Gli Ab Urbe condita libri CXLII (142 libri dalla fondazione della Città) sono un'opera dello storico latino Tito Livio che tratta la storia romana dalla fondazione di Roma (753 a.C.) alla morte di Druso maggiore (9 a.C.). L'opera è nota anche semplicemente come Ab Urbe condita libri e HistoriaeCosì chiamata da Plinio il Vecchio. ("Storie"), e in italiano Storia di Roma, mentre il titolo originale era forse Annales.

Dei 142 libri di cui era composta l'opera si sono conservati i libri 1–10 e 21–45 (quest'ultimo mutilo) e scarsi frammenti degli altri (celebri quelli relativi alla morte di Cicerone col giudizio di Livio sull'oratore, tramandati da Seneca il Vecchio). Dei libri perduti si sono conservati dei riassunti, detti Periochae.

Il piano dell'opera di Livio

Scrivendo la sua opera, Livio ritornò alla struttura annalistica tipica della storiografia romana, rifiutando l'impianto monografico delle prime due opere di Sallustio (Bellum Catilinae e Bellum Iugurthinum (mentre le sue Historiae erano di carattere annalistico, così anche come i celebri Annales di Quinto Ennio, poema che raccontava la storia di Roma appunto "anno per anno" ). La narrazione di ogni impresa si estende per l'arco di un anno, poi viene sospesa e ha inizio la narrazione di altri avvenimenti contemporanei; per l'anno seguente è ripresa la narrazione dei fatti lasciati in sospeso alla fine dell'anno precedente.

La narrazione iniziava dalle origini mitiche di Roma, ossia con la fuga di Enea da Troia, e arrivava, col libro 142, alla morte di Druso maggiore, figliastro di Augusto, avvenuta in Germania nel 9 a.C., o forse anche fino alla disfatta di Varo nella selva di Teutoburgo, nel 9 d.C. L'opera, interrotta dalla morte di Livio, probabilmente doveva comprendere 150 libri ed arrivare fino alla morte di Augusto, avvenuta nel 14 d.C. Si sono conservati i libri 1-10 (la "prima decade"), che arrivano fino alla terza guerra sannitica (293 a.C.) e i libri 21-45 (terza e quarta "decade" e metà della quinta), che coprono gli avvenimenti dalla seconda guerra punica (218 a.C.) fino al termine della guerra contro la Macedonia, nel 167 a.C. Dei libri perduti si sono conservate (tranne che per i libri 136 e 137) le Perìochae, brevi riassunti composti fra il III e il IV secolo, forse sulla base di precedenti epitomi (compendi) dell'opera liviana. La perdita di vaste parti dell'opera è probabilmente dovuta alla sua suddivisione in gruppi separati di libri, che andarono incontro a diverse vicende.

Alla divisione in decadi si fa cenno per la prima volta verso la fine del V secolo, ma la presenza di un proemio in apertura della terza decade (seconda guerra punica) fa pensare che la suddivisione in decadi rispecchi le fasi della pubblicazione dell'opera da parte dello stesso Livio, che pubblicò l'opera per gruppi di libri comprendenti periodi distinti e premettendo dichiarazioni introduttive ad alcuni dei libri che aprivano un nuovo ciclo. Come molti dei precedenti storici latini, Livio dilata l'ampiezza della propria narrazione man mano che si avvicina alla propria epoca, per soddisfare le attese dei lettori, interessati soprattutto alla narrazione della crisi politico-sociale dalla quale era emerso il principato augusteo.

A tale interesse del pubblico allude Livio nella praefatio generale all'opera. Le fonti utilizzate da Livio per la prima decade, contenente la storia più antica di Roma, furono gli annalisti, specialmente quelli meno antichi come Claudio Quadrigario, Valerio Anziate, Elio Tuberone e Licinio Macro (per alcune descrizioni particolari tenne forse presente addirittura il poema epico di Ennio), mentre per le decadi successive, in cui veniva narrata l'espansione di Roma in Oriente, agli annalisti romani affiancò il grande storico greco Polibio, dal quale Livio attinse soprattutto la visione unitaria del mondo mediterraneo; sporadico pare l'uso delle Origines di Catone.

Contenuto superstite Il contenuto dell'opera di Livio che ci è giunto è suddiviso in cinque pentadi (ossia gruppi di cinque libri) Prima pentade (libri I-V)

Origini di Roma con Enea e fondazione di Romolo e Remo (libri I-V)

In seguito alla caduta di Troia gli Achei furono molto duri nei confronti dei superstiti ma fecero una eccezione per due di essi, Enea e Antenore, che sostennero sempre la pace e la restituzione di Elena. Antenore, con un nutrito gruppo di Eneti e di Troiani percorsero il mar Adriatico e sbarcati nei pressi dei colli Euganei scacciarono gli Euganei e fondarono un villaggio, Troiano, che assunse poi il nome Padova.

Enea, giunto nel Lazio coi suoi soldati, approdò nel territorio di Laurento, dove entrò in contatto con Latino, re degli Aborigeni. Livio cita due versioni differenti dell'incontro: secondo una tradizione, Latino accolse pacificamente Enea; secondo un'altra, i Troiani e gli abitanti del luogo giunsero allo scontro armato, e strinsero un'alleanza dopo la vittoria dei Troiani. Latino diede in sposa ad Enea sua figlia Lavinia,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 1. ed Enea decise di fondare una città, dandole il nome di Lavinio (l'odierna Pratica di Mare), in onore della moglie. Turno, re dei Rutuli, dichiarò guerra sia agli Aborigeni che ai Troiani in quanto Lavinia gli era stata promessa in matrimonio prima dell'arrivo di Enea.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 2.

La guerra che ne seguì non portò nessuna delle due parti a rallegrarsi. I Rutuli furono vinti e Latino, re alleato di Enea, fu ucciso.

Segue il racconto di Romolo e Remo. Livio, Ab Urbe condita libri, I, 4 (secondo alcuni la lupa era forse una prostituta, all'epoca le prostitute erano chiamate anche lupae (si ritrova oggi traccia nella parola lupanare), e da un picchio (animale sacro per i Latini) che li protegge, entrambi animali sacri ad AresPlutarco, Vita di Romolo, 4, 2-3.. In quei pressi portava al pascolo il gregge il pastore Faustolo (porcaro di Amulio) che trova i gemelli e insieme con la moglie Acca Larenzia (secondo alcuni detta lupa dagli altri pastori, forse in quanto dedita alla prostituzione) li cresce come suoi figli.Plutarco, Vita di Romolo, 3, 5-6.Livio, Ab Urbe condita libri, I, 4, 5-7: Ita velut defuncti regis imperio in proxima alluuie ubi nunc ficus Ruminalis est—Romularem vocatam ferunt—pueros exponunt. Vastae tum in his locis solitudines erant. Tenet fama cum fluitantem alveum, quo expositi erant pueri, tenuis in sicco aqua destituisset, lupam sitientem ex montibus qui circa sunt ad puerilem vagitum cursum flexisse; eam submissas infantibus adeo mitem praebuisse mammas ut lingua lambentem pueros magister regii pecoris invenerit— Faustulo fuisse nomen ferunt—ab eo ad stabula Larentiae uxori educandos datos. Sunt qui Larentiam volgato corpore lupam inter pastores vocatam putent; inde locum fabulae ac miraculo datum..

I sette re di Roma ed espansione romana (libri VI-VII)

Guerra contro i Sabini: Ratto delle Sabine (libro I)

Romolo, divenuto unico re di Roma, decise per prima cosa di fortificare la nuova città, offrendo sacrifici agli dèi secondo il rito albano e dei Greci in onore di Ercole, così com'erano stati istituiti da Evandro.Livio, Ab Urbe condita libri, I, 7-8.; successivamente dotò la città del suo prima sistema di leggi e si circondò di 12 Littori.Livio, Ab Urbe condita libri, I, 8.

Con il tempo Roma andò ingrandendosi, tanto da apparire secondo Livio "così potente da poter rivaleggiare militarmente con qualunque popolo dei dintorni". Erano le donne che scarseggiavano.Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.10. Questa grandezza era destinata a durare una sola generazione se i Romani non avessero trovato sufficienti mogli con cui procreare nuovi figli per la città,Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9. nonostante Romolo, avesse proibito di esporre tutti i figli maschi e la prima tra le figlie, tranne che fossero nati con delle malformazioni.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 15, 1-2.

La gioventù romana non la prese di buon grado, tanto che la soluzione che andò prospettandosi fu quella di usare la forza. Romolo, infatti, decise di dissimulare il proprio risentimento e di allestire dei giochi solenni in onore di Nettuno equestre, che chiamò Consualia (secondo Floro erano dei ludi equestri) e Quindi ordinò ai suoi di invitare allo spettacolo i popoli vicini: dai Ceninensi, agli Antemnati, Crustumini e Sabini, questi ultimi stanziati sul vicino colle Quirinale. L'obiettivo era quello di compiere un gigantesco rapimento delle loro donne proprio nel mezzo dello spettacolo. Arrivò moltissima gente, con figli e consorti, anche per il desiderio di vedere la città nuova.

Terminato lo spettacolo i genitori delle fanciulle scapparono, accusando i Romani di aver violato il patto di ospitalità.Plutarco, Vita di Romolo, 14, 2-6. Romolo riuscì a placare gli animi delle fanciulle e, con l'andare del tempo, sembra che l'ira delle ragazze andò affievolendosi grazie alle attenzioni ed alla passione con cui i Romani le trattarono nei giorni successivi. Anche Romolo trovò moglie tra queste fanciulle, il cui nome era Ersilia. Da lei il fondatore della città, ebbe una figlia, di nome Prima ed un figlio, di nome Avilio.Plutarco, Vita di Romolo, 14, 7-8.

Tutto ciò diede origine ad una serie di guerre successive. Dei popoli che avevano subito l'affronto furono i soli Ceninensi ad invadere i territori romani, ma furono battuti dalle schiere ordinate dei Romani.Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 1.11. Il comandante nemico, un certo Acrone fu ucciso in duello dallo stesso Romolo, che ne spogliò il cadavere e offrì le sue spolia opima a Giove Feretrio, fondando sul Campidoglio il primo tempio romano. Eliminato il comandante nemico, Romolo si diresse contro la loro città che cadde al primo assalto,Livio, Ab Urbe condita libri, I, 10. trasferendone, poi, la cittadinanza a Roma e conferendole pari diritti a quelli dei Romani.Plutarco, Vita di Romolo, 16, 2-6. Gli stessi Fasti trionfali celebrano per l'anno 752-751 a.C.:. Tale evento era, invece, avvenuto secondo Plutarco, basandosi su quanto raccontato a sua volta da Fabio Pittore, solo tre mesi dopo la fondazione di Roma (nel luglio del 753 a.C.).Plutarco, Vita di Romolo, 14, 1.

Dopo la vittoria sui Ceninensi fu la volta degli Antemnati..Plutarco, Vita di Romolo, 17, 1. La loro città fu presa d'assalto ed occupata, portando Romolo a celebrare una seconda ovatio.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 11. Ancora i Fasti trionfali ricordano, sempre per l'anno 752-751 a.C.: Rimaneva solo la città dei Crustumini, la cui resistenza durò ancora meno dei loro alleati. Portate a termine le operazioni militari, il nuovo re di Roma dispose che venissero inviati nei nuovi territori conquistati alcuni coloni, i quali andarono a popolare soprattutto la città di Crustumerium, che, rispetto alle altre, possedeva terreni più fertili. Contemporaneamente molte persone dei popoli sottomessi, in particolar modo i genitori ed i parenti delle donne rapite, vennero a stabilirsi a Roma.