La linguistica comparativa oppure linguistica contrastiva è quella parte della linguistica che affronta lo studio delle relazioni tra le lingue e l'evoluzione interna di ogni lingua secondo una tecnica di confronto delle fasi evolutive di una stessa area linguistica e di confronto tra le lingue affini.

In linguistica, il metodo comparativo è il procedimento di analisi e di ricostruzione delle lingue attraverso l'accostamento e il confronto di vari elementi, sia all'interno di un medesimo idioma sia tra idiomi differenti. In linguistica storica, il metodo comparativo è una tecnica applicata dai linguisti per dimostrare le relazioni genetiche tra le lingue, mentre in linguistica comparativa è uno strumento volto a determinare la regolarità (o l'assenza) di determinati fenomeni evolutivi all'interno di uno stesso idioma.

Il comparativismo relativo alla linguistica ha avuto particolare rilievo nel campo dell'indoeuropeistica, ossia la scienza che mira alla ricostruzione dell'estinta e preistorica lingua protoindoeuropea a partire dalle sue eredi storiche. Introdotto sistematicamente da Franz Bopp e da Rasmus Rask negli anni dieci del XIX secolo, il metodo ha consentito, attraverso la comparazione fonetica, lessicale e grammaticale delle lingue indoeuropee, una ricostruzione approssimativa della lingua indoeuropea, divenendo il cardine della linguistica storico-comparativa.

All'interno di una singola lingua, il metodo consiste nel raffrontare sistematicamente vari elementi simili all'interno di un idioma, per determinarne le regolarità e, di conseguenza, le leggi di evoluzione. Un esempio di questo genere di applicazione è la legge di Grimm, che descrive l'evoluzione dal protoindoeuropeo al protogermanico delle consonanti occlusive.

Caratteristiche La linguistica comparativa, dunque, è uno studio che si sviluppa entro i confini dell'evoluzione storica e le fasi che ne contrassegnano i momenti di cambiamento e di differenziazione. Un sistema comparativo, appunto, che analizza il sovrapporsi dei vari stadi di trasformazione della lingua attraverso le contaminazioni che via via si accumulano nel tempo sotto la spinta di successivi mutamenti morfologici e fonematici.

Così il valore significante assume, di volta in volta, significati nuovi che sostituiscono quelli precedenti e si innervano nella nuova struttura antropologico-culturale che le ha generate.

Si pensi per esemplificare alla cosiddetta legge fonetica, ormai consolidata e derivante dall'analisi comparativa dei fonemi, la quale impone che dato un suono qualsiasi x, quando esso si trasforma per effetto delle contingenze in un suono y, la stessa trasformazione avviene con regolarità in ogni occorrenza di x stanti uguali condizioni nello stesso momento storico definito. La mutazione dei fonemi segue (o concorre) con la mutazione dei morfemi. Si veda nella lingua francese la sorte subita dalla ē (lunga latina volgare) la cui forma sonora attuale corrisponde al suono "oi".

Alcuni esempi: sē = soi mē = moi tē = toi lēgem = loi mēnsis = mois crēdere = croire

Appartengono ai campi di ricerca della linguistica comparativa: La linguistica storico-comparativa (linguistica diacronica), fondata nel XIX secolo e oggetto di indagini con l'aiuto del confronto linguistico, che è riuscito a redigere la stesura di famiglie linguistiche presenti fra le varie lingue, così come l'origine di queste. Da queste ricerche sono nate diverse discipline come la linguistica indoeuropea, la semitistica o l'ugro-finnistica. La presunta parentela linguistica viene chiamata parentela genetica in linguistica.

La linguistica contrastiva, denominata soprattutto in Europa dell´Est anche linguistica confrontativa, che confronta fra loro le lingue dal punto di vista sincronico, si concentra soprattutto sulla tipologia linguistica e sulla didattica delle lingue straniere (ad esempio la ricerca di possibili interferenze linguistiche, i problemi dell'acquisizione delle lingue straniere, ecc.). Se le lingue esaminate sono in contatto l'una con l'altra, si parla di linguistica di contatto.

La tipologia linguistica

Le scienze letterarie di confronto (Comparativistica).

Origini della linguistica comparativa L'evoluzione linguistica come era vista nell'antichità L'idea di mutamento linguistico non era molto chiara agli antichi in quanto adducevano al bisogno il motivo base della nascita di parole nuove.

Ad esempio Quinto Orazio Flacco scrive:

tuttavia, non andavano per lo più oltre l'idea dell'innovazione del lessico, considerando gli arcaismi lessicali, sintattici e morfologici dei poeti non altro che licentiae dettate da ragioni di ordine stilistico, metrico e ritmico.

Anche sul piano delle parentele linguistiche, né i greci né i latini andarono molto oltre qualche occasionale intuizione: Platone (Cratilo 410 a), notava l'affinità esistente fra parole greche come ὕδωρ e κύων e i loro corrispondenti in frigio, ma non andò oltre l'idea che esse fossero prestiti.

Aristotele, spiegando in termini di trasposizione, sottrazione o scambio di lettere gli arcaismi di Omero come licenze poetiche, finiva addirittura per far derivare forme arcaiche da forme più recenti delle stesse parole (Poetica 1458 a), denunciando il fissismo della sua visione del linguaggio.

Nella Roma dell'età imperiale, il grammatico Rufio Festo notava la corrispondenza fra l'aspirazione iniziale di molte parole greche e la sibilante con cui cominciavano i termini corrispondenti in latino (ὑλή → silva; ἕξ → sex; ἑπτά → septem): ne ricavò l'idea che il latino fosse un particolare dialetto greco, affine all'eolico, con cui condivideva la baritonesi (tendenza a non accentare l'ultima sillaba).

Lo stato delle ricerche non cambiò molto nel Medioevo e nel Rinascimento. L'umanista Giuseppe Giusto Scaligero (1540-1609) ebbe l'intuizione della parentela fra le lingue, identificando undici lingue madri, fra cui la radice comune del germanico, che lui chiamò lingua Gott (dal tedesco Gott: Dio), ma si limitò a paragonarne il lessico. Il mercante e letterato toscano Filippo Sassetti (1540-1588), in India per ragioni d'affari, si spinse un po' oltre, notando alcune somiglianze tra le lingue europee e quelle indiane, ma anch'egli non si discostò dai paragoni lessicali.

La nascita del metodo comparativo

Solo con la fine del Settecento le cose cominciarono a cambiare. Il metodo comparativo ebbe il suo precursore in Christian Jacob Kraus (1753-1807), il quale definì il concetto di tavola comparativa tra forme grammaticali delle lingue. Nel 1781 Johann Christoph Adelung definì i concetti di varietà dialettale, lingua imparentata, e lingua totalmente differente rispetto a una qualsiasi lingua coinvolta in un esame comparatistico.

Il salto di qualità che portò alla formulazione dell'ipotesi di una lingua madre comune per le lingue antiche d'Europa avvenne grazie a una circostanza storica ben precisa, l'avvicinamento della cultura europea a quella antica indiana, all'epoca della conquista dell'India da parte dell'Inghilterra. Nel 1786 l'alto magistrato del Bengala Sir William Jones (1746-1794) tenne una conferenza il cui testo pubblicato nel 1788 apprezzava la struttura della lingua sanscrita, avanzando l'ipotesi che il latino, il greco, il celtico, il gotico e il sanscrito scaturissero "da una fonte comune che forse non esiste nemmeno più": nacque così l'ipotesi di una lingua madre ancestrale di tutte le parlate dell'India e dell'Europa.Sir Jones ebbe come precursore Andreas Jäger, che nel libro De Lingua vetustissima Europae (1686) sostenne che il greco, il latino, il celtico, il germanico, lo slavo e il persiano (che chiamava scitico) derivassero da una lingua estinta dal suggestivo nome di scitoceltico, ipoteticamente parlato nel Caucaso.

L'ipotesi di Jones cadde però nell'oblio, tanto che l'idea fu riproposta da Friedrich Schlegel (1772-1829), nel suo libro Über die Sprache und Weisheit der Indier ("Sulla lingua e la saggezza degli Indiani") 1808, nel quale per la prima volta si parla di grammatica comparativa (vergleichende Grammatik). Ma solo con Franz Bopp (1791-1867) e il suo storico Konjugationssystem ("Sistema delle coniugazioni") 1816, si giunse a una definitiva formulazione dei principi concreti e sistematici dell’analisi linguistico-comparativa, e all'ingresso del programma enunciato da Jones e Schlegel nell'ambito della linguistica propriamente detta. Bopp fu il primo a fondare le definizioni di Adelung su due indicazioni essenziali: la concordanza del materiale linguistico la concordanza della struttura grammaticale.

La piena messa a punto delle metodologie della linguistica storica si ha infine con Jakob Grimm (1785-1863) e con la sua monumentale Deutsche Grammatik, che pone le basi della filologia germanica e fornisce strumenti e materiali essenziali alla linguistica indoeuropea.

I primi studi scientifici Come si vede la linguistica comparativa nasce in Europa fra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, in area germanica, nel clima culturale creato dal Romanticismo. Le prime lingue indoeuropee ad essere confrontate fra di loro, e a essere riconosciute come sottofamiglia della lingua madre, furono appunto le lingue germaniche, oggetto delle fondamentali analisi di Grimm, il quale formulò la famosa legge fonetica della rotazione consonantica o Lautverschiebung (dal ted. Laut, "suono, fonema", + Verschiebung, "spostamento, slittamento" -cfr. l'inglese shift), che descrive l'esito particolare che in germanico hanno le consonanti occlusive indoeuropee. Con la formulazione della sua legge, Grimm definiva anche, più in generale, il concetto di mutamento fonetico come un fenomeno specifico delle lingue, dotato di regolarità e occorrente in particolari condizioni di articolazione della parola. Il germanico veniva così con Grimm acquisendo un volto linguistico definito, come sottogruppo dell'indoeuropeo.

Critiche alla linguistica comparativa

I linguisti contemporanei condividono ancora le basi originarie del metodo comparativo, cioè:

che le lingue cambiano nello spazio e nel tempo;

che il confronto diretto a stabilire parentele fra lingue non può prescindere dalle strutture delle lingue medesime, e non può essere condotto sulla base di apparenti assonanze e pseudoetimologie, ma va fondato sull'analisi sistematica dei documenti in effettivo possesso dei linguisti, degli storici e degli archeologi.

Tuttavia il vecchio metodo basato sulla derivazione genetica mostra alcune gravi debolezze. Negli ultimi anni, sono state avanzate fondamentali proposte di integrazione metodologica, la principale delle quali è il confronto lessicale di massa.

L'ipotesi neogrammatica