Biografia Origini familiari Solone, nato attorno al 638 a.C., apparteneva a una famiglia di antica nobiltà che faceva risalire le sue origini a Codro ma che, per ricchezza e potenza, veniva associata al ceto medio. Il padre, almeno secondo la quasi totalità degli storici antichi, era Essecestide, discendente di Codro; solo Filocle afferma che Solone sia figlio di Euforione.Luciano, Dialoghi dei Morti, 20.. La madre, di cui non è noto il nome, era cugina della madre di Pisistrato, con il quale Solone avrebbe avuto strettissimi rapporti. Infatti, in principio, vi fu una grande amicizia fra loro tanto da culminare in un rapporto paideutico che comunque lasciò traccia anche quando vennero a contrasto per le opposte idee politiche e non degenerò mai in accanimento aspro o brutale..
Giovinezza Sin da giovane Solone dovette dedicarsi al commercio poiché il padre aveva dissestato il patrimonio di famiglia facendo beneficenza e, dato che non desiderava ricevere aiuto da altri e amava la conoscenza, fu per questo che probabilmente intraprese lunghi viaggi.. Quale fosse il suo sentimento preminente comunque non è noto, dal momento che in alcune poesie successive descrive che ricco sia chi: «molto argento ed oro/possiede, e distese di terra ferace di messi,/ e muli e cavalli, sia chi questo ha soltanto,/benessere di ventre, di fianchi e di piedi,/ e goder giovinezza di fanciullo e donna,/quando anche questo giunga e con l'età di accordi»..
Tuttavia, altrove riporta:
Interesse poetico e filosofico In ogni caso, oltre al commercio, si dilettava a comporre poesie, in principio per svago e diletto nei momenti di ozio ma che poi sarebbero divenuti l'espressione di precetti filosofici e questioni politiche a giustificazione degli atti da lui compiuti e, talvolta, esortazioni agli ateniesi. Alcuni affermano che perfino le leggi promulgate da Solone fossero state pubblicate in versi in una raccolta di cui tramandano l'incipit:
Dalla poesia, ben presto si dedicò alla filosofia morale mentre dimostrò, a differenza del contemporaneo Talete, con cui, comunque, strinse una profonda amicizia.., uno scarso interesse per la scienza pratica, in cui fu sempre assai ingenuo e antiquato.. Sempre in questi anni strinse amicizia con Anacarsi, il quale comunque, quando Solone iniziò a dedicarsi alla politica, prese a criticarlo; tale polemica è riportata da Plutarco nei seguenti termini:
Ascesa politica Conquista di Salamina
L'ascesa politica di Solone si colloca a seguito del lungo conflitto che coinvolse Atene e Megara per il possesso dell'isola di Salamina, sita nel golfo Saronico.. Infatti, esausti per la guerra, gli ateniesi decisero di stipulare un armistizio con Megara riconoscendo a quest'ultima il possesso dell'isola e inoltre promulgarono una legge con cui vietavano, sotto pena di morte, di proporre ancora, per voce o tramite scritti, che la città rivendicasse Salamina..
Allora, almeno secondo la tradizione, Solone, insofferente per il disonore e osservando che molti giovani desideravano arruolarsi per riconquistare l'isola ma desistevano per via della legge, finse di essere uscito di senno e propalò la notizia a tutta la città. Poi, segretamente, compose un'elegia di cento versi, la imparò a memoria e un giorno, improvvisamente, corse all'Agorà e la declamò in pubblicoCicerone, De officiis, I, 30.108...
Quando terminò la recitazione, fu applaudito da numerosi cittadini mentre Pisistrato esortava pubblicamente i cittadini a dar retta alle parole di Solone e quindi ad abrogare la legge: gli ateniesi, persuasi, fecero ciò, ripresero il conflitto e affidarono le truppe a Solone..
Quanto alla conquista di Salamina sono riportate due versioni:
secondo la prima, Solone, direttosi per mare a Coliade, ove le donne ateniesi erano intente a sacrificare a Demetra, insieme a Pisistrato, inviò a Megara un messaggero affinché, fingendosi disertore, esortasse i nemici ad armare la flotta e a navigare verso Coliade per prendere come ostaggi le più importanti donne ateniesi. I megaresi gli credettero e inviarono una piccola flotta con uomini disarmati: quando Solone vide i nemici, fece fuggire le donne, indusse i più giovani, ancor imberbi, a travestirsi da donna nascondendo dei pugnali. Una volta salpati, gli ateniesi furono attaccati dai megaresi i quali però, convinti di aver a che fare con donne disarmate, furono sopraffatti. Vinto in questo modo lo scontro, la flotta ateniese fece rotta su Salamina, indifesa, e la conquistò.; secondo la seconda versione, Solone, dopo aver sacrificato a Perifemo e Cicreo (in ottemperanza a un vaticinio dell'oracolo di Delfi) e ottenuti dagli ateniesi circa 500 volontari, salpò con numerose barche da pesca scortate da una nave a trenta remi e approdò in Salamina. I megaresi, informati dei fatti, si mobilitarono e inviarono una nave per controllare gli avversari che, tuttavia, fu catturata dagli ateniesi. Solone, allora, imbarcati i più forti degli ateniesi sulla nave catturata, comandò loro di veleggiare verso la città di Salamina e, con il resto delle truppe, affrontò il nemico; mentre ancora la battaglia infuriava, i soldati sulla nave sbarcarono e conquistarono la città..
Infine, poiché i megaresi persistevano nelle pretese, le due parti decisero di risolvere la controversia mediante un arbitrato svolto da cinque spartiati i quali, dopo un contrastato verdetto, seguirono le perorazioni di Solone (che, a sua volta si basava sulla testimonianza dell'Iliade) e attribuirono l'isola ad Atene....
Ruolo nell'affare di Cilone
Dopo il successo di Salamina, aumentarono il prestigio e la popolarità di Solone che divenne noto anche al di fuori di Atene, quando fu tra i promotori di un intervento militare volto a tutelare l'oracolo di Delfi dalle pretese dei cirrei.... In virtù di tale prestigio, Solone tentò di promuovere una soluzione ai contrasti tra i fautori di Cilone e quelli degli Alcmeonidi..
Tale contrasto derivava dal 632 a.C. quando l'arconte Megacle della famiglia degli Alcmeonidi aveva persuaso i congiurati del fallito colpo di Stato di Cilone, supplici sotto la protezione di Atena, a scendere dall'Acropoli e presentarsi in giudizio. Per fare ciò, i seguaci di Cilone legarono sé stessi, come in una catena, alla statua della dea in modo da ricevere la protezione della divinità ma l'espediente non funzionò: si spezzò il filo che li univa alla statua e Megacle, insieme agli altri arconti, cogliendo la palla al balzo, affermarono che gli dei respingevano la supplica e ordinarono il massacro di tutti.Tucidide, Guerra del Peloponneso, I 126..
In quegli anni, però, i seguaci di Megacle, invisi per il sacrilegio, furono sottoposti alle pressioni dei fautori di Cilone, la cui potenza era al culmine: Solone, allora, estraneo a entrambe le parti, riuscì a convincere i fautori di Megacle a sottoporsi a un processo e ad accettare il verdetto di trecento giudici che, infine, li condannarono all'esilio..
Contrasti sociali La situazione, tuttavia, non si calmò sia perché i megaresi, approfittando dei disordini, si erano impadroniti di Nisea e di Salamina sia perché i timori generali erano esacerbati da timori superstiziosi tanto che era stato chiamato Epimenide di Festo per provvedere alla riforma dei culti e infine per i contrasti sociali derivanti dalla forte disparità delle ricchezze..
Infatti, cessato il turbamento per l'affare di Cilone, gli ateniesi si erano divisi in tre fazioni, connotate dai rispettivi territori d'appartenenza: i Diacri (abitanti delle regioni montuose dell'Attica) favorivano un regime democratico, i Pediei (i ricchi possidenti terrieri della pianura tra Atene ed Eleusi) difendevano l'oligarchia, i Parali (cittadini delle coste) sostenevano una forma mediana ed era di ostacolo agli altri due..
Tali contrasti erano esacerbati dalla disparità economica tra ricchi, proprietari terrieri, e poveri che, pur coltivando la terra, erano tenuti a versare ai primi un sesto del prodotto e che, in caso di carestie, erano costretti a contrarre forti debiti offrendo come garanzia la propria persona e quella dei familiari; il mancato pagamento del debito comportava automaticamente la caduta nello stato servile..
Arconte Per questi motivi, una parte dei cittadini ateniesi, considerando che Solone era estraneo ai soprusi dei più ricchi e che, allo stesso tempo, era distante dalle istanze demagogiche dei più poveri, caldeggiarono la sua candidatura quale arconte una volta che fosse scaduto il mandato di Filombroto..
Secondo, invece, Fania di Lesbo, la candidatura di Solone avvenne in circostanze leggermente diverse dato che, così scrive, promise segretamente ai nullatenenti la ripartizione delle terre, agli abbienti la conferma dei titoli di credito. ma ciò non corrisponde agli scritti di Solone stesso in cui afferma di essersi sempre accostato con titubanza al potere.
In ogni caso, nel 594 o 591 a.C., ottenne l'arcontato con l'incarico straordinario di pacificatore e di legislatore sia perché i ricchi lo accettarono in quanto benestante e di nobile famiglia sia perché i poveri lo apprezzavano per l'onestà..
Tale popolarità, peraltro, indusse diversi cittadini, specialmente gli appartenenti al ceto medio, a proporre agli affari pubblici una sola persona, la più giusta e assennata, mentre i più intimi amici lo spronavano, in virtù delle origini, a restaurare l'antica monarchia di cui era, in effetti, il legittimo erede...
Tuttavia, nessuno di questi argomenti smosse Solone dai suoi propositi tanto da rispondere che la tirannide è sì una bella fortezza ma senz'alcuna uscita.. oppure in versi:
In ogni caso, pur avendo rifiutato la tirannide, Solone non resse il governo della città in modo più dolce né tanto meno cedette alle opposte fazioni: dove la situazione era accettabile, non introdusse alcuna riforma, ove, invece, occorreva intervenire, cercò di convincere i cittadini ad accettare un punto di compromesso che potesse soddisfare le opposte esigenze. Difatti, quando gli fu domandato se avesse scritto le leggi migliori per gli ateniesi, Solone rispose: «Le migliori tra quelle che avrebbero accettato»...
Estinzione dei debiti
Il primo intervento di Solone fu lo sgravio, o meglio, estinzione dei debiti ch'egli impose facendo approvare una legge che obbligava ogni creditore a condonare i debiti esistenti e imponeva che in futuro nessuno prestasse denaro con garanzia sulla persona del debitore....
Tuttavia la natura del provvedimento è controversa: infatti se Plutarco ironizzando afferma che Solone addolcì la realtà spiacevole chiamando "sgravio" l'estinzione tout court dei debiti., Androzione, riportato da Plutarco medesimo, scrisse che Solone intervenne non con un condono, ma riducendo il peso degli interessi manipolando il tasso di cambio tra mina e dracma.: se in precedenza una mina valeva settantatré dracme, Solone la valutò 100 dracme svalutando di fatto il credito..
Di questo provvedimento Solone stesso scrisse in un'elegia vantandosi della terra in precedenza ipotecata e dei cittadini, venduti in terra straniera, da lui ricondotti in patria:
Riforma costituzionale
Per quanto criticato dai ricchi per l'annullamento dei titoli di credito e disprezzato dai più poveri che non avevano ottenuto la ripartizione delle terre, Solone riuscì a conseguire il sostegno di gran parte della cittadinanza che decise di affidargli tutte le materie istituzionali, magistrature, assemblee, tribunali affinché ne determinasse il censo e il numero dei componenti, la modalità delle adunanze conservando o abrogando a suo parere le istituzioni esistenti e costituite...
In primo luogo, quindi, Solone abrogò le leggi di Dracone, invise per l'eccessiva durezza, salvo quelle in materia di omicidio..Aristotele, Politica, II 1274 b 17-8..