La cheratite amebica è un'infezione alla cornea relativamente infrequente, ma pericolosa, derivante dall'infezione dei protozoi Acanthamoeba spp. Tipicamente è associata all'uso di lenti a contatto.

Epidemiologia

L'incidenza stimata della cheratite amebica è fino a 33 casi per milione di utilizzatori di lenti a contatto per anno

Probabilmente l'incidenza della patologia è sottostimata per la difficoltà di una diagnosi eziologica; il protozoo infatti non viene evidenziato nel corso dei normali esami colturali, di norma effettuati per batteri e per miceti; viene rilevato con particolari colorazioni su uno striscio prelevato dalle lesioni corneali, mediante microscopia confocale della cornea in vivo o con metodiche PCR su liquido lacrimale; recentemente è stata descritta una metodica diagnostica innovativa, mediante osservazione in microscopia elettronica a scansione (SEM) di un prelievo per scraping corneo-congiuntivale. Con questa metodica è possibile evidenziare il protozoo sia sotto forma di trofozoite che di spora, ma è difficile che, dati i costi elevati, tale metodica trovi reale applicazione clinica. Eziologia I protozoi del genere Acanthamoeba sono ubiquitari e si trovano nell'aria, nel suolo e soprattutto nelle acque dolci e salate, oltre che nel tratto respiratorio superiore. La forma cistica in particolare è in grado di resistere a numerosi disinfettanti e condizioni avverse, persistendo perciò nell'ambiente anche per lunghi periodi, finché non trova condizioni adatte a trasformarsi in trofozoite.

I portatori di lenti a contatto sono infatti particolarmente suscettibili, perché la sola manovra di inserire o togliere le lenti provoca microscopiche lesioni corneali: queste non hanno nessun effetto visivo né tantomeno sono patologiche di per sé, ma garantiscono una porta di accesso per eventuali virus, batteri e protozoi presenti. Se poi la lente a contatto, invece di essere detersa con le apposite soluzioni sterili, è lavata ad esempio con acqua di rubinetto, o ancora è maneggiata con dita contaminate, il protozoo raggiunge agevolmente la superficie esterna della cornea e qui si insedia.

Al contrario della cheratite batterica, infatti, questa insorge tipicamente in soggetti disattenti o con scarsa igiene delle proprie lenti.

Clinica e storia naturale I rilievi clinici di per sè non sono molto patognomici o specifici, ed il paziente lamenta annebbiamento, fastidio visivo: semmai è interessante notare, come primo segnale di allarme, l'enorme spoporzione tra il disagio soggettivo ed i segni obiettivamente rilevati dal medico (ricordiamo che la cornea è profondamente innervata dalla prima branca del trigemino, perciò ha un'enorme sensibilità al dolore).

Alla lampada a fessura, la lesione epiteliale iniziale è irregolare e grigiastra, talvolta con pseudodendriti simili alla forma erpetica e con limbite (infiammazione del limbus, cioè della giunzione di confine tra sclera e cornea). Successivamente, nelle prime settimane, son rilevabili infiltrati radiali e perineurali caratteristici e spesso anzi patognomonici, finché essi non si allargano ed uniscono a formare un unico grande ascesso corneale ad anello. Gli esiti possono anche essere molto gravi, conducendo nel giro di pochi mesi a opacizzazione stromale, neoangiogenesi (la cornea, infatti, deve essere trasparente: essa accoglie in sè 45 delle 62 diottrie del sistema visivo umano) e perfino necrosi colliquativa.

Diagnosi Per ottenere una conferma diagnostica definitiva è necessario dimostrare la presenza di cisti nei campioni prelevati con il raschiamento: queste son ben visibili con le colorazioni acido periodico-Schiff oppure calcofluor white (pigmento fluorescente particolare, ha particolare affinità per cisti e miceti), ma son rilevabili anche nelle colorazioni di Gram e di Giemsa.

Una metodica di coltura interessante è quella che sfrutta E. coli morto, un batterio che i trofozoiti consumano (infatti molti protozoi si cibano di batteri od altri microrganismi). Son poi possibili metodiche molecolari quali PCR, immunoistochimica o perfino, come già accennato, la microscopia confocale in vivo.

Terapia Solitamente occorre una pulizia chirurgica dell'epitelio corneale interessato, affiancato all'utilizzo di agenti amebicidi: l'uso di normali antibiotici, infatti, non avrebbe alcun effetto sul protozoo, che è un organismo di natura totalmente differente dai batteri. Alcuni di questi agenti sono il poliesametilene biguanide, l'esamidina e, talvolta, mostrano un certo effetto anche gli antifungini azolici.

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni https://www.eyedoctor.it/articoli-scientifici/aggiornamento-professionale/infezioni-corneali-criteri-diagnosi-eziologica/

Categoria:Amoebozoa Categoria:Malattie oftalmologiche