Il titolo di Primo ministro è quello più frequentemente utilizzato per designare il capo del governo nei sistemi dove la carica è distinta da quella del capo dello stato, e può essere il nome ufficiale della carica istituzionale, o un semplice nome alternativo.

Descrizione Oltre che nel governo centrale ci può essere un Primo ministro anche negli Stati di una federazione o in altri governi subcentrali. Sono inoltre, per certi versi, assimilabili a un Primo ministro i capi dell'esecutivo di enti territoriali (ad esempio i sindaci) quando sono eletti dall'assemblea rappresentativa dell'ente (mentre, quando sono eletti direttamente dal corpo elettorale, la loro figura è paragonabile a quella del presidente di una repubblica presidenziale).

Alle dipendenze del Primo ministro è posta un'organizzazione amministrativa, variamente denominata (ufficio del primo ministro, Presidenza del Consiglio dei ministri, cancelleria, Ministero di Stato, ecc.), strutturata analogamente ad un Ministero, che lo supporta nell'esercizio delle sue funzioni, svolge attività di raccordo tra i vari dicasteri e supporta il funzionamento del Consiglio dei ministri. Il Primo ministro, inoltre, può mantenere a sé la titolarità di uno o più portafogli ministeriali, temporaneamente (ad interim) o in modo stabile.

Nomina e mandato Nella grande maggioranza dei sistemi politici il Primo ministro è nominato dal capo dello Stato. In alcuni sistemi parlamentari è eletto dal parlamento; ancor più rara è l'elezione diretta da parte del corpo elettorale (a livello statale questa soluzione è stata utilizzata in Israele dal 1996 al 2001).L'elezione diretta del Primo ministro da parte del corpo elettorale è associata alla regola che, qualora il parlamento gli tolga la fiducia, il Primo ministro si deve dimettere ma contemporaneamente il parlamento è sciolto e si va a nuove elezioni. Questa soluzione darebbe luogo, secondo alcuni autori, ad una particolare forma di governo, detta neoparlamentare che, tra l'altro, è stata adottata in Italia per regioni, province e comuni In Svezia il Primo ministro è nominato dal presidente del parlamento monocamerale.

Nei sistemi parlamentari e semipresidenziali il Primo ministro deve avere la fiducia del parlamento. In alcuni ordinamenti (tra cui quello italiano, dove però l'unico titolo corretto per identificare il capo del governo è quello di presidente del Consiglio dei ministri) questo comporta che il Primo ministro, nominato dal capo dello Stato, deve sottoporre il proprio programma di governo al voto di fiducia del parlamento e, nel caso non lo ottenga, si deve dimettere; in molti altri ordinamenti, invece, la fiducia al momento della nomina è presunta, sicché non è necessario un voto di fiducia preliminare; in altri ancora, infine, il voto di fiducia è sostituito da un voto d'investitura del parlamento prima della nomina da parte del capo dello Stato.

In tutti i sistemi parlamentari e semi-presidenziali il venir meno della fiducia del parlamento, che si manifesta nel voto di sfiducia (o, più esattamente, nel voto favorevole su una mozione di sfiducia proposta da membri del parlamentoCerte costituzioni, ad esempio quella tedesca e quella spagnola, prevedono che la mozione di sfiducia indichi anche il nome di chi viene proposto come Primo ministro al posto di quello in carica (cosiddetta sfiducia costruttiva): è questa una soluzione finalizzata a rafforzare la stabilità del governo o nel voto sfavorevole su una questione di fiducia posta dallo stesso governo) comporta l'obbligo di dimissioni del governo (la cosiddetta crisi di governo). Va aggiunto che di solito il governo si dimette già nel momento in cui, essendo venuto a mancare l'appoggio di uno o più partiti della sua coalizione, ritiene di aver perso la maggioranza in parlamento, evitando così di sottoporsi al voto di sfiducia (si parla, in questo caso, di crisi di governo extraparlamentare).

In alcuni ordinamenti (ad esempio quello tedesco), il rapporto di fiducia intercorre tra Primo ministro e parlamento mentre in altri, più numerosi (ad esempio quello italiano), intercorre tra l'intero governo e il parlamento: la prima soluzione, ovviamente, tende ad accentuare la posizione di preminenza del Primo ministro, poiché in questo modo i ministri dipendono direttamente solo da lui; la seconda soluzione, invece, accentua la collegialità del governo. Un'altra variabile riguarda quali camere nei parlamenti bicamerali sono coinvolte nel rapporto fiduciario: in alcuni ordinamenti (ad esempio quello britannico) è richiesta la fiducia della sola camera bassa, in altri (ad esempio quello italiano) la fiducia di entrambe le camere.

La necessità che il Primo ministro abbia la fiducia del parlamento limita considerevolmente l'effettivo margine di scelta del capo dello stato al momento della nomina. In particolare, nei sistemi bipartitici o bipolari il capo dello Stato non può far altro che nominare Primo ministro il leader del partito o della coalizione che, avendo vinto le elezioni, ha la maggioranza in parlamento. Nei sistemi multipartitici, invece, il capo dello Stato mantiene un più ampio margine di scelta, soprattutto quando non si delinea in parlamento una coalizione di maggioranza in grado di sostenere il governo.

Nei sistemi semi-presidenziali il governo deve mantenere non solo la fiducia del parlamento ma anche quella del presidente della Repubblica, che, in caso contrario, può revocare il Primo ministro e far così cadere il suo governo. Tanto nei sistemi parlamentari quanto in quelli semi-presidenziali le dimissioni (così come la cessazione dall'ufficio per altre cause, ad esempio la morte) del Primo ministro comportano la decadenza dell'intero governo. Le costituzioni non stabiliscono un limite temporale al mandato del primo ministro, che rimane quindi in carica fino alle dimissioni o alla cessazione dall'ufficio per altri cause (in alcuni ordinamenti, però, il primo ministro decade automaticamente al termine della legislatura).

In alcuni sistemi (tipicamente quelli che seguono il cosiddetto sistema Westminster) il Primo ministro, come del resto gli altri ministri, deve essere membro del parlamento; in altri (tra i quali quello italiano) può anche non esserlo, anche se normalmente lo è; infine, in alcuni sistemi (tra i quali quello francese e molte altre repubbliche semi-presidenziali) il primo ministro non può essere membro del parlamento e, se lo è, deve dimettersi al momento della nomina.

Funzioni Le funzioni del Primo ministro variano considerevolmente secondo la forma di governo: nei sistemi parlamentari il Primo ministro ha il massimo del potere, tanto che in questi sistemi, anche se il capo dello Stato continua a occupare una posizione preminente dal punto di vista del protocollo, quale prima carica dello Stato. Nei sistemi semi-presidenziali il ruolo del Primo ministro è pur sempre molto rilevante ma, in questo caso, è il capo dello Stato a mantenere, anche di fatto, una posizione di preminenza: in questo caso il Primo ministro dipende infatti dal capo dello Stato stesso. Ancora minore è il ruolo svolto dal Primo ministro negli altri sistemi in cui è presente.

Nelle monarchie assolute e costituzionali

Nelle monarchie assolute il Primo ministro non è altro che il principale ministro del monarca, non un capo del governo ma solamente un primus inter pares (primo fra gli uguali) rispetto agli altri ministri, espressione quest'ultima da cui deriva il nome della carica.Il titolo fu attribuito per la prima volta in Francia nel 1624 al cardinale Richelieu. Talvolta lo si usa per denominare figure analoghe di epoche anteriori (ad esempio il visir): si tratta di un anacronismo e, quindi, di un uso improprio del termine Quando presiede le riunioni dei ministri lo fa solo per delega del monarca e non quale sua prerogativa; ciò non toglie che, in certi casi, possa acquisire di fatto un potere notevole, grazie alla sua personalità e alla debolezza del sovrano o al disinteresse di costui per gli affari dello Stato.

Non diversa è la posizione del Primo ministro nelle monarchie costituzionali, giacché, in queste, il monarca mantiene il ruolo di capo del governo. Proprio per questo motivo le prime costituzioni del XIX secolo (tra cui lo Statuto Albertino) nemmeno menzionavano il Primo ministro e parlavano genericamente di ministri del re. Va peraltro notato che il Primo ministro dei sistemi parlamentari trae la sua origine proprio da quello delle monarchie costituzionali, e in particolare di quella britannica del XVIII secolo, che nel tempo è andato emancipandosi, con il proprio gabinetto, dal monarca instaurando correlativamente il rapporto fiduciario con il parlamento. In questa fase di passaggio, il Primo ministro si trovava in una situazione di doppia dipendenza, dal capo dello Stato e dal parlamento, che per certi versi ricorda quella dei sistemi semipresidenziali.

Nei sistemi parlamentari

In generale il Primo ministro riveste contemporaneamente un duplice ruolo: è membro e presidente dell'organo collegiale, denominato Consiglio dei ministri o gabinetto, che stabilisce l'indirizzo politico del governo; è l'organo monocratico che dirige l'azione dei ministri, per assicurarne il coordinamento e mantenere l'unità di indirizzo politico del governo.

Il Primo ministro sceglie gli altri membri del governo e gli attribuisce il portafoglio ministeriale; in alcuni sistemi li nomina formalmente, in altri la nomina formale spetta al capo dello stato su sua proposta, di fatto vincolante. Con le stesse modalità può revocare i membri del governo o mutare i loro portafogli. Va anche aggiunto che in certi sistemi (ad esempio in Italia) l'articolazione in dicasteri dell'amministrazione è predeterminata dalla legge, sicché il Primo ministro può solo decidere i nomi dei titolari; in altri sistemi (quale quello britannico), invece, il Primo ministro ha anche il potere di modificare tale articolazione.

Spettano inoltre al Primo ministro, direttamente o attraverso la proposta al capo dello stato, le nomine di altre importanti cariche dello Stato e, in alcuni paesi, anche dei membri della Camera alta. In alcuni sistemi il potere di sciogliere il parlamento è attribuito al Primo ministro; in altri spetta invece al Consiglio dei ministri o, più frequentemente, al capo dello Stato, su proposta del Primo ministro o di sua iniziativa.

Nella struttura del governo e, quindi, nel ruolo del Primo ministro sono distinguibili due dimensioni: una "collegiale", in cui il Primo ministro è presidente del collegio dei ministri che decidono congiuntamente la linea politica del governo, e una che potremmo definire "verticistica", in cui invece il Primo ministro detiene una posizione di supremazia rispetto agli altri membri del governo. Nei vari ordinamenti prevale l'una o l'altra dimensione, secondo le scelte fatte in sede di costituzione o, più frequentemente, di convenzioni costituzionali: si va da governi con un elevato grado di collegialità ad altri dove sono più marcati gli aspetti verticistici, fino ad arrivare a casi in cui tra Primo ministro e ministri intercorre un vero e proprio rapporto gerarchico.