Con il nome Pelasgi (; singolare , Pelasgós) gli antichi Greci dell'età classica indicavano il complesso delle popolazioni preelleniche della Grecia, generalmente considerate autoctone e antenate degli stessi Greci, ma all'epoca ormai estinte e delle quali, peraltro, riportavano vicende confuse e contrastanti.
In generale, con Pelasgi si intendevano più ampiamente tutti gli abitanti indigeni della regione del Mar Egeo e le loro culture, "un termine completo per qualsiasi popolo antico, primitivo e presumibilmente indigeno del mondo greco".
Durante il periodo classico, enclavi di popolazioni chiamate con questo nome sopravvissero in diverse località della Grecia continentale, a Creta e in altre regioni dell'Egeo. Le popolazioni identificate come "pelasgiche" parlavano una lingua, o più lingue, che i Greci dell'epoca identificavano come "barbariche", sebbene alcuni scrittori antichi descrivessero comunque i Pelasgi come Greci. Un'altra tradizione sopravvissuta sostiene che grandi parti della Grecia fossero state pelasgiche prima di essere ellenizzate.
Descrizione
Seguendo la terminologia degli antichi storici greci, con il termine pelasgico, in senso lato, ci si potrebbe riferire a tutti gli abitanti autoctoni delle terre intorno all'Egeo e alla loro cultura, prima dell'avvento del linguaggio greco. Tale indicazione, tuttavia, presupporrebbe la formazione – tuttora indimostrata – della lingua greca al di fuori della penisola elladica e l'arrivo di popolazioni "parlanti greco" nell'area egea in età pre-micenea.
Nel periodo classico, una provincia della Tessaglia, nella Grecia settentrionale, era ancora chiamata Pelasgiotide, cioè "terra dei Pelasgi", pur essendo ormai abitata da Greci. Il territorio principale dei Pelasgi era tradizionalmente ritenuto l'ArcadiaErodoto, I, 146 e II, 171; Nicola Damasceno, apud Stefano di Bisanzio, F. G. H., III, fr. 42, p. 378; Jean Bérard, cit., pp. 348 e 463., mentre la loro patria d'origine era considerata l'Argolide, da dove sarebbero emigrati sia in Tessaglia che a Lesbo, nell'Ellesponto, in Licia e anche in alcune zone dell'isola di Creta. Dalla Pelasgiotide tessala, i Pelasgi avrebbero esportato in Epiro il culto di Zeus, in particolare a Dodona, dove esisteva il santuario di un oracolo tradizionalmente considerato il più antico della Grecia. A sud della Troade, i Pelasgi avrebbero occupato, oltre alla Licia, anche la Caria e l'isola di Lemno, che avrebbero abitato sino alla fine del VI secolo a.C.Jean Bérard, cit., p. 464.. Nel V secolo, sembra che popolazioni pelasgiche abitassero ancora in alcune città dell'EllespontoErodoto, I, 57., di cui oggi si è persa memoria.
In zone considerate tradizionalmente abitate dai Pelasgi, come la Tessaglia, gli scavi archeologici del XX secolo hanno portato alla luce manufatti neolitici, in particolare a Sesklo e Dimini. Le presunte correlazioni tra la cultura pelasgica e tali materiali, così come con quelli successivi riferiti all'"Elladico medio" o all'"Elladico tardo" della Grecia micenea, sono ancora a livello di congetture. Parimenti aleatori sono i collegamenti tra le evidenze del materiale archeologico e la cultura linguistica, chiamati in causa da parte di Walter Pohl e altri studiosi di etnogenesi.
Varie tradizioni conferivano ai Pelasgi un ruolo di primo piano nel processo preistorico del popolamento dell'ItaliaJean Bérard, cit., p. 456.. A loro era attribuita la realizzazione delle mura poligonali dell'Italia centro-meridionale, da loro definite "pelasgiche", probabilmente per la somiglianza con una muraglia di Atene detta "muro pelasgico", perché attribuita a tale popolazioneJean Bérard, cit., pp. 450-451..
La "diaspora" del popolo dei Pelasgi, infatti, avrebbe toccato la foce del Po, dove avrebbero fondato la città di SpinaDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 18.3-5.. Poi, i Pelasgi avrebbero scavalcato l'Appennino e disceso la penisola sino al lago di Cotilia, nella valle del Velino, nei pressi di Rieti. Qui avrebbero stretto un'alleanza con gli Aborigeni, cioè le popolazioni autoctone (dal latino ab origine), per scacciare – vittoriosamente – i Siculi dal LazioDionigi di Alicarnasso, cit., I, 19.. A seguito di tali accordi e campagne vittoriose, avvenute orientativamente alla fine dell'età del bronzo, le tribù che oggi vengono definite genericamente come Italiche avrebbero concesso ai Pelasgi il popolamento dell'Etruria, dove si sarebbero insediatiDionigi di Alicarnasso, cit., I, 20.4-5..
Complessivamente, si attribuiva ai Pelasgi una vocazione migratoria e, in particolare, marinara: Eusebio, nel Chronicon, considerava quella dei Pelasgi una talassocrazia e riconosceva loro il dominio del Mar Mediterraneo, in un periodo che sarebbe iniziato novantanove anni dopo la caduta di Troia e sarebbe durato altri ottantacinque (secondo la cronologia di Eratostene di Cirene, tra il 1082 e il 997 a.C.)Alfred Schoene, Eusebi Chronicorum Libri. 2 vols, Weidmann, Berlino, 1875, pp. 54-55, 58, 61-65, 69 e Jean Bérard, cit., p. 469..
Archeologicamente, si ipotizza che i Pelasgi possano essere identificati con il popolo dei Peleset, citato nelle iscrizioni egiziane tra i Popoli del Mare che attaccarono l'Egitto durante il regno del faraone Ramses III, e che avrebbero poi formato il popolo dei Filistei.
Con estremo interesse vanno lette le iscrizioni in geroglifico del tempio funerario del faraone Ramses III (1193-1155 a.C.) di Medinet Habu, che potrebbero contenere un chiaro riferimento – forse l'unico, archeologicamente documentato – all'esistenza reale del popolo dei Pelasgi. L'iscrizione descrive un attacco effettuato nell'8º anno di regno del faraone (1186 a.C.) da un'alleanza di cinque popoli, stretta dopo aver distrutto la città di Ugarit (Siria): tra costoro compaiono i Peleset, oltre agli Šekeleš, ai Tjeker, agli Wešeš e ai Denyen, con al seguito donne, bambini e masserizie. I popoli vengono complessivamente denominati "Popoli del Mare, del nord e delle isole". Secondo l'iscrizione, gli Egizi respinsero gli invasori a Djahy, una località nella terra di Canaan.
L'origine egea dei Peleset (e quella dei Tjeker e dei Denyen) è attestata dall'iconografia dei guerrieri riprodotti, che indossano un elmo piumato, trattenuto alla gola da una fascetta di cuoio, e sono armati di spade di tipo acheo. Questo tipo di elmo piumato trova infatti riscontri anche nell'ambito egeo dell'età del bronzo e sul cretese disco di Festo. I Peleset si sarebbero poi stabiliti in Palestina, dove avrebbero formato il popolo dei Filistei.
La presunta migrazione, nell'età del bronzo finale o nella prima età del ferro, di alcuni gruppi di Pelasgi dell'area egea, o anche di Pelasgi-Filistei della Palestina, nella penisola italiana o nelle isole, non trova l'unanimità dei consensi tra storici e archeologi.
La tradizione classica Omero Il nome dei Pelasgi appare per la prima volta nei poemi di Omero, dove, nellIliade, sono indicati tra gli alleati di Troia; nel Catalogo delle navi, organizzato secondo un rigido schema geografico, sono citati tra le città dell'Ellesponto e i Traci del sud-est dell'EuropaOmero, Iliade, II, vv. 840- 843. Sempre nell'Iliade (X, vv. 428-429) è descritto il loro accampamento tra la città di Troia ed il mare., ossia sul confine tra Tracia ed Ellesponto. Omero chiama la loro città, o distretto, Larissa, e la definisce fertile, i suoi abitanti famosi per la perizia nel combattimento sulle navi. Riporta anche i nomi dei loro capi: Ippotoo e Pileo, figli di Leto Teutamide.
Due altri passaggi dellIliadeOmero, Iliade, II, vv. 681-684; XVI, vv. 233-235. attribuiscono l'epiteto di pelasgo a un distretto chiamato Argo, nei pressi del Monte Otri, nella parte meridionale della Tessaglia, e al tempio di Zeus a Dodona; nessuno dei due passaggi cita però realmente i Pelasgi: Elleni e Achei popolano la tessala Argo e Dodona ospita Perebi ed EnieniOmero, Iliade, II, v. 750., che non sono descritti come Pelasgi. Si nota, quindi, come pelasgo venga usato sia nel significato di "abitato precedentemente dai Pelasgi", sia in quello di "epoca dimenticata".
LOdisseaOmero, Odissea, XVII, vv. 175-177. posiziona i Pelasgi a Creta, insieme a due popoli indigeni e a due popoli immigrati (Achei e Dori), ma non chiarisce a quale di queste due categorie appartengano i Pelasgi.
Post-omerici Strabone cita Eforo, che a sua volta cita Esiodo in relazione al riferimento omerico, chiamando Dodona "sede dei Pelasgi". Ricorda che "quasi tutti" sono d'accordo nell'ammettere che fossero un'antica tribù diffusasi in tutta la Grecia, ma soprattutto tra gli Eoli di TessagliaStrabone, Geografia, V, 2,4.. Riferisce che Eforo li considerava Arcadi d'origine, dediti alla vita militare. Divennero coloni di Creta, come racconta OmeroOmero, Odissea, XIX, 175-177.. Egli cita anche un eponimo Pelasgo, padre dell'eroe arcadico Licaone. Pausania, citando Asio, definisce Pelasgo come il primo uomo, generato dalla terra allo scopo di creare la razza umanaPausania, Descrizione della Grecia, VIII, 1, 4, 6..
Lo storico Eforo di Cuma menziona un brano di Esiodo che attesta la presenza dei Pelasgi in Arcadia e sviluppa la teoria secondo cui fossero un popolo di guerrieri diffusosi da una "patria" originaria che avrebbe annesso e colonizzato tutte le regioni della Grecia in cui gli autori antichi fanno riferimento a loro: da Dodona a Creta, dalla Troade fino all'Italia, dove i loro insediamenti sarebbero stati ben riconoscibili ancora al tempo degli Elleni, e in stretta relazione con i "Tirreni".
Il logografo greco Ecateo di Mileto (ca. 560 - ca. 490 a.C.) considera Pelasgo re della TessagliaEcateo, FGrHist. F 127.. Acusilao attribuisce il passaggio omerico ad Argo e inserisce il Pelasgo di Esiodo, padre di Licaone, nella genealogia del Peloponneso. Ellanico conferma questa attribuzione una generazione dopo, identificando questi "Argivi" o "Pelasgi arcadi" con i "Pelasgi tessali" di EcateoDionigi di Alicarnasso, cit., 1, 46-48 = Ellanico, FGrHist. 4 F 77..
Eschilo, come Asio, considera Pelasgo nato dalla terraEschilo, Suppl., vv. 249 e succ. e sovrano di un regno che si estendeva da Argo a Dodona e al fiume Strymon. ContemporaneamenteEschilo, Prometeo, vv. 850 e succ., la terra dei Pelasgi è semplicemente identificata con Argo.
Erodoto e Tucidide Erodoto, come Omero, usa il termine "Pelasgi" sia in senso connotativo sia in senso denotativo. Descrive i Pelasgi a lui contemporanei come stanziati a Placie e Scylace, sulla costa asiatica dell'Ellesponto, e vicino a Creston, sullo Strymon; in quest'area sarebbero stati vicini dei Tirreni.
Erodoto allude anche ad altre zone dove i Pelasgi vivrebbero sotto altri nomi: Samotracia e Antandro, nella Troade, ne sarebbero esempi. Trattando di Lemno e Imbro, descrive una popolazione pelasgica che gli Ateniesi avrebbero da poco soggiogato (intorno al 500 a.C.) e, in connessione con ciò, narra di antiche incursioni di Pelasgi in Attica e del loro temporaneo stanziamento nell'Ellesponto pelasgico. Tutti questi eventi sarebbero avvenuti nel tempo in cui "gli Ateniesi incominciarono, per primi, a definirsi Greci". In altri casi, con "Pelasgi", Erodoto indica tutti coloro che fossero vissuti in Grecia prima dei Greci (in questo senso, tutta la Grecia può essere definita pelasgica).
I più chiari esempi di testimonianze dei Pelasgi in riti, usi e strutture antiche si trovano in Arcadia, regione "ionica" nel nord-est del Peloponneso, e in Attica, che fu ellenizzata per ultima.
Tutti gli esempi di Erodoto sui Pelasgi contemporanei a lui si riferiscono ai Pelasgi della Tracia omerica. La testimonianza di Tucidide conferma la grande differenza tra i Pelasgi e le popolazioni tirreniche e adotta la stessa teoria generale sulla Grecia antica, con l'aggiunta che il nome Pelasgi da specifico divenne via via generico.
Dionigi di Alicarnasso