività professionale

Nel 1921 fu assunto presso la Sezione Speciale Lavori delle Ferrovie a Milano, con la qualifica di "Ingegnere provvisorio". Nel novembre dello stesso anno fu trasferito a Bologna, in prova presso la locale Divisione Lavori delle FS. Questo trasferimento gli permise di frequentare con grande profitto l'Accademia di Belle Arti, mentre collaborava con il dirigente della Divisione Lavori, l'ingegner Coen, alla stesura di un progetto per la stazione ferroviaria di Borgo San Donnino e alla pianificazione e realizzazione di case popolari per i ferrovieri del Compartimento bolognese.

Nel 1922 ricevette da Giovannoni una lettera d'encomio per le ricerche in campo urbanistico che conduceva nell'ambito del suo corso di studi e, a partire da questi, pubblicò un breve saggio (che divenne poi lo scheletro della sua tesi di laurea) nel quale illustrava le proprie idee circa le operazioni di sventramento e restauro urbano a Bologna. Sul finir dell'anno, terminata con successo la fase di lavoro in prova presso le FS, ottenne la nomina a Ispettore stabile e, nel 1923, partecipò ad un concorso per la realizzazione a Genova di un arco commemorativo per i caduti della prima guerra mondiale, conseguendo il secondo posto.

Nel marzo del 1924, anno nel quale Poste e Telegrafi e Ferrovie vennero poste alle dipendenze del nuovo Ministero delle comunicazioni, fu trasferito a Roma, presso il Servizio Lavori e Costruzioni ove avviò una stretta collaborazione (che nel Dopoguerra sfocerà in antagonismo) con il collega Roberto Narducci, anch'egli funzionario del Ministero e progettista di edifici postali e ferroviari. Ottenuta poco dopo la promozione ad Ispettore di Prima classe, iniziò il proprio lavoro di architetto funzionario, che lo condusse a dare forma ed a realizzare (a partire dalla stazione di Brennero nel 1926, e sino al 1943) ad una lunga serie di significativi edifici pubblici, ferroviari e postali siti in tutto il territorio italiano.

Nel gennaio del 1926 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, ottenendo poco dopo la promozione ad Ispettore Principale e, il 24 maggio, fu insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Corona d'Italia.

Con Piacentini, sempre nel 1926, partecipò al concorso per il Palazzo della Società delle Nazioni di Ginevra, classificandosi al terzo posto.

Tra il 1927 e il 1929, realizzò il significativo ed originale edificio della Centrale termica e cabina apparati presso la stazione ferroviaria di Firenze, felice esito di una ricerca progettuale che, ponendo in rapporto dialettico novecentismo, monumentalismo e modernità, aveva già mosso i suoi passi con il Dopolavoro ferroviario di Roma, un maestoso edificio in cui vennero sperimentate nuove tecnologie innovative, come ad esempio l'armatura in cemento armato. Il compendio ospitava oltre al Dopolavoro Ferroviario, un albergo, un teatro (Teatro Italia, 1925), la Colonia Rosa Maltoni Mussolini vicino a Pisa (1925-26), il Palazzo postale di Nuoro (1928) e la Stazione di Bolzano (1927-28).

Nel 1927 Mazzoni pubblicò un esteso saggio monografico sul numero di gennaio-febbraio della rivista "Architettura e Arti Decorative"Angiolo Mazzoni, "Architettura ferroviaria, con 124 illustrazioni", fascicolo V-VI del numero di gennaio-febbraio 1927 della rivista "Architettura e Arti Decorative - Rivista d'Arte e di Storia" . nel quale delineava una serie di linee guida per la progettazione di nuovi edifici ferroviari, focalizzando la propria attenzione sulle necessità di un rinnovamento funzionale che fosse espresso in modo tale da dare vita a complessi di edifici improntati ad una concezione architettonica unitaria ed armonica, capace di rapportarsi alla natura circostante. In tale saggio Mazzoni faceva riferimento come a modelli agli edifici ferroviari di Stoccarda e di Helsinki, caratterizzati com'erano dal ricorso ad ampie superfici trasparenti vetrate a scandire le partizioni verticali, un elemento evocativo della monumentalità dell'architettura industriale di grande interesse e richiamo, all'epoca, per quanti erano interessati all'affermazione del movimento moderno in architettura.

Nel 1932 partecipò al concorso, indetto il 20 agosto, per la Stazione ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella, arrivando secondo classificato dopo il gruppo vincitore, guidato da Giovanni Michelucci.

In occasione dell'inaugurazione di Littoria, nel mese di dicembre, incontrò Tommaso Marinetti, il quale il giorno 19 successivo cantò le lodi dell'architettura mazzoniana a Littoria (accostando idealmente la poetica dell'architetto a quella di Antonio Sant'Elia) in un articolo pubblicato sulla "Gazzetta del Popolo" intitolato "Ritmo eroico". L'incontro con Marinetti si rivelò decisivo nel percorso dell'architetto: il 14 maggio 1933 Mazzoni aderì ufficialmente al Futurismo, producendo in seno ad esso, il 27 gennaio 1934, il Manifesto Futurista dell'Architettura Aerea, pubblicato sulla "Gazzetta del Popolo". Nello stesso periodo entrò a far parte della direzione della rivista di critica architettonica "Futurismo-Sant'Elia". Gli esiti dell'impegno futurista sono sensibili anche nella sua opera, come testimoniato dalla Colonia Rosa Maltoni Mussolini di Calambrone (Pisa), progettata tra il 1925 ed il 1926 e considerata dalla critica una delle più significative applicazioni dei concetti architettonici del futurismo, intrisi però di riferimenti metafisici per la presenza in particolare di una torre-serbatoio percorsa sull'esterno da una sinuosa scala elicoidale. Nel 1933 completa alla Spezia il Palazzo delle Poste che ospita un pregevole mosaico futurista di Fillia e Prampolini.

Tra il 1935 e il 1937 lavora ad un progetto per la stazione ferroviaria di Verona che fu classificato quarto al concorso d'idee.

Il 1º maggio 1938 fu nominato Capo dell'Ufficio "V bis", destinato a coordinare la progettazione e la realizzazione di infrastrutture ferroviarie di primaria importanza, come le stazioni di Trento, Venezia Santa Lucia, Villa San Giovanni, Messina e Reggio Calabria Centrale.

Nel settembre del 1938 il Direttore Generale delle Ferrovie gli conferì l'incarico di sviluppare un progetto urbanistico e funzionale per il trasporto integrato su gomma e rotaia nella capitale. Il 2 febbraio 1941 fu incluso nel Comitato di Redazione della rivista "Opere Pubbliche", una rassegna dedicata allo sviluppo delle grandi infrastrutture.

Nel corso 1942 entrò in contatto diretto con diversi colleghi il cui ruolo fu centrale nella cultura architettonica del periodo, tra i quali Adalberto Libera, Giovanni Muzio e Giuseppe Terragni (con il quale, assieme a Roberto Narducci, seguì il progetto e la realizzazione di una costruzione provvisoria per l'E42),

L'esperienza acquisita operando presso l'E42 gli valse nel 1943 l'ultimo incarico pubblico di rilievo pochi mesi prima che la sconfitta nella seconda guerra mondiale e la caduta del regime fascista ponessero bruscamente fine alla sua brillante carriera professionale in Italia: il nuovo Ministro delle Comunicazioni, Vittorio Cini, gli affidò il compito di ridefinire il progetto della nuova stazione ferroviaria di Venezia alla luce dell'estetica sviluppata per le nuove costruzioni del quartiere espositivo romano (la stazione della città lagunare sarà realizzata nel Dopoguerra su progetto di altro architetto).