Come ceramografo la sua attività appare confinata a un periodo ancor più breve, durante il quale operò nella realizzazione di ceramica a figure nere, in un'epoca che conobbe la massima fioritura di quella tecnica pittorica della quale è considerato da molti il maggior esponente, oltre che una delle principali figure dell'intera storia dell'arte.
Le sue opere conobbero vasta fortuna e furono largamente esportate in varie parti del mondo, compresa l'Etruria.
Biografia
La figura di Exekias, come vasaio prima e come pittore poi, appare strettamente legata a quella vasta e compatta cerchia di artisti, denominata Gruppo E, che, tra la metà e l'ultimo scorcio del sesto secolo, operò una netta e consapevole rottura della tradizione e della maniera artistica che, dal 550 a.C., si era andata affermando con l'opera del ceramografo Lido. Fu questo innovativo movimento artistico a fornire il retroterra culturale da cui si staglia nettamente la figura di Exekias come ceramografo:
I lavori di Exekias si distinguono per la grandiosità della composizione, la padronanza del disegno e la fine caratterizzazione, in grado di trascendere le severe limitazioni espressive imposte dalla tecnica a figure nere. Come ebbe a dire uno storico dell'arte antica:
Sia come ceramografo sia come ceramista Exekias fu un innovatore, in grado di immaginare nuovi temi, di sperimentare nuove forme vascolari, fra le quali, probabilmente, il cratere a calice,Giovanni Becatti, L'arte dell'età classica. Sansoni, 1986, p. 130; voce Exekias nell'Enciclopedia Britannica.. A lui si deve, ad esempio, l'invenzione della kylix del "tipo A" e di quella "ad occhioni", di cui si dirà in seguito, dell'anfora di "tipo A" e dell'anfora a collo distinto. Exekias, inoltre, seppe concepire innovazioni tecniche insolite, come la campitura con una mano di fondo rosso corallo per esaltare la resa cromatica, un accorgimento utilizzato, con grande effetto, nel tondo interno della celeberrima kylix di Dioniso, che poi sarà ripreso occasionalmente da artisti sia a figure nere sia a figure rosse. La vernice rosso corallo ha la stessa apparenza della vernice nera ed è ottenuta o proteggendo il colore dalla riossidazione durante la cottura, oppure grazie all'aggiunta di qualche ingrediente..
Di lui sono sopravvissute solo quattordici opere firmate., mentre circa altre 25 gli vengono attribuite, tra vasi e pinakes. Una delle sue opere più celebri è un'anfora campaniforme autografa, ora ai Musei vaticani, che ritrae Aiace Telamonio e Achille in posizione assisa, intenti in un gioco da tavolo (forse dadi o astragali). Vi si leggono le seguenti parole, nella forma metrica del trimetro giambico: "Eksekias egraphse m'kapoiesen" ("Exekias mi fece e mi dipinse").
Anche altre opere ritraggono scene tratte dalla guerra di Troia, come l'uccisione in duello della regina delle Amazzoni, Pentesilea, da parte di Achille, o i preparativi del suicidio che Aiace si infligge per non aver ricevuto in dono le armi di Achille.
Un'altra realizzazione, riprodotta praticamente in tutti i manuali di arte greca, è la famosa kylix di Monaco di Baviera (Staatliche Antikensammlungen, Inv. 2044), in quello stile "ad occhioni" da lui stesso creato,Giovanni Becatti, cit., p. 130; . È da notare che il tipo di occhio sui primi esemplari di kylix "a occhioni" è riconducibile a quello di Horus, una circostanza che non si ripeterà nelle fasi successive. il cui tondo interno ritrae Dioniso che veleggia su un mare rosso corallo solcato da delfini, nell'episodio dei pirati ispirato all'Inno a Dioniso, l'inno omerico dedicato al dio.Inni omerici, VII - A Dioniso da The Online Medieval and Classical Library. La particolarità del soggetto e della sua rappresentazione, una delle più arcaiche, ha fatto pensare per questa coppa a una destinazione cultuale all'interno dei misteri dionisiaci, piuttosto che a un uso simposiaco. Carlo Gasparri: voce Dionysos, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae. Zurigo-Monaco 1992, vol. III, 1, p. 502. Sul piede della coppa si legge la firma: "Eksekias m'epoiesen" ("Exekias mi fece").
Ci si trova di fronte a capolavori. Tuttavia, non sono molti quelli a noi giunti e appare improbabile che si sia potuto guadagnare da vivere solo con questi rari, raffinatissimi pezzi. Potrebbe averne realizzati un gran numero di fattura meno accurata, oggetti non firmati destinati a un uso comune.
Non ci è noto alcun dettaglio della sua vita, probabilmente un riflesso di una scarsa rilevanza sociale di queste figure artistiche. Si è congetturato che provenisse da Salamina, vista la sua predilezione per il tema di Aiace Telamonio.
Attività
Nella breve stagione della sua fioritura pittorica, Exekias fu più interessato alle grandi raffigurazioni della vita, della morte e della religione, piuttosto che ai dettagli della mitologia.
La sua pittura si sofferma a ritrarre attimi sapientemente estratti dal corso degli eventi, mirabilmente composti, che ci mostrano close-up dei personaggi colti in un particolare momento simbolico, precedente o successivo all'azione, ponendo un'enfasi particolare, anch'essa innovativa, sull'introspezione psicologica dei soggetti rappresentati. La concentrata attenzione che Exekias focalizza sui protagonisti risolve la narrazione epica in raffigurazioni essenziali, di intenso e profondo spessore; l'aura austera e drammatica che aleggia nelle sue sorvegliate composizioni raggiunge livelli espressivi che possono ben dirsi degni di un poeta.
Sull'ampia superficie metopale dei grandi vasi, il suo austero respiro "omerico" trova lo spazio adeguato per dar vita a quella sintesi di épos, èthos e mito che definisce l'orizzonte della sua poetica. Exekias fu il tragediografo della pittura vascolare, capace di narrazioni pittoriche che sono l'equivalente di uno stile letterario che si potrebbe definire aulico. L'accigliato Aiace dell'anfora di Boulogne-sur-Mer prepara cupo e compassato il suo suicidio; nelle scene di compianto funebre delle sue tavole ateniesi, il sentimento umano assume una dignità olimpica; personalità eroiche e divine, nell'anfora del ritorno dei Dioscuri, si compongono in una scena umana di vita di ogni giorno. È il segno, secondo la felice definizione di un grande studioso dell'antichità classica, di un punto di inizio, per l'intera storia dell'arte, ovvero l'assunzione della:
Achille e Pentesilea L'anfora a collo distinto del British Museum (Inv.: London B 210), coglie la regina delle Amazzoni nell'attimo fatale. Il viso e le membra sono lumeggiate di bianco, segno convenzionale della femminilità. Lo sguardo, intriso di pathos, si volge verso l'alto a cercare quello dell'uomo che ora la tiene totalmente in suo potere. La sua forza, le sue armi, la sua femminilità hanno fallito. Qualcuno racconta come proprio in quel momento Achille si innamori di lei, troppo tardi perché egli possa pietosamente fermare la sua mano omicida. È un tema che riguarda le donne e la guerra, un'associazione che la società greca non vedeva di buon occhio. L'accuratezza dei numerosi dettagli non allontana dalla percezione della scena nella sua sospesa totalità. Le due fasce floreali, sopra e sotto la zona figurata, sono contenute, mentre il disegno fitomorfo nei pressi delle anse è ridotto a una serie di astratte spirali.
L'anfora di Achille e Aiace
L'anfora di tipo A con Achille e Aiace, conservata al Museo Gregoriano Etrusco (n. inv. 344), reca la doppia firma "fatto e dipinto" sul labbro, e la firma di Exekias come vasaio è ripetuta poi sul corpo. I due eroi, in attesa o nel mezzo di una battaglia, sono rappresentati in pose assorte, mentre sono dediti a un gioco da tavolo, qualcosa di simile a dama, scacchi, backgammon o, secondo altri, dadi o astragali. È un soggetto inedito dell'iconografia omerica, un'originale creazione dell'artista che non trova riscontro in alcun testo letterario. Il tema, con qualche variazione, diventerà popolare nella ceramica dell'inizio del quinto secolo e sarà riprodotto anche in un gruppo scultoreo dell'acropoli di Atene.John Boardman, Athenian Black Figure Vases, p. 231. L'occasione potrebbe essere il clima di attesa durante la riunione degli eserciti achei in Aulide, dove, apprendiamo da fonti poetiche, Palamede inventò numerosi giochi. La presenza occasionale di palme fa propendere invece per la piana di Troia. Altri autori, nel riprendere il tema, accompagneranno a volte i due eroi con la presenza di Atena, come nel cratere a calice del pittore di Rycroft, al museo d'arte di Toledo. I due eroi sono in parte armati, Achille indossa l'elmo corinzio che forma l'apice di un modulo sostanzialmente triangolare, quello di Aiace è appoggiato allo scudo. Sullo scudo di Achille l'emblema è una testa di satiro in altorilievo, tra un serpente e una pantera, lo scudo di Aiace ha un gorgoneion tra due serpenti. Aiace ha la barba più lunga rispetto al più giovane Achille. Il virtuosismo incisorio profuso da Exekias in questa scena rappresenta, per John Beazley, il vertice ineguagliabile raggiunto dalla ceramografia a figure nere..
Sull'altra faccia dell'anfora un giovane Castore è rappresentato con uno dei suoi cavalli, Kyllaros; Polluce, l'altro dioscuro, è rappresentato nudo mentre gioca con il cane che salta verso di lui. Un ragazzino si dirige verso Polluce recando una sedia poggiata sulla testa, con un indumento ripiegato su di essa; un ariballo è legato intorno al suo avambraccio. Vicino a Castore troviamo le figure dei genitori, Leda e Tindaro.
Quest'anfora appartiene al periodo maturo di Exekias, ormai lontano dal Gruppo E. Le rigidità ancora presenti nel vaso di Londra B 210 sono ormai tradotte nella calma serena delle predilette scene domestiche. Il cavallo è già del tipo tardo arcaico, la veste di Castore e l'himation di Tindaro hanno molte pieghe tridimensionali, tipiche del tardo arcaismo nella sua prima fase. L'aspetto degli uomini e delle donne di Exechias è in linea con i kouroi e le korai della scultura arcaica del VI secolo a.C. e con le figure a bassorilievo delle stele sepolcrali. La figura di Leda, in particolare, è stata frequentemente accostata alla Kore col peplo del Museo dell'Acropoli di Atene (n. 679), fornendo una plausibile datazione per quest'ultima..
Cratere a calice dell'Acropoli di Atene Il manufatto è stato rinvenuto nel 1937 sul versante nord dell'Acropoli di Atene durante campagne di scavi archeologici condotte dalla Scuola archeologica americana (Athens, North Slope AP 1044), primo esempio conosciuto di una forma, quella del cratere a calice, che apparterrà a molti dei futuri capolavori della tecnica a figure rosse. L'iscrizione kalos riporta il nome di Onetorides come sui vasi di Berlino e del Vaticano. Sul lato principale è rappresentata una scena con carro, ma delle figure che lo occupavano restano solo la parte finale del nome di Eracle e la spada di Atena. Si tratta del carro di quest'ultima, che insieme ad Eracle si dirige sull'Olimpo, dove cinque deità li attendono: Apollo che suona la cetra, Artemide, Poseidone, una dea non nominata (o il cui nome è andato perduto), e Hermes. L'immagine sull'altro lato del vaso propone la contesa sul corpo di Patroclo, episodio di cui esiste un solo altro esempio certo su una coppa a figure rosse di Oltos a Berlino. Il corpo giace a terra; su ogni lato tre guerrieri combattono per prenderne possesso. L'area presso le anse è trattata separatamente e riporta, su ciascun lato, un vitigno e una menade seduta. La parte bassa del vaso è decorata su ciascun lato con un gruppo di animali, due leoni che attaccano un toro.
La kylix di Dioniso