Biblista ed esegeta, è stato arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002. Oltre a essere stato un uomo di grande cultura teologica, fu anche uomo del dialogo tra le religioni, a cominciare dall'ebraismo, i cui fedeli amava definire "fratelli maggiori". Fu soprannominato "cardinale del dialogo".

Biografia Nacque a Torino il 15 febbraio 1927 da Leonardo Martini, un ingegnere torinese originario di Orbassano (dove si recò come sfollato in tempo di guerra), e da Olga Maggia. Venne battezzato una settimana dopo la nascita nella parrocchia dell'Immacolata Concezione di Borgo San Donato, il quartiere dove trascorse anche l'infanzia e l'adolescenza, abitando in via Cibrario 9.

Sacerdote e biblista Sviluppò sin da giovanissimo interessi biblici:

Nel 1944 all'età di 17 anni entrò nella Compagnia di Gesù presso la casa religiosa dei gesuiti di Cuneo; compì poi gli studi presso l'Istituto Sociale di Torino.

Secondo l'uso gesuita del tempo, fu ordinato suddiacono l'11 luglio 1952, diacono il 12 luglio e presbitero il 13 luglio. A conferire le tre ordinazioni, nella chiesa di Sant'Antonio a Chieri, fu il cardinale Maurilio Fossati, arcivescovo di Torino.

Circa la propria vocazione, dichiarò poi:

Conseguì il dottorato in teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1958, con una tesi dal titolo "Il problema storico della Risurrezione negli studi recenti".

Nel 1959 compì il suo primo viaggio in Terra santa visitando luoghi archeologici come studioso.

Nel 1964 curò una nuova edizione del Nuovo Testamento in greco e latino. Dopo aver insegnato nella Facoltà teologica di Chieri, tornò a Roma e, nel 1966, si laureò in Sacra Scrittura summa cum laude al Pontificio Istituto Biblico con l'importante tesi "Il problema della recensionalità del codice B alla luce del papiro Bodmer XIV", pubblicata nello stesso anno, di cui fu relatore Stanislas Lyonnet, che era stato anche suo professore. Proseguì gli studi in Sacra Scrittura sempre presso il Pontificio Istituto Biblico, dove nel 1962 gli venne assegnata la cattedra di critica testuale e il 29 settembre 1969 venne nominato rettore, incarico che manterrà fino al 1978. Come rettore visitò numerose volte Gerusalemme e divenne amico di Shemaryahu Talmon, rettore dell'università ebraica di Gerusalemme, con cui instaurò una serie di rapporti e collaborazioni, arrivando a un programma di scambi interculturali in cui gli studenti italiani (in prevalenza religiosi e religiose) avrebbero potuto frequentare un semestre di studi nell'università di Gerusalemme, per meglio conoscere il mondo e la cultura ebraica, programma attivo ancora dopo 30 anni dalla sua nascita.

Nello stesso periodo diventò uno dei cinque studiosi riuniti in un comitato internazionale incaricato di curare una nuova edizione critica del Novum Testamentum Graece: fu l'unico componente cattolico e l'unico italiano del comitato costituito da studiosi di diverse confessioni cristiane.

Dal 1974 al 1980 fu membro della Pontificia commissione biblica internazionale. Nella Quaresima del 1978 papa Paolo VI gli affidò l'incarico di predicatore degli esercizi spirituali alla Curia romana, mentre il 18 luglio dello stesso anno lo nominò magnifico rettore della Pontificia Università Gregoriana, succedendo al gesuita canadese Hervé Carrier.

Arcivescovo di Milano

Insediamento e primi anni

Il 29 dicembre 1979 papa Giovanni Paolo II lo nominò arcivescovo metropolita di Milano; succedette al cardinale Giovanni Colombo, dimessosi per raggiunti limiti di età. Il 6 gennaio 1980 ricevette l'ordinazione episcopale, nella basilica di San Pietro in Vaticano, per imposizione delle mani dello stesso pontefice, co-consacranti l'arcivescovo Eduardo Martínez Somalo, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, e il vescovo ausiliare di Milano Ferdinando Maggioni.

A valle dell'ordinazione ad arcivescovo, ebbe luogo un momento conviviale presso l'Università Gregoriana al quale partecipò Pedro Arrupe, l'allora Superiore Generale dei gesuiti di cui padre Martini era considerato il successore più probabile. Nel 1981 Giovanni Paolo II revocò la nomina di Arrupe, sostituendolo con i padri Paolo Dezza e Giuseppe Pittau. La nomina di Martini al vertice massimo di una delle diocesi più importanti d'Italia fu vista come un modo per poter giungere al commissariamento pontificio dell'ordine.

Il 10 febbraio 1980 prese possesso dell'arcidiocesi ambrosiana; dopo aver fatto l'ingresso a piedi verso la piazza del Duomo, disse: "Vengo da lontano, come Paolo, con titubanza".

Nel 2001, ricordando il suo ingresso a Milano nella lettera pastorale "Sulla tua parola", scrisse:

Fin dall'inizio la sua attività pastorale venne caratterizzata dalla ricerca di un contatto personale con tutte le realtà umane della diocesi, con passeggiate solitarie nelle vie cittadine, arrivando a festeggiare il suo primo onomastico servendo la minestra ai "barboni" nel rifugio di fratel Ettore sotto la stazione centrale. Ritornò da fratel Ettore nel 2000, due anni prima di salutare la città.

Nel novembre dello stesso anno avviò nell'arcidiocesi la pratica della Scuola della Parola, ricalcata sulla Lectio divina, per insegnare a «leggere un testo biblico usato nella liturgia, per gustarlo nella preghiera e applicarlo alla propria vita».

Più volte, nei primi anni, è stato sul punto di rinunciare di fronte al peso delle responsabilità. In quel periodo lavorava tantissimo. A volte andò anche a trovare in segreto famiglie bisognose della città, fermandosi a cena da loro, servendo a tavola e chiedendo anche di lavare i piatti. Approfittò anche del breve periodo di anonimato, all'inizio quand'era ancora quasi sconosciuto, per passeggiare in città o andare a comprare il giornale.

Il 2 febbraio 1983 papa Giovanni Paolo II lo creò cardinale presbitero del titolo di Santa Cecilia. Fu il porporato italiano più giovane fino alla creazione del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo metropolita di Bologna.

Gli anni del terrorismo Nel 1980, il suo primo anno da vescovo, caddero uccisi dai brigatisti il magistrato Guido Galli e il giornalista del Corriere della Sera, Walter Tobagi, e ne celebrò i funerali.

In uno dei suoi primi atti come cardinale, con l'intermediazione del cappellano don Luigi Melesi, visitò il gruppo di terroristi detenuti nel carcere milanese di San Vittore iniziando un dialogo con coloro che intendevano dissociarsi o pentirsi della loro scelta. Sempre nel 1983 fu scelto come interlocutore dai militanti di Prima Linea in una "conferenza di organizzazione" che si tenne nel carcere delle Vallette di Torino, dove era concentrata la gran parte degli imputati del "maxiprocesso" che era in corso contro l'organizzazione, che decisero di far consegnare proprio all'arcivescovo Carlo Maria Martini le armi ancora in disponibilità dei piellini rimasti liberi. Il 13 giugno 1984 uno sconosciuto si presentò nell'arcivescovado di Milano al segretario di Martini e abbandonò sul tavolo tre borse da tennis contenenti le ultime armi dell'organizzazione terroristica, tra cui due AK-47 Kalashnikov, mitra, pistole, munizioni e bombe per bazooka; la consegna delle armi venne preannunciata a Martini da Ernesto Balducchi, leader dei Comitati Comunisti Rivoluzionari e sotto processo al tempo, con una lettera speditagli il 14 maggio. Secondo Sergio Segio, "quel gesto generoso di Martini sicuramente accelerò la fine della lotta armata e contribuì a dare speranza e un nuovo progetto a migliaia di giovani incarcerati".

Nell'agosto del medesimo anno battezzò, a seguito di una richiesta avuta durante la visita natalizia in carcere, due gemelli nati da Giulia Borelli e Enrico Galmozzi, membri di Prima Linea, provocando malumori e proteste in alcuni circoli cattolici; Sergio Lenci, una delle vittime di questi terroristi, spedì una lettera aperta di protesta al quotidiano La Repubblica. Di fronte alle numerose critiche ricevute Martini spiegò la sua opera in un articolo pubblicato, in settembre, su La Civiltà Cattolica, spiegando che il rinnovamento della società deve passare per il rinnovamento dell'uomo e che la Chiesa deve facilitare ciò dando il benvenuto a ogni manifestazione di buona volontà, incluse quelle provenienti dalle carceri.

Nel novembre 1986 indisse il grande convegno diocesano ad Assago sul tema del "Farsi prossimo", dove fu lanciata l'iniziativa delle Scuole di formazione all'impegno sociale e politico. L'anno seguente, durante la VII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi a tema "La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo", tenne un duro intervento sulle degenerazioni dei movimenti e sulla loro autoreferenzialità rispetto alla Chiesa.

Nel 1986 divenne presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d'Europa, carica che mantenne fino al 1993.

La Cattedra dei non credenti e il dialogo con l'Islam Nel 1987 avviò nell'arcidiocesi l'iniziativa, conclusasi nel 2002, della Cattedra dei non credenti, occasione di incontro e di dialogo tra cristiani e non credenti, rivolta nelle intenzioni di Martini a tutti i "pensanti" senza distinzione di credo.

Nel tradizionale discorso alla città del 1990, tenuto alla vigilia del giorno di sant'Ambrogio, stupì tutti i presenti dedicando tutto l'intervento al tema civile e spirituale del rapporto tra "i milanesi e l'Islam". Raccomandò alla comunità civile in vista di una necessaria "integrabilità" di trasmettere con forza ai nuovi venuti la consapevolezza di non potersi appellare ai principi della legge islamica per ottenere spazi e prerogative giuridiche specifiche in un regime di laicità, sollecitando l'accoglienza e il dialogo.

Nel 1993 Helmut Kohl fu invitato da Mino Martinazzoli e Pierluigi Castagnetti in Italia. Il cancelliere pose come condizione una cena in arcivescovado, durante la quale Kohl e Martini parlarono tutto il tempo di teologia, non di politica, e in tedesco. Il cancelliere tedesco rimase affascinato dal cardinale italiano tanto che considerava Martini un cardinale seriamente papabile e uno dei pastori più consapevoli e attrezzati per affrontarne l'enorme portata.

Il 4 novembre 1993 convocò il 47º sinodo diocesano di Milano, che si concluse nel 1995.

Massimo propulsore dell'ecumenismo tra le varie Chiese e confessioni cristiane da parte cattolica, sollecitò a Milano la fondazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese Cristiane. Al contempo promosse in maniera coraggiosa rispetto al magistero della Chiesa cattolica il dialogo tra cristianesimo ed ebraismo, segnando in materia una svolta non solo a Milano e in Italia, ma in Europa e in Occidente; in questo campo trovò la piena collaborazione e adesione da parte di intellettuali come Paolo De Benedetti e il rabbino capo di Milano, Giuseppe Laras.

Verso il 2000

Nel 1997 presiedette le celebrazioni del sedicesimo centenario della morte di Sant'Ambrogio, patrono dell'arcidiocesi di Milano. Nell'ottobre del 1999 partecipò come membro alla II assemblea speciale per l'Europa del Sinodo dei vescovi. Proprio a questo sinodo evocò "il sogno di una Chiesa giovane" e propose la creazione di un nuovo concilio per discutere sui problemi più spinosi, tra cui la posizione delle donne nella società e nella Chiesa, la questione della sessualità e la partecipazione dei laici nella disciplina cattolica del matrimonio.

Il 23 novembre 2000 papa Giovanni Paolo II lo nominò accademico onorario della Pontificia accademia delle scienze.

Sempre nel 2000 nacque il Natale degli Sportivi, un tradizionale appuntamento fortemente voluto da Martini, che a ogni vigilia di Natale riunisce attorno all'arcivescovo l'intero mondo sportivo diocesano, professionistico e non.

Il 7 dicembre 2001 inaugurò il museo diocesano di Milano situato presso i chiostri della basilica di Sant'Eustorgio, parte dell'antico convento domenicano, restituito alla città dopo un lungo periodo di restauro.

Arcivescovo emerito