Il flauto magico (Trollflöjten) è un film svedese del 1975 diretto da Ingmar Bergman, tratto dall'omonima opera lirica scritta da Emanuel Schikaneder e musicata da Wolfgang Amadeus Mozart.

Trasmesso in prima visione sul canale televisivo TV2 il 1º gennaio 1975, il film è presentato fuori concorso alla 28ª edizione del Festival di Cannes. Nel 2019 la pellicola è stata restaurata in 2K.

Trama

Produzione Il film, che è la fedele trasposizione dell'opera Il flauto magico, alterna spazi puramente teatrali a spazi cinematografici, e Bergman pone attenzione a fare continuamente riferimento all'opera teatrale per non trasportare brutalmente lo spettatore nella dimensione cinematografica.

All'inizio del film si vede così apparire sotto i titoli di testa il Castello di Drottningholm (fatto erigere nel Settecento da Gustavo III di Svezia) e un vecchio teatro ricostruito in uno studio televisivo, mentre il volto di una bambina appare continuamente per ricordare che si tratta di una rappresentazione e per riassumere con l'innocenza dei suoi tratti infantili come deve porsi lo spettatore-ascoltatore di fronte al capolavoro di Mozart. L'orchestra intanto esegue l'Ouverture, mentre sullo schermo appaiono volti di persone di etnie differenti a simboleggiare che la comunicazione musicale è universale.

Location: studio Filmhuset, Stoccolma; Castello di Drottningholm, Ekerö Budget: circa 650.000 $

Accoglienza Il film è stato ampiamente elogiato sia dai critici cinematografici che dai musicofili.

Per Piero Dallamano «il film è la fedele, completa trasposizione dell'opera tanto da poter sostituire la realtà di una rappresentazione teatrale del Flauto magico con ugual diritto e maggiore corposità di un'edizione discografica. Qui Bergman è in primo luogo regista di teatro d'opera; si comporta cioè non diversamente da un Visconti davanti a Manon Lescaut, da uno Zeffirelli in Otello. Entro i limiti dell'assoluto rispetto al testo nella sua integrità, che accetta con evidente amore e devozione, il regista a sua disposizione ha quel di più che il mezzo cinematografico gli offre»Piero Dallamano, Bianco e nero, Fascicolo n. 1 del 1977, pag. 108..

Bergman utilizza trucchi puramente teatrali che crea avvalendosi della tecnica cinematografica e la scenografia, con il suo gioco di luci e ombre, riesce a creare un'atmosfera più intensa di quella teatrale. Le frasi sono spesso evidenziate dai personaggi che fanno vedere agli spettatori i sottotitoli scritti su dei grandi cartelli di legno. Per quanto riguarda l'aspetto musicale Bergman ha assunto anche il ruolo di impresario di teatro lirico e di direttore artistico scegliendo di persona gli interpreti.

Fra i temi privilegiati tratti da Il flauto magico di Mozart e che ha costretto il regista a fare un cambiamento vi è quello dell'amore che, come egli stesso dice nell'intervista, «[...] contiene una morale che mi piace: cioè che l'amore è la cosa più importante tra gli esseri umani, e la più importante del mondo. Per sottolineare questo punto ho dovuto renderlo esplicito; è uno dei rari cambiamenti che abbiamo ritenuto necessari rispetto al libretto originale. E tocca al sacerdote Sarastro, un saggio, sottolineare questo tema»Intervista con Ingmar Bergmana su Il flauto magico, "CM", n. 21, 1976.

Un altro tema bergmaniano che trova perfettamente posto nel mondo mozartiano è quello femminile. Nel film infatti il regista pone una particolare attenzione al personaggio di Pamina e alla sua metamorfosi e, come scrive Floriana Maudente, «[...] quando Pamina varca il tetro regno della notte, quando affronta gli orrori che fanno da diaframma alla festa della libertà e della luce, allora la sua identificazione si completa cancellando la dolce principessa. Ne prende il posto una "donna bergmaniana": una di quelle creature che, mentre il compagno attraversa la vita suonando il suo flauto a occhi chiusi, lo guidano con polso fermo e hanno il tragico coraggio di guardare la realtà»Floriana Maudente, Il flauto magico, "Rivista del cinematografo", n. 12, 1976, pag. 538.

Critica Sergio Trasatti nel suo libro su Bergman riporta una nota di Gerard Legrand tratta da Positif n. 177 del gennaio 1976. «Più intelligente, più agile, il ritmo dell'illustrazione della musica non è meno strettamente collegato alla musica, che anzi esso la raddoppia, la rende anche più esplicita, senza mai sostituirvisi».

Jacques Aumont nel suo volume su Bergman edito da Cahiers du cinéma a proposito del Flauto magico analizza il linguaggio eminentemente teatrale di questa opera cinematografica, è il teatro che ha suggerito a Bergman la scelta del set, delle luci, della messa in scena. Si lasciano spesso, mettendo da parte il realismo, gli arredamenti del teatro, lo sguardo è talvolta quello che muove dal direttore d'orchestra. Il teatro torna sempre, con le sue riprese frontali e le sue convenzioni, fondendosi talvolta col linguaggio cinematografico.

Distribuzione internazionale Trollflöjten, Svezia A Flauta Mágica, Brasile, Portogallo La flauta mágica, Argentina, Spagna The Magic Flute, Europa (titolo inglese), USA La flûte enchantée, Francia O magemenos avlos, Grecia Taikahuilu, Finlandia Tryllefløjten, Danimarca Die Zauberflöte, Germania Ovest V'lsebnata flejta, Bulgaria Czarodziejski flet, Polonia Il flauto magico, Italia

Riconoscimenti 1976 – Premio Oscar Candidatura per i migliori costumi a Henny Noremark e Karin Erskine 1976 – Golden Globe Candidatura per il miglior film straniero 1976 – Premio César Candidatura per il miglior film straniero 1976 – British Academy Television Awards Miglior programma straniero 1976 – Semana Internacional de Cine de Valladolid Candidatura per il miglior film 1975 – National Board of Review Menzione speciale a Ingmar Bergman «per l'eccezionale trasposizione dall'opera allo schermo de Il flauto magico» 1975 – National Society of Film Critics Premio speciale

Note

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