Fu dapprima allievo, a Roma, di Silvio Giuseppe Mercati e di Gennaro Perrotta, per poi diventare professore di Letteratura greca all'Università di Urbino, dove insegnò dal 1956 (dal 1963 fu Professore Ordinario). Fu quattro volte presidente della Consulta Universitaria del Greco.
Fondatore nel 1964 a Urbino del "Centro di studi sulla lirica greca e sulla metrica greca e latina", fu anche direttore della rivista Quaderni Urbinati di Cultura Classica (da lui fondata nel 1966) preside della Facoltà di Lettere di Urbino dal 1968 al 2001, membro del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione della medesima università, socio corrispondente dell'Accademia dei Lincei dal 1984 e accademico dei Lincei dal 1989.
Biografia Filologo e grecista italiano di fama internazionale, nacque il 20 novembre 1915 a Valmontone (RM) da Attilio e Giuseppina Cicciarelli, primo di quattro figli (Bruno, Alvaro, Ione e Nedelia). Sposò in prime nozze Lina Mulè (pianista e figlia del violoncellista, compositore e direttore d'orchestra, Giuseppe Mulè), con la quale ebbe due figli (Leonardo e Livia), e in seconde nozze Franca Perusino (docente di Filologia classica e Letteratura greca per molti anni all'Università di Urbino), che gli è stata accanto fino alla fine.
Giovinezza e formazione A causa dei trasferimenti legati al lavoro del padre - era capostazioneC. Catenacci, Ricordo di Bruno Gentili, in Eikasmos, XXV (2014), pp. 447-454.L. Lomiento, Gentili, Bruno (1915-2014), in F. Perusino (a cura di), Per Bruno Gentili, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2016.- trascorse l'adolescenza in Abruzzo, dove compì gli studi secondari presso il Liceo ginnasio "Ovidio" di Sulmona, un'esperienza che lo studioso rievocherà più volte nei suoi scritti autobiograficiB. Gentili, Eric R. Dodds mentitore?, in QUCC, 7 (1981), p. 175..
Negli anni trenta si trasferì a Roma per intraprendere gli studi presso la Facoltà di Lettere dell'Università "La Sapienza". Frequentò le prime lezioni nella storica sede di Sant'Ivo alla Sapienza, nel rione Sant'Eustachio, per poi trasferirsi, dalla primavera del 1935, nella neonata Città Universitaria nel quartiere Tiburtino, dove seguì i corsi di Letteratura greca tenuti da Ettore Romagnoli. Si laureò discutendo una tesi in Paleografia dal titolo Studio critico intorno alla storia di Agatia e alla sua tradizione manoscritta sotto la guida del relatore Giuseppe Silvio Mercati, docente di Filologia e storia bizantina. Dalla tesi trasse la sua prima monografia specialistica, I codici e le edizioni delle Storie di Agatia (pubblicata nel 1942 sul Bullettino dell'Istituto Storico Italiano e Archivio Muratoriano), concepita per preparare una nuova edizione critica dello storico bizantino. A dispetto della bibliografia ufficiale, Gentili ricorderà in seguito ad alcuni studenti di Urbino che il suo effettivo debutto nella scrittura scientifica risaliva agli anni universitari (tra il 1940 e il 1943) con una nota critica sulle ferite in Ippocrate, apparsa su piccoli bollettini di facoltà o periodici studenteschi andati dispersi a causa degli sconvolgimenti bellici.
Subito dopo la laurea insegnò nei licei classici, tra i quali il Liceo classico "Virgilio" di Roma. A distanza di mezzo secolo, il poeta e critico della Neoavanguardia Alfredo Giuliani ricorderà il vivo impatto che le lezioni del giovane professore di latino e greco esercitarono sulla sua formazione letteraria e poetica. La sua giovinezza fu segnata dalle drammatiche vicende belliche: richiamato alle armi nel 1940 e inviato in Dalmazia, scampò fortunosamente alla morte per un'improvvisa indisposizione che lo escluse da una missione di trasporto finita su una mina, un episodio che definirà un «secondo dono della Fortuna». Congedato in seguito a un infortunio alla mano, visse il difficile inverno dell'occupazione a Roma, dove tra l'altro condusse un rocambolesco viaggio lungo la via Flaminia verso Pesaro con la copertura del trasporto di opere d'arte, fronteggiando a Foligno la drammatica imposizione di un comando nazista sui prigionieri ebrei. Conclusa la guerra, riprese l'intenso impegno di ricerca affiancato alla docenza liceale, prestando servizio anche al liceo "Umberto" (l'odierno liceo Pilo Albertelli).
Il sodalizio con Perrotta e la produzione degli anni cinquanta Nel maggio del 1938, in seguito alla prematura scomparsa di Ettore Romagnoli, la cattedra di Letteratura greca della Sapienza venne assegnata a Gennaro Perrotta. L'incontro con Perrotta fu decisivo per l'indirizzo scientifico di Gentili, che ne divenne presto assistente, orientandosi definitivamente verso lo studio dei poeti lirici arcaici, del teatro tragico, della critica testuale e della metrica. Le sue esercitazioni di metrica greca divennero rapidamente un punto di riferimento tra gli studenti della Sapienza. Da Perrotta (allievo di Giorgio Pasquali) ereditò la necessità di una rigorosa padronanza degli strumenti tecnici ecdotici e storici; al contempo, tuttavia, manifestò una profonda insoddisfazione verso l'allora dominante metodo estetico di impronta crociana, spingendosi verso percorsi interpretativi personali.
Nel 1948 il binomio Perrotta-Gentili pubblicò l'antologia scolastica Polinnia. Poesia greca arcaica (l'ultima edizione, edita da D'Anna, è del 2007, con la collaborazione di C. Catenacci), che innovò profondamente la didattica della lirica greca inserendo schemi visivi di lunghe e brevi e dettagliate analisi metriche direttamente all'interno del testo, influenzando la formazione di generazioni di classicisti, tra i quali Vincenzo Di Benedetto.Vd. V. Di Benedetto, Ricordo di Polinnia, in «Lexis», n. 19, 2001, pp. 141-145 e M. Bettini, Una nuova Polinnia, in «Quaderni di storia», n. 36, 2010, pp. 332-340. Nello stesso anno collaborò alla fondazione della rivista Maia insieme a Perrotta e Gino Funaioli, la cui prima direzione e redazione si insediò nella stessa abitazione di Gentili.
Gli anni cinquanta segnano un periodo di grande fervore, definendo quelli che saranno i suoi interessi precipui, e videro il consolidamento della sua produzione manualistica e critica sulla metrica antica, con la pubblicazione dei volumi Metrica greca arcaica (1950) e l'innovativa e in un certo senso rivoluzionaria La metrica dei Greci (1952), opere che sdoganarono lo studio scientifico della disciplina nelle università e nei licei italiani. Sul fronte esegetico ed ecdotico, diede alle stampe la monografia Bacchilide. Studi (Urbino, 1958) - nata da un esercizio di critica estetica stimolato dal confronto con Perrotta -, gli studi su Simonide in vista di un'edizione annunciata, ma che non vide mai la luce (Studi su Simonide, I. i nuovi frammenti papiracei (P. Oxy 2431)', Riv. cult. class. mediev. 2, 1960, 113-123) e la celebre edizione critica con traduzione e commento dei frammenti papiracei di Anacreonte (Anacreon, 1958), che gli valse il Premio Salento 1959 e inaugurò la prestigiosa collana «Lyricorum Graecorum quae exstant». Nello stesso periodo ottenne l'incarico di Letteratura greca presso l'Università di Lecce, dove insegnò fino al 1961 lasciando una profonda impronta su allievi come Carlo Prato e distinguendosi per l'attivismo profuso nel reperire fondi straordinari destinati all'acquisto di libri e riviste per la biblioteca dell'ateneo.
Il periodo urbinate, la "Scuola di Urbino" e i grandi capolavori maturi Nel 1956 il rettore Carlo Bo lo chiamò all'Università di Urbino per avviare i corsi della nuova Facoltà di Lettere e Filosofia, affidandogli gli insegnamenti di Letteratura greca, Filologia classica, Filologia bizantina e Metrica e ritmica greca e latina. Tra Bo e Gentili si instaurò un sodalizio accademico e umano che durò inalterato per tutta la vita. La dimensione raccolta della città marchigiana e la lungimiranza del rettore favorirono il progetto scientifico di Gentili, il quale nel biennio 1964-1965 fondò, con il sostegno del CNR, il "Centro di studi sulla lirica greca e sulla metrica greca e latina" nella sede di Piano Santa Lucia. Nel 1965 il centro si strutturò come Istituto di Filologia classica, nucleo di quella che divenne nota a livello internazionale come la "Scuola di Urbino".
All'interno dell'Istituto si formò un folto gruppo di collaboratori e ricercatori guidati da Gentili in un esercizio di formazione permanente. Tra i componenti storici si avvicendarono Franca Perusino, Paola Bernardini, Pietro Janni e Claude Calame tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta; Giovanni Cerri e Giovanni Comotti nei primi anni settanta; e successivamente Pietro Giannini, Roberto Pretagostini, Alina Veneri, Maria Gabriella Colantonio, Antonietta Gostoli e Maria Grazia Fileni nel corso degli anni settanta. Negli anni ottanta si aggiunsero Ettore Cingano, Maria Rosaria Falivene e Liana Lomiento. L'Istituto di Filologia Classica di Urbino si configurò come un'officina di idee e un laboratorio in cui venivano sperimentati nuovi strumenti critici, si discutevano tecniche di compilazione dei lessici e metodi di raccolta delle testimonianze relative ai poeti greci, si analizzavano nuovi criteri ecdotici per edizioni critiche, si gettavano le basi per un'interpretazione metrica fedele alle indicazioni degli antichi: l'Istituto divenne un polo d'attrazione per giovani aspiranti filologi e luogo d'incontro per studiosi in campo nazionale ed internazionale.Cfr. P. Angeli Bernardini, Ricordo di Bruno Gentili, in «Quaderni Urbinati di Cultura Classica», n.s. 105 (134), 2013, p. 15. L'Istituto di Filologia Classica di Urbino divenne così un centro propulsore unico al mondo, sostenuto da una superba biblioteca, dall'efficienza organizzativa del personale (tra cui Mercede Amaranti) e dalla presenza di stabili punti di riferimento scientifici come Mario Cantilena, trasformandosi in una meta d'elezione per generazioni di illustri studiosi stranieri – tra cui Hugh Lloyd-Jones, Charles Segal, Thomas Cole, John Van Sickle, Jenny Strauss Clay, Lowell Edmunds, Robert Wallace, Nancy Felson e Christian Kopff - attratti dalla personalità magnetica di Gentili e da una rara combinazione di rigore accademico, scambi culturali transatlantici e profondi legami di amicizia personale.
Nel 1966 fondò la rivista Quaderni Urbinati di Cultura Classica (QUCC). Eletto Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia nel 1968, mantenne la carica ininterrottamente fino al pensionamento nel 1991, anno in cui fu nominato Professore Emerito. A Urbino istituì inoltre la Scuola di perfezionamento in Scienze dell'antichità (1973) e il Dottorato di ricerca in Filologia greca e latina (1983). Nel 1980 diede vita alla Società Italiana per lo Studio dell'Antichità Classica (SISAC) e nel 1983 fu il primo presidente della Consulta Universitaria del Greco (CUG).
La piena maturità scientifica coincise con la pubblicazione delle sue opere di più vasta risonanza teorica. Sul piano filologico, curò insieme a Carlo Prato per l'editore Teubner la monumentale edizione dei poeti elegiaci greci, Poetarum elegiacorum testimonia et fragmenta (edita in due volumi tra il 1979 e il 1985). Nel 1984 diede alle stampe la sua opera fondamentale e di maggior impatto internazionale: Poesia e pubblico nella Grecia antica. Da Omero al V secolo (Laterza; 20064). Il libro, tradotto in numerose lingue, scardinò i paradigmi della filologia eurocentrica teorizzando la centralità della cultura orale, della performance e della comunicazione pragmatica nel mondo greco. Nel 2003, riprendendo e aggiornando le sue storiche ricerche metriche, pubblicò insieme a Liana Lomiento il vasto manuale istituzionale Metrica e ritmica. Storia di una disciplina (Mondadori Università).