Il Parco di Monza è uno tra i maggiori parchi storici europei. Una delle sue caratteristiche principali è di aver conservato la cinta muraria originale di circa 14 km. Questa peculiarità ne fa il terzo parco cintato da mura più grande d'Europa dopo il Parco di Chambord con 32 km e il Parco naturale La Mandria con i suoi 30 km. Ha una superficie di 732 ettari ed è situato a nord della città, tra i comuni di Monza, Villasanta, Vedano al Lambro e Biassono. Con i Giardini Reali, il Parco di Monza costituisce un complesso di particolare valore paesaggistico, storico e architettonico, incluso nel più ampio Parco regionale della Valle del Lambro. Dal 1922 ospita al suo interno l'autodromo nazionale di Monza, uno dei più importanti e prestigiosi circuiti automobilistici al mondo.
Storia
La costituzione del parco Il parco fu voluto da Eugenio di Beauharnais, figliastro di Napoleone e viceré del Regno d'Italia, come complemento alla Villa Reale costruita alcuni decenni prima per volontà del governo austriaco. Venne costituito ufficialmente con decreto napoleonico il 14 settembre 1805 in estensione ai già esistenti Giardini Reali. Il progetto fu affidato all'architetto Luigi Canonica e a Luigi Villoresi; i lavori iniziarono nel 1806 e terminarono nel 1808.
Il parco nacque fondamentalmente come una tenuta modello che conciliava il soggiorno suburbano del sovrano alla possibilità di disporre di una riserva di caccia personale. Sono diverse tuttavia le ipotesi sulla reale esigenza che portò alla sua realizzazione; secondo Francesco Rephisti,Francesco Rephisti, La formazione di un parco: Monza 1805, ne I Quaderni della Brianza, 1989, n° 67 - pp. 33-36 la fondazione del parco poteva essere vista come la predisposizione di una grande riserva territoriale a pochi chilometri da Milano, allora capitale del Regno d'Italia, pronta ad accogliere in caso di esigenza grossi contingenti militari. Ad avvalorare quest'ipotesi ci sarebbe stato il corposo allevamento reale di cavalli alla Villa Pelucca, a Sesto San Giovanni.La Villa Pelucca era stata acquisita dal Regio Demanio il 26 aprile 1806 nell'ambito delle operazioni volte alla formazione del Parco, venendo destinata all'allevamento dei cavalli di Eugenio di Beauharnais. Vi lavorò lo stesso Canonica, dovendo rendere conto al sovrano per ottenere l'approvazione di ogni singolo intervento o modifica. Secondo Cinzia Cremonini,Cinzia Cremonini, Il viceré Eugenio Beauharnais a Monza e la fondazione del parco (1805-1813), in Francesco De Giacomi (a cura di), Le ville Mirabello e Mirabellino nel parco reale di Monza, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2006 - pp. 32-36 la villa e il parco rientravano invece in un più complesso disegno, volto ad esaltare la grandezza dell'Imperatore, del quale Eugenio di Beauharnais era l'erede.
Dal punto di vista territoriale, il parco si estendeva inizialmente fino alla Santa - al tempo frazione di Monza, oggi parte del comune di Villasanta - e a Vedano, includendo al suo interno le importanti proprietà dei Durini, a cui appartenevano Villa Mirabello e Villa Mirabellino. Già nel 1806 venne acquisita un'ulteriore fascia terrazzata di circa 5 km a nord-ovest di Monza, facente parte dei comuni di Monza, Vedano e Biassono, procedendo subito dopo alla costruzione del muro di cinta, utilizzando, tra l'altro, i resti delle mura medievali della città. Intorno al 1808 il parco di Monza diventa così il più esteso parco cintato d'Europa, con un muro di recinzione lungo 14 km, raggiungendo così l'estensione di circa 14.000 pertiche (all'incirca 9 km²) che comprendeva edifici preesistenti (ville, mulini e cascine), strade, aree agricole e aree boschive - quasi un compendio del territorio agricolo lombardo.
A partire da questi anni il Canonica cominciò ad elaborare un ardito e complesso progetto, volto ad armonizzare le architetture presenti all'interno del parco col parco stesso, in un sistema quasi teatrale con cui conferissero bellezza e regalità alla tenuta. L'architetto lavorò personalmente a diversi progetti di realizzazione o trasformazione di vari edifici,I disegni sono tuttora conservati presso l'Archivio del Moderno, nella Biblioteca Cantonale di Mendrisio. compito che sarebbe stato in seguito sviluppato e portato a termine dal suo successore Giacomo Tazzini, qui attivo fra il 1818 e il 1848, in concomitanza con gli anni del soggiorno monzese dell'arciduca Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena.
Territorio e Comuni Per la realizzazione del parco vengono comprati terreni vasti circa 5 km² dai proprietari locali, principalmente la chiesa e le famiglie nobili (come i Durini e i Gallarati Scotti) dal 1805 al 1808, mentre il decreto del 14 settembre 1805 consentì l'acquisizione dei terreni prescelti per la formazione del Regio Parco al tempo appartenenti ai Comuni di Monza, Vedano al Lambro e Biassono.
L'originaria dislocazione dei confini di tali Comuni seguiva la disposizione degli appezzamenti di terreno e delle relative proprietà, risalenti sostanzialmente al Catasto Teresiano; dopo la realizzazione del Parco e la risistemazione del verde, coi viali prospettici e il distinguo fra le aree boschive e le aree agricole, si rivelò però impossibile individuare i confini originali delle suddivisioni catastali. In virtù di ciò, già dal 1872Notifica del 1º novembre 1872, da parte della Intendenza della Casa di Sua Altezza Reale il Principe di Piemonte e successiva delibera consigliare del Comune di Biassono del 23 novembre 1872. si pensò ad una rettifica dei confini, di modo che fossero più facilmente individuabili. I nuovi confini rettificati furono ufficializzati soltanto il 24 febbraio 1899, alla presenza delle Commissioni censuarie, delle Giunte Municipali dei comuni interessati, oltre che degli ingegneri Luigi Tarantola per la Real Casa e Emilio Rigatti per il Catasto. Dal verbale redatto, si evince come il confine fra Biassono e Vedano al Lambro, quello che aveva subito la più sostanziale modifica (quello con Monza seguiva in larga parte il corso del fiume Lambro, e subì solo una trascurabile regolarizzazione nella seconda metà, nella tratta con Vedano al Lambro), partendo dalla sponda destra del Lambro proseguisse per il viale della Fagianaia, passando per il viale dei Platani (parallelamente quindi al viale dei Cervi e al viale del Serraglio), andando ad incontrare il viale delle Noci e continuando fino al muro di recinzione del Parco, da cui riprendeva il tracciato storico costeggiando il parco di Villa Litta Bolognini Modignani. I viali a cui si fa riferimento sono stati per la maggiore incorporati all'interno della superficie occupata successivamente dall'Autodromo, e oggi costituiscono solo un ricordo storico.
In quell'occasione la frazione della Santa cercò senza successo di distaccarsi dal Comune di Monza per unirsi a quello di Villa San Fiorano. In risposta, Monza chiese l'annessione della stessa Villa San Fiorano. La situazione rimase invariata, pur continuando ad alimentare un certo dibattito e risentimento tra le popolazioni dei comuni interessati. Nel 1924 La Santa rinnovò le proprie richieste, trovando questa volta una risposta ben più dura da parte di Monza, il cui Commissario Prefettizio in data 1º agosto 1925 chiese non solo l'annessione di Villa San Fiorano, ma anche di Vedano al Lambro e di Biassono. La forte opposizione intentata dapprima solo da Villa San Fiorano e Biassono, in un secondo tempo anche da Vedano al Lambro,Vedano al Lambro si era infatti detta favorevole in un primo momento all'annessione a Monza, per voce del Commissario Prefettizio che reggeva la città fra il 1923 e il 1924, subito sconfessato tuttavia dalla successiva presa di posizione del nuovo governo cittadino e della popolazione stessa. parallelamente alla ricostituzione di un'amministrazione comunale anche a Monza, dopo il periodo di commissariamento durante il quale erano maturate le richieste, portarono a un ridimensionamento di queste, che si limitavano ora alla sola acquisizione dei terreni interni al Parco. Anche le nuove richieste monzesi furono contestate sia da Biassono che da Vedano,I due comuni si sarebbero infatti trovati a perdere gran parte del proprio territorio: più nel dettaglio i 4/9 del territorio comunale di Biassono e i 5/9 di quello di Vedano. ma avrebbero trovato attuazione nel successivo Regio Decreto del 29 novembre 1928, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno il 7 gennaio 1929, che sanciva l'incorporazione del Regio Parco al Comune di Monza da cui veniva distaccata la frazione della Santa che veniva assegnata al Comune di Villa San Fiorano nella nuova municipalità di Villasanta. Tale decreto entrò in vigore ufficialmente il 23 gennaio 1929.
Il periodo austriaco
L'arciduca Ranieri, nominato viceré del Regno Lombardo-Veneto nel 1818, riprese subito nei possedimenti Asburgici la Villa e le relative pertinenze, cadute in un breve periodo di oblio dopo la fuoriuscita dei francesi nel maggio 1814. Coerentemente con quanto già accadeva a Vienna a quel tempo, aprì per la prima volta al pubblico i Giardini Reali e il Parco,L'apertura era comunque limitata alle sole domeniche dal mezzo tocco all'Ave Maria della sera. iniziativa particolarmente significativa dal punto di vista simbolico, poiché voleva rappresentare il carattere democratico del nuovo governo austriaco, ben disposto nei confronti degli abitanti di Monza e di Milano. In quegli stessi anni si andavano affermando le idee, diffusesi anche in Italia nei primissimi anni del XIX secolo, dalla manualistica specializzata. Secondo Luigi MabilLuigi Mabil, Teoria dell'arte de' Giardini, Bassano, 1801 le città dovevano sempre disporre - oltre alle piazze - di ulteriori e piacevoli luoghi di ritrovo e passeggio per la popolazione, ricavati - a seconda delle disponibilità - all'interno o all'esterno del perimetro cittadino. Dovevano offrire al cittadino la possibilità di respirare un'aria più salubre nonché immagini e momenti piacevoli, che lo distogliessero dagli affari personali. Coerentemente con tale pensiero, lo stesso Ercole SilvaErcole Silva, Dell'Arte de' Giardini Inglesi, Pietro e Giuseppe Vallardi, Milano, 1801 - che già aveva influenzato negli anni precedenti la sistemazione dei giardini - sosteneva l'importanza di questi spazi nella vita quotidiana delle persone, al pari di un vero e proprio bisogno. Queste aree, oltre a sollevare l'individuo dalle afflizioni personali, lo distoglievano dai divertimenti ignobili e pericolosi, educandolo a una maggiore sensibilità e una migliore socialità.
Il Parco e i Giardini Reali sarebbero stati aperti fino al 1º agosto 1857, quando si pensò alla soppressione della colonia agricola ivi insediata, in favore di un ridimensionamento del parco stesso, accompagnato da un maggiore sviluppo delle zone a prato e a bosco. Caduti gli austriaci il progetto non venne mai attuato, e con l'Unità d'Italia nel 1861 venne riaperto al pubblico dai nuovi proprietari, i sovrani della Casa Savoia.
Dai Savoia alla Seconda guerra mondiale I Savoia, succeduti agli Asburgo, mostrarono in un primo tempo una sostanziale indifferenza alle vicende del parco e della Villa Reale. Fu solo con l'ascesa al trono di Umberto I nel 1878 che si invertì questa tendenza, inaugurando un periodo di importanti lavori di ristrutturazione e abbellimento, concentrati quasi esclusivamente sulla Villa Reale, nella quale il sovrano amava soggiornare. Nel corso di questo periodo, i principali progetti di interventi inerenti al parco riguardarono le architetture ivi presenti, che avrebbero dovuto essere a loro volta ristrutturate e ampliate. Tali progetti rimasero quasi esclusivamente sulla carta, poiché il 29 luglio 1900 Umberto I veniva assassinato nei pressi del parco mentre tornava alla villa, nell'attentato dell'anarchico Gaetano Bresci.