L'ablativo assoluto è un costrutto della lingua latina, formato da un sostantivo o un pronome, in funzione di soggetto, e un participio presente o perfetto (talvolta anche futuro), che funge da predicato, concordati in caso ablativo.
Questa struttura costituisce in forma sintetica e implicita una proposizione ordinata che può esprimere molteplici valori, perlopiù temporale e causale, ma anche concessivo, condizionale, ecc. È definito absolutus, cioè «sciolto», perché è fondamentalmente autonomo rispetto alla proposizione reggente: ciò significa che il soggetto dell'ablativo assoluto deve essere diverso dal soggetto della reggente e che la reggente non deve avere alcun legame grammaticale con la subordinata, cioè non deve contenere un pronome che richiami il soggetto posto in ablativo (altrimenti diventerebbe un participio congiunto).
Uso dei tempi Per quanto riguarda l'uso dei tempi del participio: si può avere l'ablativo assoluto con il participio presente, ad indicare un rapporto di contemporaneità con il verbo della reggente. Il participio presente ha sempre valore attivo; perciò si può avere l'ablativo assoluto con il participio presente di tutti i verbi, sia transitivi e intransitivi non deponenti (attivi), sia deponenti transitivi e intransitivi.
Nota: la subordinata ha valore concessivo, e defendo è un transitivo non deponente.
Nota: la subordinata ha valore causale ("poiché la coscienza si fa sentire"), e obstrepo è un intransitivo non deponente.
Nota: Hortor è un deponente transitivo.
Nota: la subordinata ha valore temporale ("mentre calava il giorno"), e labor è un deponente intransitivo.
si può avere l'ablativo assoluto con il participio perfetto, ad indicare un rapporto di anteriorità con il verbo della reggente. Il participio perfetto ha valore attivo nei verbi deponenti, sia transitivi sia intransitivi, mentre negli altri verbi ha valore passivo (è usato solo nei verbi attivi transitivi, che per natura ammettono il passivo, mentre nei verbi attivi intransitivi, che non possono avere il passivo, il participio perfetto non è usato, se non impersonalmente). Perciò, si può avere l'ablativo assoluto con il participio perfetto dei verbi transitivi non deponenti e dei verbi deponenti sia transitivi che intransitivi. Nella didattica scolastica del latino è opinione comune che l'ablativo assoluto coi verbi deponenti transitivi non esista: in realtà, questo costrutto è semplicemente molto meno diffuso degli altri ablativi assoluti, ma non impossibile (si veda Livio, 23, 39).
Nota: trado è un transitivo non deponente.
Nota: orior è un deponente intransitivo.
Nei casi in cui non si può usare l'ablativo assoluto, il latino generalmente fa ricorso ad altri costrutti, come quello del cum narrativo o al participio congiunto.
In italiano, l'ablativo assoluto può essere reso in forma implicita con il gerundio o il participio, con una proposizione di vario tipo, ma talvolta può essere reso anche con un sostantivo:
diis iuvantibus me absente regibus exactis mortuo Caesare
con l'aiuto degli dei durante la mia assenza dopo la cacciata dei re dopo la morte di Cesare
lett. «aiutandoci gli dei» lett. «mentre ero io assente» lett. «cacciati i re» lett. «morto Cesare»
Particolarità sull'uso dell'ablativo assoluto Un tipo particolare di ablativo assoluto è quello costituito da due nomi o da un nome (o eventualmente, un pronome) e un aggettivo. In questo caso il participio presente del verbo sum (che non esiste) viene considerato sottinteso. Alcuni esempi:
Cicerone consule Hannibale duce diis invitis caelo sereno natura duce
sotto il consolato di Cicerone sotto il comando di Annibale contro il volere degli dei a ciel sereno sotto la guida della natura
lett. «essendo console Cicerone» lett. «essendo comandante Annibale» lett. «essendo gli dei contrari» lett. «essendo il ciel sereno» lett. «essendo guida la natura»
Sono forme particolari di ablativo assoluto anche quelle costruite dal solo participio perfetto. Si può trattare di participi il cui soggetto, anziché da un sostantivo, è costituito da un'intera proposizione. I participi con cui si può trovare questa forma più frequentemente sono: cognito, «conosciuto»; nuntiato, «essendo stato annunciato»; audito, «corsa la voce»; permisso, «essendosi permesso»; edicto, «essendosi ordinato», «dato l'ordine», comperto, explorato «venuto a sapere», intellecto «avendo capito», incerto «non essendo certo», ecc.
In altri casi si tratta, invece, di participi usati in modo avverbiale e privi di soggetto; i più usati sono: auspicato, «presi gli auspìci»; augurato o inaugurato, «presi gli augùri»; litato, «fatto il sacrificio»; explorato, «compiuta l'esplorazione» nonché le rispettive forme negative, esempio: inexplorato, «senza aver fatto eseguire ricognizioni»; inauspicato, «senza aver preso gli auspìci». A questi si aggiungano anche i seguenti: consulto «deliberatamente», merito, «meritatamente»; debellato «dopo aver finito vittoriosamente la guerra». Le espressioni italiane "per consenso di...", "su testimonianza di...", "per consiglio di...", "per istigazione di..." si possono tradurre in latino o con l'ablativo assoluto, se è rispettata la relazione di contemporaneitàEsempi. Omnibus consentientibus = per unanime consenso. Teste Livio = essendo Livio testimone. Auctore Miltiade = per consiglio o istigazione di Milziade. o con le espressioni: omnes consentiunt, testis est, auctor est e laccusativo e l'infinito, quando non vi è relazione di contemporaneità.Esempi. Omnes consentiunt, Livius testis est, Militiades auctor est. Esempio: Livius testis est Hannibalem crudelissimum fuisse = per testimonianza di Livio, Annibale fu molto crudele.
Si osservano molte somiglianze strutturali con il genitivo assoluto tipico della lingua greca. L'espressione viceversa è un ablativo assoluto latino e significa "mutata la vicenda" (vice è ablativo, dal genitivo vicis "vicenda" e versā è ablativo singolare femminile del participio perfetto di vertĕre, "volgere").
Nota storica È interessante notare che la fortunata denominazione di ablativo assoluto fu fissata da Pierre Hélie (grammatico francese della fine del XII secolo) che a sua volta l'aveva ricavata da Prisciano che dal greco ἀπολυτός (apolytós, "disciolto") aveva tratto absolutus per designare un caso indipendente dall'altroRiferito da Concetto Marchesi in Due grammatici latini del medio evo, pubblicato nel Bullettino della Società filologica romana N.12, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1910..
Note
Bibliografia Italo Bartoli, Sintassi del verbo per la quinta ginnasio, SEI, Torino, 1975; "Ablativo assoluto", pagg. 115-118.
Voci correlate Grammatica latina Participio latino Genitivo assoluto
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