Figura tra le più eminenti nella storia della città di Trieste, certamente la più importante personalità cittadina della fase storica precedente alla proclamazione della città quale porto franco nel 1719, Pietro Bonomo soltanto da pochi anni ha cominciato a essere valutato appieno nei molteplici aspetti della sua personalità. Il suo nome compariva, di volta in volta collegato al suo ruolo di umanista presso la corte imperiale o di vescovo di Trieste o ancora di statista, nelle trattazioni specifiche di settore, mentre soltanto nel 2005 ne è stata pubblicata una biografia complessiva.
Biografia Infanzia e gioventù Nato a Trieste nel 1458, Pietro Bonomo vide la sua infanzia segnata dagli odî di parte che laceravano Trieste: il padre, Giovanni Antonio, uno dei capi della fazione filoimperiale cittadina, fu impiccato il giorno dell'Assunta del 1468, quando il partito autonomista e filoveneziano insorse violentemente contro il dominio imperiale, reagendo così alla soppressione di quasi tutte le autonomie municipali stabilita dal "Documento di Abdicazione", preteso dall'imperatore Federico III. La città fu in mano degli insorti per un anno, e la famiglia di Giovanni Antonio Bonomo fu tra le prime a essere condannata all'esilio.
Nel 1469 però il capitano imperiale Nikla Luogar riuscì con un'azione di forza a reimpadronirsi della città e a restaurarvi il dominio imperiale. Pietro poté così ritornare in patria con la madre e i fratelli, fin quando fu inviato a Padova (e forse anche a Bologna) per attendere agli studi.
E proprio durante uno dei suoi viaggi da Trieste a Padova avvenne un incontro che segnò una svolta nella sua vita: tale incontro ce lo narra egli stesso per bocca del letterato capodistriano Girolamo Muzio (1496-1576), che fu molti anni più tardi suo segretario: nella barca in cui viaggiava erano saliti pure alcuni ambasciatori dell'imperatore Federico III, i quali avevano ricevuto, tra i molti incarichi, anche quello di trovare giovani italiani versati nelle lettere da impiegare nella cancelleria imperiale. Questa aveva goduto, attorno alla metà del secolo, della presenza di Enea Silvio Piccolomini, grazie a cui il rinnovamento culturale dell'umanesimo italiano penetrò oltralpe; pertanto dopo la partenza del grande senese – che in quegli stessi anni fu vescovo di Trieste – si cercò di assumere personale di nascita o quantomeno di formazione italiana, in modo che la cancelleria stessa potesse, quanto a stile latino, stare al passo con quelle delle principali corti d'Italia.
Gli ambasciatori di Federico ebbero modo di apprezzare, durante il breve viaggio per mare, la dimestichezza del giovane Pietro con i classici latini, e così, non ancora ventenne, il Bonomo giunge presso Federico III quale semplice scrivano, ma ben presto seppe accattivarsi la simpatia dell'Imperatore, che gli procurò i primi benefici ecclesiastici; nello stesso periodo approdò al servizio di corte pure il fratello maggiore Francesco, anch'egli dotto letterato, conoscitore del greco e dell'ebraico, che per due volte fu sul punto di ottenere la cattedra di retorica e poetica all'Università di Vienna, disputandola al celebre poeta e umanista tedesco Conrad Celtis. Alla fine la cattedra fu affidata a quest'ultimo, poiché Francesco Bonomo, per il fatto di essere l'unica persona alla corte imperiale che conoscesse il greco, fu inviato in missione diplomatica presso gli Ottomani. Al ritorno dalla missione resterà a servizio della corte imperiale e morirà nel 1514.
Incarichi diplomatici
Nel 1495 Massimiliano I lo incaricò di una missione diplomatica presso Ludovico il Moro, che si protrasse a più riprese fino alla definitiva caduta di quest'ultimo, nell'aprile 1500. Compito essenziale del Bonomo fu quello di convincere lo Sforza a sostenere finanziariamente il Re dei Romani, le cui casse sempre languivano, in cambio dell'aiuto dell'esercito imperiale contro l'espansionismo di Carlo VIII di Francia.
Nei momenti in cui rientrava a corte, il triestino continuava a intrattenere rapporti con gli amici umanisti, come testimoniano numerose lettere risalenti a questo periodo: tra queste spiccano due missive indirizzate al grande ebraista tedesco Johann Reuchlin, comprese nel suo epistolario a stampa (Tubinga, Thomas Anshelmus, marzo 1514). La produzione poetica del Bonomo, che trovava scopo e pubblico essenzialmente a corte, risentì invece delle lunghe assenze, subendo un temporaneo arresto. Tra i risultati conseguiti dalla sua missione vi è l'effimera pace tra Milano e la Francia, siglata a Schwaz presso Innsbruck nel dicembre 1497. Fu poi al fianco del Moro sia quando questi dovette riparare a Innsbruck nell'agosto 1499, sia quando i francesi occuparono definitivamente Milano nell'aprile 1500, anzi fu egli stesso fatto prigioniero.
Rientra però subito a corte, ove è nominato segretario della regina Bianca Maria; questa mansione lo pone momentaneamente al riparo dall'impegno politico diretto e si apre così per lui una nuova stagione letteraria.
Ritorno a Trieste
In quello stesso anno Massimiliano concesse al suo fedele collaboratore un alto riconoscimento, offrendogli la scelta fra le sedi episcopali di Vienna e di Trieste, entrambe vacanti; il Bonomo, che in tanti anni di assenza mai aveva troncato i legami con la sua città natale, scelse quest'ultima. La conferma papale giunse però soltanto nell'aprile 1502, dal momento che il pontefice designò inizialmente vescovo di Trieste un altro segretario di Massimiliano, il vegliotto Luca de Renaldis, ricordato dal Machiavelli ne Il Principe.
A Trieste, sempre lacerata dagli odi di parte, vi era chi vedeva assai di mal grado l'elezione del Bonomo, e per scongiurarla si arrivò persino a tessere complotti ai suoi danni; nondimeno egli seppe conservare per sé la fiducia e la stima del sovrano, superando ogni difficoltà. Da questo momento in poi egli prese ancor più a cuore la propria città, della quale diventò una sorta di avvocato difensore a corte; la città stessa ne ebbe diversi vantaggi, dal momento che ciò che egli proponeva trovava molto spesso l'assenso del sovrano: furono confermati gli statuti municipali e i privilegi riguardanti il commercio marittimo. La figura del Bonomo, in bilico tra erudizione umanistica e impegno nel servizio di corte, acquista grazie alla mitra un privilegio rispetto agli altri letterati della regione: quello di non aver mai reciso i legami con il luogo d'origine, evento altrimenti inevitabile in un territorio ove non vi erano né corti né università (si pensi alle carriere di Pietro Paolo Vergerio il Vecchio, di Girolamo Muzio, di Francesco Patrizio e di tanti altri, fino a tempi recenti).
Per gli anni seguenti non si hanno molte notizie (ma è una lacuna che presto verrà colmata con il proseguire della pubblicazione dei Regesta Imperii, che attualmente giungono fino a tutto il 1501); certa è la sua partecipazione, in posizione ragguardevole, alla Dieta Imperiale di Colonia del 1505.
Poco dopo il suo rientro a Trieste, la città subì l'assedio dei veneziani in seguito allo scoppio della guerra tra l'Impero e la Repubblica: il 6 maggio 1508 fu conquistata, ma il Bonomo riuscì a fuggire il giorno precedente; da questo momento fu impegnato in prima persona nella difesa dell'Impero, anche dopo che Trieste fu spontaneamente restituita dai veneziani a Massimiliano nel giugno 1509.
Nell'autunno di quell'anno fu assieme al suo sovrano all'assedio di Padova, nel 1511 comandò l'assalto contro il castello di Moccò presso Trieste, e l'anno successivo ottenne dall'Imperatore la nomina a commissario ai confini e governatore del Friuli. Dopo un secondo assedio al castello di Moccò, che ebbe per esito la sua distruzione, passò all'attacco di Muggia, che fu però interrotto dallo scoppio di un'epidemia. Il presule si portò pertanto a Gorizia, da dove diresse le successive operazioni. Dopo una tregua nel 1512, la guerra riprese l'anno successivo: in quest'occasione il Bonomo si reca a corte alla testa di una delegazione del comune di Trieste, per chiedere aiuti per la città prostrata dalla guerra, dalla fame, dalla peste e dal terremoto. Sul finire dell'anno è a Casalmaggiore (CR) per conferire con Massimiliano Sforza, appena reinsediato a Milano in seguito agli accordi di Mantova; poi prosegue per Roma, ove presenzia a diverse sessioni del Concilio Lateranense V, ma lo raggiunge anche la notizia della morte del fratello Francesco.
Rientrato in patria, nel settembre 1514 concluse a nome del capitano imperiale Nicolò Rauber una tregua separata tra Trieste e le città dell'Istria veneta, provvedimento che ebbe l'effetto di far riprendere vigore al commercio marittimo, prostrato da sei anni di guerra. L'anno seguente presenziò alla Dieta Imperiale di Vienna.
Anche negli anni successivi la sua azione a corte fu assai proficua per la città, che ottenne una nuova conferma degli statuti e il passaggio obbligato per Trieste delle merci che, provenendo dall'interno dell'Impero, erano destinate ai territorî veneti.
Alla fine di ottobre del 1517 fu ricevuto solennemente, assieme al vescovo di Lubiana Cristoforo Rauber, dal corpo accademico dell'Università di Vienna, che onorò i due presuli con una cerimonia paragonabile a un'odierna laurea "honoris causa": di entrambi i personaggi fu pronunciato un elogio poi dato alle stampe (Vienna, Johannes Singrenius, marzo 1519). Quello in onore del Bonomo ci risulta particolarmente utile poiché contiene particolari biografici di prima mano, sconosciuti dalle altre fonti e finora non utilizzati dagli studiosi. Nel 1518, dovendo prendere parte alla dieta imperiale di Augusta, passò per Innsbruck, dove ritrovò le raccolte poetiche del circolo umanistico di cui egli stesso fece parte, e decise di darle alle stampe.
Ad Augusta e Vienna
Il vescovo aveva ormai sessant'anni, e intendeva rinunciare agli incarichi di corte per ritirarsi definitivamente nella sua diocesi; ignorava però che lo aspettavano quattro anni di intenso lavoro, forse più intenso che in qualsiasi altro periodo fino a quel momento. Era infatti da poco ritornato a Trieste da Augusta che fu richiamato da Massimiliano morente. Al suo arrivo il sovrano, cui non rimaneva da vivere che qualche giorno, nominò i membri del futuro consiglio di corte, e fra questi vi inserì anche il fedele Bonomo, che dopo la morte del sovrano presenziò alla solenne orazione funebre pronunciata da Johannes Fabri da Friburgo (Augusta, Sigmund Grimm & Marcus Wirsung, luglio 1519).
Qualche mese dopo, una volta che Carlo fu eletto imperatore, il triestino fu designato, assieme al cardinale Matthäus Lang e al Vescovo di Trento Bernardo Cles, a presiedere il collegio di quattordici membri, detto Oberste Regierung, destinato a reggere gli stati austriaci fino all'insediamento del successore di Massimiliano I. Tale collegio aveva sede ad Augusta, e pertanto egli si trattenne in quella città fino alla fine del 1520, quando raggiunse Worms per i lavori di preparazione alla grande dieta imperiale, passata alla storia per la breve comparsa di Martin Lutero, che vi fu chiamato perché facesse pubblica ritrattazione dei suoi errori.