Il totalitarismo è un idealtipo usato da alcuni studiosi politici e storici per spiegare le caratteristiche di alcune dittature nate nel XX secolo, che mobilitarono intere popolazioni nel nome di un'ideologia o di una nazione, accentrando il potere in un unico partito, in un gruppo ristretto, o in una sola persona, rappresentando la forma massima dello Stato autoritario e dell'autocrazia.Robert Conquest (1999). Reflections on a Ravaged Century. Norton. pp. 73–74. ISBN 0393048187, trad. italiana Il secolo delle idee assassine, 1999, traduzione di L. Vanni, Collezione Le Scie, Mondadori, 2001, ISBN 88-04-48182-X.

È il termine più usato dagli storici per definire un tipo di dittatura, affermatosi nel XX secolo, al quale possono essere ricondotti il nazismo, il fascismo e lo stalinismo. Uno Stato totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l'assimilazione di un'ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere della società stessa; e dalla presenza di un universo concentrazionario per l'eliminazione dei nemici del partito e dello Stato.

Il termine totalitarismo, inoltre, è usato nel linguaggio politico, storico e filosoficoNicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, Torino, UTET, 1971. per indicare "la dottrina o la prassi dello stato totalitario", cioè di qualsiasi Stato intenda ingerirsi nell'intera vita, anche privata, dei suoi cittadini, al punto da identificarsi in essi o da far identificare essi nello Stato.

Etimologia "Totalitarismo" nel suo significato etimologico significa "il sistema tendente alla totalità". Il termine è formato dal latino totus ("intero") e tre suffissi: -itas usato per formare nomi; questo dà totalitas in latino (totalità); suffisso -aris usato per formare aggettivi; dà totalitario; -ismum, un suffisso di formazione tardiva che si riferisce all'idea di appartenenza a un gruppo o a un sistema di pensiero (per designare professioni o opinioni).

In quanto "sistema tendente alla totalità", il totalitarismo può essere tradotto in "sistema politico in cui tutti i poteri sono concentrati in un unico partito politico". Ad esempio, il punto centrale della dottrina fascista è che "lo Stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo". Ne consegue che "tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato".

Descrizione

Definizioni

Storicamente il termine è stato creato per indicare la dottrina politica del fascismo italiano e, successivamente, del nazismo tedesco. Simona Forti attribuisceSimona Forti, Il totalitarismo, Laterza, Bari, 2001. la primogenitura del termine a Giovanni Amendola, il quale lo usò a partire da un articolo del 1923 sulle pagine del quotidiano Il MondoGiovanni Amendola, Maggioranza e minoranza, Il Mondo, 12 maggio 1923.. In esse Amendola definì il sistema totalitario come «promessa del dominio assoluto e dello spadroneggiamento completo ed incontrollato nel campo della vita politica ed amministrativa».

Su La Rivoluzione Liberale, nel 1924, Don Luigi Sturzo commentò la «nuova concezione di stato-partito» come causa di una «trasformazione totalitaria di ogni e qualsiasi forza morale, culturale, politica e religiosa»Luigi Sturzo, Spirito e realtà, La Rivoluzione Liberale, 22 gennaio 1924., mentre Lelio BassoSotto lo pseudonimo di Prometeo Filodemo. ebbe a dire che «il totalitarismo fascista ha posto tutti i suoi principi: soppressione di ogni contrasto per il bene superiore della Nazione identificata con lo Stato, il quale si identifica a sua volta con gli uomini che detengono il potere»Prometeo Filodemo (Lelio Basso), La Rivoluzione Liberale, 2 gennaio 1925.. Giovanni Gentile menzionò il totalitarismo nella voce "Fascismo (dottrina del)" che scrisse per l'Enciclopedia Italiana ed in cui affermò che « [...] per il fascista tutto è nello Stato e nulla di umano e spirituale esiste e tantomeno ha valore fuori dallo Stato. In tal senso il fascismo è totalitario...»Giovanni Gentile, Enciclopedia Italiana, voce "Fascismo (dottrina del)", Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, 1932, vol. XIV, pp. 835-840..

In filosofia il totalitarismo ha avuto molti teorici (vd. Hannah Arendt), ma anche altrettanti critici (ad es. Losurdo). In senso generale può essere usato anche in altri campi per indicare qualsiasi dottrina e prassi politica di stampo assolutisticoIl termine è stato usato in questo senso anche dallo statunitense G.H. Sabine nella sua Storia delle dottrine politiche.; e per analogia viene usato più in generale anche per indicare qualunque comportamento e atteggiamento repressivo nei confronti delle libertà dell'individuo.

Secondo alcuni - come ad esempio Sergio Romano - «il totalitarismo» può essere considerato «uno dei tratti caratteristici della storia del Novecento»; tanto da poter contraddistinguere il periodo storico che va dal 1917 (Rivoluzione d'ottobre) al 1989 (crollo del muro di Berlino) come età dei totalitarismi.

Inoltre alcuni filosofi della Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Marcuse) hanno definito totalitario lo stesso sistema capitalistico vigente nelle principali democrazie occidentali; esso rappresenta, infatti, secondo gli autori, un sistema economico sociale che utilizza la cultura di massa (non la cultura prodotta dalle masse, bensì quella prodotta dai mezzi di comunicazione di massa) e l'industria culturale per massificare gli individui e controllarli psicologicamente e politicamente in ogni momento e aspetto della loro vita e del loro pensiero. «L'industria culturale», scrivono Horkheimer e Adorno, «è uno degli aspetti più caratteristici e vistosi dell'odierna società tecnologica; essa è il più subdolo strumento di manipolazione delle coscienze impiegate dal sistema per conservare sé stesso e tenere sottomessi gli individui». Perciò, se l'800 è passato alla storia come il secolo delle rivoluzioni, il '900 passerà come il secolo dei totalitarismi. Si definisce totalitario un sistema sociale in cui il potere politico o economico pervade ogni ambito della società soffocandone l'autonomia.

Vi sono però alcuni studiosi che non concordano con l’interpretazione contemporaneistica del fenomeno totalitario, ritenendo di dover retrodatare la sua genesi rispetto al XX secolo. Parlando di democrazia totalitaria in riferimento alla dottrina rousseauiana della titolarità e dell’esercizio del potere, Jacob Talmon lascia intendere chiaramente che l’origine del totalitarismo si collochi nella fase dell’IlluminismoCfr. J. Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, Il Mulino, Bologna 2000.. Allo stesso modo, Erich von Kahler fa risalire certi moventi del Terzo reich al regno di Federico Guglielmo I di Prussia, fondatore di uno Stato rigorosamente marziale e sistematizzato in cui persino «i particolari più minuti della vita dei cittadini erano regolati e disciplinati: religione, rapporti sociali, spese»E. Kahler, La torre e l'abisso. La trasformazione dell'uomo, Bompiani, Milano 1963, p. 84.. Anche George Mosse (nel suo celebre saggio La nazionalizzazione delle masse) manifesta la convinzione che i prodromi del totalitarismo nazista siano antecedenti di almeno un secolo all’avvento del Partito Nazionalsocialista, rintracciandone tendenze e nuclei tematici nel Romanticismo e nelle spinte unitariste che porteranno alla nascita dell’Impero tedesco. Secondo Eric Voegelin, inoltre, il totalitarismo non sarebbe altro che la manifestazione politica di un atteggiamento spirituale – in un suo scritto parlerà appunto di «religioni politiche»Cfr. E. Voegelin, Il mito del nuovo mondo. Saggi sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo, Rusconi, Milano 1970. –, identificabile nel dualismo gnostico.

Indipendentemente dalla singolarità delle argomentazioni addotte, questi e altri autori concordano sul fatto che lo spirito del totalitarismo – sia esso nato nei primi secoli dell’era cristiana o in età moderna, fra il XVIII e il XIX secolo – non si configuri come una prerogativa del Novecento e della società di massa.

Definizione alternativa di John Keegan Una spiegazione alternativa del totalitarismo è stata data da John Keegan nel suo volume La grande storia della guerra. Secondo questa visione è impossibile definire il totalitarismo senza capire come è nato il reggimento.

Agli albori dell'era moderna, al momento cioè dell'affermazione degli stati nazionali, i monarchi assoluti liquidavano le strutture feudali della società. Lo scopo era quello di prendere un controllo diretto del territorio da parte del sovrano, controllo che il feudalesimo rendeva prettamente formale (è noto, infatti, che il re di Francia in epoca medievale al massimo controllava Parigi). I castelli venivano abbattuti e i nobili forzatamente inurbati nelle capitali. I sovrani si trovarono nella duplice necessità di dare loro un ruolo e di sfruttarne le capacità militari: nacquero così i reggimenti, dove i soldati venivano inquadrati da ufficiali superiori, di provenienza nobiliare.

Dalla rivoluzione francese in poi gli eserciti si erano enormemente ampliati con la coscrizione generale ed obbligatoria: l'apice fu toccato durante la prima guerra mondiale, che vide la necessità di una vera e propria militarizzazione delle società civili (la cosiddetta "economia di guerra").

In quest'ottica, è possibile definire il totalitarismo come quel processo che punta alla totale sorveglianza dell'intera società. I cittadini diventano dei soldati, con la libertà limitata di cui godono i soldati. Il loro compito è quello di servire la nazione potenzialmente in lotta contro i nemici interni ed esterni.

Questo tipo di organizzazione della società fu sperimentato per la prima volta in Unione Sovietica da Lenin e poi radicalizzato da Stalin. Mussolini e Hitler ne copiarono le caratteristiche, adattando i loro totalitarismi alle esigenze dei propri movimenti. D'altra parte lo stesso Hitler, nel "Mein Kampf" afferma ripetutamente che il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori deve darsi una disciplina simile a quella dei movimenti comunisti.

Caratteristiche e differenze con l'autoritarismo In una dittatura totalitaria lo Stato controlla quasi ogni aspetto della vita di un individuo, soprattutto attraverso un uso massiccio della propaganda, che cerca di plagiare le menti di tutti i cittadini con una ideologia di Stato. Un ruolo fondamentale in tal senso è svolto dalla scuola e dai mass media. Il partito unico totalitario controlla tutti i gangli della vita politica e sociale, infatti i governi totalitari non accettano le attività di individui o gruppi che non siano indirizzate al "bene" dello Stato, mentre negli autoritarismi è presente un limitato pluralismo socio-culturale.

Gianni Oliva, indicando in Hannah Arendt, Raymond Aron, Carl Friedrich e Zbigniew Brzezinski alcuni dei maggiori apporti allo studio del totalitarismo, delinea cinque punti in presenza dei quali - secondo ciò che dichiara registrare un sostanziale consenso - si può affermare di essere dinanzi a questo genere di modelloGianni Oliva, Le tre Italie del 1943, Mondadori, 2004.: Concentrazione del potere in capo ad un'oligarchia inamovibile e politicamente irresponsabile.Nel senso di "non responsabile" dinanzi ad un elettorato. Imposizione di una ideologia ufficiale. Presenza di un partito unico di massa. Controllo delle forze operanti nello Stato (polizia) ed uso del terrore. Completo controllo della comunicazione e dell'informazione. Per Oliva il totalitarismo «distrugge ogni confine fra Stato e Società»Id..