I nomi delle lettere dell'alfabeto latino variano da lingua a lingua, ma hanno in comune il fatto di contenere, nella maggior parte dei casi, la lettera stessa o il fonema che essa rappresenta principalmente nella lingua stessa.

lettera Italiano LatinoInglese Francese Tedesco Spagnolo A a* a a a a a B bi* be bee bé be be C ci* ce cee cé ce ce D di* de dee dé de de E e* e e e e e F effe ef ef èf eff efe G gi* ge gee gé ge ge H acca ha , haha aitch ach ha hache I i* i i i i i J i lunga - jay ji iot jota K cappa ka kay ka ka ka L elle el el èl ell ele M emme em em èm' emm eme N enne en en èn' enn ene O o* o o o o o P pi* pe pee pé pe pe Q cu* qu cue cu qu cu R erre er ar èr' er erre S esse es es ess es ese T ti* te tee té te te U u* V, Ve /we:/ u u u u V vu* (vi*) vee vé vau uve W doppia vu - double-u double vé we uve doble X ics ix (ex) ex iks ix equis Y i greca (ipsilon) () y græca y wye i grec ypsilon i griega Z zeta ze zeta UK: zed USA: zee zèd zett zeta * Nomi delle lettere che in italiano richiedono raddoppiamento fonosintattico

In italiano

In italiano i nomi delle lettere non hanno un genere preciso, ma viene assegnato di volta in volta a seconda della parola che viene sottintesa davanti, che può essere "lettera" (e quindi di genere femminile), come avviene nella maggior parte dei casi, oppure un sostantivo maschile, come "suono" o "segno"Il genere delle lettere e dei numeri dallAccademia della Crusca, ma quest'occorrenza è piuttosto rara e comunque da non considerarsi errata. Le uniche lettere che vengono, invece, sempre considerare di genere femminile sono Z e H, probabilmente per la a finale (zet-a, acc-a), che tende a farle considerare istintivamente femminili come la maggior parte delle parole italiane terminanti per a; tuttavia tale costanza non si registra per la lettera K che, in alcuni contesti, viene considerata di genere maschile, forse perché, essendo sentita come un grafema "straniero", viene caricata di un connotato simbolicoLa lettera K viene usata spesso per amplificare o rimarcare graficamente il connotato negativo di un concetto es: il Kapitale, il masKio, Kossiga, che porta più a considerarla come "il simbolismo K" (maschile), che non come "la lettera K" (femminile). Per quanto riguarda il plurale, qualsiasi genere venga attribuito alle lettere, il loro nome resta comunque invariato.

Circa l'origine dei nomi attuali è incontestabile che essi vengano dai corrispettivi latini: I nomi delle lettere vocaliche sono rimasti immutati e corrispondono, come allora, alla lettera stessa e la pronuncia esprime il medesimo valore fonologico che la lettera ha nella lingua parlata Considerando, invece, solo le consonanti dell'alfabeto italiano, sono rintracciabili due percorsi evolutivi: I nomi delle lettere F, L, M, N, R, S, derivano dal nome latino formato dalla lettera stessa posposta alla vocale e, e si sono poi trasformate nell'attuale palindromo. I nomi delle lettere B, C, D, G, P, T, derivano invece dal calco latino formato sempre dalla lettera stessa anteposta alla vocale "-e", che si è col tempo trasformata nell'attuale "-i" Delle restanti lettere italiane alcune presentano più nomi ammissibili, anche poco in uso: Il nome della Q può essere scritto, oltre che come cu, anche come quQuesto secondo modo di scrivere il nome della Q può non essere ritenuto molto ortodosso, in quanto nella lingua italiana non esistono parole autoctone che ammettano il digramma qu senza la presenza di una vocale dopo, inoltre il vero valore fonologico del digramma, sempre in italiano, sarebbe , con U avente valore semiconsonantico e non vocalico, mantenendo inalterata la pronuncia; in merito v'è da rivelare che il nome della lettera potrebbe non seguire alcuno degli schemi precedenti, poiché in latino veniva utilizzata come variante della lettere C per indicare il medesimo fonema, /k/, esclusivamente davanti al suono /w/, non è strano dunque che abbia potuto assumere il relativo nome proprio da questo uso consolidato. La lettera V oltre a vu ammette come variante anche vi (anticamente anch'esso declinato in ve); questa seconda forma è maggiormente diffusa nelle parlate meridionali e settentrionali, e la prima in quelli dell'Italia centrale, proprio perché di origine toscanaDenominazione e genere delle lettere straniere (J, K, W, X, Y) dallAccademia della Crusca; anche in questo caso l'origine del nome è attribuibile alle origini grafiche della lettera: la V infatti veniva in latino utilizzata sia per indicare il suono consonantico /v/ che quello vocalico /u/, poi indicato con la lettera U.

Tutti i nomi monosillabici (a, bi, ci, di, e, gi, i, o, pi, cu, ti, u, vu o vi) sono dei monosillabi forti e richiedono quindi il raddoppiamento fonosintattico della lettera che segue, nella pronuncia standard, quando vengono pronunciati sia singolarmente che in mezzo a una sigla. La cogeminazione dovrebbe trovare, di norma, anche corrispondenza grafica nella presenza delle doppie nelle parole derivate da sigle, com'è senz'altro evidente in parole di non recente formazione come tivvù o abbiccì, ma è sempre meno frequente nei neologismi di nuova formazione; tuttavia i dizionari più rigorosi segnalano debitamente la preferibilità ortografica delle forme con le doppie, come pidduista o piddiessino, rispetto ai più diffusi e comuni piduista e pidiessinoEsempi sul DOP (Dizionario d'Ortografie e di Pronuncia) per Pidduista vs Piduista , e Piddessino vs Pidiessino . Quanto alla presenza dell'accento, anche se tali monosillabi sono fonologicamente accentati, il segnaccento non va mai indicato, come in tutti i monosillabi di una sola lettera vocalica che non presentano frequenti possibilità di fraintendimento; l'accento va comunque sempre segnalato quando, invece, tali monosillabi intervengono nella formazione di parole composte con accento sull'ultima sillaba.

Note

Categoria:Alfabeto latino