Locri Epizefiri () fu una città della Magna Grecia, fondata sul mar Ionio, nel VII secolo a.C., da greci provenienti dalla Locride.
Locri Epizefiri fu l'ultima delle colonie greche fondate sul territorio dell'attuale Calabria. I coloni, giunti all'inizio del VII secolo a.C., si stabilirono inizialmente presso lo Zephyrion Acra (Capo Zefirio), oggi Capo Bruzzano, e solo più tardi si insediarono pochi chilometri a nord della città storica conservando però l'appellativo di Epizephyrioi, che significa appunto "attorno a Zephyrio".
Storia
Scrive il geografo greco Strabone su Locri Epizefiri:
Le fonti riguardo alla fondazione di Locri Epizefiri sono quindi discordanti. Secondo il passo di Strabone, qui riportato, la città fu fondata dai Locresi del golfo di Crisa, guidati dall'ecista Evante. Altre fonti, tra cui Polibio,Storie, XII, 5-10. dicono che i coloni sarebbero venuti dalla Locride Opunzia (Locride orientale) di fronte all'isola Eubea, e questa testimonianza è confermata da Eforo, con cui polemizza Strabone, e da Virgilio, che chiamò i fondatori della colonia Narici.Eneide, III, 339. Altre testimonianze parlano di una provenienza dalla Locride Ozolia, sul golfo di Corinto.
Per quel che concerne la cronologia della fondazione della colonia, Pausania e Polibio la collegano alla prima guerra messenica, in una data quindi molto alta rispetto al quadro generale della grecizzazione del golfo ionico.Polibio, XII, 5; 6, a, b; Paus. III, 3. Eusebio di Cesarea nelle Cronache indica il 673 a.C.,Eusebio, Chron. Arm., sub. Ol., 25, 1. e Girolamo, che curò la traduzione latina dell'opera di Eusebio scritta in lingua armena, colloca l'avvenimento nel 679 a.C. Secondo Strabone essa seguì di poco quella di Siracusa (734 a.C.) e di Crotone (710 a.C.), dunque sarebbe avvenuta alla fine dell'VIII secolo a.C.. Aristotele sostiene che i fondatori fossero dei servi fuggiti con le mogli dei loro padroni, impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni. Tale asserzione, negata più tardi da Timeo, fu confermata da Polibio che raccolse le testimonianze dirette dei discendenti locresi.Polibio, Storie, XII, 5-10. Pausania, dal canto suo, ha respinto la tesi della fondazione della colonia da parte di servi fuggiti, con tutta una serie di motivazioni ben argomentate. Innanzitutto riferisce della tradizionale leggenda Locrese riguardo ad una spedizione ufficialmente inviata da Sparta, ai tempi del re Polidoro, per partecipare alla fondazione della colonia, in netto contrasto quindi con l'idea di una fuga di servi. In secondo luogo, Pausania evidenzia molti punti di contatto tra Locri e Sparta relativi all'aspetto religioso: il culto di Persefone era fondamentale nella società Locrese, così come a Sparta; allo stesso modo erano importanti per Locri e Crotone i culti di Achille, Eaco e Tetide, provenienti da Sparta, da cui derivò la genealogia di Locro fratello di Crotone; e, altro importante elemento, la richiesta da parte dei Locresi a Sparta, prima della battaglia della Sagra, di un aiuto militare. Aiuto che, concretizzatosi in modo pressoché simbolico con l'invio di un ristretto manipolo di soldati, diede origine al culto dei Dioscuri, i quali si sarebbero materializzati sul campo di battaglia prendendovi parte attiva. Tutti questi dettagli sembrano quindi invalidare l'idea di Polibio, restituendo valore a quella di Timeo. Luigi Pareti, "Storia della regione lucano-bruzzia nell'antichità", pag. 137, Ed. Di storia e letteratura, 1997 Tra gli studiosi ha preso piede l'idea che questi spostamenti dalla Grecia fossero inizialmente occasionali, da parte di mercanti, esploratori e pirati, in un periodo di "pre-colonizzazione" compreso tra la fine del IX e l'inizio del VIII secolo a.C., prima quindi del periodo di vera e propria colonizzazione successiva. Questo rende, se non plausibile, quantomeno ipotizzabile l'idea della fondazione di Locri da parte di una spedizione di coloni, accompagnati da soldati spartani od addirittura da pirati, assoldati come mercenari da Sparta che a causa della prima guerra messenica, probabilmente avrebbe ritenuto più prudente questa soluzione che non distrarre delle forze militari dalle operazioni in corso.
Il primo insediamento venne fondato nel luogo indicato dall'oracolo di Delfi, presso capo Zefirio (l'attuale capo Bruzzano), ma dopo alcuni anni i coloni - insoddisfatti della località occupata pur corrispondente all'indicazione dell'oracolo - si spostarono verso nord di circa venti chilometri, dove fondarono una nuova città alla quale diedero lo stesso nome del primo insediamento, probabilmente per sentirsi sempre sotto la protezione del dio Apollo.
I coloni si trasferirono sul colle Epopis, dove però trovarono insediate popolazioni indigene di Siculi, che sarebbero state scacciate dai locresi con uno stratagemma molto astuto: i coloni giurarono che fin quando avessero calcato la stessa terra e portato la testa sulle spalle sarebbero stati fedeli, ma a giuramento fatto essi si liberarono della terra messa in precedenza nei calzari e delle teste d'aglio, scacciando i Siculi dalla zona.
Nel corso di un secolo la polis di Locri Epizefiri estese la propria presenza dalla costa ionica al versante tirrenico dell'attuale Calabria, probabilmente per tenere lontana la minaccia di un'espansione della nemica Kroton (Crotone); così i locresi fondarono tra il 650 a.C. ed il 600 a.C. le due colonie di Medma (oggi Rosarno) e di Hipponion (oggi Vibo Valentia), probabilmente su preesistenti centri abitati, ed occuparono Metauros (oggi Gioia Tauro), centro già fondato come propria colonia da Zancle (Messina) o Rhegion (Reggio Calabria).Per altre notizie sulle colonie fondate o conquistate da Locri si veda quanto riportato in Locri on line .
Alleanza con Reggio
Verso il 560 a.C.-550 a.C. Locri Epizefiri fu alleata di Reggio nella vittoriosa battaglia avvenuta al fiume Sagra che fermò la volontà espansionistica verso sud di Crotone.
Secondo la leggenda, i uomini dell'alleanza locrese-reggina sbaragliarono ben crotoniati, e Zeus avrebbe sorvolato la battaglia sotto forma di aquila, mentre i suoi figli (i Dioscuri) sarebbero apparsi a cavallo prendendovi parte.Si tratta della testimonianza di Trogo-Giustino, VP, XX 2, 13 ss.; XXI, 2, 7; 3, 2.
In seguito a tale vittoria nelle due poleis italiote di Reggio e Locri Epizefiri iniziò ad essere praticato il culto dei Dioscuri; in particolare presso gli scavi del tempio ionico di "Marasà" a Locri Epizefiri sono state rinvenute due statue, gli acroteri in marmo, che potrebbero raffigurare i gemelli figli di Zeus (oggi custodite a Reggio presso il Museo nazionale della Magna Grecia).
L'esito della battaglia della Sagra confermò Locri Epizefiri come una nuova potenza della Magna Grecia.
Successivamente, con il crescere della potenza di Reggio governata dal tiranno Anassila, Locri Epizefiri dovette respingere l'egemonia della città dello stretto, ricorrendo all'aiuto di Siracusa.
Alleanza con Siracusa Dal V secolo a.C. Locri Epizefiri stabilì alleanze con la Siracusa dei Dinomenidi prima e di Dionisio I e del figlio Dionisio II poi, entrando così nell'orbita dei tiranni della polis siceliota. Erodoto riporta di un arrivo nel 493 a.C. di profughi samii a Locri.Erodoto, Storie, VI, 23 (traduzione ). Nel 477 a.C. Anassila di Reggio durante la sua campagna espansionistica attaccò Locri, che si rivolse al tiranno Ierone di Siracusa. Successivamente, quando Atene organizzò la spedizione in Sicilia, Locri Epizefiri si schierò dalla parte di Siracusa nella sua personale guerra contro Reggio (alleata di Atene).
L'alleanza tra Locri e Siracusa venne ulteriormente rafforzata dal matrimonio tra Dionigi e la locrese Doride. Quando nel 389 a.C. il tiranno siracusano sconfisse la Lega Italiota, donò a Locri Epizefiri le terre di Kaulonia (presso Monasterace marina) e di Scolacium (nei pressi di Squillace), che delimitavano il confine nord con Crotone, mentre a sud il confine con Reggio era delimitato dal fiume Halex (presso Palizzi). Il IV secolo a.C. fu per Locri Epizefiri un periodo di grande splendore artistico, economico e, soprattutto, culturale. In particolare, di questo periodo storico, vanno ricordate le figure della poetessa Nosside e dei filosofi Echecrate, Timeo ed Acrione fondatori di una fiorente scuola pitagorica (introdotto a Locri all'epoca di Dionisio I): lo stesso Platone, secondo quanto attesta Cicerone, si sarebbe recato di persona a Locri per apprenderne i fondamenti.Cicerone, De finibus bonorum et malorum, V, 29, 87.
Dopo la morte di Dionigi I, Locri Epizefiri ospitò fra le proprie mura Dionigi II il quale, esiliato da Siracusa, instaurò tra il 357 e il 347 a.C. la tirannide nella polis italiota. Ma la sua politica contro gli aristocratici locali mirava solo al ritorno in patria e dunque, una volta che ebbe svuotate le casse della cittadina calabra, il popolo insorse uccidendo tutta la sua famiglia e cacciandolo ancora. Venne dunque instaurata la democrazia.
Conquista romana Nel 280 a.C. Locri Epizefiri si alleò con Pirro, re dell'Epiro, nella guerra tra Romani e Sanniti, sia per esigenza militare che per far fede a un'alleanza stabilita da tempo con Taranto.
Dopo qualche anno però i locresi passarono dalla parte dei Romani e Pirro nel 266 a.C. devastò la città e saccheggiò il tempio di Persefone.Livio, Ab Urbe Condita, XXIX, 8, 9.
Nella seconda guerra punica Locri si schierò con Annibale e fu conquistata dai Romani nel 205 a.C..
In seguito la città declinò e nell'VIII secolo fu abbandonata dagli abitanti che si ritirarono nell'entroterra.
Cicale di Locri e di Reggio La storia di Eunomo nasconde un motivo che nel corso del tempo, a più riprese, riaffiora nella tradizione leggendaria di Locri e si collega alle contese territoriali tra Locri e Reggio.Si vedano a tale proposito i contenuti di Reggio (miti e leggende), alla voce Heracle .
Diodoro SiculoDiod. VI, 22, 5. tramanda un episodio accaduto ad Eracle durante la sua sosta sul fiume Halex, al confine tra Rhegion e Locri. Mentre riposava per la fatica del viaggio, l'eroe molestato dalle cicale pregò gli dei di fare sparire quelle che lo disturbavano. Accadde allora che queste scomparvero non solo in quel momento, ma anche nel tempo a venire.
Secondo una versione più antica della leggenda che riguarda le cicale sul fiume Halex (forse l'odierna fiumara Galati), quelle che dimoravano sulla sponda locrese erano canore, mentre quelle sulla sponda rhegina quasi mute. Già TimeoFGrH 566 F 43 era a conoscenza di tale storia e, a suo parere, alludeva a una contesa poetica tra Aristone di Reghion ed Eunomo di Locri, vinta peraltro da quest'ultimo. ElianoNat. an. V, 9. parla di una controversia tra gli abitanti di Reghion e quelli di Locri a proposito del diritto di transitare o lavorare i campi appartenenti al territorio di confine. A questa leggenda potrebbe riferirsi quanto riporta AristoteleRhet. II, 22, 8; III, 2, 6 che dice di rifarsi a Stesicoro circa un proverbio, noto ai locresi, che raccomandava di temere il canto delle cavallette, volendo alludere con questo al pericolo di un'invasione dei Reghini. Va ricordato che la notizia del silenzio delle cicale reggine, che si contrapponeva al canto di quelle di Locri, compare pure in Plinio.Nat. Hist., XI, 95.
Strabone dà una spiegazione del fenomeno in termini razionalistici sostenendo che, siccome le cicale locresi si trovavano al sole, le loro membrane potevano asciugarsi dalla rugiada e quindi permettere il canto, mentre quelle reggine, poste in una zona d'ombra, avevano sempre le membrane umide.Strab. VI, 1, 6.
Archeologia
La zona archeologica dell'antica Locri Epizefiri si trova nel comune di Portigliola, circa a sud dell'attuale centro abitato del comune di Locri, si estende nel territorio pianeggiante compreso tra la fiumara Portigliola, la fiumara Gerace, le basse colline di Castellace, Abbadessa e Manella, e il mare.