Impegnato in vari campi di attività, fu uno dei pochi da potersi considerare un "uomo universale", al pari di figure come Raffaello e Michelangelo, capace di incidere sullo sviluppo delle arti in moltissimi settori..

Biografia Il periodo della formazione a Siena Nato ad AncaianoLa nascita nel borgo di Ancaiano è generalmente accettata, anche se tale attestazione ottocentesca risale a Ettore Romagnoli in "Cenni storico-artistici di Siena e suoi suburbii" (1840, rist. ed. Forni) che non cita alcuna fonte., nell'attuale comune di Sovicille, si formò come pittore a Siena con Pinturicchio e Francesco di Giorgio Martini al seguito del quale è probabile abbia iniziato un'attività architettonica, visto che gli è generalmente attribuito, a soli vent'anni, un ruolo progettuale per la Villa le Volte della famiglia Chigi.

Nel 1503, incoraggiato dal potente concittadino Agostino ChigiLa famiglia Chigi aveva vasti possedimenti proprio ad Anchiano: Isa Belli Barsali, Baldassarre Peruzzi e le ville senesi del Cinquecento, 1977., banchiere papale, si trasferì a Roma; continuò però ad avere contatti con Siena: Infatti nel 1504 sembra sia stato aiuto del Pinturicchio durante la realizzazione degli affreschi nella Biblioteca Piccolomini, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta e gli viene anche attribuito un ruolo nel cantiere della chiesa di San Sebastiano in Valle Piatta (c.1507).N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 1981, voce Peruzzi.

Periodo romano

Giunto a Roma, Peruzzi si ritrovò nel grande fermento artistico che caratterizzò la città nel primo Cinquecento, dominato da figure come il Bramante e Raffaello Sanzio, che lo influenzarono profondamente.

Il suo mecenate e protettore Agostino Chigi gli affidò, probabilmente a partire dal 1506, la progettazione della sua villa sul Tevere, poi conosciuta come Villa Farnesina. La realizzazione della lussuosa residenza ebbe notevole risonanza e impose il suo nome nell'ambiente culturale, anche perché a partire dal 1511, completate la murature, l'edificio fu oggetto di una grande campagna di affreschi che coinvolse Raffaello e i maggiori artisti del momento.

A Roma, dopo un periodo di collaborazioni, cominciò a lavorare autonomamente, dapprima prevalentemente come pittore. In questo periodo il suo stile, a contatto con l'ambiente romano ed in particolare Raffaello, ebbe un'evoluzione che lo vide abbandonare i modi di Pinturicchio.

Lavorò per importanti famiglie e per i vari papi del periodo. A Peruzzi si devono i mosaici della cappella di Sant'Elena nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Nel 1516-17 fu impegnato nelle decorazioni pittoriche di Santa Maria della Pace sotto la guida di Raffaello.

Dal 1514 cominciò ad occuparsi anche di scenografia teatrale, progettando la scena prospettica per la messinscena romana de La Calandria del Bibbiena.

Cominciò ad occuparsi anche della fabbrica di San Pietro, in posizione subalterna, venendo quindi in contatto con Bramante di cui fu aiuto. La sua collaborazione al cantiere continuò poi anche con Raffaello.Di questo periodo rimangono due disegni conservati agli Uffizi (U17r e U19) in cui Peruzzi propone l'eliminazione dei deambulatori in due schemi uno a croce greca ed uno a croce latina: AA.VV., Baldassarre Peruzzi, architetto: V centenario della nascita di Baldassarre Peruzzi, 1981.

Peruzzi cominciò ad affermarsi come artista autonomo ed a lavorare anche fuori Roma. Nel 1515, venne chiamato a Carpi dove progettò la nuova facciata della romanica chiesa di Santa Maria in Castello, utilizzando uno schema compositivo, sperimentato da Bramante a Roccaverano e poi divulgato da Palladio, che prevedeva il sovrapporsi sullo stesso piano di due ordini architravati di diversa altezza. Progettò inoltre il duomo della città con una pianta che richiama la basilica di San Pietro ed intervenne sul cantiere della chiesa di San Nicola di Bari. Ancora a Carpi, sotto la direzione di Alberto III Pio signore della città, fu autore anche del riassetto urbanistico del centro e costruì il portico del grano; lavorò inoltre alla sistemazione della piazza antistante il duomo ed al rifacimento e ampliamento di Palazzo Pio.

Nel secondo decennio del secolo fu attivo anche nel cantiere del Tempio di Santa Maria della Consolazione a Todi, anche se non è stato appurato definitivamente la natura del suo apporto progettuale.

A partire dal 1519 lavorò alla progettazione ed all'esecuzione (con il fratello Pietro) della nuova ala del Palazzo Orsini a Bomarzo.

A Roma Peruzzi si dedicò intensamente allo studio dei resti antichi ricavandone molti disegni e rilievi. Il rapporto con l'antico, come per gli altri architetti della sua generazione, fu al centro della propria ricerca architettonica., insieme ad una personale rilettura dei temi dell'architettura bramantesca e raffaellesca.

Nel 1520, alla morte di Raffaello, subentrò a Raffaello anche sul cantiere della chiesa di Sant'Eligio degli OreficiN. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, op. cit., 1981. e assunse l'incarico di coadiutore della Fabbrica di San Pietro che fino a quel momento era stato di Antonio da Sangallo il Giovane, divenuto primo architetto. In questi anni Peruzzi affrontò la continua ricerca di invenzioni spaziali, documentata da disegni, rilievi e studi architettonici (come per esempio i progetti per San Giovanni dei Fiorentini), nei quali affronta il tema della pianta centrale su schemi policentrici che risalgono a Bramante, con un impeto sperimentalista che non trovò realizzazione. Nell'ambito di tale ricerca progettuale Peruzzi propose un progetto per il completamento della basilica di San Pietro, che prevedeva, a differenza di quanto proposto da Raffaello, la realizzazione di una chiesa a pianta centrale come mostra un disegno, pubblicato da Sebastiano Serlio nel libro III del suo trattato, I sette libri dell'architettura. Si occupò anche della continuazione dei lavori al cantiere del Cortile del Belvedere, progettato da Bramante.

Tra il 1522 ed il 1523 soggiornò a Bologna, chiamato per il completamento della facciata di San Petronio per la quale predispose alcuni progetti, poi non realizzati. A Bologna realizzò il portale della chiesa di San Michele in Bosco, il Palazzo Lambertini (poi trasformato nel tempo e definitivamente demolito nel 1911), il progetto per la Cappella Ghisilardi nella basilica di San Domenico (progetto forse del 1523, realizzazione tra 1530-34) ed un famoso cartone con L'Adorazione dei Magi, oggi alla National Gallery di Londra, trasposto poi in un dipinto su tela di Girolamo da Treviso.

Nel 1523 rientrò a Roma e realizzò la sepoltura di Adriano VI nella Chiesa di Santa Maria dell'Anima.

Peruzzi fu anche uno specialista di apparati effimeri realizzando nel 1524 l'allestimento per l'incoronazione di Clemente VII

Di ritorno a Siena Nel 1527, durante il Sacco di Roma fu fatto prigioniero dagli spagnoli e riuscì a farsi liberare pagando un riscatto e raggiungendo rocambolescamente Siena dopo uno sbarco a Porto Ercole. A Siena divenne architetto della Repubblica, e del cantiere del Duomo e lavorò a numerosi altri edifici civili, religiosi e militari. Prese parte all'assedio di Firenze, dalla parte degli assedianti, inviato dalla Repubblica senese.

Partecipò al rafforzamento delle fortificazioni della città in un continuo conflitto con Firenze, che culminò, in seguito, nella guerra del 1552-1555. A questo riguardo, più che per una singola opera, il Peruzzi è celebre per aver contribuito alla definizione della Fortificazione alla moderna, applicando gli studi relativi alle nuove strategie di difesa necessarie davanti alle nuove armi "da fuoco". Bastioni e fortificazioni medievali non si adattavano più alle tattiche cinquecentesche, ed egli fu tra coloro che elaborarono e tradussero in pratica le nuove necessità, con elementi nuovi come il bastione angolare senza "punti ciechi" sul vertice.

Nella sua città natale costruì pure il Castello di Belcaro e lavorò al Palazzo Celsi-Pollini in Pian dei Mantellini, oggi molto alterato.

Negli anni a cavallo tra il terzo ed il quarto decennio del XVI secolo fu impiegato dalla Repubblica senese per realizzare o rafforzare anche fortificazioni del territorio ed in particolare della Maremma dove fu incaricato dalle autorità senesi di verificare tutte le fortificazioniDei sopralluoghi effettuati nel 1532 ci rimane una memoria scritta dallo stesso Peruzzi:Documenti per la storia dell'arte senese (a cura di Gaetano Milanesi), 1856.

Tra le opere militari di questo periodo che si sono attribuite al Peruzzi: il Castello di Montepò (1529-30), nel comune di Scansano, nella Maremma toscana, il rafforzamento con bastioni delle mura di Torrita di Siena (1529), il rafforzamento delle mura di Orbetello.

Fu molto amico e parente del pittore senese Domenico Beccafumi.

Ultimo periodo romano

Nonostante gli incarichi senesi, negli ultimi anni tornò a Roma, dove, nell'ultimo periodo della sua vita, fu reintegrato come architetto della fabbrica di San Pietro e manifestò pienamente le sue idee architettoniche libere e spegiudicate, realizzando la modesta villa a Montemario di Blosio Palladio ma soprattutto quello che è considerato il suo capolavoro: il Palazzo Massimo alle ColonneArnaldo Bruschi, Oltre il Rinascimento: architettura, città, territorio nel secondo Cinquecento, 2000.. Con tale sperimentale stile architettonico si pose tra i protagonisti del Manierismo.

Vasari riferisce che morì vecchio, in grande povertà, con una numerosa famiglia da mantenere e probabilmente avvelenato da rivali professionali.Vasari, Le Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Vita di Baldassarre Peruzzi sanese pittore et architetto, 1568. Fu probabilmente sepolto nel Pantheon non distante dal suo maestro RaffaelloVasari, Vite, 1568:"...e nella Ritonda appresso a Raffaello da Urbino, dove fu da tutti i pittori, scultori et architettori di Roma onorevolmente pianto et accompagnato, datogli onorata sepoltura..."Nel 1921 i senesi recuperando il testo della lapide riportata da Vasari posero nel Pantheon questa epigrafe:.

Una sua memoria si trova comunque nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Lo studio dell'antico Lasciò un ampio corpus di disegni di grande qualità grafica comprendente progetti architettonici, studi teorici, rilievi e ricostruzioni archeologiche.

Peruzzi pensò di utilizzare una parte di tale materiale per un libro sulle antichità di Roma e per un commentario a Vitruvio che però non si concretizzò maiVasari, Vite, 1568: "... cominciò un libro dell'antichità di Roma et a comentare Vitruvio facendo i disegni di mano in mano delle figure, sopra gli scritti di quell'autore...", mentre il materiale grafico, rimasto agli allievi fu disperso.Vasari stesso afferma orgogliosamente di possedere alcuni disegni di Peruzzi. Almeno una parte di questo materiale fu a disposizione di Sebastiano Serlio che lo utilizzò per la sua opera trattatistica riconoscendo il debito al maestro. In tal modo le ricerche più sperimentali di Peruzzi ebbero modo di esercitare la sua influenza sulla cultura cinquecentesca europea.

Testimonianze artistiche apprezzabili sono state lasciate anche dal figlio, Giovanni Sallustio Peruzzi, e dal fratellastro Pietro Antonio di Andrea.

Opere La fortuna critica dell'opera architettonica di Peruzzi declinò rapidamente dopo il XVI secolo. Mentre i contemporanei lo considerarono uno dei massimi artisti del secolo come risulta nelle opere di Vasari, Palladio, Serlio, Cellini, nei secoli successivi fu presto dimenticato, fino alla riscoperta novecentesca. Risulta pertanto piuttosto difficile, a parte le opere maggiori, completare il regesto dei progetti. Tuttavia tutte le ricerche contemporanee confermano le attribuzioni vasariane ed arricchiscono l'elenco delle opere peruzziane.

Villa Chigi (Le Volte)