Nadro (Nàder in dialetto camuno) è una frazione di 655 abitantiFonte: del comune italiano di Ceto, in Val Camonica, provincia di Brescia, Lombardia.
Il paese è posto a circa 75 km da Brescia alla quale è collegato dalla strada statale 42 del Tonale e della Mendola che termina, dal 14 settembre 2005, proprio in uno svincolo all'altezza della frazione, in attesa della prosecuzione dei lavori.
Il territorio di Nadro confina con tre diversi comuni: a est quello di Cimbergo, a nord quello di Capo di Ponte e ad ovest quello di Ono San Pietro. Il capoluogo comunale, Ceto, è invece posto più a sud, oltre il torrente Figna.
Il centro storico si sviluppa dall'antico nucleo medievale formato da una casatorre, e prosegue lungo una direttrice nord-sud seguendo strada principale chiamata via Piana.
Il paese si inserisce nel sistema delle incisioni rupestri della Valcamonica in quanto ingresso principale alla vasta area della riserva naturale Incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo; ospita inoltre il museo didattico della riserva.
Geografia fisica
Territorio Il territorio della frazione di Nadro è compreso in un dislivello di circa 300 metri: esso declina da un'area montuosa ad oriente, che sfiora i 640 m s.l.m. della località Figna-Cornasella (al confine col comune di Cimbergo), fino ad un'area pianeggiante presso le sponde del fiume Oglio, a circa 360 m s.l.m. Il centro storico del paese giace invece a 421 m s.l.m., disposto a metà tra i due punti sopracitati.
Il settore orientale, posto più a monte tra il confine col comune di Cimbergo e l'abitato storico, presenta una vasta area boschiva facente parte della Riserva naturale Incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo; in questo luogo sono molto diffusi numerosi alberi di castagno, qualche abete ed alcuni alberi di noce scendendo di quota verso il paese.
Ad occidente, tra l'abitato ed il fiume Oglio, è invece presente un'area pianeggiante, un tempo adibita a coltivazione, oggi per gran parte urbanizzata e sede della zona industriale di Campagnelli. In quest'area, soprattutto lungo l'area limitrofa al fiume Oglio, sono riscontrabili alberi di robinia, i quali, importati in Europa nel XVII secolo, si è diffusa in modo infestante soffocando le specie autoctone. Data la rapidità della sua crescita di questa piante oggigiorno è ampiamente adoperata come legna da ardere ad utilizzo domestico.
Idrografia
L'abitato si dispone alla destra idrografica del torrente Figna, il quale discende dal territorio di Cimbergo e termina il suo corso congiungendosi al fiume Oglio. Questo torrente segnava l'antico confine tra le comunità di Ceto e Nadro.
L'importanza di questo torrente nel passato è riscontrabile nel lungo processo che, a cavallo del XV secolo, oppose la vicinia di Nadro e quella di Cimbergo, e che si risolse solamente con l'intervento diretto del governo veneziano.
Poco sotto l'abitato, in una zona compresa tra la via Nazionale ed il paese stesso, è visibile un enorme canale coperto costruito nel 1926, il quale convoglia le acque di diversi torrenti della Val Camonica a fini idroelettrici. La condotta inizia presso il paese di Cedegolo e termina a Cividate Camuno.
A seguito degli eventi alluvionali del luglio 1987, che colpirono non solo la Valtellina, ma anche alcuni comuni della Val Camonica, vennero effettuate nel 1988 delle opere di bonifica e sistemazione degli argini dalla Figna, soprattutto nel suo tratto finale.
Orografia
Il paese di Nadro, situato nel cuore della media Val Camonica, è adagiato alle pendici del Pizzo Badile Camuno, possente montagna calcarea del gruppo dell'Adamello. L'abitato è quindi rivolto ad ovest, verso il monte Concarena, anch'esso d'origine calcarea ma facente parte delle Prealpi Orobiche.
Durante gli equinozi, due volte l'anno, si osservano spettacolari giochi di luce creati dal sole che sorge e tramonta dai due monti sopraccitati. Alcuni studiosi, come Ausilio Priuli, rilevano come potrebbe esserci relazione di tipo mistico-religioso tra le incisioni rupestri, sia della vicina area della riserva che con quelle del comune di Capo di Ponte (circa l'80% dell'intero patrimonio della Val Camonica si trova in questa zona), e la scenograficità di questi due monti. Altri, come Umberto Sansoni, hanno una opinione del tutto opposta.
A questi fenomeni è legata anche una festa del paese, la Festa delle due albe.
Clima Appartenendo al comune di Ceto è classificato climaticamente all'interno della fascia E, sebbene il suo orientamento ad ovest differisca dalla disposizione del capoluogo a sud-ovest.
Durante l'inverno le temperature oscillano tra i -10 °C della mattina e i 12 °C del pomeriggio. Il paese, a causa della sua posizione sul versante orientale della valle, è raggiunto dalla luce del sole solamente verso le ore 11:00.
D'estate il clima è molto più mite, ed il sole, data anche la diversa conformazione delle montagne, lambisce l'abitato già a metà mattina, riscaldando il territorio sino a superare i 25 °C. Nella stagione primaverile, infine, sono frequenti gli episodi di favonio (föhn).
Origini del nome
Il nome del paese dovrebbe significare "valle scoscesa, canale ripido o luogo oscuro".
Enrico Tarsia, così come lo Gnaga e l'Olivieri, sostengono che possa derivare dall'aggettivo latino ater, unito alla preposizione "in", che ha il significato di "oscuro", anche qui forse con allusione alla posizione poco soleggiata del paese.
Storia
La prima frequentazione umana nella zona di Nadro risale probabilmente al periodo mesolitico. Precedentemente, durante il paleolitico, l'intera Val Camonica si trovava ancora al di sotto di una spessa coltre di ghiaccio causata dalla glaciazione di Wurm.
Presso l'area della riserva naturale delle incisioni rupestri, a poche centinaia di metri da Nadro, è stato ritrovato un riparo sottoroccia con focolare preistorico e microliti, databili a circa 9 000 anni fa.
Sono inoltre riscontrabili, presso i grandi lastroni di arenaria ricchi di petroglifi, incisioni databili sicuramente dall'età del rame, del ferro, fino al medioevo, lasciando presupporre una continua antropizzazione del territorio durante tutto questo periodo.
Le incisioni rupestri osservabili a fianco raffigurano non solo elementi zoomorfi, antropomorfi, oggetti, armi, figure di capanna, ma anche alfabetari che rappresentano l'antico alfabeto camuno.
Non sono pervenute documentazioni precise del periodo compreso tra l'età dei metalli e la caduta dell'Impero romano d'Occidente ma si sa che a partire dal 774 anche Nadro, come tutta la Val Camonica, divenne feudo dei monaci benedettini di Tours, grazie alla donazione di Carlo Magno.
Tra il X e l'XII secolo il borgo di Nadro gravitò nell'orbita dei feudatari vescovili De Figna, probabilmente discendenti da un ramo della famiglia Martinengo.
È da notare in proposito come il cognome di questa casata permanga come toponimo sia per una zona a monte di Nadro, sia per il torrente che scorre accanto al paese. Gli storici non sono concordi, però, sul fatto che i feudatari abbiano mantenuto il nome del luogo d'origine, o viceversa, il toponimo sia derivato proprio da loro. Certo è che vi fosse un castello presso la località Figna, un tempo forse sede di una dogana sulla strada degli alpeggi della Val Paghera.
La famiglia De Figna governò Nadro fino al 1302. In seguito, il 14 ottobre 1336, il Vescovo di Brescia Jacopo de Atti assegnò i diritti delle decime a Maffeo e Giroldo della famiglia Botelli di Cemmo. In seguito, però, questi ultimi caddero in disgrazia agli occhi del Vescovo quando, per accaparrarsi i beni ecclesiastici, si allearono con i ghibellini Federici.
È riportato da Gregorio Brunelli che nel 1397, al momento della pace di Breno, i Botelli inviarono per Nadro Salvagnirio di Antonio e Andreolo Bettoni a schierarsi dal lato ghibellino del fiume Oglio.
Il 13 ottobre 1423 Giovanni Gaioni da Edolo si vide confermare le rendite (concesse dal vescovo di Brescia Guglielmo Pusterla già nel 1408) di Nadro. I Gaioni erano una famiglia ghibellina proveniente da Edolo, concorrenti dei Federici in alta Val Camonica. Essi si sostituirono ai Botelli ed a loro si deve la riedificazione della casa torre, che domina ancora oggi il paese.
A partire dal 1454, quando la Valle Camonica divenne parte della Terraferma Veneziana, il potere dei feudatari venne ridimensionato a favore delle amministrazioni locali, chiamate vicinie. Esse erano un'antica istituzione di autogoverno degli abitati, formata dai capifamiglia originari di un paese, al fine di gestire i beni comuni quali i boschi, le acque, i ponti, le strade. Non vi erano compresi i nobili, gli ecclesiastici e gli stranieri.
Il giorno 22 aprile 1474 è riportato che si presentarono dal Capitanio di Valle a Breno due rappresentanti della vicinia di Nadro al fine di accusare la comunità di Cimbergo di interrompere il flusso dell'acqua del torrente Figna, che alimentava i mulini del paese.
Agli abitanti di Cimbergo, che utilizzavano l'acqua per irrigare la campagna, venne intimato dalle autorità veneziane di non interrompere il corso del torrente. Sebbene la sentenza fosse stata emessa, la questione continuò a riproporsi per tutto il Cinquecento.
Nell'autunno del 1578 il vescovo di Brescia Domenico Bollani compì una visita pastorale nella Valle Camonica. Della parrocchia di Nadro riporta:
Nel Catastico Bresciano di Giovanni Da Lezze del 1609 si legge:
Anche nell'estimo del 1645 si ricordano i mulini di Nadro:
Nelle deliberazioni del 1474 si distinguevano i due mulini chiamandone uno rodanum e l'altro piganzolum; il secondo, è annotato, consumava più acqua.
Nel 1797, con l'arrivo di Napoleone e la nascita della Repubblica Cisalpina, vennero instaurati i comuni ed abolite le vicinie ed i privilegi feudali. Nel febbraio 1798, a seguito della legge "6 ventoso anno VI" del cantone di Montagna, il comune di Nadro venne unito a quello di Ceto, col nome di Ceto e Nadro. Il primo sindaco del neonato comune fu tale Cristoforo Gaioni. L'ultimo rampollo della nobile famiglia Gaioni, Giovanni Bettino, morì invece decapitato per un colpo di mannaia infertogli da Paolo Pezzoni nel 1856. Tra il 1816 ed il 1859 il comune sarà denominato Ceto con Nadro, mentre dal 1859 Nadro sarà declassato a frazione, comparendo nel nome solo Comune di Ceto.
Nel 1858 la Valle Camonica venne formalmente annessa al Regno d'Italia; il paese di Nadro, visitato in questo anno dal vescovo di Brescia Girolamo Verzeri, contava 418 abitanti di cui 275 ammessi alla comunione.
A partire dalla crisi agricola del 1870 diversi abitanti di Nadro, come molti in Val Camonica, scelsero l'emigrazione, soprattutto verso gli Stati Uniti d'America e l'Argentina. Lo spopolamento continuò, con situazioni altalenanti, fino al secondo dopoguerra. Nei primi anni del XX secolo la popolazione del paese era di circa 560 persone, e lungo la strada statale sorsero le prime sei case.
Tra il 1927 ed il 1947 il comune di Ceto, e conseguentemente il territorio di Nadro, venne unito al comune di Cerveno, in ottemperanza alle leggi fasciste che accorpavano i piccoli comuni, dando origine al comune di Ceto-Cerveno.
Nel 1962 venne inaugurata la zona industriale in località Campagnelli, mentre nel 1983 fu istituita la riserva naturale Incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo.
Antichi Originari Gli Antichi Originari erano, al tempo delle vicinie, i capifuoco delle famiglie native del paese: essi erano gli unici che avevano il potere di deliberare nei consigli, mentre i nobili, gli ecclesiastici e gli stranieri (anche se residenti da diverse generazioni nel paese) ne erano esclusi. I cognomi degli Originari di Nadro, riportati nei registri della vicinia, erano: Appolonia (nei documenti antichi Polonia) Battistini Donina Pezzoni Vaiarini Zana (oppure Zuana)
Feudatari locali Famiglie che hanno ottenuto l'infeudazione vescovile dell'abitato:
Famiglia Stemma Periodo De Figna ? - 1302 Botelli 1302 - 1423 Gaioni 1423 - 1797