La diocesi di Luni () è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica. Nei secoli ha subito una complessa vicenda fatta di svariati e sostanziali mutamenti sotto il profilo giuridico, ecclesiale e territoriale.

Storia Questa circoscrizione ecclesiastica e sede vescovile, che fin dalla sua origine appartiene sotto ogni aspetto alla Tuscia Annonaria, appare divisa e distinta in due diverse realtà: una toscana propriamente detta, comprendente l'Alta Garfagnana, tutta la Lunigiana, Carrara, Massa e Montignoso, ed una ligure che dalla foce del fiume Magra comprende tutto il displuvio tirrenico dell'Appennino Ligure-Emiliano e Sarzana, che verso il XIV secolo si stacca dalla realtà toscana per gravitare sotto l'influenza ligure.

Le origini del Cristianesimo nella zona non sono facilmente databili, ma si possono far risalire verso gli inizi del III secolo: la presenza dei traffici del porto di Luni, che ruotavano intorno alle locali cave di marmo delle Alpi Apuane, l'avvicendarsi delle guarnigioni militari e la distribuzioni delle terre dell'agro lunense ai veterani favorirono la conoscenza prima, e la diffusione poi, della nuova religione. Nel 275 viene eletto papa Eutichiano che il Liber pontificalis ricorda come natione Tuscus ex patre Marino de civitate Lunae. Per quanto riguarda invece la fondazione, formazione ed organizzazione territoriale è ragionevole supporre che la diocesi si sia formata successivamente, intorno agli inizi del V secolo.

La diocesi di Luni, subito soggetta alla Sede Apostolica, ebbe vastissima estensione: comprendeva le isole della Palmaria, del Tino e del Tinetto, la Capraia e la Gorgona; la valli del Vara, del Magra, del Carrione e del Frigido, l'alta valle del Taro e tutta l'alta Garfagnana, fino al fiume Versilia, dov'era il confine con la diocesi di Lucca; confine con la diocesi di Genova era alla Punta dei Marmi tra Montaretto e Framura.

Con la conquista dellora maritima Italorum, in particolare della coste liguri toscane da parte di Rotari, verso la metà del VII secolo il territorio rimase diviso in due parti. L'alta valle del Magra, tutto il suo versante sinistro e quello destro fino a Montignoso erano dominio bizantino e quindi sotto il controllo del vescovo di Luni; l'altra parte, ormai conquistata dai Longobardi, ebbe rapporti incerti con la sede diocesana e a poco a poco venne sempre più a trovarsi nella sfera d'influenza della diocesi di Lucca, giacché Lucca era anche uno dei primi ducati del nuovo regno longobardo.

Sotto il regno di Liutprando tutte le terre rimaste bizantine furono definitivamente conquistate dai longobardi ed i vescovi locali cercarono di ridurre di nuovo sotto la loro piena tutela tutti i territori della diocesi, contrastando la politica espansiva, sia economica e territoriale che religiosa e giurisdizionale, della diocesi di Lucca: infatti la pieve di San Vitale a Massa era al centro di curtes appartenenti ai vescovi lucchesi, come quella di Vezzano, mentre nobili lucchesi dominarono fino al XIII secolo la pieve di San Lorenzo di Monte Libero e le pievi periferiche di Versilia e San Pietro di Castello, inserite nel comitato lucchese, gravitavano su Lucca anche dal punto di vista ecclesiastico.

A questo si affiancava la politica invasiva e disgregatrice dei sovrani longobardi che favorivano la nascita di monasteri indipendenti o cappelle poste sotto l’influenza di complessi monastici esterni (come Bobbio, Leno e Brescia) dotandoli di beni demaniali e rendendoli esenti dall'ordinaria giurisdizione vescovile: con sempre più immunità e privilegi divennero ben presto una sorta di enclave nella diocesi e l'autorità dell'abate o del priore era appena mitigata dalla reverentia dovuta al vescovo locale. Ne sono esempio il monastero di San Michele a Monte dei Bianchi, l’ospitale di San benedetto di Montelungo, il monastero del Tino e il monastero di Brugnato.

Il monastero di Brugnato alla fine divenne sede vescovile Nel 1133 venne innalzato da papa Innocenzo II a diocesi suffraganea dell’arcidiocesi di Genova. e quello del Tino fondato nell'XI secolo favorì un parziale smembramento della diocesi. Così i vescovi dovettero lottare, per la giurisdizione nella propria diocesi, sia contro i signori laici, sia contro i vescovi confinanti, sia contro le tendenze autonomiste dei vari monasteri e, in un secondo tempo, contro le mene espansionistiche di Genova e di Lucca.

Dal 4 agosto 1975 Luni è annoverata tra le sedi vescovili titolari della Chiesa cattolica; dal 24 febbraio 1990 l'arcivescovo, titolo personale, titolare è Edward Nowak, già segretario della Congregazione delle cause dei santi.

Cronologia La diocesi di Luni 465-466 Primo riscontro certo di una comunità cristiana ed una chiesa locale è dato dalla presenza del vescovo Felice ai concili romani indetti da papa Ilario. 1040 - 1054: La sede apostolica sottrae alla diocesi le isole della Capraia e della Gorgona, che passano alle diocesi di Populonia e di Pisa. Successivamente papa Leone IX dichiara esente dalla giurisdizione del vescovo locale l'abbazia dell'isola del Tino e le vicine isole della Palmaria e del Tinetto. Queste variazioni si inseriscono nel quadro delle lotte tra Pisa e Genova, tra le due chiese locali e i due rispettivi comuni, già dotate di potenti flotte navali, oltreché dal bisogno di appoggio papale da parte dei due comuni nelle crociate, nella lotta contro i pirati barbareschi e per la difesa di Corsica e Sardegna vessate dai musulmani. 1062: papa Alessandro II con la bolla Iustum videtur conferma l'esenzione decretata da Leone IX riconoscendo il monastero di San Venerio con le tre isole del Tino, della Palmaria e del Tinetto, Deo et Apostolicae Sedi tantum subiectum. 1133: papa Innocenzo II con la bolla Iustus Dominus eleva Genova a sede metropolitana, le affida l'abbazia di San Venerio al Tino e crea la diocesi di Brugnato, smembrando il territorio della diocesi lunense e di quella genovese, di cui la nuova sede è suffraganea. 1148: il vescovo Gottifredo II ottiene da papa Eugenio III con la bolla In Eminenti la conferma del territorio diocesano con l'elenco ufficiale delle pievi e la menzione di alcune cappelle, oggetto di contestazioni giuridiche: si stabilisce il territorio della diocesi frenando tendenze secessionistiche di cappelle periferiche e mire espansionistiche genovesi. Spacciando come pieve la chiesa di San Venerio in Antoniano, che apparteneva all'abbazia del Tino, il vescovo riesce ad inserirla nella normale organizzazione diocesana e recuperarla per sempre. 1151: Gottifredo II ex licentia domini Pape Eugenii cede dono, trado atque committo in perpetuum la chiesa plebana di Sant'Andrea a Carrara con tutte le sue dipendenze ai canonici della chiesa di San Frediano a Lucca, futuri canonici lateranensi, che così esercitano nella chiesa carrarese un ministero meramente plebano. 1162: papa Alessandro III conferma tutte le esenzioni all'abbazia del Tino e trasferisce all'arcivescovo di Genova la giurisdizione sulle chiese ed il territorio di Portovenere: Ecclesias in castro et suburbio Portus Veneris a jurisditione episcopi eximentes tibi... concedimus. Questi frazionamenti mostrano le ricorrenti mire espansionistiche di Genova sulla parte occidentale della diocesi lunense. 1183: L'imperatore Federico I Barbarossa il 30 giugno conferma al vescovo Pietro comitatum lunensem cum omni integritate honoris sui, riconoscendo ufficialmente quel titolo di conte che il vescovo si attribuiva da tre anni, benché esercitasse poteri comitali da almeno due secoli, come testimonia il Liber Jurium della Chiesa lunense, dove sono annotati gli atti della potestà, episcopale e comitale, dal 900 al 1297. 1187: papa Gregorio VIII, di passaggio in Val di Magra, constata il disastroso stato della città di Luni e consente al vescovo Pietro di trasferirsi in sede più idonea: la città era spoglia di popolo, abbondante di rovine, semiallagata da acque stagnanti, infestata di insetti ed erbe palustri. 1201: il vescovo Gualtiero II ed i suoi canonici communi concordia decidono di trasferire la cattedrale a Sarzana cum auctoritate domini Innocentii Pape tercii pro communi utilitate tocius cleri et populi episcopatus poiché nec ulla spes de eius reedificatione remansit 1204: papa Innocenzo III ratifica la traslazione della sede a Sarzana, ad locum populosum considerando come Luni così divori e consumi i suoi abitatori che pochi o nessuno più vi dimora, né vi è più un popolo che conservi e difenda i diritti e le libertà della Chiesa. 1432: papa Eugenio IV assegna l'abbazia del Tino con tutte le sue pertinenze ai monaci benedettini olivetani e vi aggiunge l'eremo e la cappella di Santa Maria delle Grazie a Varignano, di pertinenza del vescovo di Luni. 1447: Secondo tradizione, per volontà di papa Niccolò V, sarzanese di nascita, la diocesi assume la denominazione di Luni-Sarzana.

La diocesi di Luni-Sarzana 1465: papa Paolo II con la bolla Romanus Pontifex del 21 luglio constata l'impossibilità di una sua rinascita riconosce definitivo ed irreversibile il trasferimento della sede a Sarzana ed assegna ufficialmente alla diocesi denominazione e titolo di Luni-Sarzana. 1770: dopo la sentenza della Sacra Romana Rota di due anni prima, con cui si affermava l'incondizionata e piena giurisdizione della diocesi su Carrara e sui territori dipendenti, papa Clemente XIV, con breve apostolico, decreta la rescissione del contratto del 1151 di Goffredo II in favore dei canonici lucchesi, reintegrando Carrara e tutte le sue chiese e pertinenze ecclesiastiche nella piena diretta ed immediata dipendenza vescovile. Il vescovo Giulio Cesare Lomellini rende operativa la direttiva allontanando dal Duomo di Carrara i Canonici Lateranensi. 1787: papa Pio VI con la bolla In Suprema Beati Petri Cathedra erige la diocesi di Pontremoli togliendo a quella di Luni-Sarzana 122 parrocchie della media ed alta Lunigiana e della Versilia soggette politicamente al granducato di Toscana.

La diocesi di Luni-Sarzana e Brugnato 1820: papa Pio VII con la bolla Sollicita, quam pro apostolici unisce aeque principaliter la diocesi di Brugnato a quella di Luni-Sarzana, pur restando la prima suffraganea della sede metropolitana di Genova e la seconda soggetta alla Santa Sede. 1822: papa Pio VII con la bolla Singularis Romanorum Pontificum erige la diocesi di Massa sottraendo a quella di Luni-Sarzana 112 parrocchie: 15 sono site nel ducato di Massa, 12 nel principato di Carrara, 28 nella Garfagnana lunense, 56 nelle province estensi della Lunigiana e una nel ducato di Lucca. 1854: papa Pio IX assegna alla diocesi di Massa nove parrocchie togliendone sette da quella di Luni-Sarzana e due da quella di Brugnato. 1855: papa Pio IX assegna alla diocesi di Pontremoli cinque parrocchie togliendone tre da quella di Luni-Sarzana e due da quella di Brugnato. 1927: papa Pio XI con la costituzione Romani Pontifices dichiara la diocesi di Luni-Sarzana suffraganea dell'arcidiocesi di Genova.

La diocesi di Luni, ossia La Spezia, Sarzana e Brugnato 1929: papa Pio XI con la bolla Universi Dominici gregis cura erige la diocesi di Luni, ossia La Spezia, formata dalla quasi totalità del territorio comunale spezzino e smembrando la diocesi di Luni-Sarzana, che muta nome in diocesi di Sarzana. Questa, assieme a quella di Brugnato viene aeque principaliter a quella di nuova creazione, dichiarata suffraganea di Genova. La curia vescovile unica è alla Spezia, dove viene fissata la residenza del vescovo. 1949: papa Pio XII tramite minimi aggiustamenti rende i confini della diocesi di Luni, ossia La Spezia, perfettamente aderenti ai confini comunali. 1955: papa Pio XII aggrega alla diocesi di Luni, ossia La Spezia, due parrocchie della diocesi di Pontremoli.