Tra i primi creatori italiani della vignetta satirica politica, fondò i giornali Merlin Cocai e La Terra e dal 1911 collaborò al quotidiano del Partito Socialista Italiano, lAvanti!. Anticapitalista e antimilitarista, fu perseguitato dal fascismo.

Biografia Nacque a Mantova il 29 gennaio 1873, primo figlio, col gemello Primo, di Virginia Lonardi (n. 1845) e Rainero Scalarini (1840-1898), un impiegato delle ferrovie che aveva combattuto nelle campagne risorgimentali dal 1859 al 1866. Seguirono poi le sorelle Francesca e Dina, e il fratello Enrico. Terminati nel 1888 gli studi tecnici, nel 1890 inviò a una mostra alcuni disegni che ebbero una favorevole recensione dalla Provincia di Mantova. In quell'occasione conobbe Ivanoe Bonomi, cui rimarrà legato d'amicizia per tutta la vita, malgrado i successivi dissensi politici. Con lui e pochi altri fondò in quell'anno un'effimera Società letteraria.M. De Micheli, Scalarini, 1978, pp. 8-9.

Nel 1891 trovò un impiego alla Direzione delle Ferrovie di Firenze, città che favoriva la sua passione per l'arte. Il centro della cultura e dell'arte moderna era allora Parigi e Scalarini, il 17 febbraio 1892, partì per la capitale francese e vi rimase per un mese e mezzo. Tornato in Italia, riuscì a impiegarsi come disegnatore nell'Impresa Cecchini di Borgo San Lorenzo. La sua aspirazione era dedicarsi al giornalismo e al disegno satirico, incoraggiata dalle sue convinzioni politiche socialiste, comunicate all'amico Bonomi e da questi condivise.M. De Micheli, cit., pp. 9-16.

Tornato a Mantova nel 1894, fece un secondo, breve viaggio a Parigi, dopo il quale fu assunto all'Ufficio del catasto di Mantova. Chiamato a svolgere il servizio militare a Venezia, s'iscrisse all'Accademia di Belle Arti, e alla fine della ferma militare, nel gennaio del 1896, s'impiegò al catasto di Udine. Intanto, continuava a proporre a vari giornali vignette e caricature: gliene pubblicarono La Rassegna di Roma, la Scena illustrata di Firenze e anche i Fliegende Blätter di Monaco.M. De Micheli, cit., pp. 17-19.

A Udine rimase soltanto quattro mesi. Tornato ancora a Mantova, vi fondò il settimanale illustrato Merlin Cocai, il cui primo numero uscì il 1º novembre 1896. Diretto da Dante Bianchi, aveva solo quattro pagine, delle quali le due interne erano riempite dalle vignette di Scalarini, ed era ispirato a idee radicali e socialiste. In calce ai suoi disegni, compare la caratteristica firma di Scalarini: una scala seguita dalle due sillabe finali del suo cognome. Nel marzo del 1897, nel ballottaggio dei collegi elettorali di Mantova e provincia, il giornale si schierò contro i candidati del «partito malfattore» del «brigante Crispi», che non vennero eletti.M. De Micheli, cit., pp. 24-26.

Continuò a disegnare per il Merlin Cocai anche quando si trasferì a Bologna per lavorare nella litografia Wenk. A Bologna ritrovò Bonomi e due amici di Venezia, con i quali progettò un giornale che abbinasse cultura e umorismo. Non se ne fece nulla, ma il 1º maggio 1898, con Bonomi e Giovanni Zibordi (1870-1943), fondò La Terra, il primo giornale dichiaratamente socialista pubblicato a Mantova. Fu l'anno in cui un'ondata di proteste percorse la penisola contro le politiche economiche dei governi che penalizzavano le classi popolari e che raggiunse il culmine con la sommossa di Milano, repressa a cannonate dal generale Bava Beccaris. Seguirono gli arresti e i processi tenuti dai tribunali militari, che colpirono soprattutto i militanti socialisti. Quasi l'intera redazione romana dellAvanti ! fu arrestata e Filippo Turati fu condannato a dodici anni di carcere. Anche Scalarini finì a giugno sotto processo per le sue vignette. Il Merlin Cocai fu soppresso e Scalarini, condannato, si sottrasse all'arresto fuggendo in Austria.M. De Micheli, cit., pp. 27-31.

A Windischgraz trovò un impiego e una commissione dalla Casa editrice Larousse. Mandò anche suoi disegni al periodico bolognese lItalia ride. Nell'agosto del 1900 si trasferì a Berlino, dove lavorò per i Lustige Blätter e per i Fliegende Blätter. Espulso il 17 febbraio 1901 dalla Germania su richiesta del governo italiano, riparò prima a Londra e poi in Belgio. Da Bruxelles fu ancora espulso in marzo e passò in Lussemburgo e poi a Metz. Qui seppe dell'amnistia intervenuta in Italia e rientrò a Mantova. Nel maggio del 1902, per lavorare nell'Impresa Brunetti, si trasferì in Istria, a Grisignana, dove conobbe Carla Pozzi, detta Carolina, che divenne la compagna della sua vita. Scalarini non credeva nel matrimonio - la sposerà solo nel 1942, per esaudire il desiderio espresso in punto di morte da Carolina - ma chiese al signor Pozzi, il 5 giugno 1902, il permesso di vivere con sua figlia. Dalla loro unione nasceranno cinque figlie: Virginia, Francesca, Rainera, Claudina e Giuseppina.M. De Micheli, cit., pp. 31-32.

Tornato ancora a Mantova nell'agosto del 1903, ripubblicò dal 20 settembre il Merlin Cocai. Nel 1908 s'impiegò nelle Ferrovie del Ticino e riprese la collaborazione con i Lustige Blätter e i Fliegende Blätter, oltre a iniziarne una con Il Pasquino di Torino. Fu nel 1911 che la sua carriera e la sua fama ebbero una svolta. Il Partito socialista rifinanziò lAvanti !, trasferendone la sede da Roma a Milano e affidandone la direzione a Claudio Treves. Scalarini si presentò dal capo-redattore Nino Mazzoni, suo vecchio amico, proponendogli i suoi disegni: il 22 ottobre apparve sul quotidiano socialista la prima vignetta, una consuetudine durata fino al 10 gennaio 1926, qualche mese prima che il giornale fosse soppresso dal regime fascista.M. De Micheli, cit., pp. 37-39.

La guerra libica Il 1911 fu l'anno della guerra di Libia e il Partito socialista, nella sua maggioranza, prese una posizione nettamente contraria all'impresa. LAvanti ! fu in prima linea nella battaglia anti-colonialista e le vignette di Scalarini colpirono i personaggi simbolo di quella guerra. Egli ha lasciato alcune note che ne delineano i tratti caratteristici della «banda libica», della quale fanno parte «il capitalista, il militare, il fornitore, il nazionalista, il socialista di guerra (riformista), la dama della Croce Rossa, lo studentello, il prete di guerra».

Nelle sue vignette il capitalista, che è «il capo della banda», ha una gran pancia, da sotto la giacca gli pendono grimaldelli e rosari, le dita ad artiglio cariche di anelli stringono «il gruzzolo» e sulla sua cassaforte «si legge talvolta: Patria».

Il militare, con l'occhialino e il frustino, ha i baffi all'insù, l'uniforme attillata, piena di nastrini e distintivi, «tra i quali una forca», e un arabo impiccato gli pende dall'impugnatura della sciabola. Anche il nazionalista ha il monocolo, con la marsina e una margherita all'occhiello. Porta uno spadone di legno e ha le scarpe rotte. A volte «veste da pagliaccio».

Il prete di guerra, «nato dall'incrocio di un prete con un caporale», indossa un'uniforme militare nera con berretta munita di piume da bersagliere. Il suo fucile ha un cero acceso infilato nella canna. La sciabola ha un'elsa a forma di croce, su cui è inciso Tripoli laudamus. A volte «ha il gruzzolo del Banco di Roma appeso al crocefisso».

Il socialista che appoggia la guerra, il «socialtripolista», veste l'uniforme coloniale con casco ornato di garofani rossi e «sciabolone con su il motto di Marx». È mutilato del braccio sinistro. A volte veste l'abito del cortigiano, con lo spadino. Lo «studentello» indossa i calzoncini e porta «poppatoio, sillabario, palloncino e bandierina».M. De Micheli, cit., pp. 43-48.

Contemporaneamente, Eugenio Guarino, il corrispondente di guerra dellAvanti !, denunciava l'impreparazione diplomatica e militare dell'impresa coloniale, i «loschi interessi commerciali e bancari», le rappresaglie sulla popolazione libica e le esecuzioni sommarie.G. Arfè, Storia dell'Avanti !, I, 1956, pp. 97-98.

I disegni di Scalarini sulla guerra libica vennero raccolti alla fine del 1912 nel volume La Guerra nella caricatura. Con il XIII Congresso socialista, tenuto a Reggio Emilia in luglio, la maggioranza della direzione politica del Partito passò alla corrente rivoluzionaria, mentre quella riformista pagò l'appoggio al governo Giolitti, che aveva voluto la guerra, con l'espulsione di Bissolati, Bonomi e Cabrini. Mussolini divenne il nuovo direttore dellAvanti !. Il 6 gennaio 1913, a Roccagorga, la truppa disperse a fucilate una manifestazione di contadini. Furono uccisi sette dimostranti, tra i quali due donne e un bambino, e altri quaranta rimasero feriti. Il giornale commentò la strage con un violento articolo di Mussolini, L'assassinio di Stato e Scalarini le dedicò diverse vignette. In una di esse, un cane che leccava il sangue sparso dai militari riceveva dalle autorità una medaglia al valore, in un'altra, «un turco portava la civiltà a Roccagorga: acqua, tende, sapone, medicinali, strade».M. De Micheli, cit., pp. 65-66.

Denunciato, insieme con Mussolini e altri tre giornalisti dellAvanti !, per «vilipendio delle forze armate», Scalarini scrisse una lettera aperta al presidente del tribunale, dicendo di non capire perché lo chiamassero in Corte d'Assise: «Forse per la Libia? Forse per le forniture militari? Forse per le forche? Forse per gli eccidi?». Erano stati «i patrioti, non noi» - scriveva - «a infilzare i bambini con le baionette [...] a impiccare gli arabi che avevano difeso il loro paese [...] a riempire d'acqua i buoi delle forniture perché pesassero di più, e a fabbricare le scarpe con le suole di cartone; sono stati loro a rubare nei Ministeri, nelle banche, dappertutto». Al processo, celebrato nel marzo del 1914, furono tutti assolti.M. De Micheli, cit., pp. 67-78.

La Grande guerra e il fascismo Quando iniziò la prima guerra mondiale, Mussolini scrisse sullAvanti ! l'articolo Abbasso la guerra !. Era il 26 luglio 1914 e già il 15 novembre usciva il giornale interventista Il Popolo d'Italia diretto dall'ex-direttore del quotidiano socialista. Il 24 novembre Mussolini fu espulso dal Partito socialista e Scalarini preparò la vignetta Giuda, con un Mussolini, armato di pugnale e con il denaro del tradimento, che si avvicina silenziosamente per colpire Cristo (il socialismo) alle spalle.M. De Micheli, cit., p. 80: il dettaglio del denaro non fu però pubblicato dal giornale.

Nel 1915 anche l'Italia entrò in guerra e il Partito socialista scelse la linea della neutralità nel motto Né aderire né sabotare. Scalarini denunciò gli orrori del conflitto, del militarismo e del nazionalismo, gli arricchimenti illeciti dei fornitori, il clero benedicente le armi, le menzogne della stampa e la censura del governo, il tradimento di quei socialisti che la guerra la vollero e la difesero. Su tutti, i re che «hanno consumato il delitto», e «il mandante principale, il capitalismo».G. Scalarini, La Guerra davanti al tribunale della storia, 1920. In M. De Micheli, cit., pp. 86-93.

A guerra finita, la vignetta Il carro della Vittoria, pubblicata il 1º agosto 1919, riassunse il risultato dei quattro anni trascorsi. L'Italia della vittoria è seduta in una carrozzella d'invalido, è cieca e sorda, ha gambe e braccia artificiali. In grembo ha una corona di fiori per i morti, e le sue ali sono formate da fasci di stampelle, tra le quali sono inserite le altre cifre della «vittoria»: feriti, invalidi, mutilati, tisici, ciechi, muti, sordi, pazzi, neuropatici.M. De Micheli, cit., p. 100.