Lo Zimbabwe (pronunciato ), ufficialmente Repubblica dello Zimbabwe (in passato conosciuto come Rhodesia), è uno Stato dell'Africa meridionale, situato tra il fiume Zambesi e il fiume Limpopo; è uno stato senza sbocco al mare e confina a nord con lo Zambia, a est con il Mozambico, a sud con il Sudafrica e a ovest con il Botswana. Fino al 1979 era noto come Rhodesia Meridionale o più semplicemente Rhodesia.
La sua popolazione è di abitanti (2023), e ha una superficie di chilometri quadrati; la capitale è Harare, nota fino al 1980 con il nome di Salisbury. Il Paese riconosce 16 lingue ufficiali, l'assoluta maggioranza delle quali appartenenti al gruppo bantu (shona e ndebele fra le maggiori) oltre all'inglese e ad alcuni dialetti appartenenti alla famiglia khoisan.
Storia
Storia antica e affermazione degli Shona
Il territorio è abitato sin da tempi remoti. Già intorno al IV secolo iniziò l'insediamento di popolazioni bantu, in particolare del gruppo karanga, da cui discendono gli shona odierni, etnia maggioritaria del paese. Le rovine di Grande Zimbabwe (scoperte nel XVII Secolo) testimoniano la presenza nella zona, fin dal XII secolo, di una civiltà dall'elevato sviluppo, di cui però si sa pochissimo. Nel XV secolo si affermò nella regione il grande Impero di Monomotapa (fondato nel 1440), ed ebbero inizio notevoli relazioni commerciali ed economiche sia con le genti arabe (con cui Monomotapa commerciava certamente in schiavi) sia con gli europei, soprattutto portoghesi.
La colonizzazione degli Ndebele Nel 1837 il territorio degli shona fu conquistato dagli ndebele (o matabele), i quali erano stati cacciati oltre le sponde del fiume Limpopo dall'espansionismo degli zulu guidati da Shaka. I matabele, guidati dal sovrano Mzilikazi, sottomisero gli shona, i quali, sottoposti a pesanti tributi, furono confinati nel nord del paese Africa Stage. La popolazione shona si ribellò nel 1896 e nel 1897Palamarek, Ernie. Hatari. Page 132., con le cosiddette Guerre Matabele. La ribellione fu chiamata "chimurenga", nome che da allora in poi designò ogni tipo di rivolta a matrice shona.
Il dominio di Cecil Rhodes
Nonostante un primo approccio al territorio dei portoghesi tra i secoli XV e XVI, la vera opera di colonizzazione bianca fu britannica e molto più tardiva. In particolare l'opera colonizzatrice fu svolta alla fine del XIX secolo da Sir Cecil Rhodes, esploratore e uomo d'affari inglese, il quale aveva come sogno un Impero Britannico dal Cairo a Città del CapoHensman, Howard. Cecil Rhodes: A Study of a Career. Page 106–107.. Rhodes nel 1888 stipulò un accordo con il re dei matabele Lobenguela, assicurandosi lo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio, confermatogli un anno dopo dalla Corona Inglese. Rhodes dette il proprio nome alle regioni che divennero note come Rhodesia Meridionale (attuale Zimbabwe) e Rhodesia Settentrionale (attuale Zambia). Queste due terre divennero così un dominio diretto di Rhodes e della sua compagnia, la British South Africa Company, che fungeva da organo amministrativo. Rhodes morì nel 1902 e la gestione diretta del territorio da parte della BSAC si protrasse fino al 1923.
La trasformazione in colonia britannica
Nell'ottobre 1923 la Rhodesia Meridionale, dopo il referendum dell'anno precedente, divenne una colonia del Regno Unito, sottoposta al controllo della Corona Inglese. L'organizzazione della nuova colonia fu improntata al principio dell'autogestione in politica interna, mentre la politica estera era posta sotto il controllo della madrepatria. I rhodesiani combatterono infatti accanto al Regno Unito nella Seconda guerra mondiale. Nel 1953, nonostante l'opposizione di gran parte della popolazione bantuParsons (1993). Page 292., le due Rhodesie furono incorporate con il Nyassaland, l'attuale Malawi, nella Federazione della Rhodesia e del Nyassaland. All'interno della Federazione il ruolo dominante fu subito giocato dall'attuale Zimbabwe, vero e proprio cuore della nascente unione di colonie. La spinta sempre più forte dei movimenti africani nazionalisti, sia bianchi sia neri, contribuì alla caduta della Federazione, sciolta nel 1963, con la conseguente dichiarazione di indipendenza di Malawi e Zambia.
L'indipendenza
Il Primo Ministro della Rhodesia Meridionale, Ian Douglas Smith, segretario del principale partito bianco, il Fronte Rhodesiano, proclamò a sua volta (11 novembre 1965) l'indipendenza della colonia dalla Gran Bretagna<ref name="declaration">Judd, Denis. Empire: The British Imperial Experience from 1765 to the Present'''. Page 372.</ref>. La dichiarazione (UDI, "Unilateral Declaration of Independence") non fu però riconosciuta a livello internazionale. Il paese assunse il nome ufficiale di Repubblica di RhodesiaParsons (1993). Pages 318–320.. Il 12 novembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunì emanando la Risoluzione 216, con la quale si invitavano tutti i membri dell'ONU a non riconoscere la Repubblica di Rhodesia, contro la quale furono applicate, per la prima volta nella storia dell'ONU, sanzioni economiche.
Il dominio bianco Socialmente ed economicamente la struttura del nuovo Stato si basava su un controllo generale dei bianchi sulla vita statale, una predominanza garantita da un regime molto simile a quello dell'apartheid sudafricano. I principi alla base di tale organizzazione erano costituiti dalla convinzione che, secondo il partito di Smith, i bianchi di stirpe anglosassone avessero il diritto di gestire lo Stato che essi soli avevano fondato con fatica, indipendentemente dal fatto che fossero maggioranza o minoranza. In base al pensiero politico di Smith, i neri avrebbero dovuto integrarsi gradualmente nella struttura socio-economica della Rhodesia, in modo da non stravolgerne i capisaldi"The great betrayal. The memoirs of Ian Douglas Smith, 1997". Tra i neri, Smith individuò negli ndebele il gruppo più propenso al dialogo, mentre gli shona rimasero tradizionalmente suoi ferrei nemici.
Tale impostazione fu osteggiata non solo dalla comunità internazionale (eccezion fatta per Sudafrica e Portogallo, che riconobbero la Rhodesia), ma anche dai principali partiti neri del paese, in particolare quelli di matrice shona. Fu così che, alla fine degli anni sessanta, cominciò una vera e propria guerra civile tra bianchi e neri, soprattutto di etnia shona. I rivoltosi furono guidati dai partiti etnici ZANU, di matrice shona, più violento, e ZAPU, di matrice ndebele e più disposto al dialogo, rispettivamente guidati da Robert Mugabe e Joshua Nkomo. I neri shona furono apertamente sostenuti dall'URSS e dal Patto di Varsavia. Molti attivisti neri e bianchi perirono negli scontri, ma con il venire meno dei suoi pochi appoggi internazionali e il rafforzarsi della guerriglia, Smith fu costretto a cedere.
L'inizio del dominio shona
Nel 1979, grazie anche all'opera della Gran Bretagna, si arrivò a un accordo tra le parti: l'ex colonia venne chiamata Zimbabwe Rhodesia, e con questo nome avrebbe dovuto gestire un processo di transizione per passare a una definitiva indipendenza; presidente di questa temporanea entità politica fu il vescovo anglicano Abel Muzorewa, esponente moderato dei ribelli. L'esperienza durò però pochi mesi, sostituita da un temporaneo ritorno del governo britannico della rinata colonia della Rhodesia Meridionale, che gestì la transizione all'indipendenza. Nel 1980 lo Zimbabwe assunse il nome odierno e la sua indipendenza fu riconosciuta a livello internazionale. Le prime elezioni del paese, stavolta a suffragio universale, elessero Capo del Governo Robert Mugabe, leader dello ZANU; primo Capo di Stato fu Canaan Banana, facente parte dello stesso partito. Anche per Nkomo e lo ZAPU si registrò un sostanziale successo, mentre Muzorewa ottenne un risultato al di sotto delle aspettative.
La prima fase dell'era di Mugabe Inizialmente i bianchi riuscirono a mantenere qualche deputato, ma furono via via estromessi dal potere politico. Mugabe, con consenso internazionale, riuscì infatti a limitarne sempre più le iniziative, finché lo stesso Smith dovette ritirarsi a vita privata e infine autoesiliarsi in Sudafrica. Mugabe organizzò un governo di ispirazione vagamente marxista-leninista, non rinunciando però a improvvise concessioni al liberismo. Le attenzioni di Mugabe si rivolsero per tutti gli anni ottanta alle etnie nere rivali, in particolare gli ndebeleZimbabwe's Robert Mugabe. The scheming survivor. By David Plotz (2000). Tra ZANU e ZAPU nel 1983 scoppiò un terribile conflitto, che fece migliaia di vittime. Nel 1988 si tornò alla pace con un accordo tra i due partiti, che si unirono nello ZANU-PF. In realtà, Mugabe otteneva così il ritiro di Nkomo e l'esclusione di tutti gli ndebele dai posti di governo, in modo da consolidare il dominio della sua etnia e, nell'ambito di questa, del suo clan personale, tanto che si diffuse anche tra i bianchi il seguente motto: "Mugabe the liberator? Ask Ndebele people" ("Mugabe il liberatore? Domandalo alla gente Ndebele")Weiss R., Zimbabwe and the New Elite. New York, British Academic Press, 1994. Nel 1987, scaduto il termine settennale di Canaan Banana, Robert Mugabe si autoproclamò presidente con poteri esecutivi, eliminando la carica di Primo Ministro. Riconfermato nel 1990 e nel 1996, Mugabe e il suo partito accentrarono in sé i poteri dello Stato, assumendo atteggiamenti sempre più demagogici e repressivi verso qualunque forma di opposizione.
Nel 1992, uno studio della Banca Mondiale ha indicato che dal 1980 sono stati costruiti più di 500 centri sanitari. La percentuale di bambini vaccinati è aumentata dal 25% nel 1980 al 67% nel 1988 e l'aspettativa di vita è passata da 55 a 59 anni. Le iscrizioni sono aumentate del 232 per cento un anno dopo che l'istruzione primaria è stata resa gratuita e le iscrizioni alla scuola secondaria sono aumentate del 33 per cento in due anni.
Diverse leggi sono state approvate negli anni '80 nel tentativo di ridurre i divari salariali. Tuttavia, i divari sono rimasti considerevoli. Nel 1988 la legge ha conferito alle donne, almeno in teoria, gli stessi diritti degli uomini. In precedenza, potevano prendere solo poche iniziative personali senza il consenso del padre o del marito.
La seconda fase dell'era di Mugabe
Tra la seconda metà degli anni novanta e oggi, il regime di Mugabe si è scagliato in particolare contro i bianchi e, più in generale, contro gli oppositori riuniti nel Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC), guidata da Morgan Tsvangirai. I bianchi sono stati questa volta colpiti dal punto di vista economico attraverso politiche di esproprio forzato dei latifondi.Molti analisti osservano che, sebbene le vaste proprietà terriere dei bianchi fossero state il risultato di decenni di colonialismo e sfruttamento, esse comunque contribuivano con la loro produzione e con i loro posti di lavoro alla stabilità economica e al benessere nazionale. Innumerevoli gli episodi di violenza. Buona parte dei bianchi sono così momentaneamente emigrati. Mugabe ha così privato il paese della sua impalcatura economica, trascinandolo nella più totale rovina sociale ed economica, come dimostrano tutti i parametri economici a cominciare da una spaventosa inflazione e dalla penuria dei generi alimentari di prima necessitàCalendari atlante De Agostini, anni 2000-2008 Novara. Il governo di Mugabe è stato oggetto di innumerevoli accuse di gravi violazioni dei diritti umani. A complicare la situazione interviene inoltre l'estrema diffusione dell'AIDS, che ha determinato una drammatica discesa dell'aspettativa di vita. Peraltro la diffusione dell'AIDS attraverso lo stupro è un'arma biologica che è stata sfruttata da Mugabe contro le etnie rivali, come ha testimoniato il rapporto all'ONU delle Associazioni Femminili dello Zimbabwe.Rapporto all'ONU delle Associazioni Femminili dello Zimbabwe: "Un genocidio silenzioso" (2008)