La storia della 'ndrangheta risale verosimilmente al XIX secolo; nel XXI secolo, è divenuta l'organizzazione di tipo mafioso più potente in Italia e tra le più influenti al mondo.Rapporti tra 'ndrangheta e altre organizzazioni criminali
I miti sull'origine
L'archetipo, come per la Camorra, era quello della Garduña, un'ipotetica associazione criminale che si sarebbe interessata al gioco d'azzardo e al baratto, nella Toledo nel 1412, ma nella realtà storica dei fatti puramente fittizia e scaturita dalla fantasia di alcuni romanzieri del XIX secolo, quindi storicamente mai esistita, però presa ad esempio come fantomatico mito fondativo dagli stessi 'ndranghetisti e camorristi proprio in epoca ottocentesca.
In molte canzoni di mafia, in ossequio a una tradizione dai connotati mitologici, viene invece fatto riferimento a tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, che in tempi lontani, per vendicare l'onore della sorella, uccisero un uomo e per questo furono condannati a 29 anni, 11 mesi e 29 giorni di carcere nell'Isola di Favignana. Al termine del periodo di detenzione maturano quelle regole di onore e omertà che costituiscono il codice dell'organizzazione e contraddistingueranno le future organizzazioni criminali mafiose italiane così suddivise: Osso fonderà Cosa Nostra in Sicilia, Mastrosso la 'Ndrangheta in Calabria e Carcagnosso la Camorra in Campania. Figure, anche queste, storicamente fittizie, inventate ed assunte come mito fondativo dalle stesse organizzazioni mafiose del Mezzogiorno in quanto archetipi e figure apotropaiche utili al maldestro tentativo di nobilitare le origini delle suddette organizzazioni a delinquere di stampo mafioso e, non di rado, sostituite anche dalle figure dei Re Magi o, secondo autori di correnti pseudostoriche, di tre personaggi risorgimentali quali Mazzini, Garibaldi e La Marmora.
È sempre stata una caratteristica peculiare della 'ndrangheta il carattere misterico, religioso e simbolico tanto che anche in tempi moderni è viva l'abitudine per tutte le cosche della Calabria, ma anche quelle presenti al nord e all'estero, di riunirsi, una volta l'anno, presso il Santuario della Madonna di Polsi nel territorio del comune di San Luca, nel cuore dell'Aspromonte.
Permangono anche particolari rituali di iniziazione e di affiliazione e alcuni membri possiedono tatuaggi rappresentanti simboli del loro grado nella gerarchia malavitosa.Uomini d'onore di Antonio Sbano
Dalle origini al XVIII secolo Nella primavera del 1792, venne affidata a Giuseppe Maria Galanti una missione in qualità di "Visitatore Reale"; questi percorse in lungo e in largo il Regno di Napoli e anche buona parte della Calabria; ne scaturì un quadro desolante, oltreché per quanto riguarda la situazione economica della regione, anche riguardo l'ordine pubblico.
Lo stesso Galanti riporta nel Giornale la descrizione di inquietanti fenomeni di criminalità spiegando come l'inefficace amministrazione della giustizia, la corruzione e il monopolio dei baroni, stesse iniziando a produrre casi, come a Maida, di "una picciola combriccola di giovinastri scapestrati che commettono violenze col fare uso di armi da fuoco. La giustizia è inoperosa perché senza forza e senza sistema. Le persone maligne si fanno miliziotti [una sorta di guardie urbane]". Nel Distretto di Gerace, "le scorrerie de' malviventi nelle campagne sono generali. Quasi tutti i miliziotti sono i più facinorosi della provincia perché i delinquenti e i debitori adottano questa professione e vengono garantiti da' comandanti in disprezzo delle leggi. Con ciò restano impuniti i delitti, i quali crescono ogni giorno".
Fino al XIX secolo, la Calabria era un'autentica terra incognita (mancavano descrizioni geografiche aggiornate della regione), una "provincia della paura" e "un mondo sospeso tra crudeltà e delirio";. ciò era causato anche dall'isolamento dovuto all'assenza di strade percorribili e alle gravi condizioni di dissesto idrogeologico che "inghiottivano" le poche opere civili costruite. Recarsi in Calabria in quel periodo significava mettere a serio rischio la propria vita. L'avidità dei nuovi ricchi, chiamati (assieme alla nobiltà) i "galantuomini" (che in quel periodo aumentavano e cercavano in modo quasi ossessivo di arricchirsi e nobilitarsi) assottigliò fino ad azzerare gli usi civici che consentivano agli indigenti di sopravvivere. I calabresi furono definiti da alcuni autori i "selvaggi d'Europa", e non è esagerato ipotizzare che fossero i più poveri del regno.. La regione era divorata dalla corruzione e da uno spiccato individualismo e persino il clero era profondamente corrotto, asservito ai potenti e privo di spirito pastorale. La stessa religione era un "fenomeno esteriore", e Dio e i santi non erano portatori di valori etici bensì una sorta di numi tutelari, da accattivarsi con preghiere e la cui presenza poteva cambiare a proprio favore le sorti di un evento...
Il possesso di armi era estremamente diffuso (il cosiddetto "armamento universale"). A titolo di esempio, secondo quanto riportato dall'ufficiale francese Duret de Tavel, "di quattordici famiglie ricche e civili, appena quattro erano esenti da rubriche di omicidj ed altri eccessi".Duret de TaveL, Séjour d'un officier frangais en Calabre ou Lettres propres à faire connaître l’érat ancien et moderne de la Calabre, le caractère, ies moeurs de ses habitants et les événemens politiques et militaires qui s'y sont passés pendant l'occupation des Francais. Parigi, 1820, p. 125. La violenza gratuita era all'ordine del giorno così come la particolare efferatezza delle azioni, in modo particolare quelle dei briganti calabresi, ed era da ricondursi all'acuirsi delle ingiustizie e all'avidità di terra dei nuovo galantuomini a dispetto dei demani pubblici. Tale brigantaggio, assai diffuso durante il regno dei Napoleonidi (1806-1815) e quasi sempre di matrice filoborbonica, fu aspramente represso dall'aiutante generale Giuseppe Iannelli e dai suoi uomini. Come testimoniato dai resoconti biografici dello stesso Iannelli (conservati presso la Biblioteca nazionale di Francia, fonds Italiens), i briganti mutilavano o massacravano praticamente chiunque, e crearono delle "reti" di mutuo soccorso, non esitando a punire con atrocità chiunque rivelasse alle guardie civiche e ai francesi il nascondiglio e gli spostamenti dei briganti. Da un tale quadro emerge una situazione di estrema instabilità che spiegherebbe anche le origini storicoculturali dell'ampio e incondizionato supporto (di cui la 'ndrandgheta ha sempre goduto) da parte di ampie fasce della popolazione locale. In occasione degli sconvolgimenti del 1799 e dell'esercito della Santa Fede, ampie masse di calabresi ebbero modo di spostarsi con l'esercito di Ruffo, mostrando per la prima volta e in modo vistoso al resto del regno la loro tempra sanguinaria e la loro irredimibile condizione di arretratezza. Tale situazione non sfuggì neanche al sanfedista Domenico Sacchinelli il quale, nelle Memorie, ebbe a scrivere:
I comportamenti e la condizione di estrema indigenza in cui versavano i calabresi (vestiti con indumenti pieni di "insetti stomacosi") non sfuggì agli abitanti della città di Altamura, allorché i calabresi entrarono con Ruffo in città in maggio del 1799. In particolare, i calabresi si mostrarono estremamente violenti e sadici e si fecero beffa dei paramenti sacri delle chiese utilizzandoli come maschere. Il vedere il canonico roglianese Antonio d'Epiro armato di tutto punto poté destare sconcerto tra gli altamurani, ma certamente non impressionò chi conosceva la cultura della Calabria di quel periodo.
XIX Secolo Anni sessanta e settanta La 'ndrangheta nasce come criminalità organizzata di tipo rurale; per il XIX secolo le poche notizie che si hanno si ricavano dagli atti giudiziari dell'epoca a partire sicuramente dagli anni ottanta, anche se alcuni come Sharo Gambino la fanno risalire anche agli anni settanta ed Enzo Ciconte dal settembre 1861..
Enzo Ciconte inoltre, insieme al professore Antonio Nicaso che all'ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione affermano che nel 1869 il comune di Reggio Calabria proprio a causa della criminalità organizzata fu sciolto per decreto regio.
Questo periodo è caratterizzato da poche informazioni riguardo alla criminalità dovuto sia a cattiva amministrazione del territorio locale che ai disastri naturali avvenuti nel periodo. Secondo un procuratore locale tra il 1885 ed il 1902 sono stati arrestati 1854 picciotti..
A fine '800 e ad inizio '900 i gruppi ndranghetistici praticavano l'estorsione, il furto, l'abigeato, e a differenza d'oggi gestivano la prostituzione giacché non era considerata disdicevole; non era ancora un associazionismo su base familiare, aveva più aspetti in comune con la Camorra campana che con i mafiosi siciliani nella misura in cui non vi era alcun legame con quelle persone della società civile che avrebbero potuto garantirgli protezione durante i primi processi. Era molto più semplice ricercare delatori in quanto il meccanismo di affiliazione prevedeva anche l'intimidazione. Già in questo periodo si hanno evidenze di donne in seno alle consorterie criminali che partecipano attivamente alle attività di furto. Difatti solo a partire dagli anni '20 del XX secolo si istituirà nella 'ndrangheta il modello di donna che aiuta l'organizzazione in quanto madre ed educatrice dei valori criminali della famiglia. Questo periodo, infine, si caratterizza per una pressione da parte delle forze dell'ordine discontinua ma comunque più efficace rispetto alle loro controparti criminali siciliana e campana.. Un procuratore locale calcolò che tra il 1885 e il 1902 furono arrestati e processati 1854 persone affiliate alla picciotteria nell'area intorno all'Aspromonte.
Anni ottanta La diffusione della picciotteria
Antonio Nicaso fa risalire l'origine della picciotteria al 1884, anno in cui a Reggio Calabria il prefetto Giorgio Tamajo afferma della presenza di camorristi e mafiosi. Inoltre il procuratore del Tribunale di Palmi tra il 1880 e il 1885 parla di "forma perniciosissima di delinquenza collettiva importata" a causa della costruzione della ferrovia.. Proprio a Palmi dal 1888 il giornale locale comincia a descrivere di duelli di coltello e sfregi col rasoio. La picciotteria di Palmi praticava l'estorsione nei confronti dei giocatori d'azzardo e delle prostitute per arrivare anche talvolta ai proprietari terrieri.
Nel 1887 si testimonia della presenza di camorristi a Nicastro e nel 1888 lì viene ritrovato il primo codice con le regole dell'organizzazione. Un documento di un ricorso anonimo nei confronti del prefetto Francesco Paternostro del 15 maggio 1888 paventa l'esistenza di un'associazione di camorristi a Iatrinoli (ora Taurianova)..
Nel 1889 vengono arrestate a Palmi 24 persone tra braccianti e artigiani il cui capo era il calzolaio Francesco Lisciotto. L'anno successivo avviene un processo simile contro 92 membri della picciotteria di Iatrinoli e Radicena nata secondo i giudici due anni prima, nel 1887 nelle carceri del circondario col nome di "setta dei camorristi". Una volta usciti dal carcere la setta si diffuse a: Latrinoli, Radicena, Messignadi, Varapodio, Melicuccà, Polistena e San Martino.
Anni novanta In alcuni atti giudiziari fu registrato che nel 1890 il capobastone del locale di Polistena è: Pasquale Ferrara,. e successivamente nel 1898 come nuovo capobastone Francesco Sergio. Nel 1890 si evidenzia che il capobastone del locale di Melicuccà sia Costanzo Ietto,. mentre Pasquale Ferrara è il capobastone del Locale di Polistena.. Sempre lo stesso anno nel circondario di Palmi le forze dell'ordine vengono a conoscenza di un'organizzazione criminale di 66 "camorristi", termine dei tempi per definire un certo tipo di delinquenza organizzata in stile napoletano.