Biografia Infanzia ed educazione

Secondogenito di Amedeo I di Spagna e fratello di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, di Luigi Amedeo, duca degli Abruzzi, e di Umberto, conte di Salemi, Vittorio Emanuele percorse la carriera militare nell'arma di cavalleria.

Frequentò il Collegio Militare di Milano, nel ventunesimo secolo denominato Scuola militare "Teulié", e l'Accademia militare di Modena, uscendone nel 1889 con il grado di sottotenente. Assegnato inizialmente al reggimento "Nizza Cavalleria", fu in seguito trasferito al "Piemonte Cavalleria" con il grado di tenente.

Duello

Il 15 agosto 1897, a Vaucresson, Vittorio Emanuele si batté a duello con il principe Henry d'Orléans, che, in un articolo pubblicato sul quotidiano Le Figaro, aveva denigrato il valore dei soldati italiani dopo la battaglia di Adua. Il conte di Torino ferì all'addome l'avversario e vinse il duello dopo 26 minuti (nel duello, il suo padrino era il generale Felice Avogadro di Quinto mentre il suo testimonio era il generale Coriolano Ponza di San Martino). Al suo ritorno in patria venne ricevuto con grandissimi onori dallo zio Umberto I, mentre i giornali dell'epoca ne fecero una sorta di eroe patrio. Giosuè Carducci lo salutò come "vindice del nome italiano, ora e sempre".

Fidanzamento ventilato Nel gennaio 1898 i principali giornali d'Europa diedero notizia, dandola per certa, di un suo presunto fidanzamento con la principessa Clara di Baviera, sorella minore della cugina Isabella, ma la notizia non fu confermata e del matrimonio non si parlò più.

Carriera militare

Nel 1900 Vittorio Emanuele venne nominato colonnello e promosso al comando dei "Lancieri di Novara". Nel 1903, promosso generale di brigata, comandò la VII brigata di cavalleria. Nel 1910 fu tenente generale e ispettore di cavalleria. Nella Grande Guerra (1915-1918) fu a capo dell'Arma di Cavalleria. Venne promosso generale di corpo d'armata nel 1923.

Ultimi anni e morte

Durante il fascismo mantenne una posizione defilata, eppure nell'agosto 1944 scrisse una lettera a Cino Moscatelli, comandante delle brigate garibaldine della Val d'Ossola, esprimendo la più viva ammirazione per la sua opera e dolendosi di non poter, per l'età e gli acciacchi, essere "con voialtri sulle balze dei monti con l'arma in pugno". La lettera è conservata presso l'Archivio Divisioni Garibaldine Val Sesia e Val d'Ossola e riportata nel libro "Il Monte Rosa è sceso a Milano" di Pietro Secchia e Cino Moscatelli. Celibe e senza figli, morì in Belgio nel 1946 dove si era recato in esilio volontario dopo il referendum istituzionale. Dal 1968 è sepolto nella cripta reale della basilica di Superga, sulla collina di Torino.

Giovanni Pascoli e il duello Pascoli, riflettendo l'emozione che il duello del Conte di Torino con il principe francese sollevò in Italia, dedicò all'evento un breve componimento, intitolato "Le due spade":

Ascendenza

Onorificenze Onorificenze italiane

Onorificenze straniere

Note

Bibliografia Riccardo Rizzante, "Vittorio Emanuele di Savoia Aosta, Conte di Torino, articolo in linea: . Giovanni Artieri, "Roghi e duelli", Mondadori, Milano, 1993. Alberto Amante, "Un duello per l'Italia", Superga, Torino, 1952. Emanuele Mastrangelo, "Per l'onore d'Italia. Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta, conte di Torino, 1870-1946", StreetLib, 2020. Gustavo Noma di Nomaglio, Vittorio Emanuele Conte di Torino, in “Rivista del Collegio Araldico”, 109(2022), n. 1 (giugno 2022), pp. 49-72, ISSN 2499-894X. [online: https://www.collegio-araldico.it/wp-content/uploads/2022/09/ARALDICA-giu-2022-def-compresso.pdf .

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