Poschiavo (toponimo italiano; in tedesco Puschlav, desueto, ) è un comune svizzero di abitanti del Canton Grigioni, nella regione Bernina della quale è capoluogo.
In origine era il solo comune e la sola parrocchia di tutta la Val Poschiavo; è un'importante piazza di trasbordo sulla strada del passo del Bernina.
Stemma Stemma di rosso, a due chiavi d'argento decussate con gli ingegni in alto e rivolti, con le impugnature legate da una catenella dello stesso.
Origini del nome Il toponimo Poschiavo (lat. medievale postclavae, dativo locativo di postclava[m] con caduta della -m finale, scritto in lat. medioevale postclave, il che ha determinato per paronimia il mascolino Posclavio > Poschiavo) non viene da lat. clavis = it. chiave, clava = mazza, o da postlacum che avrebbe dato un volgare puslagh, ma dal preindoeuropeo *klava, secondo Devoto: «ammasso di massi provenienti da uno scoscendimento» (quello che ha creato la chiusa di Meschino con la Mota da 'l Mes-chin, al Cef e la Livera), radice che ritroviamo in Chiavenna, da Clavenna, costruita sui massi del preistorico scoscendimento della Valcondria, o in Chiavari (Liguria), da Clavari, città costruita su un vasto cono di deiezione.
Geografia fisica Poschiavo si trova in un'ampia conca dell'omonima Valle di Poschiavo, laterale della Valtellina. Essa è percorsa dal fiume Poschiavino, che nasce nell'alta Val Laguné, presso il passo della Forcola, a 2328 m e sfocia nell'Adda in territorio italiano poco a valle di Tirano, a 414 m. Dista 16 km da Tirano, 117 km da Coira 135 km da Lugano e 177 km da Milano. È servito dalle stazioni ferroviarie della Ferrovia retica Miralago, Le Prese, Li Curt, Poschiavo, Privilasco, Cadera, Cavaglia, Alp Grüm e Ospizio Bernina sulla linea internazionale Tirano-Sankt Moritz.
Il punto più elevato del comune è la cima del Piz Palü (), sul confine con Pontresina e Lanzada. Posti a nord-est del territorio, in Val di Campo suggestivi sono il Lago di Val Viola e il Lago di Saoseo. Molti sono i laghi alpini dall'acqua cristallina e numerose le cime raggiungibili a piedi; una per tutte il Pizzo Sassalb, che con il suo calcare bianco domina Poschiavo.
Gli insediamenti permanenti si trovano per lo più lungo la strada della valle o nelle sue vicinanze e sono suddivisi in tre gruppi (squadri): Squadra del Borgo, costituita dal centro principale (borgo, Poschiavo in senso stretto) e dal villaggio di Cologna; Squadra di Aino, situata a nord, costituita dal villaggio di San Carlo e dalle frazioni Somaino, Angeli Custodi, Percosta, Permunt e Sfazù; Squadra di Basso, situata a sud, composta da Sant’Antonio con Campiglione, Li Curt e La Rasiga, Prada con Annunziata, Le Prese con Cantone, Pagnoncini e una parte di Miralago.
Inoltre, il territorio comunale comprende una moltitudine di maggenghi e pascoli alpini (monti).
Il quarto comune più esteso del cantone è uno dei più ricchi di boschi della Svizzera. Nel 1997 il 19,8% del territorio comunale era destinato all'agricoltura, il 32,1% era occupato da boschi e l’1,8% da insediamenti. Il 46,2% era considerato improduttivo.
I comuni limitrofi sono Pontresina e Brusio, nonché i comuni di Livigno, Valdidentro, Grosio, Grosotto, Chiuro e Lanzada, appartenenti alla provincia di Sondrio.
Clima Per il periodo 1991–2020, la temperatura media annuale è pari a 7,6 °C; le temperature medie mensili più fredde si registrano a gennaio, con −1,4 °C, mentre quelle più calde a luglio, con 16,5 °C. In media, qui si registrano circa 132 giorni di gelo e 11 giorni di ghiaccio. I giorni estivi sono in media 23 all'anno, mentre in media in quattro anni su cinque si registra un giorno di caldo estremo. La stazione meteorologica di MeteoSvizzera si trova a un’altitudine di 1078
Il record di caldo a Poschiavo è stato registrato il 27 giugno 2019 con 34,3 °C.
Storia Evo antico I reperti e i sepolcri risalenti all'Età del Bronzo e all'Età del ferro rinvenuti in modo particolare in località San Sisto non furono sufficienti a stabilire con certezza la colonizzazione stanziale della Valle già in epoca preistorica.
Ai Campiglioni, a sud di Poschiavo, si erge un Padanal (Pedenal, Val da Pednal) ossia una fortezza rifugio e sorveglianza simile per posizione e struttura ai numerosi Padnal dei Grigioni (il famoso Padnal di Savognin e il Pedenale di Mazzo di Valtellina). Questo Pedenal presenta tutte le caratteristiche dei Pad(a)nal retici e pre-retici: una collina in situazione strategica (dalla cima si osserva tutta la valle sino alla antica via che scendeva a Cölögna e alla chiusa di Meschino), difesa da pareti ripide o da un corso d'acqua (la Val da Pednal) con il colmo appianato e difeso de mura. Se c'era un Pad(a)nal vicino a San Sisto (il toponimo storico più antico della Valle) vuol dire che c'era un insediamento stabile la cui popolazione poteva rifugiarvisi con il bestiame e i beni portabili in caso di pericolo. In zona San Sisto c'era un'era di lavorazione della pietra (ollare?), il che spiega la presenza di numerose sepolture preromane da San Sisto fin su a Cimavila.
Oggetti in bronzo sono stati ritrovati da Alp Grüm a Piattamala, il che significa che la valle era anche una via di transito. Per di più i numerosi toponimi di origine prelatina e di sostrato preindoeuropeo (Varuna < *vara, acque; Mera < *mara, torrente; li Gleri < *glara / klara, terreno ghiaioso; Raviscé < *rava, scoscendimento, smottamento; Caral, Caraling < kara, terreno pietroso; La Ganda Ferlera < ganda, pendio sassoso; Grava larga, Grava lunga, Grava Malanza, Grava dal Roan, Gravi da Sassalb, Gravi da Vartegna < *grava, diroccamento, pietraia più fine della ganda; crap, crapa, crapon <*krapa, sasso rotondo, figurativo per "la crapa" (la testa rotonda); La Rösa <*rosa ghiacciaio; baita < *baita, casa, etimo che si ritrova nelle lingue semitiche (Betlehem) e in Basco) sparsi in tutta la valle, nonché numerosi fitonimi e nomi di animali testimoniano di un acculturamento preindoeuropeo, verosimilmente ligure, e sicuramente non celtico.
Certa è invece la conquista romana, avvenuta nel 15 a.C. sotto il comando di Tiberio e Druso, figliastri dell'imperatore Augusto, e il conseguente inserimento nella Gallia Transpadana, con riferimento al municipium di Como, nei confronti di antiche popolazioni retiche. Il Passo del Bernina è utilizzato dai Romani, ma non è considerato di primaria importanza. Dal 476 d.C. al 751 d.C. (anno della presa di Ravenna da parte dei Longobardi) la Valposchiavo fu soggetta all'Impero Romano d'Oriente. Questi detennero il controllo sui passi retici, ma non esercitarono nessuna autorità in Valposchiavo, che, troppo isolata, rimase relativamente tranquilla.
Medioevo
In seguito alle invasioni germaniche la valle fu assoggettata dai Longobardi di Liutprando nella prima metà dell'VIII secolo. Questi portarono in valle lo sculdascio, un giudice militare e giurisdizionale, e i decani, che avevano funzione amministrativa e sono eletti dai capifamiglia delle vicinie. Il decanato caratterizzò l'organizzazione politica in Valposchiavo per più di mille anni. Sconfitti i Longobardi da Carlo Magno nel 774 d.C. e inglobate le loro terre nel Regno carolingio, la pieve di Poschiavo, unitamente alle pievi valtellinesi di Bormio e Mazzo, venne donata il 14 marzo 775 all'abbazia parigina di Saint-Denis. Il borgo risulta documentato nell'824 come «Post Clave» nella diocesi di Como. Lotario I nell'841 d.C. rinnovò in un documento regale i diritti all'abbazia parigina «in regno Longobardorum in locis qui appellantur Valtellina ac Burmus sive Pusclave». La donazione non fu però ben accolta dal vescovo di Como, che si vide negati i propri privilegi e diritti sia spirituali che temporali in alta Valtellina. Tra il 900 e il 1000 i Saraceni occuparono per circa un secolo l'insieme dei passi alpini, per volere dell'Imperatore germanico che temeva che qualche suo rivale andasse a farsi coronare a Roma. Vi costruirono le loro fortezze, spesso in grotte e sposarono donne del posto, lasciando eredi (Moro, Pagani, Sarasini) che appaiono nel Cartario pagense di Chiavenna (XI secolo) valendosi della legge araba. A partire dal 1170 una nuova potenza si fece sentire a nord del Passo del Bernina: il vescovo di Coira, principe del Sacro Romano Impero, che sotto l'ala protettrice dell'imperatore Federico Barbarossa guardò con brama di possesso i valichi alpini. Già nel XII secolo i due comuni di Poschiavo e Brusio erano territorialmente divisi e diedero forma a strutture organizzative distinte.
La chiesa della comunità dei frati di San Romedio (XI secolo), con i suoi possedimenti sulla sponda orientale della valle, formò all'epoca un'entità territoriale autonoma. Difficile dire per quale ragione, ma durante il XII e XIII secolo i signori von Matsch-Venosta subentrarono all'abbazia parigina nell'esercizio dei diritti signorili. Divenuti questi infine vassalli del vescovo di Coira, nel 1284 si fecero riconoscere i diritti di alta giurisdizione sulla valle. La fondazione del comune politico seguì nella prima metà del XIII secolo. Nel contempo anche la città di Como estese il suo potere, attraverso l'esercizio della bassa giurisdizione da parte di podestà comaschi. Comparve così la figura del podestà (con questo termine continua a essere designato il sindaco del comune di Poschiavo). La valle entrò così in un sistema di doppia sudditanza da cui i Poschiavini seppero trarre grande vantaggio.
Le continue guerre tra Milano e Como per il dominio sulla Lombardia portarono nel 1335 alla vittoria di Milano. Ciò comportò tra il 1350 e il 1406 l'assoggettamento dei territori valposchiavini ai Visconti di Milano. Nel 1406 i Poschiavini si ribellarono alla cessione del feudo a Giovanni Malacrida di Musso, distruggendo il castello della famiglia Olgiati, simbolo della dominazione meneghina. Nel 1408 si sottomisero alla giurisdizione del vescovo di Coira e contemporaneamente entrarono a far parte della Lega Caddea come comune indipendente. Da allora la valle condivise le sorti della Repubblica delle Tre Leghe. Con la conquista grigione della Valtellina nel 1512, si aprirono nuove prospettive economiche e commerciali.
Storia moderna Attraverso la predicazione di esuli italiani, uno tra tutti Pier Paolo Vergerio, che grazie agli articoli di Ilanz del 1526 godevano nelle Tre Leghe di particolare tutela, nacque a Poschiavo nel 1547 una prima comunità riformata. La chiesa di San Vittore venne utilizzata regolarmente dalle due comunità per la celebrazione religiosa. La pace religiosa finì con l'arrivo della persecuzione riformata e con il periodo dei Torbidi grigionesi: prima in Valtellina nel 1620 col Sacro Macello, poi su fino a Poschiavo nel 1623, gravi tumulti e odi interreligiosi dilaniarono la valle e molti ritornarono quasi in massa al cattolicesimo con la permanenza però di una minoranza riformata. Tutto ciò non impedì comunque che si svolgessero numerosi processi per stregoneria, su cui le divisioni confessionali sembravano non incidere più di tanto. A partire dall'inizio del XVII secolo fino al 1753, con un picco negli anni 1671-1673, furono centinaia le sentenze capitali emesse dalla giurisdizione comunale nei confronti di persone, soprattutto donne, ritenute maliarde o streghe; 128 atti di queste sentenze sono conservati e consultabili negli archivi comunali a Poschiavo. Una delle ultime condannate fu nel 1697 Caterina Ross.
Questi atti sono una fonte preziosa per lo studio della lingua parlata a Poschiavo nel XVII secolo: denota in particolare una stretta influenza del ladino engadinese sia lessicale che grammaticale sul poschiavino, caratterizzata e descritta nel Dizionario Etimologico Poschiavino (DEP).
Storia contemporanea