Cala Gonone è l'unica frazione del comune di Dorgali, in provincia di Nuoro (Sardegna). Conta 1.618 abitanti e dista 3,81 km in linea d'aria dal capoluogo comunale.
Geografia fisica Territorio Superando Dorgali e percorsa la galleria che si diparte dalla SS 125 e che in quel tratto attraversa la valle tra il monte Bardia e il monte Tului, Cala Gonone è subito visibile da un punto panoramico nel parcheggio di un piccolo ristorante stagionale mentre si staglia contro il mare, verso la costa del golfo di Orosei. Pochi chilometri di discesa con qualche tornante portano all'abitato, dall'aspetto esteso ma non troppo invasivo anche per la modesta elevazione degli edifici. Su tutto il Golfo, a Sud di Orosei, è l'unico centro abitato costiero ed ha l'unico porticciolo; questa ridotta antropizzazione favorita dall'assenza di una strada costiera vicino al mare (la SS 125 corre per tutto il golfo all'interno dello spartiacque) ha preservato in gran parte la natura del territorio, tanto che oltre metà del golfo di Orosei è incluso nel "Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu", area protetta di oltre 74.000 ettari
Clima Cala Gonone gode dei benefici climatici del mare, con inverni miti ed estati calde e asciutte; è spesso battuta da forti venti di maestrale, come il resto dell'isola, ma che qui hanno occasionalmente una valenza particolare. Il vento non risulta costante ma a forti folate irregolari con direzione variabile, infatti la particolare posizione rispetto al montuoso retroterra del golfo fa sì che il vento proveniente da nord-ovest si incanali nelle gole delle montagne riflettendosi poi da direzione sud-est. La vicinanza dei rilievi la proteggono però in compenso in parte dal maltempo proveniente da ovest, tanto che spesso quando forti piogge si abbattono sul versante verso Dorgali a Cala Gonone non piove, o piove in modo molto moderato.
Origini del nome Etimologicamente, "gonone" è un aggettivo che deriva dal sostantivo sardo nuragico gonno, che significa "collina" o "terra emergente"La radice "Gonno" si ritrova nel nome di molti centri urbani sardi: Gonnoscodina, Gonnostramatza, Gonnosnò.. Potrebbe anche essersi originato dal nome di persona Conone, diffuso nel mondo ellenico. Vi sono due santi con il nome Conone: il primo, vescovo di Bidana in Isauria, taumaturgo e protettore dei sordomuti, nonché patrono di Castelcivita (SA), dove viene festeggiato il 3 giugno; il secondo, agricoltore, nacque nel III secolo in Galilea e morì da martire in Panfilia; è sepolto in San Pietro. Entrambi i santi vengono celebrati il 5 marzo, dal momento che nei racconti agiografici le due figure spesso sembrano sovrapporsi. Il nome potrebbe trarre origine anche dal greco antico koinonos, "compagnia", forse riferito alla presenza di camalli che nell'età antica caricavano e scaricavano le merci dei traffici portuali di Cartagine Sulcos (Sulcali, poi Thurcali).
Storia Il borgo di Cala Gonone ha origini contemporanee anche se parte del territorio vanta insediamenti nuragici, romani e bizantini (X secolo). Sulla costa due chilometri più a sud di Gonone era ubicata fino al primo millennio d.C. la realtà urbana portuale (Sulcalis) prima romana e poi bizantina, più importante dal punto di vista demografico ed economico del territorio dorgalese e del golfo di Orosei. Dopo l'anno 1000 tutta la costa si spopola per malaria, pirati saraceni ed insicurezza. Per quasi 900 anni lì non abita nessuno stabilmente, è solo un posto per il pascolo e un approdo stagionale. La nascita del borgo di Cala Gonone coincide con la costruzione della chiesa di Nostra Signora di Bonaria nel 1878. Poi il villaggio fu interessato da un importante popolamento di una colonia di pescatori ponzesi, pescatori che hanno partecipato allo sviluppo di molti borghi in Sardegna (Golfo Aranci, Santa Lucia etc)., all'inizio del XX secolo e si sviluppa poi nella seconda metà del Novecento come importante centro turistico e balneare. I locali chiamano questo paese semplicemente Gonone.
Nella località sovrastante collocata un poco più a Sud di Gonone e ben visibile dal paese scompare nel X secolo l'importante città costiera tardo bizantina di Nuraghe Mannu (Thurcali)Era Uili in protosardo, un aggettivo, che significava del solco da cui il protosardo Tul'ui al monte sovrastante che significa la cima del solco. Il solco erano i canaloni "sas codulas" che fungevano da porto. In protosardo uit (pronuncia uidi) era l'acqua. La località Tului la ritroviamo anche a Giba presso la Sulci occidentale., chiamata dallo storico romano imperiale Claudianus "Cartagine Sulcos"In alcune carte medioevali in questa posizione geografica compare una realtà urbana abbandonata chiamata "Civita Diruta" - Gerardo Mercatore, Sardinia Insula, Theatrum Orbis Terrarum sive Atlas Novus, Pars tertia, Amsterdam, Willem e Joannes Blaeu il cui nome volgare romano era Sulcalis (molto probabilmente la romana Sulci Tirrena) che si deduce dal nome Thurcali con il quale gli anziani locali denominavano volgarmente questa cittàla s e il th nel sardo alto medioevale erano intercambiabili per esempio si diceva Thiniscole in luogo dell'odierno Siniscole, Thorres per Sorres, Sorralba per Torralba, Thinnia per Sinnia (Sinnai), Surgale per Thurgale (Dorgali), mentre il rotacismo, la l latina che si trasforma in r, è prerogativa del sardo di quest'area ecc. Nei resti della città vicino al nuraghe monotorre principale (Nuraghe Mannu) ci sono le tracce di un cenobio, di un edificio di culto cristiano bizantino della Teotocos (La Madre di Dio). La popolazione di Nuraghe Mannu era già cristianizzata dal IV secolo d.C. La chiesa era di rito greco. In periodo romano era ancora popolato il villaggio di Nuraghe Arvu nella periferia del paese che faceva parte della stessa realtà urbana di Cartagine Sulcos. Nelle vicinanze nella grotta di "Sa Cresiedda" ci sono le tracce della presenza di anacoreti dediti al culto di San Giovanni Battista, "Santu Anne a Mantedda" resta come nome della località. A questo santo era dedicato in periodo medioevale il porto di Thurcali ubicato sotto le falesie di "Sos d'Orroles". In epoca romana e bizantina i passi montani carreggiabili sulla catena calcarea del monte Santo (da monte Bardia a monte Tului e a Punta Dogana), collegati nell'entroterra all'orientale sarda erano due, uno quello di monte Ruiu (poco più a sud del passo di Irghiriai o Littu) mentre il secondo accesso era quello di Suttaterra.A Gonone ricorrono diversi nomi di località di chiara origine latina. La dogana romana e bizantina era collocata lungo la strada che da monte Ruju, nome originatosi dal logudorese antico "ruju"="rucru" e cioè passo, nella località sovrastante il paese chiamata "Su Trau" parola che viene dal latino volgare "trabutu", e dal sardo antico "tragu", che significa tributo o pedaggio. L'area allora non accessibile alla cittadina di Nuraghe Mannu era l'attuale località di "Malos Pes" dal latino "Male Hospes", inaccessibile. In località "Cumbida Prantas" e "S'Istuppinzu", dal latino "Convicta Plantas", e cioè mani giunte, e dal greco "stoibè" (da cui il sardo "istubidura" riempimento), presso Nuraghe Mannu c'era l'area rupestre cimiteriale della cittadina romana e bizantina di Sulcalis. In località "Ghivine" (dal sardo medioevale giba terra alta) e nello specifico in località "Su Cunnu de S'Ebba" a presidio del secondo passo di Suta Terra (in latino suta significa cucita quindi terra unita) c'era una fortificazione romana, il termine "Su Cunnu de S'Ebba" è una traslitterazione assonante in sardo del termine latino "Cuneus Saepae", angolo della fortificazione con la sommità della vicina cima della collinetta di "Alidurri" che aveva funzione di avvistamento (dal latino Alae Thurris e cioè la parte a torre). Il termine "Sulcos" di "Cartagine Sulcos" è tradito anche dal nome del monte sovrastante e cioè "Tului", termine protosardo, che troviamo uguale in prossimità della città di "Sulcos" (Sulci) presso il paese di Giba sulla costa occidentale. La cittadina di Nuraghe Mannu, la più importante demograficamente ed economicamente, nel Golfo di Orosei e nel territorio dorgalese, alla fine non resse l'urto degli assalti saraceni e la sua popolazione si rifugiò nell'interno. Il territorio di Gonone rimase deserto per quasi un millennio. La presenza dei saraceni è testimoniata dal nome della località "Monte Irveri", che sovrasta il quartiere di Gustui a Gonone, termine che si origina dal sardo "erveru" e cioè berbero e dalla località "Sos Furones", i predoni, presso "Sos d'Orroles". "Sos d'Orroles" viene dal sardo "Sos d'Orrodoles" o " de Rodoles" i rodioti e cioè appartenenti a Rodi. Il rio del litorale di "Sos d'Orroles" si chiama nel Catasto De Candia del 1846 rio "Rodas" che in sardo significa proprio "Rodi" e ricordano che l'ordine ospedaliero che utilizzo nel secolo XIV questo litorale, adibito sin dal periodo nuragico a porto, era quello di "San Giovanni di Rodi" in sardo antico "Santu Juanni de Rodas", oggi "Ordine di Malta".
Il termine romano sulcos era riferito ai canaloni (le codule) del golfo di Orosei che fungevano da approdi.
Sempre in questo periodo, in un'area più a nord di Gonone raggiungibile dopo aver valicato il passo di Littu, scompare il centro urbano costiero di Cares, anch'esso risalente all'epoca tardo bizantina, posto lungo l'orientale romana in località "S'abba Frisca", i cui approdi erano invece collocati nelle insenature delle spiagge di Cartoe e di Osala. Cares, Carese in italiano, (o Qares, in lingua punica) è un termine punico che ha dato origine al termine CartoeCartoe significa Qart'oghe o foce della città. Infatti qart, in lingua punica, significava città. Il centro di Cares era collocato in un'area limitrofa alle terme romane di San Giovanni Battista, dove ora si trova la chiesa dei santi Giovanni Battista e Lorenzo Martire. Nella valle del riu Siddai (o riu Littu),sembrerebbe che quasi tutta la popolazione di Siddai o Suddai nel 1514 sia stata catturata durante la messa domenicale e condotta schiava in Nord Africa. La popolazione superstite fu autorizzata a rifugiarsi dentro le mura del Castro (Posada?). Qui a Cares esiste "Sa Preda de Crara", la pietra di Chiara, che ricorda una donna che si salvò dalla cattura degli arabi rifugiandosi in essa incitata dai fratelli che già in mano agli arabi gli urlavano "Sarvati Crara!". Tuttavia, a discapito del nome, Sullai è da collocare nel distretto di Posada, nella località denominata "Salto demaniale di Sullai" nel Catasto De Candia del 1846, visibile online nel sito dell'Archivio di Stato di Cagliari. che sfocia a Cartoe, è stato ritrovato il congedo bronzeo di Tunila e la targa bronzea del IV secolo della locale caserma dei vigiles urbani romani del centro di Cares. Quest'ultima ricorda il finanziamento della caserma a cura del prefetto dei vigili dell'Urbe Egnatuleio AnastasioLa targa di Tunila è esposta al Museo nazionale di Cagliari. La targa in bronzo della caserma dei vigiles di Cares è esposta al Museo comunale di Dorgali..
Nelle Collettorie Pontificie del 1341 in questo tratto di costa è registrato l'approdo di San Giovanni Portu Nono (Portu de 'Onone) che dipendeva da un'omonima precettoria giovannita (e prima del 1312 templare) dedicata al Battista e collocata nell'interno (oggi a Dorgali nell'isolato di "S'Eremu" in via Dante allora a Thorpeia). L'approdo costituiva lo sbocco al mare della Franca di Girifai (secolo XIII). La dedicazione del porto di "Sos d'Orroles" a San Giovanni Battista è dovuta al culto delle acque per via della presenza in questo litorale della risorgiva salmastra e sulfurea di "S'Abba Meica" alla quale sono state sempre attribuite virtù curative (fegato, epidermide ecc.). Sulle fondamenta di un antico edificio di culto dedicato a San Giovanni fu costruita La Villa della Favorita oggi ridotta a rudere.