Sedico (Sédego in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Belluno in Veneto.
Il territorio comunale si estende in parte nelle Dolomiti Meridionali di Zoldo e in parte nel fondovalle della Valbelluna, dove si trova il capoluogo.
Sedico è, nell'ambito provinciale, un importante centro produttivo e commerciale.
Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Sedico è delimitato a: sud, dal fiume Piave (che lo divide dai comuni di Limana e Borgo Valbelluna); sud-ovest ed ovest, dalla valle del torrente Cordevole, nel tratto compreso dalla sua confluenza con il Piave (punto più meridionale del comune, al confine con il comune di Santa Giustina) fino alla frazione di Peron; nord-ovest, sulla sponda destra del Cordevole (dalla frazione di Peron fino a La Muda, comune de la Valle Agordina), dai Monti del Sole dove spiccano le cime del Bus del Diaol (2149 m s.l.m.), de I Feruch (2140 m s.l.m.) ed il monte Alto (2.069 m s.l.m.). Ivi si trova il punto più occidentale del comune presso Forcella Zana (1675 m s.l.m.); nord-est, sulla sponda sinistra del Cordevole, dal Gruppo dello Schiara dove si trovano i punti più settentrionale, rappresentato dal monte Talvena (2542 m s.l.m.), e più orientale, tra Forcella Nerville e Forcella del Marmol (2007 m s.l.m.); est, dalla valle del torrente Gresal che lo divide dal comune di Belluno dal monte Schiara fino alla località Vignole; sud-est, dai colli che tra i 300 e i 500 metri di altitudine (quota massima 510 m s.l.m. presso la chiesetta di S. Floriano) si estendono tra il torrente Cordevole (località Vignole, 350 m s.l.m.) e il fiume Piave presso la località Pasa (297 m s.l.m.). La distanza in linea d'aria tra il punto più settentrionale (monte Talvena) e quello più meridionale (immissione del Cordevole nella Piave) è di circa 22 km, mentre tra il punto più a est (Forcella Zana) e quello più a ovest vi sono circa 11 km.
Il 65% della superficie (59,79 km²), che corrisponde alla parte settentrionale del comune, è compreso dal 1990 nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Nel comune di Sedico si trova la più alta cima del Parco, il Monte Schiara, che con i suoi 2.565 metri s.l.m. domina tutta la Val Belluna.
La conformazione del territorio comunale nella Parte Alta del comune è essenzialmente montuosa. La Parte Bassa del comune, che giace tra i corsi d'acqua del Cordevole e del Piave, è caratterizzata da aree collinari e pianeggianti. È qui che si sono sviluppati i maggiori centri urbani (Sedico e Bribano). L'altitudine minima del comune (275 m s.l.m.) è alla confluenza del Cordevole e nel Piave.
Geologia Il comune di Sedico è zona di confine tra due zone geologiche, la Piattaforma Trentina e il Bacino Bellunese. Quest'area era situata in una zona geologicamente complessa, con intense variazioni dal punto di vista tettonico, climatico e sedimentologico.
Terremoti Il 29 giugno 1401 numerosi documenti riportano un terremoto di magnitudo 4.83 scala Richter, non sono riportati danni a persone e cose.Documenti PATI del Comune di Sedico; Resitalica; Portale Abruzzo; Archivio Giuliani.
Storia geologica A partire dal Triassico Superiore (230-210 milioni d'anni fa) questa regione apparteneva ad una zona della Pangea (Gondwana), caratterizzata da un clima tropicale. In questo ambiente si formò un vasto mare basso che risentiva delle variazioni di mare, dove si depositarono calcari stratificati in grossi banchi, che subirono in seguito un'intensa dolomitizzazione (Dolomia Principale).
Durante lo smembramento della Pangea (tra il Triassico Superiore e il Giurassico Inferiore) si formarono alti strutturali e fosse tettoniche, delimitati da faglie, tra le quali la depressione detta Bacino Bellunese. La Valbelluna si trovava in una situazione di transizione tra Bacino e Piattaforma trentina: le due principali faglie che le dividono sono la Linea del Gresal e la Linea del Medone.
Il Bacino di Belluno ebbe vita relativamente breve (Hettangiano-Calloviano) dato che fu colmato dai sedimenti (valanghe sottomarine) che “scivolando” giungono dai margini della Piattaforma friulana: è il Calcare del Vajont (roccia di colore grigio-nocciola). Alla fine del Giurassico Inferiore si ebbe l'annegamento della Piattaforma Trentina, con conseguente fine dell'apporto di sedimenti. A partire dal Giurassico Superiore, la sedimentazione tornò ad essere omogenea in tutta l'area; si assistette però ad una diminuzione della velocità di sedimentazione, durante la quale si depose il Rosso Ammonitico (Oxfordiano – Titoniano, 160-150 milioni d'anni fa), caratterizzato in Valbelluna da un colore grigio, i fossili poco appariscenti e abbondante la selce rossa.
Con il Cretaceo la Piattaforma friulana ritrovò vitalità; i fanghi carbonatici e i resti degli organismi planctonici che la popolano sono spinti al largo dalle correnti e decantano sul fondo marino; ne deriva una successione fittamente stratificata di calcari chiari con abbondante selce di varie tonalità. Dall'Eocene, nella zona del sedicense comparve un mare poco profondo in cui apparati deltizi scaricavano enormi quantità di sedimenti (con alternanza tra arenarie e marne-siltiti).
Le formazioni più significative della zona si formarono nelle ere seguenti. È al Chattiano che si fa risalire lArenaria Glauconitica di Belluno, ricca di resti fossilizzati e di glauconite. LArenaria di Libano invece è da datare all'Aquitaniano-Burdigaliano ed è ricca di reperti fossili: vi si trovano resti di piante, denti di squalo, ma soprattutto resti di mammiferi marini, gli odontoceti. Dalle cave di arenaria di Libano e Tisoi, per esempio, sono stati estratti i resti di 139 individui appartenenti a 16 specie di cui 12 esclusive del bellunese. Gli scheletri dei delfinoidi bellunesi sono conservati all'Università di Padova, costituendo una delle migliori collezioni di mammiferi marini di tutta Europa.
Oggi nella zona settentrionale del comune ammiriamo una grande varietà paesaggistica: conche prative, valli ampie e profonde, pareti vaste e solari, anfratti stillicidiosi, rupi incombenti su forre, valloni, altopiani dove la natura carsica delle rocce ha permesso lo sviluppo di un paesaggio sotterraneo fatto di pozzi, fessure, sale, gallerie, abissi che penetrano nelle viscere della terra.
La frana del Peron Nel comune vi è una grande frana, quella del Monte Peron, ove si riconosce la nicchia di distacco e il corpo di una grande frana, che costituisce oggi le Masiere di Vedana. Il deposito principale ha inizio dalla parete della montagna e si estende per circa 4,5 km fino alla località Roe Basse.
Uno dei fattori che sicuramente fa parte delle cause predisponenti fu la deglaciazione rapida del ghiacciaio del Cordevole (ca 20.000 anni fa) che unendosi al ghiacciaio proveniente dall'adiacente valle del Mis, confluiva nel grande ghiacciaio del Piave. Tuttavia, non si può escludere che le ultime manifestazioni franose siano avvenute anche in epoca storica: secondo Giorgio Piloni (1539-1611) un terremoto avvenuto verso il 1114 provocò una frana che seppellì il villaggio di Cordova (probabilmente sito nel comune di Sospirolo).
Idrografia I principali corsi d'acqua del comune sono il fiume Piave, il torrente Cordevole e il torrente Gresal (che scorre interamente in territorio comunale).
Clima Il comune nelle zone abitate è caratterizzato da un clima prealpino, con inverni moderatamente rigidi ma non freddissimi (temperature che scendono molto raramente sotto i -15 °C), primavere ed autunni piovosi ed estati temperate (media estiva di 20).
Per quanto riguarda gli effetti del riscaldamento globale a livello locale, la media delle temperature medie giornaliere, nel 2012, evidenzia valori superiori alla media 1994-2011. Tali differenze risultano generalmente comprese tra i 0.4 °C e 0.8 °C per la regione Veneto, ma in particolare i valori più alti riguardano la parte centro‑meridionale della provincia di Belluno (compreso il comune di Sedico). La media delle temperature massime giornaliere, nel 2012 evidenzia valori superiori alla media 1994-2011. Tali differenze risultano generalmente comprese tra i 0 °C e 1 °C.
Di seguito sono riportati i dati con valori dal 1º gennaio 1994 al 31 dicembre 2014 registrati dalla stazione dell'Arpav sita a Sospirolo, (posizionata a quota 430 m s.l.m), e i dati con valori dal 1º giugno 2005 al 31 dicembre 2014 registrati dalla stazione dell'Arpav di Santa Giustina, a quota 279 m s.l.m (comuni adiacenti a quello di Sedico).
Origini del nome Il toponimo si lega al nome proprio latino Sedius, cui è stato aggiunto il suffisso -icus che indica appartenenza.
Storia
Preistoria Il centinaio circa di manufatti litici in selce rinvenuti tra il 2002 e nel 2003 a Triva e dintorni, fa pensare che in quella zona tra il tardo Neolitico e l'Eneolitico (da 5.500 a 4.000 anni fa) sia esistito un insediamento, il più antico finora conosciuto del comune. Probabilmente si trattava di un villaggio di modeste dimensioni, abitato essenzialmente da un esiguo nucleo di agricoltori.
A partire dal 2003, il gruppo archeologico dell'agordino A.R.C.A. ha effettuato delle campagne di scavo in un riparo sotto la roccia (probabilmente di antichi pastori) detta Riparo del Colaz, che era stato scoperto qualche anno prima in Val del Mus, una laterale della Val Pegolèra (sponda destra del Cordevole). Dai reperti ritrovati (essenzialmente cocci di vasi e una punta di freccia in selce) si fa risalire la frequentazione del sito già all'Età del Bronzo (XII-XI sec. a.C.).
Basandosi sui rinvenimenti effettuati nella zona di Noal (vedi monumenti), gli archeologi tendono a dimostrare l'esistenza di un insediamento risalente all'incirca a tremila anni fa (1.200 a.C. circa). Si tratta di un castelliere, ossia di villaggio fortificato in altura, forse unico nel Veneto ancora integro. È situato sulla sommità del colle "dei Mirabei", in luogo dominante la pianura e facilmente difendibile: lo testimoniano le complesse strutture murarie sovrapposte a secco, ancora ben visibili.
Epoca romana In epoca romana il territorio del comune, abitato certamente in alcune sue parti, era oltretutto attraversato da importanti vie di comunicazione, come la strada Feltre-Belluno che passava sull'asse Bribano-Triva-S. Fermo (l'archeologo Alessio De Bon considerò, nel 1938, che fosse parte della Via Claudia Augusta). Altre strade minori romane attraversavano le frazioni del comune di Sedico: in una di esse, nei pressi di Mas, sono stati rinvenuti qualche anno fa i resti di una torre di guardia con reperti romani (borchie militari di bronzo a margherita risalenti al I-III sec. d.C.). Infine, riguardo ai toponimi, ne sono di sicura origine romana parecchi,: quelli in "ico" ed "igo" (come Sedico) sono i più antichi e riprendono l'uso celtico della terminazione dei nomi propri, per indicare i possessori dei terreni; quelli in "ano" (come Bribàno, Longàno, Libàno) si riferiscono alla colonizzazione romana.
Medioevo Il periodo medievale vide Sedico con i suoi castelli al centro di contese in particolare con i Trevigiani. Vi è un episodio significativo e riportato dalle cronache del tempo: nell'aprile 1196, i Feltrini e i Bellunesi (guidati dal vescovo), giunsero al castello di Mirabello (poi Mirabei di Noal) e, dopo averlo occupato, si occuparono di quello di Landredo (attuale Landris) dove caddero molti soldati trevigiani e ben quaranta vennero fatti prigionieri. Ogni paese inoltre in generale aveva il suo signore, che viveva in una specie di casa-fortezza provvista di torre; di queste, restano poche testimonianze (a Barp, Cugnàch, Villiago e nel centro di Sedico), difficilmente riconoscibili dopo le radicali trasformazioni in seguito all'ordine di Venezia del 1421 di abbattere ogni torre nella provincia. Le famiglie nobiliari prendevano il nome dal luogo dove risiedevano; così vi erano i da Libàno, i da Pasa, i Barpi, ecc.