Salì al trono nel 235 a.C. alla morte del padre Leonida II, che cinque anni prima aveva fatto giustiziare il collega re euripontide Agide IV e ne aveva fatto sposare la vedova Agiatide al figlio. Secondo la testimonianza di Plutarco fu Agiatide ad illustrare a Cleomene il progetto riformatore del suo primo marito, che proprio per questo era stato fatto uccidere da Leonida, e a convincerlo a seguirne il progetto una volta salito al potere.
Il progetto di Agide consisteva in una riforma finanziaria che sanciva il condono totale dei debiti e in una riforma agraria che prevedeva la redistribuzione delle terre tra gli Spartani. L'intento era quello di riequilibrare così le ricchezze tra i cittadini in modo da ricostituire le condizioni sociali ed economiche per far tornare Sparta ad una posizione di egemonia nel Peloponneso.
Ben consapevole del fallimento del suo predecessore Agide, che era riuscito ad applicare il condono dei debiti ma non la riforma agraria, Cleomene, per ottenere il suo scopo, innanzitutto aumentò il suo prestigio militare scatenando la cosiddetta guerra cleomenea contro la lega achea. Sconfitti i nemici al monte Liceo, a Ladocea (227 a.C.) e a Dime (226 a.C.) ed eliminati con un attentato gli efori, i supremi magistrati spartani, ottenne in questo modo i poteri assoluti per applicare la riforma agraria. Per rendere meno odioso il potere assoluto, associò al trono il fratello Euclida, in spregio alla diarchia spartana che prevedeva due re di famiglie differenti ad esercitare contemporaneamente la sovranità.
Nel frattempo Arato, lo stratego della lega achea, si alleò col re di Macedonia Antigono III Dosone e col suo aiuto riuscì a sconfiggere definitivamente Cleomene a Sellasia. Antigono conquistò Sparta, ne abolì la millenaria diarchia ed instaurò al suo posto una repubblica fedele al regno di Macedonia. Cleomene riuscì invece a fuggire ad Alessandria, presso la corte del re d'Egitto Tolomeo III (222 a.C.).
Qui Cleomene soggiornò per alcuni anni in una condizione di prigionia dorata finché, fallito un estremo tentativo di ribellione e di fuga, si suicidò assieme ai compagni che gli erano rimasti fedeli (219 a.C.).
Biografia Origini e ascesa al trono
Cleomene era il figlio primogenito del re Leonida II e di sua moglie Cratesiclea. Suoi fratelli erano Euclida, che sarebbe a sua volta diventato re, e Chilonide, la futura moglie di Cleombroto II.
Secondo la testimonianza di Plutarco, il suo maestro di filosofia fu Sfero di Boristene, uno dei più noti discepoli di Zenone di Cizio..
Cleomene aveva circa venti anni quando il re euripontide Agide IV, collega del padre Leonida, aveva promulgato col sostegno dell'eforo Lisandro una riforma che prevedeva il condono dei debiti e la redistribuzione delle terre tra i cittadini.. Lo scopo di Agide era quello di riequilibrare le ricchezze tra gli Spartani: l'abolizione del divieto di vendita delle proprietà terriere, decisa circa centocinquanta anni prima dall'eforo Epitadeo, aveva infatti portato all'accumulo di quasi tutti i latifondi nelle mani di pochi cittadini, soprattutto donne,.. lasciando all'indigenza la stragrande maggioranza degli Spartani. Molti di essi avevano per questo contratto debiti ingenti e versavano in condizioni di estrema povertà..
Leonida, però, osteggiò la riforma del collega per non privarsi delle sue ingenti ricchezze e per questo fu deposto e mandato in esilio dall'eforo Lisandro (242 a.C.), col pretesto di un'antica legge che vietava ai re di sposarsi con donne straniere (Cratesiclea era infatti di origine persiana). Leonida fu sostituito sul trono dal genero Cleombroto II...
Agide riuscì nell'applicazione del condono dei debiti, ma la decadenza di Lisandro dal suo incarico (il mandato degli efori durava infatti un solo anno e non era rinnovabile), gli ostacoli frapposti dal nuovo eforo Agesilao, che non voleva privarsi dei suoi latifondi, e la partecipazione ad una campagna militare contro la lega etolica ritardarono però l'applicazione della riforma agraria,. finché Leonida riuscì a tornare sul trono (241 a.C.).
Leonida, dopo aver mandato a sua volta in esilio Cleombroto e sua moglie Chilonide, che era sua figlia (e sorella di Cleomene), sostituì gli efori in quel momento in carica con altri magistrati da lui stesso nominati e fece condannare a morte il collega Agide. Per la prima volta dalla sua fondazione, un re di Sparta veniva giustiziato; assieme a lui furono strangolate la madre Agesistrata e la nonna Archidamia, sostenitrici della sua politica riformatrice..
Dopo la morte di Agide, il trono euripontide passò ad Eudamida III, figlio neonato del re, mentre Leonida costrinse Agiatide, vedova di Agide e madre di Eudamida III, a sposare suo figlio Cleomene, che pure era ancora troppo giovane per il matrimonio secondo le tradizioni spartane...
Secondo il racconto di Plutarco fu proprio Agiatide ad illustrare al secondo marito il progetto del primo coniuge, convincendolo a proseguirne la riforma in spregio alla politica conservatrice del padre Leonida.. Plutarco testimonia che Cleomene era molto innamorato della moglie, tanto che, durante la guerra cleomenea, non mancava di tornare a Sparta ogni volta che poteva, anche solo per poche ore, col solo scopo di rivederla..
Alla morte di Leonida, Cleomene divenne re (235 a.C.), all'età di circa venticinque anni circa, e mise immediatamente in atto il suo progetto di perfezionamento della riforma di Agide. Secondo la testimonianza di Plutarco, inizialmente il re non confidò a nessuno le sue intenzioni, se non all'amico Senare..
Scoppio della guerra cleomenea
Cleomene approfittò delle provocazioni della lega achea, che aveva causato alcuni incidenti al confine con l'Arcadia, per ottenere dagli efori il mandato per muovere guerra contro la lega stessa, dando inizio alla cosiddetta guerra cleomenea (228 a.C.). Secondo la testimonianza di Plutarco, Cleomene riteneva più opportuno realizzare il suo progetto in tempo di guerra, forte dei poteri militari che esercitava il re, piuttosto che in tempo di pace, quando gli efori avevano invece il pieno controllo politico.
Il giovane re occupò il tempio di Atena a Belbina, al confine tra la Laconia e l'Arcadia, ma fu poi costretto dagli efori a ritirarsi perché aveva solo trecento opliti con sé.. Quando Arato, stratego della lega, occupò Cafie, Cleomene reagì devastando l'Argolide e suscitando la reazione di Aristomaco, lo stratego della lega in carica nel 228 a.C., che si preparò alla battaglia campale. Aristomaco fu però immediatamente costretto da Arato al ritiro, nonostante gli Achei avessero a disposizione ventisettemila opliti e gli Spartani solo cinquemila. Il prestigio di Arato era infatti così notevole che riusciva ad imporre la sua volontà anche negli anni in cui non era ufficialmente in carica come stratego (di solito esercitava questa magistratura ad anni alterni).
Successivamente, Cleomene soccorse gli alleati Elei, che erano a loro volta stati attaccati dalla lega achea, sbaragliando l'esercito acheo nella battaglia del Monte Liceo, al confine tra Arcadia ed Elide (227 a.C.). La disfatta delle truppe achee,. che erano state colte di sorpresa dagli Spartani mentre si stavano ritirando dall'Elide, fu tale che si sparse addirittura la voce che lo stesso Arato fosse morto. Lo stratego della lega non si diede però per vinto e poco dopo riuscì a strappare Mantinea agli Spartani...
Fu in quel periodo che morì l'altro re Eudamida III, figliastro di Cleomene, e fu sostituito da Archidamo V, fratello di Agide, che fu richiamato per l'occasione a Sparta dall'esilio dove si trovava. Archidamo fu però assassinato poco dopo essersi insediato sul trono e Cleomene fece eleggere al suo posto suo fratello Euclida, creando il precedente, unico per altro nella storia di Sparta, di due re della stessa dinastia contemporaneamente sul trono..
Nell'estate del 227 a.C. Cleomene, dopo aver occupato la roccaforte di Leuttra, nell'area di Megalopoli, affrontò di nuovo l'esercito acheo, guidato da Arato di Sicione e da Lidiada di Megalopoli, e lo sbaragliò nella battaglia di Ladocea, uccidendo in battaglia lo stesso Lidiada.. Forte di questa nuova vittoria, Cleomene si preparò al colpo di Stato per imporre la riforma agraria che da tempo aveva progettato. Secondo la testimonianza di Plutarco, il re di Sparta aveva confidato i suoi propositi al patrigno Megistonoo, il secondo marito di Cratesiclea, e ad altri amici fidati..
Attentato agli efori e riforma
Per mettere in atto il suo progetto riformatore, Cleomene decise innanzitutto di eliminare gli efori, in modo da esercitare un potere assoluto su Sparta..
Secondo la testimonianza di Plutarco, mentre stava tornando in città dopo la vittoria di Ladocea, il re inviò il messaggero Euriclida alla mensa degli efori, dove i cinque magistrati pranzavano insieme come di consueto, per riferire un finto messaggio. Mentre gli efori erano intenti ad ascoltare le parole del messaggero, entrarono nella stanza da pranzo alcuni sicari inviati dal re che, sguainate le spade, assalirono di sorpresa i magistrati. Quattro di essi morirono sul colpo mentre il quinto, che si chiamava Agileo, fu colpito solo di striscio ma si buttò a terra fingendosi morto. Successivamente, approfittando della confusione, riuscì a fuggire..
Cleomene si impadronì quindi del potere assoluto (condiviso col fratello Euclida che aveva associato come collega al trono), giustificando il colpo di Stato col pretesto che la magistratura degli efori non era stata introdotta dall'antico legislatore Licurgo, ma solo in epoca più tarda, ai tempi delle guerre messeniche, quando i entrambi i re erano così impegnati militarmente che avevano bisogno di alcuni assistenti per l'amministrazione ordinaria della città. Successivamente, questi magistrati si erano impadroniti di autorità sempre più estese, fino a svuotare quasi completamente la regalità di ogni potere..
Eliminati gli efori, Cleomene usò i pieni poteri così ottenuti per completare la totale remissione dei debiti iniziata da Agide e per distribuire 4000 lotti uguali di terreno, requisiti ai latifondisti, ad altrettanti nuovi cittadini, scelti tra gli hypomeiones (ossia appartenenti a famiglie di Spartiati che erano stati esclusi dai diritti politici per insufficienti requisiti di censo) e i Perieci. La cittadinanza fu inoltre estesa ad alcuni stranieri, che erano stati giudicati idonei a divenire cittadini spartani e verso la fine del regno, e anche a molti Iloti in grado di pagare per il proprio affrancamento. Per integrare i nuovi cittadini nelle istituzioni spartane Cleomene ripristinò l'obbligatorietà dell'agoghé, ossia il tradizionale rigido sistema di educazione la cui istituzione era attribuita a Licurgo..
Egemonia sul Peloponneso
Il massiccio aumento del numero di cittadini permise di rafforzare l'esercito spartano, che migliorò anche la sua efficienza grazie a varie riforme militari introdotte dal sovrano; le riforme sociali attirarono inoltre le simpatie di diverse poleis nei confronti di Sparta: l'effetto combinato di questi due fattori permise a Cleomene di attuare una vittoriosa politica di espansione, conquistando diverse città, tra le quali Mantinea, Tegea e Dime, dove gli Spartani inflissero un'altra sconfitta agli Achei, guidati nell'occasione dallo stratego Iperbata (battaglia di Dime, autunno 226 a.C.) e restaurando così l'egemonia spartana sul Peloponneso (226 a.C.). Agli alleati Elei Cleomene restituì diversi territori, tra i quali la stessa Dime, che erano precedentemente caduti in mano achea..