Biografia Giovan Francesco Biondi nacque a Lesina in Dalmazia nel 1572. La sua famiglia apparteneva alla piccola nobiltà isolana, seppure di ridotte possibilità finanziarie. Questo non gli impedì di completare gli studi laurandosi in diritto a Padova. Intraprese poi la carriera diplomatica a Venezia. Fu a Parigi dal 1606 al 1608 come segretario privato dell'ambasciatore veneziano Priuli negli anni in cui la Serenissima, colpita dall'Interdetto, aveva bisogno di assicurarsi l'appoggio francese. A questi anni risalgono la conversione alle dottrine riformate e i primi tentativi di entrare a servizio di Giacomo I d'Inghilterra.
Tornato a Venezia, Biondi si adoperò per la diffusione della Riforma in laguna, portando con sé numerosi testi, che sostenevano la necessità del contenimento delle pretese ecclesiastiche da parte dello Stato, e fungendo da tramite per i rapporti fra Sarpi e Casaubon, Micanzio e von Dohna.
Per conto dell'ambasciatore inglese Henry Wotton, nel 1609 Biondi partì per Londra, con lo scopo di sottoporre a Giacomo I la proposta, formulata da Paolo Sarpi, della costituzione di una lega antipapale e antispagnola, che unisse non solo Paesi protestanti, ma anche Stati cattolici (ivi compresa la Serenissima) insofferenti della preponderanza della Santa Sede e degli Asburgo.
La missione londinese non ebbe effetti sulla prudente politica estera dello Stuart, ma fruttò il finanziamento di un'ulteriore campagna di propaganda della Riforma a Venezia. Nel 1610 Biondi ebbe un incarico diplomatico per conto della Serenissima in Delfinato e in Provenza, al fine di osservare le mire espansionistiche del duca Carlo Emanuele I e i suoi rapporti con la Francia (che con la reggenza di Maria de' Medici si stava riavvicinando alla Spagna), riferendo però sia a Venezia che all'Inghilterra.
Nel 1612 fu di nuovo a Torino, al seguito di Wotton che negoziava il matrimonio tra una figlia del duca e il primogenito di Giacomo I. Nella seconda metà dello stesso anno, Biondi seguì il suo protettore prima in Inghilterra e poi all'Aia. Nel 1615 fu invece inviato in Francia come rappresentante di Giacomo I all'assemblea calvinista di Grenoble, con l'incarico di assicurare l'appoggio dell'Inghilterra ai protestanti francesi. Dal 1616 al 1620 divenne agente di Carlo Emanuele I, continuando però a riferire agli inglesi le mosse del duca.
Nel 1622, Biondi fu creato da Giacomo I prima cavaliere e poi gentiluomo della camera privata e sposò Maria Mayerne, sorella del protomedico del re Théodore de Mayerne. Grazie a questa nuova posizione e alle pensioni che ricevette dalla Corona inglese, Biondi poté dedicarsi all'attività letteraria e storiografica (L'Eromena, Venezia 1624; La donzella desterrada, Venezia 1627, Il Coralbo, Venezia 1632; Istoria delle guerre civili d'Inghilterra tra le due case di Lancastro e Iorc, Venezia 1637-1644).
Quando, nel 1640, le tensioni tra Carlo I e il Parlamento inglese iniziarono divennero sempre più preoccupanti, Biondi preferì lasciare l'Inghilterra e trasferirsi ad Aubonne, in Svizzera, presso il cognato Mayerne, dove morì nel 1644.
Le trame dei romanzi Biondi fu autore di una trilogia incompiuta, composta da L'Eromena, La Donzella desterrada e Il Coralbo, che introdusse in Italia il genere di romanzo definito 'eroico-galante'.
L'Eromena Libro I Nel regno di Mauritania, un aspro disaccordo oppone due principi: Metaneone, l'erede al trono, è geloso delle virtù e del valore del fratello minore Polimero, amato dai genitori e dai sudditi, e lo costringe a lasciare segretamente il paese. Metaneone, tuttavia, si pente ben presto della sua malvagità e decide di inseguire il fratello ed ottenere il suo perdono.
La nave su cui Polimero si imbarca appartiene al Regno di Sardegna e il Nocchiero narra al ragazzo le vicende che hanno portato l'isola alla guerra da cui è attualmente travagliata.
Perosfilo, principe di Sardegna, nonostante fosse fidanzato con Eromilia, principessa di Maiorca, si era innamorato, ricambiato, di Talasia, dama di compagnia di sua sorella Eromena e moglie di un Ammiraglio. Dopo aver tentato di resistere alla passione, Perosfilo e Talasia avevano intrecciato una relazione. L'Ammiraglio, informato del tradimento da una coppia di schiavi, aveva organizzato una congiura assieme ad altri nobili, ucciso i due amanti e aiutato Epicamedo, re della vicina Corsica, il ad invadere la Sardegna. Essendo il re di Sardegna distrutto dal dolore, Eromena, donna di grande bellezza, intelligenza e valore, aveva assunto la guida del regno e dell'esercito per vendicare il fratello e difendere il regno.
Il racconto del Nocchiero, che in realtà è il marchese di Chia a servizio di Eromena, termina qui, ma Polimero, già affascinato dall'insolita principessa, decide di recarsi in Sardegna per offrirle i suoi servigi.
Libro II Metaneone, accompagnato dal conte di Bona, solca il Mediterraneo alla ricerca del fratello, ma si imbatte in una nave corsara. Attaccati e sconfitti i pirati, libera i loro prigionieri e una di essi, la contessa di Palomera, gli racconta la storia della principessa Eromilia, presso cui si stavano recando per ordine di suo padre, il re di Maiorca.
Eromilia era fuggita da Maiorca dopo aver saputo della morte del principe di Sardegna, suo promesso sposo, che amava profondamente pur avendolo visto solo in effigie. Accompagnata solo da pochi servitori e da un vecchio sacerdote, si era ritirata dal mondo per piangere il fidanzato assassinato e aveva fatto voto di non vedere nessun altro uomo. Aveva acquistato uno scoglio presso Velez e dato inizio ai lavori di costruzione di una cappella e di un tempio, ribattezzandolo “Pegno della Morte”.
Metaneone, incuriosito, scorta i cortigiani al Pegno, con il solo scopo di vedere la principessa. Nel frattempo, incrocia una nave su cui è imbarcato un marinaio che era prima sulla nave del marchese di Chia e che lo informa della presenza di Polimero in Sardegna. Giunto al Pegno, Metaneone convince un cortigiano, il cavalier Perseno, a mostrargli di nascosto la principessa. Perseno fa in modo che Metaneone, con il volto coperto da un cappuccio nero, partecipi alla cerimonia funebre in memoria di Perosfilo, fatta celebrare da Eromilia con un rito insolito. Il mauritano si innamora della principessa e decide di chiedere la sua mano al re di Maiorca una volta riconciliatosi col fratello.
Metaneone riparte alla ricerca di Polimero, ma è sorpreso da una tempesta ed incrocia una ricca galea, il cui comandante assume un atteggiamento scortese e ostile: si tratta di don Peplasos, principe di Catalogna, che intendeva rapire Eromilia per prenderla in moglie. Il principe di Mauritania lo sconfigge e lo consegna al re di Maiorca. Giunto sull'isola, Metaneone è accolto con tutti gli onori dal re, che gli concede la mano della figlia.
Libro III Mentre Polimero giunge in Sardegna e viene investito cavaliere, Eromena prosegue a Sassari la campagna contro l'Ammiraglio ed Epicamedo. Polimero, che si sta recando proprio in quella città, incontra l'Ammiraglio e lo sconfigge, ma scopre che Eromena ha preso Sassari e si sta dirigendo a Villapetres per scacciare Epicamedo. Polimero vi giunge proprio mentre infuria la battaglia. Eromena, che assiste allo scontro, è incuriosita dal valoroso cavaliere sconosciuto, ma solo quando la situazione si fa critica per i Sardi entra anch'essa in campo. Non appena si avvicinano, i due giovani, pur non conoscendosi, sentono immediatamente nascere in loro l'amore. Le sorti del combattimento arridono ai Sardi, ma Eromena, per proteggere Polimero ferito, ordina la ritirata. Polimero, tuttavia, rifiuta di rivelare a Eromena la sua identità, mentre l'esercito non riesce ad espugnare il campo di Epicamedo.
Metaneone, giunto nel frattempo in Sardegna, aiuta la flotta del marchese di Chia contro i Corsi, viene a sapere del valente cavaliere che ha combattuto a Villapetres e decide di raggiungerlo, riconoscendo in lui il fratello.
Gli amori di Eromena e Polimero progrediscono a stento a causa delle loro insicurezze. Il marchese di Chia chiede ad Eromena di attaccare i Corsi a Terranuova, mentre lui li impegnerà in una battaglia navale al largo della stessa località. Entrambi gli scontri vengono vinti dai Sardi. Metaneone e Polimero si incontrano, si riconciliano e l'identità di Polimero è svelata a Eromena. I congiurati sono stati sconfitti, Epicamedo è scacciato: la guerra in Sardegna è finita.
Libro IV Mentre Eromena e Polimero cenano a bordo della nave di Metaneone, viene avvistata una naufraga, che è prontamente salvata e soccorsa. I due fratelli mandano il conte di Bona a chiedere al loro padre di combinare le nozze con Eromena ed Eromilia e si trattengono in Sardegna per proseguire la guerra per la conquista della Corsica, in modo da dare un regno a Polimero, con l'approvazione degli stessi Sardi.
La naufraga è Eleina, unica figlia del vedovo re della Gallia Narbonese. Aveva sposato il principe catalano don Peplasos e si era trasferita a Barcellona. Il padre di Eleina si era però risposato e aveva avuto un figlio, in modo da escludere l'odiato genero dalla successione. Peplasos aveva quindi progettato di sbarazzarsi dell'inutile moglie per poter concludere un matrimonio più vantaggioso. Peplasos, aiutato dal servo Catascopo, aveva tentato di avvelenare Eleina, ma due virtuosi cavalieri, Eleimos ed Eulalio, l'avevano avvisata. Peplasos aveva allora accusato la moglie e uno dei due cavalieri di adulterio, ma il suo stesso padre si era rivelato più incline a credere ad Eleina che non a lui.
Il principe di Catalogna aveva allora finto il pentimento ed Eleina era rimasta presso di lui, ma dopo un anno, era giunta notizia del ritiro di Eromilia: Peplasos, desideroso di impalmare la principessa di Maiorca, aveva tentato nuovamente di uccidere la moglie, abbandonandola in mezzo alle montagne e accusandola di essere fuggita con un giovane servo, Calaplo. Eleina, soccorsa prima dallo stesso Calaplo (sopraffatto però da tre masnadieri) e poi da un contadino, si era incamminata verso il mare, dove era stata rapita dai corsari, riuscendo però a fuggire gettandosi in acqua.
Terminato il racconto, Eromena e i principi di Mauritania offrono ad Eleina i mezzi necessari per tornare da suo padre, mentre alla corte di Sardegna e di Mauritania iniziano i negoziati per i matrimoni di Eromena con Polimero e di Metaneone con Eromilia.
Libro V La fama del ritiro di Eromilia si è diffusa e quattro principi malvagi tentando di rapirla, assediando il Pegno della Morte. Perseno e la contessa di Palomera insistono affinché Eromilia impari dalle sue disavventure e sposi l'eccellente Metaneone. I quattro pretendenti, nel frattempo, si combattono l'un l'altro, eliminandosi a vicenda, ma le loro truppe rimangono al Pegno nella speranza di saccheggiarlo.
In Sardegna, Metaneone sogna Perseno e la contessa che gli mostrano il Pegno assediato e gli chiedono aiuto. Arrivato a Velez, il principe scopre che don Peplasos è fuggito da Maiorca, ha sconfitto gli assedianti e sta per penetrare nell'ultimo baluardo. Metaneone lo sconfigge e, grazie ai buoni uffici della contessa di Palomera, viene infine ricevuto da Eromilia, che rompe il suo voto e acconsente a sposarlo.
I due promessi sposi salpano per Maiorca, portando con sé Peplasos. Lungo la rotta, incontrano le navi del padre di Eromilia e Metaneone decide di non differire le nozze: si reca immediatamente a Maiorca, rimandando la sua flotta in Sardegna affinché avvisi Polimero e consegni Peplasos (con cui c'è anche Catascopo) alla moglie Eleina. Questi, tuttavia, non appena giunge in vista delle coste sarde, si getta in mare e annega.
Libro VI