La 'Ndrangheta rispetto alle altre realtà criminali si è sviluppata più tardi, ma nonostante ciò con le altre mafie si è avuto in generale un rapporto di reciproco rispetto e di paritàEnzo Ciconte, Grandi inchieste il sito di Ferruccio Pinotti, anche ora che viene considerata una delle più potenti organizzazioni criminali in Europa e nel mondo e la più potente in Italia. Non si è mai schierata nelle guerre di altre organizzazioni. Vi è stato nel corso della storia invece una forte collaborazione per i traffici di sigarette, droga e tutte le varie attività illecite.

A giugno 2018 durante il processo ndrangheta stragista depone Salvatore Annacondia, criminale di spicco vicino a Cosa nostra affermando che: "la 'Ndrangheta calabrese è la mamma di tutti, abbracciava tutti i gruppi in Italia: Camorra e Cosa nostra. Non c'era gruppo che non avesse contatti con la Calabria".

La 'Ndrangheta e Cosa nostra Il rapporto con Cosa nostra è stato molto stretto tanto che capibastone di spicco come Antonio Macrì, Giuseppe Piromalli, Mico Tripodo (compare d'anello di Totò Riina) si affiliarono a Cosa nostra e viceversa, capi della mafia siciliana si affiliarono alle 'ndrine. Quindi vi erano persone che possedevano due affiliazioni, come per esempio il messinese Rosario Saporito, personaggio di spicco della cosca dei Mazzaferro, o Calogero Marcenò, originario di San Cataldo (CL) divenuto capo locale della cosca calabrese ZagariRapporti tra le mafie p198-209, Processo alla 'Ndrangheta di Enzo Ciconte. Nel 1997 viene affiliato al locale 'ndranghetista di Lonate Pozzolo (VA) il siciliano Emanuele De Castro, vicino al clan di Villagrazia di Palermo, poi pentito. Le cosche 'ndranghetiste di Reggio Calabria hanno stabilito basi in Sicilia, specialmente a Messina che, in questo arco di tempo, si guadagnò il soprannome di "provincia babba", in quanto ci fu un periodo di tregua tra i clan e i funzionari dello stato a differenza di Palermo. I messinesi approfittarono di questo periodo per concedere "latitanze d'oro" ai loro alleati, esponenti di alto rango di Cosa nostra, provenienti da altre province siciliane. Poco più tardi diedero rifugio anche a pezzi grossi appartenenti alla 'Ndrangheta. A Messina il boss Gaetano Costa, detto "facci i' sola", capoclan del quartiere Giostra, fu Capo Società della 'Ndrangheta fin dal 1972, mentre il potente clan di Mangialupi, attualmente operativo in città nella zona compresa tra Gazzi e Fondo Fucile, ha strettissimi rapporti con le cosche dell'area jonica calabrese. Inoltre essi hanno rapporti talmente stretti con la 'Ndrangheta che custodiscono i loro arsenali in città, contenenti tritolo militare e kalashnikov, come dimostrato da alcuni ritrovamenti. Nel 1998, anche a seguito della scoperta del finto pentimento del boss Luigi Sparacio, fece scalpore la scoperta delle collusioni di 'Ndrangheta e Cosa nostra con le istituzioni del capoluogo peloritano (in particolare con la magistratura e la locale università), tanto che si parlò di "verminaio Messina" o "rito peloritano".

Secondo la testimonianza del pentito di Cosa nostra Antonino Calderone nel libro-intervista Gli uomini del disonore scritto con il sociologo Pino Arlacchi, non c'era alcuna buona opinione dei criminali siciliani nei confronti della controparte calabrese: "I calabresi parlavano, parlavano, parlavano. Parlavano tutto il tempo. Non agli altri intendiamoci, ma tra di loro. Facevano infinite conversazioni circa le loro regole, specialmente in presenza di noi uomini d'onore (siciliani). Si sentivano a disagio perché in realtà sapevano di essere inferiori a Cosa nostra" e poi: "Abbiamo sempre considerato i calabresi inferiori, come spazzatura. Per non parlare dei campani, di cui non ci siamo mai fidati"..

Negli anni '80 a Torino le famiglie catanesi dei Miano e dei Finocchiaro si rifornivano di droga da Angelo Epaminonda, il Tebano, e successivamente la rivendevano alle 'ndrine torinesi. Quando queste si appoggiavano al locale di Gioiosa Jonica, a cui facevano riferimento le famiglie dei Belfiore, Ursino-Macrì, queste contrattavano la droga con i siciliani dei Cuntrera-Caruana residenti in Venezuela.

Il 9 agosto 1991 viene ucciso a Piale, frazione di Villa San Giovanni, il magistrato Antonino Scopelliti da due 'ndranghetisti su richiesta di Cosa nostra.

Il 13 maggio del 1993 si conclude l'operazione Delta, che porta all'arresto di presunti esponenti degli Arena, accusati oltre agli appalti, di traffico di droga e di armi, contraffazione di denaro ed auto rubate. Le indagini dei Carabinieri hanno rivelato che Nicola Arena, a capo dell'omonima cosca, era in contatto con Pietro Vernengo e Nitto Santapaola, boss della mafia siciliana.

Il 29 giugno 1994 il sostituto procuratore di Catanzaro Giuseppe Verzera ascoltò le confessioni del pentito di 'Ndrangheta Giacomo Ubaldo Lauro e del notaio Pietro Marrapodi, che afferma: «Comunque, chiedo scusa signor Lauro, nella mafia di Reggio Calabria non è stata sottovalutata ad arte, è stata presentata all'esterno come un fenomeno minore… Ma il sottoscritto, il 6 dicembre 1993 guardando in faccia il dottor Roberto Pennisi e il commendator Giuliano Gaeta, si è rivolto a Luciano Violante dell’antimafia e al ministro Conso e ha detto: “Anche se mi rivolgo a voi che potete ascoltarmi o meno, perché è per poco che starete lì, vi debbo dire che io che sono notaio e che vivo in questo ambiente da 23 anni e so qual è il rapporto che passa tra 'Ndrangheta e mafia siciliana. I capibastoni 'ndranghetisti dicono che i palermitani sono buccazzari: quindi ne ricavo il rapporto che passa tra discepolo e maestro; perché maestra è la 'Ndrangheta!».

Nel 2003 con l'operazione Igres si scopre un'alleanza per il traffico internazionale di droga tra i Marando e i Trimboli di Platì e Volpiano, dall'altra i fratelli Agate di Mazara del Vallo e i Guttadauro di Bagheria. La droga proveniva dalla Colombia e passava dalla Namibia.

Nel 2007 l'operazione Stupor Mundi sgomina un traffico internazionale di droga gestito dai Marando e dai Barbaro di Platì che portavano la droga passante dal Belgio e dai Paesi Bassi in Piemonte e Lombardia in alleanza con le cosche del trapanese, di Mazara del Vallo.

Nel 2009 i siciliani si rivolgono nuovamente alle 'ndrine per rifornirsi di droga, i Fidanzati e gli Emanuello prendevano la droga colombiana spedita attraverso i porti di Anversa e Amburgo. Con l'operazione Dioniso vengono arrestate 50 persone.

Nel 2017 l'operazione 'ndrangheta stragista rivelerebbe un primo coinvolgimento della 'Ndrangheta nelle operazioni stragiste degli anni '90 di Cosa nostra. L'operazione testimonierebbe che per due mesi: dicembre 1993 e gennaio 1994 alcune famiglie di 'Ndrangheta della Piana di Gioia Tauro avevano accettato di partecipare alle azioni stragiste pianificate da Cosa nostra. Il primo fu tentato a Saracinello contro due Carabinieri, il secondo il 18 gennaio 1994 vengono uccisi in autostrada all'altezza di Scilla i Carabinieri Fava e Garofalo, il terzo il 1º febbraio ai danni dei Carabinieri Musicò e Serra, rimasti gravemente feriti. L'operazione ha portato all'arresto di Rocco Santo Filippone, capo dell'omonima 'ndrina e capo del mandamento tirrenico in questi anni, e all'arresto di Giuseppe Graviano. Per iniziare la fase stragista elementi di Cosa nostra insieme ad esponenti della 'Ndrangheta si riunirono nell'autunno del 1993 in tre diverse occasioni: una in provincia di Vibo Valentia, una a Melicucco e una a Oppido Mamertina. A valle di queste azioni viene organizzata una riunione da elementi apicali di 'Ndrangheta nel santuario della Madonna di Polsi e viene deciso di non andare oltre con le azioni stragiste. A giugno 2018 durante il processo 'ndrangheta stragista, il criminale apicale barese vicino a Cosa nostra Salvatore Annacondia parla di un consorzio di cui facevano parte i siciliani, in particolare il clan Fidanzati, calabresi e pugliesi, inoltre accenna anche ai rapporti con il clan catanese: «C’era la famiglia Santapaola che era molto legata con le famiglie calabresi, in particolare con i De Stefano». A giugno 2017 viene consegnato al procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo il memoriale di Nino lo Giudice all'interno del processo 'ndrangheta stragista, in cui conferma che l'accordo stragista tra le cosche della città di Reggio Calabria e i siciliani avvenne nella casa di Demetrio Filippone, figlio di Rocco, a Oppido Mamertina e come rappresentante delle prime (in particolare i Tegano, Condello, Latella, Ficara, Serraino e Imerti) partecipò Giuseppe De Stefano e per i secondi Giuseppe e Filippo Graviano.

Dal XXI secolo si registra un declino dell'organizzazione siciliana rispetto a quella di origine campana e calabrese, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha più volte affermato questa tendenza, tanto da dichiarare, supportato dalle numerose operazioni anti-'ndrangheta, che ora Cosa nostra messinese si rifornisce dalle 'ndrine per l'acquisto di droga per poi rifornire anche le altre province siciliane, avendo queste ultime preso il controllo del traffico ed essendo la prima non più monopolista come tra gli anni '70 e '80.

In un'operazione avvenuta negli anni 2000 si è scoperto anche che membri della 'Ndrangheta hanno garantito con criminali colombiani il riscatto di un membro di Cosa nostra, nella fattispecie di Salvatore Miceli di Salemi, per cui dovette garantire Roberto PannunziNicola Gratteri in diverse interviste dal 2016 ad oggi, https://www.youtube.com/watch?v=O_Loag2QlL0&t=679s.

A novembre 2017 il neoprocuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho conferma il rapporto tra le due organizzazioni criminali non solo nel campo degli stupefacenti, ma anche nell'ambito del settore dei rifiuti e della bonifica, dove aziende siciliane operano in Calabria e viceversa.

Il 23 marzo 2018 l'Espresso rivela che il latitante Matteo Messina Denaro avrebbe avuto appoggi da esponenti della 'Ndrangheta in Toscana, in particolare la DIA di Firenze sospetta di 9 persone e già la procura di Firenze ha aperto un fascicolo dal 2015 sulla latitanza del boss trapanese in Toscana coperto da un gruppo di 'Ndrangheta operante nella regione.

Nel 2025, nell'ambito dell'operazione del Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha portato all'esecuzione di 183 misure cautelari nei confronti di vecchi e nuovi boss della Cosa nostra palermitana, è emerso che Nunzio Serio, reggente del mandamento di Tommaso Natale, faceva riferimento ad Emanuele Cosentino, esponente della 'ndrina Gallico di Palmi, per importare grandi quantitativi di cocaina e hashish dalla Calabria in Sicilia.

La 'Ndrangheta e la Camorra Si è a conoscenza di doppie affiliazioni anche con la Camorra napoletana: per esempio De Stefano e Raffaele Cutolo. I Cutoliani uccisero Mico Tripodo per fare un favore ai De Stefano. Ci sono esempi di camorristi come Antonio Schettini affiliato ai Flachi e viceversa lo 'ndranghetista Franco Coco Trovato affiliato alla famiglia di Carmine Alfieri.Processo alla 'Ndrangheta di Enzo CiconteFratelli di sangue di Nicola Gratteri

L'operazione Tamanaco conclusasi il 22 giugno 2010 ha sgominato un traffico di droga gestito dai La Torre di Mondragone e dai Barbaro di Platì proveniente dal Venezuela e dalla Colombia e che passa da diversi porti europei tra cui il porto di Amsterdam. Al porto di Livorno sono stati sequestrati 700 chili di cocaina.

L'11 maggio 2016 viene sgominata a Roma una joint venture criminale tra elementi criminali di etnia sinti, il clan dei Casamonica, esponenti della Camorra, e di affiliati alle 'ndrine di Polistena, Taurianova e del locale di Melicucco.

Il 21 marzo 2018 vengono effettuati 19 arresti a Roma di presunti elementi appartenenti al clan Licciardi della Camorra e ai Filippone e Gallico accusati di traffico di droga.