LOrdine dei frati predicatori (Ordo fratrum praedicatorum) è un istituto religioso maschile di diritto pontificio; i frati di questo Ordine mendicante, detti comunemente domenicani, pospongono al loro nome la sigla O.P.Ann. Pont. 2010, p. 1434.

L'Ordine sorse agli inizi del XIII secolo in Linguadoca a opera dello spagnolo Domenico di Guzmán con il fine di lottare contro la diffusione del catarismo, la più rilevante eresia medievale: Domenico scelse, assieme ai suoi compagni, di contrastare le dottrine eretiche sia attraverso la predicazione sia attraverso l'esempio di una severa ascesi personale, vivendo in povertà e mendicità.L. A. Redigonda, DIP, vol. IV (1977), col. 923.

Poiché per confutare le dottrine eterodosse era necessario che i predicatori, oltre a essere esemplarmente poveri, avessero anche una solida preparazione culturale, i conventi domenicani divennero salienti centri di studi teologici e biblici:L. A. Redigonda, DIP, vol. IV (1977), col. 928. appartennero all'Ordine alcuni dei maggiori teologi e pensatori medievali, come Tommaso d'Aquino e Alberto Magno.L. A. Redigonda, DIP, vol. IV (1977), col. 933.

La forma di vita di Domenico e dei suoi compagni venne approvata solennemente da papa Onorio III con le bolle del 22 dicembre 1216 e del 21 gennaio 1217. Le principali finalità dell'Ordine sono la propagazione e la difesa del cattolicesimo mediante la predicazione, l'insegnamento e la stampa.

Storia

Il fondatore

Il fondatore nacque nel 1170 a Caleruega, in Castiglia, da Felice di Guzmán e Giovanna d'Aza, membri della piccola nobiltà: il nome di Domenico gli venne imposto in onore del santo abate del monastero di Silos. Dopo aver studiato teologia a Palencia, entrò nel capitolo regolare che serviva nella cattedrale di Osma, di cui divenne sottopriore.D. Penone, op. cit., p. 7.

Nel 1203 accompagnò il vescovo Diego d'Acebo in una missione diplomatica per conto di Alfonso VIII di Castiglia presso Valdemaro II di Danimarca.D. Penone, op. cit., p. 8. Durante il viaggio di andata, attraversando la Linguadoca, Domenico ebbe modo di rendersi conto della grande diffusione dell'eresia catara in quella regione: a ottobre, presso Tolosa, riuscì a convertire il proprietario della taverna dove avevano trovato alloggio e, secondo Jean-Baptiste Henri Lacordaire, fu proprio in quell'occasione che Domenico iniziò a concepire l'Ordine che avrebbe fondato.P. Lippini, op. cit., p. 14.

Conclusa la missione in Danimarca, insieme al suo vescovo, ottenne da papa Innocenzo III il permesso di unirsi ai legati papali (i cistercensi Arnaldo di Cîteaux e Pietro di Castelnau) che predicavano tra i catari in Linguadoca.

Poiché i "perfetti" catari conducevano una vita povera, austera e casta,P. Lippini, op. cit., p. 12. avevano una profonda conoscenza delle Sacre Scritture e predicavano con semplicità, viaggiando a piedi a due a due percorrendo i villaggi, le loro dottrine, inizialmente diffuse soprattutto tra i nobili e la borghesia, stavano penetrando anche nelle classi popolari: contro la diffusione del catarismo l'azione missionaria dei vescovi (maggiormente attenti all'amministrazione dei beni terreni), del clero secolare (culturalmente impreparato) e dei monaci cistercensi (tradizionalmente dediti più alla vita contemplativa che alla predicazione) non aveva ottenuto successi.P. Lippini, op. cit., pp. 15-16.

Domenico si rese conto che una delle maggiori ragioni del successo del catarismo tra i ceti umili, naturalmente mal disposti verso il lusso e la ricchezza del clero, era la propaganda pauperistica: il fondatore decise, quindi, di organizzare comunità di predicatori viventi in povertà e li mandò a predicare a due a due tra i catari.D. Penone, op. cit., p. 13.

La fondazione dell'ordine

Nel 1205 il vescovo di Tolosa, Folco, donò a Domenico il Monastero di Prouilhe, presso Fanjeaux, che lo destinò a ospitare una comunità di donne convertite dal catarismo desiderose di abbracciare la vita religiosa: il monastero di Prouille fu il centro dell'apostolato di Domenico per il successivo decennio.D. Penone, op. cit., pp. 8-9.

Tra il 1213 e il 1214, a Fanjeaux, prese forma l'idea di dare inizio a un nuovo ordine e nella primavera del 1215 il vescovo Folco diede il primo riconoscimento ecclesiastico alla comunità di Domenico, approvata come fraternità di predicatori per la diocesi di Tolosa.W. Hinnebusch, op. cit., p. 18.

Pierre Seila, ricco cittadino di Tolosa, mise a disposizione della missione di Domenico i suoi beni e la propria abitazione, presso la quale il fondatore radunò i suoi primi sei compagni.D. Penone, op. cit., p. 9. Come luogo di culto, la comunità ottenne da Folco la chiesa di San Romano.W. Hinnebusch, op. cit., p. 19.

Nel 1215 Domenico accompagnò il vescovo Folco a Roma, dove doveva celebrarsi un concilio, e chiese a papa Innocenzo III l'approvazione della sua fraternità e la conferma dei beni che gli erano stati donati. Poiché, dopo il IV concilio Lateranense, vigeva il divieto di fondare nuovi ordini religiosi, il pontefice impose a Domenico di adottare una regola già esistente: nel 1216 Domenico scelse la regola di sant'Agostino, alla quale aggiunse degli statuti ispirati a quelli dei canonici di Prémontré.

Il 22 dicembre 1216 papa Onorio III, da poco succeduto a Innocenzo III, emanò la bolla Religiosam vitam, mediante la quale approvò la comunità di Domenico come compagnia di canonici regolari posta sotto la protezione della Sede Apostolica; con una seconda bolla del 21 gennaio 1217 il pontefice riconobbe l'originalità del carisma di Domenico e approvò la sua fraternità come Ordine religioso, detto "dei frati predicatori".W. Hinnebusch, op. cit., p. 20.

Primi sviluppi Dopo l'approvazione ufficiale del papa, il 15 agosto 1217 Domenico mandò sette dei suoi frati a Parigi per studiare, predicare e fondare un convento, altri quattro frati in Spagna, tre a Tolosa e due a Prouille, per la direzione spirituale delle monache.W. Hinnebusch, op. cit., p. 22. Lasciata Roma, tra il maggio 1218 e il luglio 1219 Domenico fu impegnato in un viaggio attraverso l'Italia, la Francia meridionale e la Spagna, durante il quale accolse numerosi membri nell'Ordine e fondò i conventi di Bologna, Lione, Segovia, Montpellier, Bayonne e Limoges.W. Hinnebusch, op. cit., p. 23.

Quelle di Bologna e Parigi, sedi universitarie, divennero le comunità più forti e influenti dell'Ordine: Domenico assunse personalmente la guida del convento di Bologna e inviò come superiore a Parigi Reginaldo d'Orléans; morto Reginaldo, gli succedette Giordano di Sassonia, futuro Maestro generale.W. Hinnebusch, op. cit., p. 24.

Il 17 maggio 1220 si aprì a Bologna il primo capitolo generale dell'ordine, che emanò leggi sulla predicazione, sullo studio, sulla povertà, sull'organizzazione dei conventi, sui poteri di maestro e capitolo generali.W. Hinnebusch, op. cit., pp. 25-29. Concluso il capitolo, Domenico fu inviato in Lombardia come responsabile di una missione papale; tornato a Roma, si occupò della fondazione di nuovi conventi a Siena, Metz, Spira, Lund, Amiens, Piacenza e Sigtuna. Il secondo capitolo generale si riunì a Bologna il 30 maggio 1221 e decretò la divisione dell'Ordine in province.W. Hinnebusch, op. cit., pp. 29-32.

Dopo un nuovo viaggio in Lombardia, Domenico si ammalò e morì a Bologna il 6 agosto 1221. L'ordine contava circa trecento frati e una ventina di conventi, organizzati in otto province e sparsi tra Francia, Italia, Spagna, Germania e Scandinavia, mentre si preparavano fondazioni in Ungheria, Polonia e Inghilterra.W. Hinnebusch, op. cit., p. 33.

Come richiesto dal Concilio Lateranense IV i frati dovettero adottare una regola preesistente; optarono quindi per quella agostiniana, tradizionalmente attribuita a sant'Agostino. A essa, regola fondamentalmente generica, accorparono una serie di leggi chiamate costituzioni, le quali regolarono e diedero forma organica all'intero ordine. Particolarmente famose e oggetto di studio giuridico per la forma di elevata democrazia, sono state spesso utilizzate come modello per altre costituzioni, soprattutto quelle dei futuri comuni.

Durante il Medioevo molti domenicani si dedicarono all'adattamento delle dottrine aristoteliche alla teologia cristiana. I più eminenti furono in particolare Sant'Alberto Magno e San Tommaso d'Aquino. Molti domenicani ricoprirono compiti di rilievo e spesso erano membri di quest'ordine a formare i tribunali dell'Inquisizione. Per il loro zelo vennero soprannominati anche Domini canes («cani del Signore»).

Essi furono tra i principali ordini che operarono un notevole rinnovamento religioso, filosofico e culturale nel panorama europeo del XII secolo, insieme ai francescani, seppure talvolta in competizione con questi ultimi.Agostino Trapè, Arte e spiritualità negli ordini mendicanti, pag. 71, Àrgos, 1992. Tra i loro interessi vi fu anche l'alchimia, in quanto appartenente al campo della filosofia naturale,Chiara Crisciani, I Domenicani e la tradizione alchemica nel Duecento, in "Atti del Congresso Internazionale Roma-Napoli, 17-24 aprile 1974: Tommaso d'Aquino nella storia del pensiero", II, pp. 35-42, Napoli, Edizioni Domenicane Italiane, 1976. con atteggiamenti diversificati nei suoi confronti.

La spiritualità domenicana

È un ordine di predicatori, caratteristica principale è la predicazione per la salvezza delle anime. Oggetto focale della predicazione domenicana è la figura di Cristo redentore, causa meritoria della salvezza umana: il carattere cristocentrico di tale spiritualità è dimostrato dalla devozione dei frati per la passione di Gesù (uno dei principali promotori della pratica della Via Crucis fu il domenicano Alvaro da Cordova, che l'introdusse nel convento di Cordova) e per l'Eucaristia (Tommaso d'Aquino compose l'ufficio liturgico per la festa del Corpus Domini)..A. Redigonda, DIP, vol. IV (1977), col. 940.

Perché avvenga la predicazione importante nella vita dei frati domenicani è lo studio e la preghiera, sia individuale sia corale: si trasmette quanto si è contemplato. Altra caratteristica fondamentale è la vita comunitaria.

Peculiare è anche la devozione mariana in quanto Maria nel cristianesimo è la madre della Parola di Dio fatta carne; tale devozione era forte già nel fondatore ed è stata propagata da Pietro da Verona attraverso la creazione di numerose confraternite; i domenicani Alano de la Roche e Jacob Sprenger furono tra i principali promotori della pratica del Rosario (o salterio della Beata Vergine) e tale devozione ebbe un notevole impulso sotto il pontificato del papa domenicano Pio V, che la collegò alla vittoria sui turchi a Lepanto..A. Redigonda, DIP, vol. IV (1977), col. 942.

I domenicani, particolarmente padre Marie-Jean-Joseph Lataste, promossero l'inserimento del nome di san Giuseppe nel canone della messa e spinsero papa Pio IX a proclamarlo patrono della Chiesa universale.L. A. Redigonda, DIP, vol. IV (1977), col. 943. Ebbero un ruolo di primo piano anche nella diffusione della devozione per le anime del Purgatorio: la pratica delle tre Messe in suffragio da celebrarsi il 2 novembre, divenuta prassi universale nella Chiesa cattolica, ebbe origine nel XV secolo nel convento domenicano di Valencia.

Numerosi i frati domenicani elevati all'onore degli altari: oltre al fondatore, Raimondo di PeñafortA. Vauchez, BSS, vol. XI (1968), coll. 16-24., terzo Maestro generale dell'ordine; il martire Pietro da VeronaV.J. Koudelka, BSS, vol. X (1968), coll. 746-754.; i teologi e dottori della Chiesa Tommaso d'AquinoC.M.J. Vansteenkiste, BSS, vol. XII (1969), coll. 544-563. e Alberto MagnoA. Walz, BSS, vol. I (1961), coll. 700-716.; i missionari Giacinto e Luigi Bertrando; Vincenzo FerreriS.M. Bertucci, BSS, vol. XII (1969), coll. 1168-1176., invocato come taumaturgo; il vescovo di Firenze AntoninoG. Di Agresti, BSS, vol. II (1962), coll. 88-104.; papa Pio V (Michele Ghislieri).

Il governo dell'ordine