Le Vite parallele () sono una serie di biografie di uomini celebri, scritte da Plutarco tra la fine del I secolo e il primo quarto del II secolo e riunite in coppie per mostrare vizi o virtù morali comuni a entrambi.

Struttura e contenuto

Le Vite consistono di ventidue coppie di biografie, ognuna narrante la vita di un uomo greco e di uno romano: fanno eccezione le vite singole di Galba e OtoneEntrambe al numero 32 nel Catalogo di Lampria. e le vite di Arato e di Artaserse:Entrambe al numero 24 nel Catalogo di Lampria. queste ultime due, in realtà, non appartenevano alle Vite parallele, ma furono accostate per l'ordine alfabetico e tramandate insieme alla raccolta.M. Manfredini, Introduzione, in Plutarco, Vite Parallele. Teseo e Romolo, Milano 2003, pp. 6-7.

Come spiega nel primo capitolo della Vita di Alessandro,Vita di Alessandro Magno, 1, 2: "Io, infatti, non scrivo storie, ma biografie". giustificandosi con i lettori di aver riassunto molti degli eventi straordinari che caratterizzarono le vite di Alessandro e Cesare, Plutarco non era tanto interessato a fare della storia, quanto piuttosto a esplorare l'influenza dei caratteri — in positivo o negativo — sulle vite e sui destini di uomini celebri: come un pittore che coglie le somiglianze dei soggetti dal volto e dalle espressioni degli occhi, dai quali appunto si evidenzia il carattere umano, così il biografo è interessato ai segni dell'anima e mediante essi cerca di rappresentare la vita di ciascuno.Vita di Alessandro Magno, 1, 3. Si tratta comunque di un lavoro di notevole importanza, non solo come fonte di informazioni riguardo agli individui descritti, ma anche per la messe di dati eruditi e di citazioni da storici ai quali Plutarco si è rifatto nella stesura delle biografie.

Le coppie pervenute sono:

Teseo e RomoloUltima o tra le ultime composte, in quanto Plutarco stesso (Teseo 1, 2) afferma di averla composta dopo aver già "percorso le epoche descrivibili con un discorso verosimile e accessibili alla ricerca". Licurgo e Numa PompilioComposta immediatamente prima della coppia Teseo-Romolo: cfr. Plutarco, Teseo, 1, 4. Solone e Publio Valerio Publicola Temistocle e Marco Furio CamilloUna delle quattro coppie prive del confronto tra i due personaggi. Pericle e Quinto Fabio MassimoPlutarco (Pericle 2, 5) afferma che questa coppia di biografie occupava il decimo libro della raccolta. Alcibiade e Gneo Marcio CoriolanoSi tratta di uno degli esempi esplicitamente "deterrenti", anziché virtuosi, come tale presentato da Plutarco nell'introduzione alla coppia di biografie. Timoleonte e Lucio Emilio Paolo Pelopida e Marco Claudio Marcello Aristide e Catone il Censore Filopemene e Flaminino Pirro e Gaio Mario Lisandro e Silla Cimone e Lucullo Nicia e Crasso Eumene e Sertorio Agesilao e Pompeo Alessandro e Giulio Cesare Focione e Catone il Giovane Agide e Cleomene e Tiberio e Caio GraccoUnica delle biografie a presentare una doppia coppia, accomunati dal fatto di essere riformatori sfortunati nelle città natali. Demostene e CiceroneEsplicitamente indicato da Plutarco (Demostene 3, 1) come la quinta coppia. Demetrio e AntonioUno degli esempi esplicitamente "deterrenti", anziché virtuosi. Dione e BrutoQuesta coppia di biografie occupava il dodicesimo posto: cf. Plutarco, Dione 2, 4.

Altre biografie perdute Oltre alle ventidue vite accoppiate e alle quattro spaiate, Plutarco scrisse altre biografie che sono andate perdute e di cui restano solo frammenti, per lo più citazioni dello stesso Plutarco,. oltre a essere elencate nel Catalogo di Lampria (tra parentesi il numero con cui sono registrate in questo catalogo):Frammenti e commento in . la coppia Epaminonda-Scipione l'Africano (7),Forse conteneva un'introduzione generale al corpus biografico e spiegava i motivi della scelta degli eroi e della dedica a Quinto Sosio Senecione: entrambi gli elementi sono del resto presenti, in forma più o meno esplicita, in molte introduzioni di altre coppie: M. Manfredini, Introduzione, in Plutarco, Vite Parallele. Teseo e Romolo, Milano 2003, p. 6; J. Geiger, Plutarch's Parallel Lives: the choice of heroes, in "Hermes", n. 109 (1981), pp. 87 ss. Scipione l'Africano (28),Dagli scarsi frammenti rimasti di questa biografia non è possibile capire quale, tra l'Africano Maggiore o l'Africano Minore, fosse il biografato, e quindi quale fosse l'Africano appaiato ad Epaminonda; sul problema si veda . Nerone (30), Eracle (34), Esiodo (35), Pindaro (36), Cratete (37), Daifanto di Focide (38) e Aristomene di Messene (39). Di altre rimane solo il titolo tramandato dal Catalogo di Lampria: Augusto (26), Tiberio (27), Claudio (29), Gaio Cesare (ovvero Caligola, 31), Vitellio (33).

Infine, non figurano nel Catalogo di Lampria le vite di Leonida e di Metello, alle quali accenna lo stesso PlutarcoRispettivamente in De Herodoti malignitate, 32, 866 B; e in Vita di Mario, 29. e che forse non furono mai composte. Anche alcune delle vite a noi giunte sembrano incomplete.Un caso tra tutti: sembra essere andata perduta la fine della biografia di Alessandro, nonché l'introduzione di quella, appaiata, di Cesare, che infatti inizia solo con il suo sedicesimo anno, senza citare, come al solito, notizie sulla stirpe.

Dedica L'opera fu dedicata al console e nobile romano Quinto Sosio Senecione, protettore di Plutarco. Il primo libro dell'opera, relativo alla coppia Epaminonda-Scipione e quello nel quale era verosimilmente contenuta tale dedica, è però andato perduto.

Ordine di composizione Risulta difficile stabilire l’ordine con cui Plutarco ha scritto le Vite parallele, né alcuna garanzia ci viene offerta dai codici o dallo stesso catalogo di Lampria. In particolare, ci sono pervenute due recensioni, la prima delle quali è bipartita e si ritiene segua un criterio cronologico secondo il tempo in cui vissero i personaggi greci di cui si narra la biografia; l’altra recensione giunta è, invece, tripartita e si direbbe che il criterio di ordinamento sia quello della provenienza dei personaggi greci: prima gli Ateniesi, in mezzo personaggi di diversa origine, come i Siracusani, e per ultimi i re spartani. La recensione tripartita sembrerebbe anteriore alla bipartita.

Le difficoltà di individuare l'ordine di composizione delle biografie aumentano a causa di alcune citazioni reciproche, come accade nella Vita di Cesare (62,8 e 68,7), dove si cita la Vita di Bruto, e in quest'ultima (19,9), dove si cita la Vita di Cesare; un caso analogo si ha per la Vita di Timoleonte (13,10 e 33,4) e la Vita di Dione (38,10).

Le biografie vennero pubblicate in libri o gruppi: sappiamo che la coppia Demostene-Cicerone formava il quinto gruppo, quella di Pericle-Fabio Massimo il decimo, quella di Dione-Bruto il dodicesimo. Le biografie di personaggi viziosi, quali Demetrio-Antonio e Coriolano-Alcibiade, venivano certamente dopo (circa a metà dell'opera), come possiamo dedurre dalla prefazione alla prima di queste, quando Plutarco nota la necessità pedagogica di inserire esempi cattivi dopo aver già presentato una serie di modelli virtuosi e positivi.

La coppia Teseo-Romolo, che compare come prima nel catalogo di Lampria, e risulta prima sia nell'edizione bipartita che tripartita, quasi certamente per composizione è l’ultima, o una delle ultime: infatti, nella prefazione l’autore osserva che ha deciso di scrivere di personaggi mitici, dopo aver esaurito il periodo storico in cui si possono avere dati e fonti attendibili.Vita di Teseo,1, 2.

Elemento di antitesi In altre opere plutarchee (come il De adulatore et de amico, una lunga contrapposizione tra il vero e il falso amico) già era emersa una vera e propria tendenza dello scrittore di Cheronea al confronto antitetico: probabilmente dovuta alla sua impostazione retorica, dalla quale si allontanò con il passare del tempo per seguire gli studi di filosofia, questa tendenza diventa in Plutarco uno strumento potentissimo di espressione, in grado di dar voce alle proprie idee in modo semplice ma efficace; ed è attraverso le somiglianze e i punti in comune, ma anche e soprattutto attraverso le differenze ben marcate, che può emergere più limpidamente il messaggio etico dello scrittore.

Quasi sempre (in 18 coppie su 22) è una σύγκρισις (confronto) a chiudere la coppia di vite dell'opera; alcune di esse sembrano tuttavia forzate e hanno indotto una parte della critica a dubitare della loro autenticità.

L'elemento antitetico si manifesta anche nella struttura stessa dell'opera: le biografie di personaggi viziosi sono presentate dopo una serie positiva, per marcare con forza le differenze delle condotte di vita di questi personaggi.

Finalità dell'opera Politica Una parte della critica sostiene che le Vite fossero una nostalgica rievocazione, quasi patriottica, di eroi e personaggi cari alla memoria di Plutarco, col fine di dare un supporto storico all'ideale politico delle classi dominanti greche e mostrare ai romani la presenza di uomini valorosi nell'antica Grecia: un'idea che sembra quasi preannunciare gli eventi politici successivi, quali ad esempio il decentramento del potere imperiale, culminato nel trasferimento della capitale in Oriente a opera di Costantino.

Obiettivo delle biografie plutarchee era, quindi, evidenziare come i romani dovessero avere un atteggiamento più moderato verso la Grecia, con il suo glorioso passato, pur invitando, d'altra parte, i greci ad un atteggiamento più conciliante verso i romani, considerati ancora come "barbari" incolti.M. Manfredini, Introduzione, in Plutarco, Vite Parallele. Teseo e Romolo, Milano 2003, pp. 7-9.

Etica Altri, invece, sottolineano che non vi siano elementi di netta superiorità greca nei confronti dei personaggi romani e sostengono, quindi, che l'obiettivo di Plutarco fosse illustrare e mettere a nudo particolari vizi o virtù di grandi personaggi, attraverso episodi circoscritti e non necessariamente decisivi da un punto di vista storico, unicamente perché fossero da monito ai lettori e all'autore stesso che li raccontava. A conferma di ciò lo stesso Plutarco nella Vita di Lucio Emilio Paolo dice di servirsi della storia come di uno specchio, per poter ornare la propria vita delle virtù altrui di cui scriveva.

Stile Lo stile è principalmente chiaro, frutto di un'attenta scelta della disposizione delle parole nel testo (sull'esempio di Dionigi di Alicarnasso). Plutarco, come molti prosatori greci, evita quanto più possibile l'uso dello iato e alcuni critici hanno usato questo aspetto come criterio dirimente delle questioni di dubbia autenticità delle opere plutarchee. Questa tendenza nello scansare lo iato ha spesso indotto Plutarco a riformulare le frasi, collocando le parole in modo tale da evitare l'accostamento di due vocali.

Per quanto riguarda la lingua, Plutarco si pone in una posizione intermedia tra l'atticismo (la mancanza di purezza attica gli veniva contestata da Frinico, ad esempio) e la koinè, nella quale l'uso del modo ottativo in età imperiale risultava assai raro. Hein ha notato che l'uso dell'ottativo in Plutarco è molto ridotto rispetto a Platone o Senofonte, ma risulta maggiore che in altri scrittori contemporanei. Anche questa sua particolarità linguistica è stata adottata come criterio di autenticità.

Notevole è l'uso di aneddoti ed episodi minori utili alla caratterizzazione del personaggio; questo interesse per le vicende personali ha permesso di conservare molti frammenti di storiografi ellenistici, le cui opere sono quasi completamente perdute.

Fonti La questione delle fonti è una delle più dibattute dalla critica.