È ricordato soprattutto per il ruolo di stretto collaboratore di Enrico Berlinguer e per la lunga attività nell'ufficio stampa del Partito Comunista Italiano.TATÒ, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. 95, 2019. Fu tra i fondatori del Movimento dei cattolici comunisti (1943) divenuto poi Sinistra Cristiana (1944-45) e attivo nella Resistenza, dal 1949 al 1968 fu responsabile dell'ufficio stampa e del servizio studi della CGIL, collaborando con Giuseppe Di Vittorio.«Antonio Tatò», in Guida agli archivi della Fondazione Gramsci, Roma.

Dal 1969 al 1984 fu Segretario personale e addetto stampa di Enrico Berlinguer, curando note, discorsi e rapporti con la stampa.Antonio Tatò, Caro Berlinguer. Note e appunti riservati (1969-1984), con introduzione di Francesco Barbagallo, Einaudi, Torino, 2003. Secondo lo storico Biagio Marzo, Tatò svolse il ruolo di tramite tra la segreteria del PCI e la redazione de l'Unità.B. Marzo, L'ombra di Tatò tra Berlinguer e Craxi, Icaro, Lecce, 2007. Nel 1988 fu tra i fondatori dell'agenzia di stampa DIRE, di cui rimase figura di riferimento fino alla morte.«È morto Antonio Tatò, fu la voce di Berlinguer», in la Repubblica, 6 novembre 1992.

Biografia

Formazione e Resistenza Antonio Tatò nacque a Roma nel 1921 da Francesco Tatò, giornalista parlamentare originario di Conversano e vicino alle posizioni di Francesco Saverio Nitti, ed Ebe Cossio, appartenente a una famiglia friulana di Codroipo e Spilimbergo.Antonio Tatò, su ANPI.it; Cossio, su dati.san.beniculturali.it. Conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1939 presso l'Università “La Sapienza” di Roma.

Durante gli anni del liceo partecipò al circolo cattolico “Dante e Leonardo”, ambiente in cui si formò il nucleo dei cattolici comunisti attivi nella Resistenza romana.Carlo Felice Casula, Il Movimento dei Cattolici comunisti e la Resistenza a Roma, 1973, p. 47.Fondazione Gramsci, Archivio Tatò.

Prima militanza antifascista e Resistenza (1939–1945) Dal 1939 Tatò svolse attività clandestina antifascista negli ambienti cattolici progressisti romani. Chiamato alle armi nel 1941, conseguì il grado di sottotenente, ma allo scadere di una licenza di convalescenza decise di non presentarsi alla visita di controllo, riprendendo l’attività politica clandestina all’interno del Partito Comunista Cristiano (PCC), attivo tra il 1941 e il 1943.Fondazione Gramsci, Archivi di persone – Antonio Tatò.

Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza romana, collaborando con gruppi antifascisti e contribuendo alla diffusione della stampa clandestinaV. Tranquilli, Antonio Tatò. La Resistenza, il sindacato, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 2001. collaborando con Pietro Ingrao, Franco Rodano e Lucio Lombardo Radice alla redazione del giornale clandestino Pugno chiuso, di cui uscì un solo numero nel 1943.G. Tatò, Porte chiuse. Lettera ai genitori Erminia Romano e Tonino Tatò, Maurizio Vetri Editore, pp. 104-105. Nel maggio 1943 venne arrestato e detenuto nel carcere di Regina Coeli insieme ad altri membri del PCC. Rinviato a giudizio dal tribunale speciale e dal tribunale militare come ufficiale accusato di attività sovversiva in zona di guerra, scampò alla condanna a morte grazie alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943.

Nel settembre 1943, durante l’occupazione tedesca, fu tra i fondatori del Movimento dei Cattolici Comunisti (MCC) insieme a Franco Rodano e altri esponenti del cattolicesimo democratico. Per il MCC scrisse articoli su Voce Operaia, organo clandestino del movimento, pubblicato a cura di Amedeo Coccia.Stampa clandestina – Voce Operaia, stampaclandestina.it.

Partigiano combattente, Tatò fu comandante per il MCC della V zona militare di Roma (San Lorenzo, Portonaccio, Tiburtino III, Pietralata, Ponte Mammolo), ottenendo il riconoscimento del grado di capitano per meriti partigiani.

Durante la lotta clandestina conobbe Erminia Romano, musicista e compagna di militanza politica, futura direttrice d'orchestra, con la quale condivise attività partigiane documentate da tessere e materiali conservati in archivi e testimonianze familiari.G. Tatò, Porte chiuse, pp. 104-105; ANPI.it. I due si sposarono il 7 agosto 1944, pochi mesi dopo la Liberazione di Roma.G. Tatò, Porte chiuse, pp. 104-105. Dalla loro unione nacquero quattro figli: Giovanna, Carla, Franco Salvatore e Paola Cecilia Laura.

CGIL (1949–1968) Scioltosi il Partito della Sinistra cristiana, erede del Movimento dei Cattolici Comunisti, il 9 dicembre 1945 Tatò aderì al Partito Comunista Italiano guidato da Palmiro Togliatti, che lo scelse come vice responsabile della Commissione lavoro di massa della Direzione del partito.

Entrato nella CGIL, allora guidata da Giuseppe Di Vittorio, dal 1951 Tatò diresse il Notiziario CGIL, curandone la linea editoriale e contribuendo alla sua diffusione nazionale.Prenotazione e diffusione del n. 2 del Notiziario CGIL, Archivio storico CGIL. Successivamente fu chiamato a dirigere Rassegna Sindacale, periodico di approfondimento politico e sindacale della Confederazione.Incontri di Rassegna sindacale con i lavoratori, Archivio storico CGIL.

Parallelamente svolse attività giornalistica e di analisi politica, pubblicando articoli di carattere sindacale ed economico su Il Dibattito politico, periodico fondato da Mario Melloni e Ugo Bartesaghi, firmandosi con lo pseudonimo Vindice Vernari.Le riviste del secondo dopoguerra, Treccani; MELLONI, Mario, Treccani. Collaborò inoltre con la Federazione Sindacale Mondiale come corrispondente.Archivio storico CGIL – Fondo Tatò.

Nel 1959 fu eletto nel Consiglio generale della CGIL, assumendo un ruolo crescente nella definizione delle strategie comunicative e organizzative del sindacato.

Dal 1966 collaborò con la Scuola centrale della CGIL, per la quale tenne cicli di conferenze e corsi di formazione rivolti ai quadri sindacali.Formazione sindacale: come eravamo, Collettiva.it.

Un riconoscimento decisivo del suo ruolo giunse nel 1968, quando la segreteria della CGIL gli affidò la costituzione e la direzione del nuovo Ufficio Studi della Confederazione, con il compito di coordinare ricerche sulle trasformazioni economiche e sociali in atto a livello nazionale e internazionale.Archivio storico CGIL – Ufficio Studi, Fondo Tatò.

L’esperienza maturata nella CGIL, caratterizzata da un’intensa attività di documentazione, analisi e comunicazione, costituì la base della successiva collaborazione con Enrico Berlinguer, che nel luglio 1969 lo chiamò alla direzione dell’Ufficio stampa del PCI.Antonio Tatò 1972–1989, Archivio Fondazione Gramsci.

PCI e collaborazione con Enrico Berlinguer (1969–1984) Nel 1969 Tatò lasciò la CGIL per assumere la direzione dell'ufficio stampa del PCI, diventando sodale e il più stretto collaboratore di Enrico Berlinguer per oltre quindici anni«Antonio Tatò», in Guida agli archivi della Fondazione Gramsci, Roma; Antonio Tatò, Caro Berlinguer. Note e appunti riservati (1969-1984), Einaudi, Torino, 2003. tanto che venne definito da la Repubblica “la voce di Enrico Berlinguer”.

Secondo lo storico Biagio Marzo, Tatò svolse un ruolo di primo piano come tramite tra la segreteria del PCI e la redazione de l'Unità, contribuendo a definire lo stile comunicativo del partito negli anni del compromesso storico. Anche Giulio Andreotti in un editoriale del 2007 scrisse che uno degli incontri più delicati con Berlinguer, legato alla definizione del compromesso storico, si svolse proprio nella sua abitazione.G. Andreotti, «Il trentesimo anniversario», in 30 Giorni, n. 2, 2007.Diversi dirigenti del PCI dell’epoca, tra cui Emanuele Macaluso e Claudio Petruccioli, hanno sottolineato come molti interlocutori politici e giornalistici dovessero passare attraverso di lui per ottenere un colloquio con il Segretario.

La centralità di Tatò nei rapporti riservati tra il PCI e altri interlocutori politici è stata confermata anche da Massimo Magliaro, già collaboratore di Giorgio Almirante, che in un intervento pubblico registrato da Radio Radicale ha confermato che diversi incontri riservati tra Berlinguer e Almirante si svolsero proprio a casa di Tatò.Presentazione del libro Porte chiuse. Lettera ai genitori Erminia Romano – Tonino Tatò, Radio Radicale, 2024. Nel lavoro di analisi e documentazione svolto per la segreteria di Berlinguer, Tatò si avvalse, nella sua qualità di capo dell’Ufficio stampa, anche dei contributi redatti da funzionari e analisti incaricati dal PCI, tra cui Francesco Demitry,Archivio Fondazione Gramsci – Roma, Atti Tatò – Ufficio Stampa, 1977, p. passim. autore di note e materiali di studio sui rapporti tra il partito e il mondo cattolico.

Anche mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha ricordato il ruolo svolto da Tatò nei rapporti tra il PCI e il mondo cattolico durante gli anni del dialogo tra marxisti e cristiani, in particolare nel contesto delle note lettere aperte tra lui ed Enrico Berlinguer.Radio Radicale, Presentazione del libro Porte chiuse. Lettera ai genitori Erminia Romano – Tonino Tatò, 2024.Intervento di mons. Luigi Bettazzi al convegno organizzato ad Alba il 24 giugno 2022 dal Comitato cuneese per il centenario della nascita di Enrico Berlinguer. Il vescovo ricorda il ruolo svolto da Tatò nella vicenda delle lettere aperte tra lui e Berlinguer sul dialogo tra marxisti e cattolici.

Ultimi anni e Agenzia DIRE (1985–1992) Dopo la morte di Enrico Berlinguer nel 1984, Tatò continuò a collaborare con il PCI, contribuendo alla documentazione interna e alla riorganizzazione dell’Ufficio stampa nei primi anni della segreteria di Alessandro Natta.Archivio Fondazione Gramsci – Atti Tatò – Ufficio Stampa, 1977–1989. In questo periodo, dopo la scomparsa della prima moglie Erminia Romano, sposò in seconde nozze la senatrice Giglia Tedesco.TATÒ, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 95, 2019.

Nel 1988 fu tra i fondatori dell’agenzia di stampa DIRE, specializzata in informazione politica e parlamentare, nata con l’obiettivo di offrire un servizio rapido e indipendente sulle attività istituzionali e sui lavori delle Camere. Tatò contribuì alla definizione della linea editoriale dell’agenzia e rimase una figura di riferimento per l’impostazione dei contenuti politici e istituzionali fino alla morte.

Negli stessi anni svolse un’intensa attività di analisi e documentazione politica, producendo note, rapporti e riflessioni di carattere storico e istituzionale, alcune delle quali sono state successivamente studiate da Giulio Marcon nell’ambito degli studi sul berlinguerismo e sull’austerità.G. Marcon (a cura di), Berlinguer. L’austerità giusta, Jaca Book.

Tatò mantenne inoltre rapporti con ambienti culturali e artistici sensibili ai temi sociali e politici. Frequentò artisti come Renato Guttuso, Giacomo Manzù e Aldo Natili; Guttuso lo ritrasse in più opere, tra cui Comizio di quartiere (1975), riconoscendo il ruolo svolto da Tatò nella politica del PCI.Renato Guttuso – Biography, Galleria d’Arte Maggiore; Comizio di quartiere, 1975, Katarte.

Negli ultimi anni collaborò con studiosi, giornalisti e istituzioni culturali, partecipando a dibattiti pubblici e a iniziative dedicate alla storia del movimento operaio e alla figura di Berlinguer. Alcuni suoi interventi sono conservati nell’archivio di Radio Radicale.Radio Radicale, Archivio interventi Antonio Tatò.

Antonio Tatò morì a Roma nel 1992. La sua figura è stata successivamente oggetto di studi, testimonianze e ricostruzioni storiche che ne hanno evidenziato il ruolo nella comunicazione politica del PCI e nel rapporto con Enrico Berlinguer.Senza Tonino Tatò, Berlinguer sarebbe stato lo stesso?, Senzabavaglio.info; Oltre Berlinguer c’era Tonino Tatò, Il Fatto Quotidiano.

Bibliografia

A. Tatò (a cura di), Di Vittorio: l'uomo, il dirigente, voll. I-III, Editrice Sindacale Italiana, Roma, 1968-1970.