Il cimitero monumentale di Bonaria si trova a Cagliari, nel quartiere omonimo. Utilizzato tra il 1829 e il 1968, il cimitero, che occupava originariamente un'area alla base del colle di Bonaria, si estese nei successivi ampliamenti fino alla sua cima. L'ingresso principale si trova in piazza Cimitero, mentre un ingresso secondario è in via Ravenna, dietro la basilica di Bonaria.

Diversi personaggi illustri trovarono sepoltura a Bonaria: tra i più noti si ricordano il canonico archeologo Giovanni Spano, il tenore Piero Schiavazzi, il generale Carlo Sanna, il calciatore Gigi Riva, lo storico sindaco di Cagliari Ottone Bacaredda e l'architetto Francesco Giarrizzo, autore della facciata della Cattedrale di Cagliari.

Storia L'attuale cimitero sorge su un'area utilizzata come necropoli già dai punici, dai romani e dalle prime comunità cristiane di Cagliari; a testimonianza di ciò restano diverse grotte scavate nella roccia calcarea del colle, utilizzate anticamente come sepolture, dove sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici oggi conservati nel museo di Bonaria. Il cimitero di Bonaria venne costruito nel 1828 ad opera del capitano del Genio militare Luigi Damiano e aperto dal 1º gennaio 1829. Trent'anni dopo venne ampliato su progetto di Gaetano Cima..

Il viaggiatore francese Gaston Vuiller, a Cagliari nel 1890, nel suo libro Les îles oubliées: les Baléares, la Corse et la Sardaigne, impressions de voyage (pubblicato nel 1893), riporta le impressioni derivate dalla visita al camposanto cagliaritano. Scrisse Vuiller: "Qui i monumenti funerari sono di rara ricchezza. Bianche statue simboliche appaiono attraverso i cipressi neri e gli enormi mazzi di fiori, le corone, portate in occasione della recente festa dei morti, hanno conservato parte della loro freschezza. Non c'e niente di funebre in quest'asilo. Si può finanche credere che il culto eccessivo con cui si onorano i defunti ha per causa veritiera la passione per il lusso e l'orgoglio dello sfoggio. Le statue sono manierate: tale, per esempio, questa giovane donna, vestita con la ricercatezza più estrema, che si lancia, le mani giunte, incontro ad un morto rimpianto, raffigurato da un busto. Le iscrizioni funerarie, di stile ampolloso, sono incise con lettere d'oro, od in rosso, su cartelli di marmo bianco. E tutto questo profana la pace delle tombe. Non si ha il cuore stretto, in mezzo a tutta quest'orpellatura, in codesto luogo superficiale, per il pensiero dell'ora delle ultime separazioni. Il più umile, il più solitario dei cimiteri di paese s'addice maggiormente agli amari pensieri del brusco distacco, dell'eterna separazione, e per dirla con una parola: alla morte."

Dal 1968 le sepolture si effettuano solo nel Cimitero di San Michele, aperto nel 1940; attualmente vengono permesse solo sepolture in cappelle private o in loculi acquistati prima del 1968. Il cimitero monumentale di Bonaria, col suo ricco patrimonio storico e artistico, versa attualmente in stato di degrado.

Descrizione

La parte più antica del cimitero è costituita dalla zona pianeggiante posta alla base del colle, disposta lungo il muro di cinta del viale Cimitero. Quest'area è organizzata in settori quadrangolari. Al centro si trova la cappella, in stile neoclassico, attorno alla quale si dispone il settore destinato alle sepolture dei bambini. I successivi ampliamenti portarono l'area cimiteriale ad estendersi fino alla cima del colle. Al cimitero si accede attualmente dall'ingresso principale, di recente costruzione, ubicato nel piazzale situato all'angolo tra il viale Cimitero e il viale Bonaria, edificato sul luogo dove sino al 1929 sorgeva la chiesa romanica pisana di Santa Maria de Portu Gruttis, detta anche di San Bardilio, risalente al XII secolo. Un altro accesso si trova nella parte alta del cimitero, dietro la Basilica, mentre diversi cancelli, generalmente chiusi, si aprono lungo il viale Cimitero.

Il cimitero di Bonaria contiene numerose testimonianze artistiche e le tombe di importanti personaggi, tra cui quelle del sindaco di Cagliari Ottone Bacaredda, dello storico Pietro Martini, del canonico e archeologo Giovanni Spano (le cui spoglie riposano in una tomba da lui stesso ideata e realizzata col reimpiego di reperti archeologici). Interessanti i monumenti funebri e le cappelle realizzate tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo da artisti quali Giuseppe Sartorio, Tito Sarrocchi, Cosimo Fadda, Andrea Ugolini, Emanuele Giacobbe, Giovanni Pandiani e altri, in cui si trova una grande varietà di gusti e stili, dal neoclassico al Liberty, passando per il realismo e il simbolismo.

Ingresso e quadrati di San Bardilio L'attuale ingresso principale, con gli attigui alloggi del custode, vennero eretti nel 1985, destando non poche polemiche, dovute al dubbio gusto della pesante struttura cubica in calcestruzzo armato. Superato l'ingresso, sulla sinistra, si trova il muro, parallelo a quello di cinta, in cui trovano posto le lapidi di numerosi giovani soldati, morti nella prima guerra mondiale. Di fronte, seguendo il muro di cinta, si arriva alla cappella della famiglia Chapelle (1910) in cui trova posto un'imponente statua marmorea del profeta Ezechiele, opera del valsesiano Giuseppe Sartorio.

A destra dell'ingresso si trova invece un'area in pendio dove si trovano numerose cappelle e monumenti immersi nella vegetazione. Quest'area è delimitata sul lato sinistro dal viale Generale Sanna, così detto perché conduce alla tomba del generale Carlo Sanna, che comandò la Brigata Sassari durante la prima guerra mondiale. Il generale, morto nel 1928, riposa insieme alla moglie in un semplice sepolcro in granito rosa, opera di Filippo Figari. Vicino si trova il monumento a Francesca Warzee, moglie di un imprenditore belga, costituito da un gruppo scultoreo eseguito da Giuseppe Sartorio nel 1894, in cui è rappresentato un bambino (il figlio della defunta) mentre solleva la coperta che ricopre la madre, distesa su un letto, chinato come se volesse baciarle il viso.

Oltre il muro con le tombe dei caduti nella prima guerra si passa ai cosiddetti "quadrati di San Bardilio", ovvero due aree quadrangolari che prendono il nome dall'antica chiesa che sorgeva in questa zona sino al 1929. Le mura che delimitano i quadrati ospitano, tra le altre, la tomba di Ottone Baccaredda (1849 - 1921), celebre sindaco di Cagliari, promotore della costruzione del Palazzo Civico e del Bastione di Saint Remy. Anche la tomba dello storico Pietro Martini (1800 - 1866) aveva qui la sua collocazione e vi sarà ricollocata quando termineranno i lavori di restauro che interessano la parete che la ospitava. Nella parete di fondo, che segue il muro di cinta, si aprono otto arcate a tutto sesto che introducono ad altrettante cappelle di famiglia, alcune di esse fatiscenti. Interessante la cappella Birocchi - Berola, col soffitto ornato da nuvole e angeli in gesso e la cui parete di fondo è coperta da una tenda marmorea, scostata nel mezzo da un angioletto che, col dito della mano destra davanti alla bocca, sembra voler intimare il silenzio (sculture di Giuseppe Sartorio). La cappella Calvi ospita, oltre alle sculture del Sartorio, dipinti dell'artista riminese Guglielmo Bilancioni. Di fronte alla cappella Calvi è posto il monumento all'avvocato Giuseppe Todde, eseguito dal Sartorio nel 1897, caratterizzato dalla statua di una donna orante posta alla base di una stele cruciforme sormontata dal busto che ritrae il defunto.

Campo santo vecchio e ampliamenti del 1835 e 1858

Oltre i quadrati di San Bardilio, tra la cappella e la porzione di muro di cinta in cui si apre l'antico ingresso principale, sono disposti i quattro quadrati che costituiscono il nucleo originario del campo santo. I quadrati ospitano sepolture a terra, con alcuni monumenti piuttosto rovinati, tra cui si trova quello posto sulla tomba di Giovanni Marghinotti (1798 - 1865). Degno di nota è il Genio alato sulla tomba di Giuseppina Ara dei conti Ciarella, scolpito da Agostino Allegri nel 1870. Il monumento al banchiere parigino Camille Victor Fevrier, opera di Giuseppe Sartorio del 1898, è costituito dal busto marmoreo del defunto sovrastato da un tendaggio sostenuto in alto da un angioletto.

Nelle mura che delimitano l'area del campo santo vecchio si dispongono cinquantuno cappelle, tra cui alcune appartenenti ad arciconfraternite cittadine, come la cappella dell'Arciconfraternita dei santi Giorgio e Caterina dei Genovesi (con sede nella omonima chiesa parrocchiale di Monte Urpinu), riconoscibile dallo stemma di Genova che campeggia all'esterno. Tra le cappelle di famiglia, quella della famiglia Barrago custodisce il monumento a Maria Anna Barrago dei conti Ciarella, scolpito nel 1880 da Giovanni Battista Villa, costituito da una bella statua marmorea della donna, morta a trentacinque anni. La cappella Nurchis ospita il monumento dedicato a Jenny Nurchis, del 1884, scomparsa in giovane età, la cui statua marmorea, opera dello scultore Giuseppe Sartorio, rappresenta la donna vestita secondo la moda dell'epoca, in abiti resi dall'artista molto realisticamente, con grande attenzione per i particolari. Di un certo interesse è anche la cappella Cugia, con diverse sculture, tra cui il busto del colonnello Francesco Cugia, opera di Tito Sarrocchi, il monumento al generale Efisio Cugia e il gruppo scultoreo che rappresenta Caterina e Speranza Cugia, opere di Giovanni Pandiani.

In fondo al campo santo vecchio, in asse con l'ex ingresso principale, si trova il piccolo complesso costituito, al centro, dalla cappella, affiancata ai lati da due ambienti, anticamente utilizzati rispettivamente come cappella sepolcrale per gli arcivescovi di Cagliari (tra i sepolcri di interesse storico, quello del Primate mons. Paolo Maria Serci Serra, molto venerato da tutti, ivi sepolto insieme al nipote mons. Igino Maria Serci Vaquer, Vescovo di Ozieri) e come obitorio. La cappella, in stile neoclassico, è dotata di facciata costituita da un timpano sostenuto da due coppie di lesene ai lati. Alla parete del retro della cappella si addossa il sepolcro dell'archeologo Giovanni Spano che, come dice l'iscrizione in latino, venne ideato dallo stesso Spano quando era ancora in vita. La tomba è costituita da un sarcofago romano rinvenuto dallo Spano proprio nella necropoli di Bonaria. Il sarcofago, retto da quattro colonne, è sormontato dal busto marmoreo che ritrae il defunto, opera di autore ignoto.

Le aree ai lati e dietro la cappella sono occupate dai nove quadrati disposti negli ampliamenti dal 1835 al 1858. I quadrati più vicini alla cappella vennero destinati alla sepoltura dei bambini piccoli e contengono alcuni monumenti di forte impatto emotivo, come la scultura sulla tomba di Maria Ugo Ortu (morta all'età di due anni circa), composta da una semplice struttura architettonica, costituita da una stele spezzata a cui si affianca una breve balaustra (in trachite scura di Serrenti), dietro la quale è collocata una statua marmorea raffigurante la bambina, vestita di tutto punto, nell'atto di salutare chi sta oltre la balaustra (che simboleggia il confine fra la vita e la morte). L'opera venne realizzata nel 1891 dal Sartorio.

Vecchio e Nuovo Campo Palme Il Vecchio e il Nuovo Campo Palme (nome che deriva dalla presenza di questo tipo di piante) sono due settori, anch'essi organizzati in zone quadrangolari, frutto degli ampliamenti effettuati tra il 1858 e il 1906 che fecero raggiungere al cimitero l'attuale espansione verso nord. I due Campi sono tra i peggio conservati del cimitero, fatto che ha portato alla decisione di trasferire temporaneamente diverse salme al cimitero di San Michele.