Bibracte era un oppidum gallico o città fortificata, capitale degli Edui dalla fine del II alla fine del I secolo a.C., e una delle più importanti fortificazioni sommitali della Gallia. La cultura materiale espressa dal suo popolamento corrisponde a una facies protostorica della Tarda Età del Ferro, nota tra gli studiosi come Cultura di La Tène.
Centro nevralgico del potere dell'aristocrazia edua, era anche un importante centro artigianale e commerciale dove, su una superficie di quasi 135 ettari, coabitavano minatori, fabbri e coniatori di moneta.
Questo notevole sito è situato nei pressi di Autun, in Borgogna, nel comune di Saint-Léger-sous-Beuvray (Saona e Loira) sulla sommità del Mont Beuvray, nel massiccio del Morvan.
La sua posizione la vede strategicamente collocata alla confluenza dei bacini idrografici della Saona, dell'Yonne, della Senna e della Loira. Il Beuvray è composto da tre cime: il Theurot de la Wivre con la sua roccia, il Theurot de la Roche e il Porrey che è la vetta culminante.
Il sito ospita il museo della civiltà celtica, dove si ripercorre la vita di questa città dai 5 ai abitanti all'interno di un oppidum fortificato che gli scavi archeologici del Mont Beuvray stanno gradualmente rivelando. La conservazione e la gestione del sito sono portate avanti da una società anonima a capitale misto, con maggioranza di capitale pubblico nazionale, eponima del luogo, e trasformata nel 2007, in un établissement public, persona giuridica di diritto pubblico.
Il 12 dicembre 2007, il sito di Bibracte ha ricevuto il riconoscimento «Grand site de France».
Etimologia
L'origine del nome Bibracte non è ancora ben compresa. Questo termine potrebbe derivare dal celtico biber (castoro) o dal latino biffractus (doppiamente fortificato).Christian Goudineau e Christian Peyre, Bibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, p. 15. Quest'ultima etimologia è tuttavia la più incerta, tanto da un punto di vista strategico che storico. In effetti è molto difficile proteggere un muro di sostegno su più chilometri e l'utilizzo di una doppia cinta non è dunque giustificato. Inoltre, la cinta muraria della cittadella è stata ridotta dopo che misure di datazione hanno permesso di mostrare l'anteriorità del terrapieno esterno rispetto a quello interno (si veda la pianta). Il paramento in pietra della cinta esterna è stato quindi sicuramente riutilizzato per la costruzione del secondo muro. Non è dunque certo che Bibracte abbia avuto due muri di cinta in contemporanea.
Una spiegazione completamente diversa è suggerita da tre iscrizioni, con dedica a una divinità celtica Bibracte, rinvenute a Autun nel XVII secolo. Malauguratamente, due delle iscrizioni, incise su pietra, sono sparite; l'autenticità della terza, impressa su un medaglione in ottone, è invece controversa. In effetti, antiche querelle sulla localizzazione di Bibracte potrebbero aver indotto alcuni eruditi dell'epoca a produrre dei falsi per giustificare la dislocazione dell'oppidum eduo sul sito di Autun (l'antica Augustodunum) che divenne effettivamente la capitale del popolo eduo nel I secolo a.C.Christian Goudineau et Christian Peyre, Bibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, pp. 1-6. Qualunque interpretazione gli si voglia dare, il mistero sull'origine del toponimo Bibracte rimane intatto.
Scoperta di Bibracte La prima menzione di Bibracte nella storia è stata fatta da Cesare nei suoi Commentarii sulle guerre galliche concernenti l'anno 58 a.C. Viene di nuovo menzionata quando, nel 52 a.C., Cesare si interroga sulle intenzioni dei suoi alleati edui che si sono uniti alla rivolta e hanno incoronato Vercingetorige a re dei Galli a Bibracte. Dopo questa non riceve altre menzioni. Delle iscrizioni d'epoca augustea proclamano che la capitale edua ha ricevuto il nome di Augustodunum (la cittadella di Augusto); questo nome darà origine a quello dell'attuale Autun.
A partire dal XVI secolo, si diffuse una specie di infatuazione tra gli studiosi, gli aristocratici e gli uomini di chiesa, sul passato locale che condusse a porsi la questione della localizzazione di Bibracte.Christian Goudineau, Regards sur la Gaule, éditions Errance, 1998, pp. 65-82. Due tesi si fronteggiano da allora: una vorrebbe situare Bibracte ad Autun, con la città gallica sulla posizione di quella gallo-romana; l'altra tesi vorrebbe la città sulle pendici del Beuvrect o Bevrect, l'odierno mont Beuvray. Quest'ultima tesi si fonda su tre argomentazioni principali. Innanzitutto, vi è un'assonanza tra i termini Bibracte e Beuvrect. Inoltre, questa ipotesi invoca una tradizione trasmessa dalla cronachistica medievale che poneva la città sul Beuvrect. Ciò è confortato dall'esistenza di una fiera annuale il primo mercoledì, giovedì e venerdì di maggio e la cui antichità era già affermata da testi del XIII secolo. Infine, vanno in questa stessa direzione i ritrovamenti ceramici, le monete e le observations du curé de Saint-Léger-sous-Beuvray del 1725.
In realtà, è l'ipotesi legata ad Autun a ricevere all'inizio la maggiore approvazione. D'altronde, dopo la Rivoluzione francese, Autun sarà ribattezzata Bibracte e manterrà per un po' di tempo questa denominazione. Bisognerà attendere il XIX secolo e le ricerche di Jacques Gabriel Bulliot perché la situazione cambi in favore dell'ipotesi del Mont Beuvray.
Nel 1851, Bulliot decide di scrivere una comunicazione al Congrès de la société française d'Archéologie su un'antica cappella (la chappelle di Saint Martin au Mont Beuvray), che verteva sul tema della cristianizzazione della nazione edua.
Per questo motivo egli ritorna al Beuvray per delle nuove osservazioni. Sulla sommità del monte, vicino alla cappella, scopre qualcosa che egli interpreta allora come un campo romano, ma che si rivelerà in realtà un nemeton, un recinto sacro della religione celtica.
Intraprende così una serie di ricerche sulle Guerre galliche e su varie cronache medievali. È così che, contro l'opinione unanime della Société éduenne, prende in considerazione la possibilità di collocare Bibracte sul Beuvray e non a Autun.
In seguito a questi studi dà alle stampe il suo Essai sur le système défensif des Romains dans le pays éduen entre la Saône et la Loire (Saggio sul sistema difensivo dei Romani nel territorio eduo tra la Saona e la Loira); le sue convinzioni gli fanno guadagnare appena il sorriso dei membri della società di archeologia.
Sarà l'interesse dell'imperatore Napoleone III per le battaglie delle Guerre galliche ad accelerare le cose. Infatti, Bulliot riceve la visita di un ufficiale, di nome Stoffel, incaricato dall'imperatore di effettuare delle ricerche sulla vittoria romana contro gli Elvezi. Bulliot lo mette a conoscenza delle sue convinzioni eterodosse sulla collocazione di Bibracte. L'ufficiale si mostra un po' interessato alla cosa, ma affida a un altro membro della Société éduenne, Xavier Garenne, il compito di effettuare dei sondaggi di scavo sul Beuvray. In contemporanea, il visconte d'Aboville, proprietario dei terreni, dà inizio anch'egli delle ricerche e ne mostra i risultati all'arcivescovo di Reims, anch'egli membro della Société éduenne, nonché amico di Bulliot, nonostante le divergenze che li dividevano sulla questione di Bibracte. Interessato da questi scavi, l'arcivescovo decide di portarne a conoscenza l'imperatore. È così che, nel 1867, Napoleone III commissiona a Bulliot delle ricerche sul Beuvray, assegnandogli dei fondi.
Bulliot scaverà il sito dal 1867 al 1905, fugando ogni dubbio sulla localizzazione di Bibracte. Suo nipote, Joseph Déchelette, da lui stesso iniziato alla pratica degli scavi, continuerà i lavori fino al 1907 confrontando Bibracte a altri siti europei come l'oppidum di Strakonice in Boemia, quello di Manching in Baviera e quello di Velem-Zenst-Vid in Ungheria, un'intuizione che farà di lui uno dei precursori di una visione dell'unità culturale del mondo celtico e della civiltà degli oppida.Stephan Fichtl, La ville celtique. Les oppida de 150 av. J.-C. à 15 ap. J.-C., éditions Errance, 2005, p. 17.
Il lavoro di scavo non si limitava al recupero di materiali ma comportava anche l'estensione di note e appunti che saranno in seguito debitamente pubblicatiVenceslas Kruta, La grande storia dei Celti, p. 91. nella sua opera del 1899 dal titolo Fouilles du Mont-Beuvray (ancienne Bibracte) de 1867 à 1895 (Gli scavi al Mont-Beuvray (antica Bibracte) dal 1867 al 1895).
Favorita dalla presenza di resti gallo-romani di facile individuazione, l'estensione della ricerca toccherà anche l'area interna alle fortificazioni, uno spazio solitamente negletto dalle ricerche del tempo. Grazie a questa impronta metodologica, Bibracte rimarrà, per un quarto di secolo, l'unico sito a beneficiare di un'esplorazione sistematica accompagnata dalla pubblicazione di resoconti di scavo.Venceslas Kruta, La grande storia dei Celti, p. 92.
Attualmente importanti scavi vi sono condotti da collaborazioni internazionali di team provenienti dalle università di Sheffield, Kiel, Budapest, Vienna e Lipsia.
Storia dell'oppidum
Cronologia del popolamento del mont Beuvray
Gli scavi della Porte du Rebout hanno permesso di scoprire una successione di cinque interventi il più vecchio dei quali attesta la frequentazione umana del monte fin dal Neolitico.Christian Goudineau et Christian Peyre, Bibracte et les Éduens. À la découverte d'un peuple gaulois, éditions Errance, 1993, p. 27. Le tecniche di datazione hanno comunque rivelato che l'oppidum non fu fondato se non verso la fine del II secolo a.C., su una superficie di 200 ettari protetta dal muro di contenimento esterno. Un secondo muro interno fu costruito in seguito per ragioni ancora non ben comprese.Anne-Marie Romero, Bibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, p. 60.
Gli Edui avevano ottenuto lo status di amici del popolo romano, mentre i contatti con commercianti romani risalivano probabilmente a prima della conquista della Gallia da parte di Cesare. Questo status privilegiato fece sì che Bibracte risentirà appena del conflitto: nel 58 a.C., a sud della città, a Montmort, le legioni di Giulio Cesare otterranno la vittoria sul popolo migrante degli Elvezi (battaglia di Bibracte),Cesare, De bello Gallico. I, 23. forzandone il ripiegamento nell'originaria Svizzera dove saranno gradualmente incorporati in quello che sarà l'Impero romano. Malgrado l'adesione alla rivolta di Vercingetorige del 52 a.C., quando un'assemblea dei popoli gallici riuniti a Bibracte gli conferirà il comando supremo degli eserciti gallici,Cesare. De bello Gallico. VII, 63.Anne-Marie Romero, Bibracte Archéologie d'une ville gauloise, Bibracte-Centre archéologique européen, 2006, p.16. Cesare trattò con riguardo la città dopo la sua vittoria ad Alesia. Vi soggiornò durante l'inverno 52/51 a.C.Cesare, De bello Gallico. VII, 90 e VIII, 2. per redigervi i suoi Commentarii, quegli stessi che consegneranno alla storia i nomi di alcuni altolocati personaggi dell'aristocrazia edua, come il vergobreto Dumnorige, e il druido Diviziaco, suo fratello.
La città conoscerà poi il suo più pieno sviluppo nei decenni successivi alla guerra di conquista romana. Il geografo Strabone, che scrive una generazione dopo Cesare, segnala ancora Bibracte come piazzaforte degli Edui.Strabone. Geografia, III, 3, 2.