È stato spesso indicato dalla critica come uno dei più grandi calciatori della sua epoca, Gianni Brera lo considerava il miglior interno di tutti i tempi al pari di Giuseppe Meazza e Valentino Mazzola., e Carlo Felice Chiesa ha scritto nel 2010: «Se fosse possibile una graduatoria assoluta dei grandi registi del calcio mondiale di ogni epoca, probabilmente Adolfo Baloncieri, atleta di un tempo tanto remoto rispetto al nostro, finirebbe tra i primi, se non il primo in assoluto».. Fu l'ultimo superstite della spedizione azzurra di calcio alle Olimpiadi del 1920.
Biografia Adolfo Baloncieri era nato a Castelceriolo, sobborgo di Alessandria, da una famiglia originaria di Caselle Torinese. Durante l'infanzia visse per dodici anniAdolfo Baloncieri, Il calcio, che passione!, da La Domenica del Corriere, 1930 con la famiglia in Argentina, a Rosario, e qui venne in contatto col mondo del calcio. all'età di nove anniVittorio Zumaglino. Adolfo Baloncieri si congeda... , da Il Littoriale, 28 giugno 1932, 156 (VI), p. 3. Desideroso di dedicarsi allo sport, non completò gli studi di ragioneria.
Tornato in Italia, entrò nelle giovanili dell' nel 1913; debuttò in prima squadra nel 1914, a 17 anni, prima che la Grande Guerra costringesse al blocco delle competizioni. Durante il conflitto fu al fronte come artigliereGianpaolo Ormezzano, È morto il mitico Baloncieri, da La Stampa, 24 luglio 1986, p. 22. Alla ripresa delle attività si distinse tra i calciatori più celebri degli anni 20; ottenne importanti successi col , con cui vinse due titoli nazionali (uno revocato per il "Caso Allemandi"). Nel 1930 fu nominato Cavaliere della Corona d'ItaliaGazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 269/1930, 19 novembre 1930, p. 4905 su proposta del presidente della Federcalcio Leandro ArpinatiVittorio Pozzo, Onorificenze e sportivi: Baloncieri, da La Stampa, 20 aprile 1930, p. 5. Smise di giocare nel 1931; interessato alla crescita dei giovani atleti, s'impegnò attivamente per la creazione del settore giovanile granata. Divenne poi allenatore, conoscendo alterne fortune.
Il fratello maggiore Mario fu calciatore dilettante nell'Alessandrina. e poi giornalista., mentre il cugino Guglielmo Brezzi, morto in giovane età, fu suo compagno di squadra nell'Alessandria e in Nazionale. Fu colpito da altri lutti per via delle premature dipartite del fratello Carlo, annegato a Finale Ligure nell'agosto 1933Lutto di Baloncieri, da Il Littoriale, 210 (VII), 25 agosto 1933, p. 4, e del figlio Bruno, morto dodicenne nel 1945Necrologio su Il Piccolo, 23 febbraio 1945, p. 2. Con la figlia Flora, insegnante, e una sorella visse a Genova negli ultimi anni. Morì nel 1986, pochi giorni prima di compiere 89 anni, per una broncopolmoniteSi vedano in proposito le notizie su Il Secolo XIX, 24 luglio 1986, p. 18; Il Corriere Mercantile, 24 luglio 1986, p. 7.
Caratteristiche tecniche Giocatore «Mezzala goleador di limpidissimo stile»., veniva lodato da Gianni Brera per la «nevrile eleganza», il «genio» e l'«istinto goleadoristico».. Lo stesso Brera lo definì «il più classico prodotto del calcio italiano negli anni 20 e uno dei più classici di sempre».
Franco Ossola junior scrisse su di lui: «Sapeva fare veramente di tutto: impostare, dettare i tempi dell'azione, scattare, dribblare, contrastare e andare, a volte meravigliosamente in gol»Franco Ossola, Adolfo Baloncieri. Il regista con la retina in testa, citato in . «Capace di dare nerbo non solo alla sua, ma anche all'altrui azione» è considerato da molti critici «il primo vero, autentico regista del nostro calcio». Per Antonio Ghirelli aveva «il senso della manovra, la percezione del movimento, l'intuito della posizione, la rapidità del tiro».
Renato Casalbore sottolineò che, forte della sua esperienza di vita in Argentina, esportò nel nostro calcio elementi stilistici tipici dei giocatori sudamericani inediti nel gioco all'italiana, come il tocco elegante, il virtuosismo, l'arte della manovra. «Con la sua andatura caratteristica - scrisse Vittorio Pozzo - scattava dalla posizione arretrata che è solito assumere, sguasciava via all'avversario, ed un suo tocco della palla generava un attacco, inscenava un'avanzata».
Allenatore Divenuto allenatore durante la transizione da metodo a sistema, ma memore della piramide, Baloncieri si era posto il problema «di ridare alle ali la funzione offensiva; tatticamente conservare la bellezza stilistica spettacolare del gioco ed impedire che questo precipiti o degeneri in un balbettante linguaggio di dissolvimento tecnico»Adolfo Baloncieri, Il nuovo gioco del calcio nella concezione di Adolfo Baloncieri, da Il Littoriale, 46 (XIII), 23 febbraio 1939, p. 3.
Il gioco del Liguria 1938-1939, da lui allenato, osservato durante la partita del 1º gennaio 1939 contro il Torino, fu così descritto da Vittorio Pozzo: «tutto penetrazione, tutto spirito pratico questo giuoco, che ha per base il tenere la palla il meno possibile e lo sfruttare l'opera delle ali il più possibile»Vittorio Pozzo, I tre tempi della partita di fuoco..., da «La Stampa», 2 gennaio 1939, p. 3.
Carriera Giocatore Club Alessandria (1914-1925) Dopo aver militato nella Juventus, formazione amatoriale alessandrina., esordì a 17 anni nella prima squadra dell'Alessandria; per diverso tempo si è indicato come giorno del suo debutto il 28 marzo 1915: in quell'occasione l'allenatore George Arthur Smith lo schierò all'ala sinistra, in sostituzione dell'infortunato Bosio, contro il Milan. La partita, decisiva per l'esito del girone semifinale del campionato 1914-1915, terminò 0-0... Nel 2010 il giornalista Ugo Boccassi ha invece anticipato la data del debutto al 6 dicembre 1914, in Alessandria-Andrea Doria (2-2).: Baloncieri giocò per sopperire all'assenza di Dellacasa, in una partita non brillante della linea d'attacco dell'AlessandriaIl corrispondente del giornale alessandrino L'Osservatore Melito Larco scrisse il 16 dicembre 1914 che nell'occasione il debuttante Baloncieri «s'impressionò troppo». Citato in . In seguito allo scoppio della guerra, la società interruppe temporaneamente le attività.
Durante il periodo di guerra Baloncieri, come altri giocatori dell'Alessandria, disputò alcune partite amichevoli con l'Unione Sportiva Alessandrina, squadra dilettantistica sorta in quel periodo per sopperire all'assenza di società calcistiche in città. Ritornò tra i grigi nella primavera 1919, in occasione della Coppa Brezzi, competizione organizzata dalla stessa società e vinta superando Valenzana, Juventus e ..
Negli anni seguenti l'Alessandria disputò campionati nazionali di buon livello, senza mai riuscire a vincere il titolo, ma sfiorando le finali per tre volte (1920, 1922 e 1923) e raggiungendole nel 1921, quando fu sconfitta dalla Pro Vercelli. Baloncieri, che faceva parte di un famoso trio di centrocampo con Guglielmo Brezzi e Carlo Carcano, contribuì con continuità al conseguimento di questi risultati, segnando, a seconda delle fonti, tra le 72 e le 75 reti, dato che lo colloca al quarto posto tra i giocatori più prolifici in maglia cinerinaSecondo il volume del 1973 di Boccassi, Dericci e Marcellini, Baloncieri segnò 72 reti (p. 298), delle quali 23 nel periodo 1919-1921 (pp. 14, 20); il più recente conteggio del volume di Boccassi e Cavalli assegna invece a Baloncieri 24 reti nel periodo 1919-1921. Riguardo alla stagione 1922-1923, vi sono invece due reti attribuite dal volume del 1973 a Guglielmo Brezzi (Alessandria-Milanese e Lucchese-Alessandria, pp. 26-27) e dalla Stampa dell'epoca a Baloncieri, che passerebbe dunque da 9 a 11 reti stagionali..
Nell'estate 1923 fu aggregato alla rosa del Genoa per la tournée sudamericana che vide i rossoblu impegnati tra l'altro contro la nazionale uruguaiana e quella argentina..
Sebbene fosse ormai considerato il simbolo della squadra alessandrinaFranco Marchiaro. Poi Balon se ne andò e fu un gran tradimento, da La Stampa di Alessandria, 25 luglio 1986, p. 17, secondo diverse fonti attorno al 1925 il suo rapporto con la società era prossimo ad incrinarsi. Chiesa riporta che «l'Alessandria», dove era «costretto a fare la vedette», «ormai gli andava stretta». Certo furono avviate segretamente trattative per la sua cessione al Torino del conte Marone Cinzano; i granata offrirono la cifra, fra le più alte per l'epoca, di 70 000 lire. La dirigenza dell'Alessandria accettò, e il presidente Ronza si giustificò con i tifosi amareggiati esclamando «Non è il caso di disperare, abbiamo ceduto un vecchio ronzino».
Il rapporto con dirigenza e tifosi dell'Alessandria si sarebbe riallacciato solo nel 1929, quando nell'amichevole per l'inaugurazione nel nuovo stadio Hardturm di Zurigo contro il Grasshoppers Baloncieri avrebbe accettato d'indossare nuovamente la maglia grigiaFranco Marchiaro. Quando Balon tradì i grigi, da La Stampa di Alessandria, 6 marzo 1987, p. 21.
Torino (1925-1932)
Quello di Baloncieri al Torino fu, per la cifra e per il valore del giocatore, uno dei primi trasferimenti clamorosi nella storia del calciomercato italiano, assieme a quelli di De Vecchi dal Milan al Genoa e di Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus..
Nel Torino Baloncieri andò a far parte con Julio Libonatti e Gino Rossetti del cosiddetto «Trio delle Meraviglie», terzetto offensivo «a dir poco irresistibile» all'interno di un modulo «prettamente danubiano», in cui anche il centravanti Libonatti contribuiva alle incursioni in area avversaria dei compagni di reparto..
Secondo Ossola il Torino, con l'innesto di Baloncieri, fece «un salto di qualità eccezionale». La squadra granata vinse il campionato 1926-1927, superando le più accreditate Bologna e Juventus, per poi vederselo revocare dalla Federcalcio per il "Caso Allemandi"; Baloncieri considerò la sottrazione del titolo il rimpianto più grande della sua carriera e, denunciando in prima persona presunti lati oscuri dell'indagine, dichiarò che «il dilemma venne risolto in maniera sbrigativa»..
L'anno successivo il Torino si ripeté; il 5 febbraio 1928 Baloncieri segnò sette reti nel 14-0 con cui i granata sconfissero la , record non più eguagliato o superato da nessun giocatore granataFranco Ossola, 101 gol che hanno fatto grande il Torino, Roma, Newton Compton, 2010, capitoli 14 e 22. Avendo segnato in totale 100 gol con la maglia del Torino, si trova al nono posto della classifica dei marcatori di tutti i tempi. Vestì i colori del club torinese fino alla fine della carriera, datata 1932.
Nazionale
Casalbore sottolineò che, all'ingresso di Baloncieri in Nazionale, questa compì un decisivo «salto di qualità», passando dall'epoca precedente, definita dello «sbaraglio» che trovava il suo massimo esponente nell'irruento Giuseppe Milano, ad un gioco più ordinato e ragionato: Baloncieri era pertanto definito «un riformatore».
Debuttò nel 1920, a Genova, contro i Paesi Bassi (1-1); il 2 marzo 1930, assieme a Umberto Caligaris, superò per numero di presenze il primatista dell'epoca Renzo De Vecchi (43 gare in azzurro).. Raggiunse le 47 gare e mantenne questo record per meno di un anno, poiché sarebbe stato migliorato dallo stesso Caligaris il 25 gennaio 1931.. Resistette più a lungo il primato di azzurro a portare più volte la fascia di capitano (28 gare), battuto da Giacinto Facchetti l'11 giugno 1970. Furono famosi, all'epoca, i suoi "duelli" con il portiere della Spagna Ricardo Zamora; fu il primo azzurro a segnargli una rete, il 29 maggio 1927, nella gara inaugurale dello Stadio Littoriale di Bologna...