Chrysoperla carnea , è un insetto dell'ordine dei Neurotteri (famiglia Chrysopidae), predatore allo stadio di larva. È comunemente chiamato crisopa, ma con questo termine generico si fa riferimento a tutti i Neurotteri della famiglia dei Crisopidi. È una delle specie di maggior interesse nel settore della lotta biologica per la notevole attività delle larve soprattutto nella lotta agli Afidi.

Distribuzione C. carnea è una specie pressoché cosmopolita, presente anche nelle regioni fredde. È diffusamente allevata in diverse biofabbriche in America e Europa per l'impiego nella lotta biologica, principalmente in coltura protetta, ma è molto comune anche in natura negli agrosistemi in cui non si fa un massiccio impiego di fitofarmaci. In Italia è uno dei Crisopidi più comuni e nei paesi anglosassoni è spesso denominata common green lacewing ("crisopa verde comune"), in alternativa al nome più generico di green lacewing ("crisopa verde").

L'habitat più favorevole è rappresentato dalla vegetazione, spontanea o meno, infestata dagli afidi, ma per il regime dietetico polifago, la crisopa si adatta facilmente anche alla predazione di altri piccoli fitofagi, in particolare altri Rincoti e microlepidotteri. In coltura si adatta meglio alle piantagioni che formano una vegetazione continua lungo il filare e tende a disertare le specie che hanno foglie e germogli pubescenti.

Morfologia L'adulto ha il tipico aspetto dei Crisopidi: corpo di dimensioni medie, esile e delicato, con livrea poco appariscente fra la vegetazione per le tonalità verdi-giallastre. Nello specifico la C. carnea presenta un colore verde chiaro uniforme, privo di macchie, con una stria gialla dorsale che si estende longitudinalmente su tutto il torace e l'addome. Il capo è ipognato, con occhi piccoli, prominenti, ben distanziati e di colore bruno-rossastro; antenne filiformi e allungante, lunghe circa quanto il resto del corpo; l'apparato boccale è masticatore. Il torace è leggermente più largo del capo e dell'addome e presenta un pronoto allungato; le zampe sono esili, le ali sono trasparenti e iridescenti, riccamente ramificate; in riposo sono ripiegate a tetto sull'addome. L'apertura alare è di 2,5-3 cm. L'addome è cilindrico, nettamente più breve delle ali.

Lo sviluppo postembrionale passa attraverso 4 mute con i seguenti stadi:

uovo → larva 1ª → larva 2ª → larva 3ª → pupa → (pupa farata) → adulto

L'uovo è quello tipico dei Crisopidi, facilmente riconoscibile: è infatti di forma oblunga e sostenuto da un sottile peduncolo. Le uova di C. carnea sono deposte isolate o in piccoli gruppi di 2-3, inizialmente sono verdastre, ma poi virano al grigio-bruno. La funzione biologica del peduncolo è quella di proteggere l'uovo dall'azione degli antagonisti naturali, in particolare le formiche.

La larva è di tipo campodeiforme, allungata e fusiforme, di colore grigio-bruno, provvista di tre zampe cursorie. Il dorso è percorso da una sottilissima stria bruna e lateralmente da due serie di prominenze tubercolari, anch'esse di colore brunastro. Quella di prima età è lunga appena 1 mm, quelle delle età successive da 7–8 mm a 10–15 mm. Ben evidente è il forcipe, l'apparato boccale pungente-succhiante tipico dei Planipennia: le mandibole sono allungate, acuminate e arcuate verso il lato ventrale (ossia verso l'interno); sulla faccia ventrale sono percorse da una doccia; la lacinia (lobo interno della mascella) è anch'essa allungata e si adagia sul lato ventrale della mandibola delimitando un canale attraverso il quale viene iniettata la saliva nel corpo della preda e aspirati i suoi fluidi interni. L'apertura boccale è chiusa e i due canalicoli maxillo-mandibolari comunicano direttamente con il tubo digerente. L'intestino medio è interrotto.

La pupa si forma all'interno di un bozzoletto bianco, costruito con la seta secreta dai tubi malpighiani della larva. È dectica ed exarata, cioè mobile e dotata di mandibole articolate; a maturità abbandona il bozzolo e si sposta per fissarsi su un supporto prima dello sfarfallamento. La pupa mobile, detta fase farata, è in realtà una forma di transizione fra la pupa quiescente e l'adulto. Morfologicamente è molto simile all'adulto, dal quale si distingue nettamente per l'assenza delle ali.

Ciclo ed esigenze ambientali

Pur essendo una specie resistente alle temperature relativamente basse, il ciclo della C. carnea è associato al clima e, quindi, alla latitudine. Nelle regioni più calde svolge ininterrottamente il suo ciclo, mentre nelle regioni temperate compie da 2 a 4 generazioni l'anno (due nel centro e nord Europa, tre nell'Italia settentrionale, quattro nell'Italia meridionale e Italia insulare.

La durata del ciclo è strettamente legata alla temperatura e all'umidità relativa.. La durata dell'incubazione delle uova varia da poco più di 10 giorni, a 27 °C, a oltre un mese, a 10 °C, e lo sviluppo larvale si completa in un intervallo di tempo che va da circa 25 giorni, a 27 °C, a oltre 3 mesi, 10 °C. Nelle condizioni ambientali dell'Italia settentrionale, lo sviluppo postembrionale, dalla schiusura dell'uovo allo sfarfallamento, dura, secondo la temperatura e la disponibilità alimentare, dai 22 ai 60 giorni.. L'umidità relativa favorevole si attesta fra il 35% e il 75%..

La fase svernante, contrariamente ad altri Crisopidi, è rappresentata dall'adulto, che entra in diapausa sopravvivendo anche per 9 mesi, ma nel corso della stagione favorevole, una femmina ha una vitalità della durata media di due mesi.. In Italia, in condizioni di pieno campo, il periodo di intensa attività va dal mese di maggio al mese di settembre, mentre negli altri mesi l'attività del predatore si riduce sensibilmente fino ad arrestarsi del tutto, anche se è presente nell'ambiente..

Un aspetto interessante è che il predatore resiste anche a forti abbassamenti di temperatura, prossimi allo zero, purché limitati a poche ore nell'arco della giornata, perciò può essere impiegato anche per combattere le infestazioni primaverili di Afidi in primavera, epoca in cui gli ausiliari naturali sono poco attivi, e, nell'Italia meridionale, in serra fredda durante l'inverno. In ogni modo l'attività predatoria è strettamente associata alla temperatura e manifesta la sua maggiore intensità intorno a 27 °C..

Biologia Adulto Contrariamente ad altri Crisopidi, spesso predatori, gli adulti di C. carnea sono glicifagi e pollinofagi e si nutrono di melata, nettare (botanica) e polline. La loro attività si svolge al crepuscolo e durante la notte e sono facilmente attratti dalle sorgenti luminose.

Una volta sfarfallati, gli adulti tendono a migrare dalla zona in cui si sono sviluppati, coprendo talvolta anche distanze dell'ordine di qualche decina di chilometri. Nonostante questo non sono potenti volatori ed hanno necessità di frequenti interruzioni.

La fecondità delle femmine è influenzata sia dal regime termico sia dalla disponibilità alimentare; in condizioni favorevoli una femmina può deporre oltre 20 uova al giorno..

Larva Le larve sono predatrici zoofaghe e si nutrono di piccoli Artropodi o uova. L'attività è sostanzialmente legata alle condizioni climatiche e all'età. Le prede preferenziali sono gli Afidi, ma per la loro polifagia possono predare anche Acari, Psille, Aleurodidi, Cocciniglie, Tisanotteri oppure uova di Acari, Lepidotteri e Coleotteri. Le larve di prima età, per le loro piccole dimensioni e per la difficoltà di movimento, sono prevalentemente oofaghe oppure predano piccoli Artropodi e sostanzialmente indifesi (Acari e Aleurodidi), mentre quelle di seconda e terza età si dedicano prevalentemente agli Afidi. In condizioni di carenza di prede le larve manifestano il cannibalismo; questo comportamento è importante per la preparazione di adeguati formulati commerciali di larve da impiegare nella lotta biologica.

Nella predazione manifestano una spiccata attività nel corso delle ore notturne, mentre di giorno tendono a riposarsi in siti riparati. Si muovono preferibilmente seguendo le nervature delle foglie e trovano la preda con una ricerca casuale; le larve di 2ª e 3ª età sono alquanto mobili, mentre quelle di 1ª si muovono con difficoltà, soprattutto su una vegetazione irta di ostacoli, come ad esempio la presenza di una pubescenza. Nell'atto dell'alimentazione la larva afferra la preda con il forcipe, ne perfora il tegumento, inietta dentro il corpo la sua saliva e poi ne aspira i liquidi interni predigeriti per mezzo della saliva.

Il fabbisogno alimentare giornaliero cresce con il procedere dello sviluppo postembrionale ed è stato rilevato che circa l'80% del fabbisogno complessivo di tutti gli stadi larvali si soddisfa nella 3ª età. Il ritmo di alimentazione è inoltre condizionato dalla temperatura e dall'umidità relativa, con condizioni ottimali che si attestano a 27 °C e con il 35-75% di umidità. Nel corso del suo sviluppo una sola larva può consumare alternativamente oltre un migliaio di Acari, quasi un migliaio di uova di Ephestia kuehniella (Tignola delle derrate alimentari), fino a 400 uova di Leptinotarsa decemlineata (Dorifora della patata) oppure alcune centinaia di Afidi, in rapporto alle dimensioni delle prede..

Fattori di rischio La mortalità delle crisope è elevata nelle larve di 1ª età, che rappresentano lo stadio più vulnerabile. Fra i principali antagonisti naturali della C. carnea si citano le formiche. Questi insetti, nella loro azione generale di difesa nei confronti degli afidi, sono infatti attivi sia nella distruzione delle ovature sia nell'allontanamento delle larve dalle popolazioni di afidi.

Il fattore di rischio di maggiore rilevanza è tuttavia l'impiego dei trattamenti chimici fitosanitari.. La maggiore sensibilità si presenta nei confronti degli insetticidi e degli acaricidi, mentre i trattamenti anticrittogamici sono nella generalità innocui, fatta eccezione per il pyrazophos. Gli insetticidi sono le sostanze chimiche di maggiore impatto; la crisopa si è mostrata infatti particolarmente sensibile ad una vasta gamma di principi attivi, allo stadio di larva o di adulto o di entrambi, comprendendo, in questa gamma, sia quelli a largo spettro d'azione sia diverse sostanze ad azione selettiva e, quindi, teoricamente compatibili con i principi della lotta integrata.

Gli insetticidi a largo spettro, fra i quali rientra la quasi totale generalità degli esteri fosforici e i piretroidi, sono attivi sia sulle larve sia sugli adulti. Questi principi attivi vanno perciò evitati a priori in quanto sono in generale incompatibili con la lotta integrata. Solo pochissimi fosforganici fanno eccezione (es. il vamidothion), manifestando una debole o moderata tossicità nei confronti degli adulti.

Gli insetticidi di nuova generazione, che per il loro meccanismo d'azione selettivo sono principi a basso impatto, possono rappresentare un serio fattore di rischio perché molti di essi sono attivi nei confronti delle larve. Questo problema si rileva in particolare per gli azotorganici chitinoinibitori, in genere usati nella lotta integrata contro le larve di Lepidotteri e Coleotteri. Questi principi attivi agiscono inibendo la biosintesi della chitina e quindi impediscono la muta e il completamento dello sviluppo postembrionale dei fitofagi. Altamente tossici si sono rivelati, ad esempio il diflubenzuron, il lufenuron, il teflubenzuron, mentre moderatamente tossici è ad esempio il buprofezin.

Gli oli bianchi manifestano una tossicità bassa, tuttavia sono attivi in particolare sulle uova. In ogni modo andrebbero esclusi quelli attivati con fosforganici, data la generale tossicità di questi ultimi.