La mancata difesa di Roma dall'occupazione tedesca, in seguito al proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, identifica la sequenza di eventi e decisioni politiche e militari che portarono alla rapida caduta della capitale sotto il controllo della Wehrmacht e al disarmo delle forze italiane presenti nell'area. La conquista della città fu l'esito dell'immediata reazione militare stabilita da Adolf Hitler attraverso l'operazione Achse per fronteggiare la defezione dell'alleato italiano, attuata dalle forze tedesche schierate a nord e a sud della capitale.G. Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, p. 426.R. De Felice, Mussolini l'alleato. La guerra civile, pp. 82 e 84.

A fronte della presenza attorno alla città di un consistente contingente del Regio Esercito e dell'esistenza di pianificazioni difensive riservate come la Memoria OP 44, l'annuncio della firma dell'armistizio con gli Alleati fu seguito dalla mancanza di un piano operativo organico e dalla paralisi della catena di comando. La totale assenza di direttive univoche e di collegamenti tra i reparti, il controverso ordine del generale Mario Roatta al Corpo d'armata motocorazzato di ripiegare verso Tivoli e la simultanea fuga di Vittorio Emanuele III, della corte, del governo Badoglio e dei vertici dello stato maggiore dell'Esercito verso Brindisi privarono il dispositivo difensivo di una guida strategica. Da più parti si incolparono del rapido crollo delle forze italiane i vertici militari e politici, accusati di aver volontariamente omesso di disporre quanto necessario perché la città fosse adeguatamente difesa.Cfr. Ruggero Zangrandi,1943: 25 luglio - 8 settembre, Feltrinelli, Milano, 1964

Sebbene settori dell'esercito e gruppi di civili abbiano opposto una strenua resistenza lungo le vie d'accesso alla città, la mancanza di coordinamento militare condusse la capitale alla resa il 10 settembre 1943, lasciando sul campo un migliaio di caduti tra militari e civili. L'accordo sancì la dichiarazione di Roma "città aperta" e l'inizio di nove mesi di occupazione tedesca; la catena di decisioni di quelle ore divenne in seguito oggetto di un'ampia inchiesta d'ufficio nel dopoguerra e di un lungo dibattito storiografico sulle responsabilità dei comandi.

Contesto storico

La pianificazione difensiva e la direttiva Memoria OP 44

Il generale Vittorio Ambrosio, capo di stato maggiore generale delle forze armate italiane, diede le prime direttive operative per la concentrazione di forze intorno a Roma il 21 luglio 1943, ancor prima della destituzione di Benito Mussolini a seguito degli eventi del 25 luglio; in quella data infatti venne costituito il Corpo d'armata motocorazzato che, costituito da tre divisioni mobili, avrebbe dovuto proteggere la capitale; il generale Giacomo Carboni assunse il comando di questa nuova formazioneCfr. F. W. Deakin, La brutale amicizia, vol. I, p. 587.. Le disposizioni del Comando supremo stabilivano che il raggruppamento mobile del generale Carboni doveva ufficialmente difendere Roma in caso di sbarchi degli Alleati sulla costa laziale, ma in realtà il generale Ambrosio, partecipe dei piani del re Vittorio Emanuele III per rimuovere Mussolini, intendeva soprattutto disporre di truppe ben equipaggiate per impedire possibili "contromisure fasciste" sostenute dai tedeschiF. W. Deakin, La brutale amicizia, vol. I, pp. 587-588..

Verso la fine del mese di agosto il capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio aveva elaborato per le forze armate la direttiva segreta Memoria OP 44, che fu firmata dal Capo di stato maggiore dell'esercito Mario Roatta e posta a conoscenza dei comandanti di armata tra il 2 e il 5 settembre 1943. In tale circolare si ordinava "di interrompere a qualunque costo, anche con attacchi in forze ai reparti armati di protezione, le ferrovie e le principali rotabili alpine" e di "agire con grandi unità o raggruppamenti mobili contro le truppe tedesche". La circolare OP 44 doveva essere distrutta col fuoco immediatamente dopo la notifica e la sua attuazione era condizionata a ordini successiviRuggero Zangrandi,cit., pagg. 486-487. Nessuna, delle dodici copie del documento, è sopravvissuta..

Le forze in campo

Forze italiane Il totale delle forze italiane disponibili per la difesa di Roma ammontava complessivamente a uomini, 124 carri armati, 257 semoventi, 122 tra autoblindo e camionette Sahariane e 615 pezzi d'artiglieria. Si trattava di un complesso di forze di composizione e qualità eterogenea ma numeroso e comprendente unità bene equipaggiate (come la Ariete II e la Sassari) o comunque solidamente inquadrate (come la Granatieri di Sardegna o il 10º Reggimento arditi), che se utilizzato in modo deciso e unitario avrebbero potuto contrastare validamente le forze tedesche presenti nell'area.

Lo schieramento delle truppe italiane attorno e nella città di Roma poco prima dell'attacco tedesco comprendeva:

Il Corpo d'armata di RomaAgli ordini del generale Umberto di Giorgio che aveva appena sostituito il collega Alberto Barbieri, ed era comandante anche del presidio militare della capitale., incaricato della "difesa interna" e costituito dalla 12ª Divisione fanteria "Sassari"La divisione "Sassari" (generale Francesco Zani) consisteva in 14500 uomini, 24 semoventi, 80 pezzi d'artiglieria.La "Sassari" era una delle pochissime divisioni di fanteria italiane a essere state convertite secondo il nuovo ordinamento Mod. 43, con una buona disponibilità di veicoli corazzati., su: Comando e Compagnia Comando 151º Reggimento fanteria "Sassari" 152º Reggimento fanteria "Sassari" 34º Reggimento Artiglieria XII Battaglione Mortai da 81 mm XII Battaglione Semoventi da 47/32 V Battaglione Guastatori di Fanteria CXII Battaglione Misto del Genio 2º Battaglione ChimicoIl 2º Battaglione Chimico consisteva di 1100 uomini, con armamento leggero. 8º Reggimento del Genio XXI Battaglione del Genio Aliquote Carabinieri del gruppo squadroni della legione territoriale di Roma e Battaglione Allievi CarabinieriI Carabinieri presenti a Roma ammontavano a 4500 uomini, con armamento leggero. Aliquote della Guardia di FinanzaI Finanzieri presenti a Roma ammontavano a circa 2100 uomini, con armamento leggero. Deposito e Battaglione di formazione, 2º Reggimento bersaglieri Deposito e Gruppo Squadroni di formazione, Reggimento "Genova Cavalleria" Deposito, 81º Reggimento fanteria "Torino" Colonna "Cheren" della Polizia dell'Africa ItalianaLa colonna "Cheren", articolata sui battaglioni "Savoia", "Bottego" e "Ruspoli" e su una compagnia blindo-corazzata, consisteva in 858 uomini, 12 carri L6/40, 14 Camionette Sahariane AS42, 6 pezzi Breda 20/65 Mod. 1935. Battaglione d'Assalto MotorizzatoIl Battaglione d'Assalto Motorizzato consisteva in 420 uomini con 32 Camionette Sahariane AS42. Numerosi reparti logistici, di addestramento e di presidio entro la città di Roma, incluso il personale della difesa contraerea, avieri, marinai e finanzieri.

Corpo d'Armata MotocorazzatoComandato dal generale Giacomo Carboni, incaricato della "difesa esterna" e costituito dalla 135ª Divisione corazzata "Ariete II"La divisione "Ariete II", comandata dal generale Raffaele Cadorna Junior, aveva in forza 9500 uomini, 45 carri armati, 190 semoventi, 46 autoblindo, 84 pezzi d'artiglieria., schierata attorno al Lago di Bracciano tra la congiungente Monterosi-Manziana a Nord e il bivio de La Storta a Sud, su: Comando e Squadrone Comando 10º Reggimento Corazzato Lancieri di Vittorio Emanuele II 16º Reggimento Motorizzato Cavalleggeri di Lucca 8º Reggimento "Lancieri di Montebello"in configurazione di R.E.Co. - Reparto Esplorante Corazzato 135º Reggimento Artiglieria Corazzata 235º Reggimento Artiglieria Semovente CXXXV Battaglione Semoventi Controcarro XXXV Battaglione Misto del Genio 10ª Divisione fanteria motorizzata "Piave"La divisione "Piave" (generale Ugo Tabellini) consisteva in 7500 uomini, 4 autoblindo, 80 pezzi d'artiglieria., distribuita ad arco immediatamente a nord della città, tra la località di Ottavia sulla via Trionfale, la Giustiniana sulla via Cassia e le due sponde del fiume Tevere, tra via Flaminia e via Salaria nei pressi di Castel Giubileo, su: Comando e Compagnia Comando 57º Reggimento fanteria "Abruzzi" 58º Reggimento Fanteria 20º Reggimento Artiglieria X Battaglione Mortai da 81 mm X Battaglione Controcarro X Battaglione Misto Genio 136ª Divisione corazzata "Centauro II"La divisione "Centauro II" (generale Carlo Calvi di Bergolo), composta prevalentemente da ex camicie nere, ancora in addestramento e a equipaggiamento ridotto (anche se moderno e di ottima qualità per la parte fornita dai tedeschi), consisteva in 6000 uomini, 24 carri armati, 12 semoventi, 4 autoblindo, 44 pezzi d'artiglieria.Ex 1ª Divisione corazzata "M", rinominata "Centauro" a seguito della defascistizzazione attuata dal governo Badoglio. Questa divisione, originariamente la 1ª Divisione corazzata di Camicie Nere "M", era considerata dal suo stesso comandante come non affidabile nell'eventualità di dover combattere contro i tedeschi: per tale motivo tutti gli ufficiali superiori erano da poco stati sostituiti e si stava provvedendo al rimpiazzo degli ufficiali inferiori e all'amalgama con altri reparti dell'Esercito Regio, e venne dislocata in posizione decentrata rispetto alle difese della capitale senza prendere parte attiva ai combattimenti., schierata ad arco a oriente del centro, lungo la via Tiburtina, tra le località di Lunghezza e Monte Celio, poco a occidente di Tivoli, su: Comando e compagnia comando 131º Reggimento fanteria Carrista Reggimento Legionario Motorizzato 136º Reggimento Artiglieria 136º Battaglione Misto Genio elementi in afflusso, 18º Reggimento bersaglieriGli elementi del 18º Reggimento Bersaglieri presenti a Roma consistevano in 400 uomini, 24 carri armati L6/40 e semoventi L40 e 4 autoblindo. 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna"La divisione "Granatieri di Sardegna" (generale Gioacchino Solinas) consisteva in 12000 uomini e 54 pezzi d'artiglieria., disposta ad arco immediatamente sul fianco meridionale della città, tra la Magliana e Tor Sapienza, a controllare le vie Aurelia, Ostiense, Appia e Casilina, su: Comando e Compagnia Comando 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" 13º Reggimento Artiglieria "Granatieri di Sardegna" XXI Battaglione Mortai da 81 mm CCXXI Battaglione Controcarri XXI Battaglione Misto Genio Reparto Motocorazzato del Comando di Corpo d'ArmataIl Rep. Motocorazzato del Com. CdA consisteva in 250 uomini e 8 semoventi. 1º Reggimento Artiglieria Celere "Eugenio di Savoia"Il 1º Reggimento Artiglieria Celere "Eugenio di Savoia" consisteva in uomini e 24 pezzi d'artiglieria. Deposito e Battaglione di formazione, 4º Reggimento Fanteria CarristaIl Battaglione di Formazione del 4º Reggimento Fanteria Carrista consisteva in uomini, 31 carri armati, 11 semoventi e 18 autoblindo. 11º Reggimento del Genio

XVII Corpo d'armataAgli ordini del generale Giovanni Zanghieri, incaricato della "difesa costiera" e costituito dalla 103ª Divisione fanteria autotrasportabile "Piacenza"La divisione "Piacenza" (generale Carlo Rossi) consisteva in uomini e 44 pezzi d'artiglieria., disposta nel quadrante sudoccidentale della campagna romana, tra via Ostiense e via Appia, sulla congiungente tra il lido di Ostia e Velletri, su: Comando e Compagnia Comando 111º Reggimento Fanteria 112º Reggimento Fanteria 36º Reggimento Artiglieria CXII Battaglione Mortai da 81 mm CXII Battaglione Controcarro CXI Battaglione Misto Genio 220ª Divisione costieraLa 220ª divisione (generale Oreste Sant'Andrea) consisteva in uomini e 74 pezzi d'artiglieria., schierata tra Orbetello e Fiumicino, su: Comando e Compagnia Comando 111º Reggimento Fanteria Costiera 152º Reggimento Fanteria Costiera Quattro Gruppi Squadroni appiedati "Genova Cavalleria" CCCXXV Battaglione Fanteria Costiero CVIII Gruppo Artiglieria Costiero