L'attività del ligure Bernardo Strozzi si inserisce pienamente nella straordinaria vicenda della «pittura genovese nel secolo barocco. (...) In assenza di una grande tradizione locale legata al movimento rinascimentale, (...) il fiorire delle arti figurative si legò» al formidabile sviluppo del collezionismo. La ricchissima oligarchia bancaria genovese andava trasformando palazzi e chiese quali contenitori di preziose opere d'arte. Tra i collezionisti determinanti per l'azione dello Strozzi e in generale per la giovane scuola genovese sono da ricordare Marcantonio Giovanni Doria.Camillo Manzitti, Bernardo Strozzi, Umberto Allemandi & C. Torino Londra Venezia New York, Torino 2013, pp. 8 - 11
La sua opera si è ispirata inizialmente alla scuola pittorica toscana per risentire, successivamente, delle influenze di artisti lombardi e fiamminghi, sia pure restituite in una matrice comune reinterpretata con personale visione. La sua cifra stilistica è stata caratterizzata inizialmente dall'uso di colori intensi tesi a costituire un elemento strutturale ben definito rispetto alla rappresentazione pittorica.Fonte: Palazzoducale.it .
In La verità pittoresca di Giovanni Battista Volpato, del 1685, viene evidenziata la sua abilità nell'àmbito del cosiddetto pittoresco, assimilabile a quella di artisti come Palma il Giovane e Francesco Maffei.
Nella sua carriera Strozzi operò anche a Venezia - città nella quale morì - e sulla laguna seppe raccogliere le nuove influenze artistiche, derivate prevalentemente dall'opera di Paolo Veronese, in grado di meglio focalizzare l'aspetto di pura scenografia dei lavori che andava realizzando.
Biografia
Origini e giovinezza Non risulta che Strozzi fosse imparentato con l'omonima famiglia fiorentina. Nacque probabilmente a Campo Ligure, paese della Valle Stura, nell'entroterra di Genova, da una famiglia che gli antichi biografi definiscono poveraR. SOPRANI, Le vite de’ pittori, scultori ed architetti genovesi, Genova, 1674, p. 155.. Infatti era Pizzorno il reale cognome della famiglia d'origine, il padre era di Rossiglione, la madre era appunto di Campo Ligure. Nel paese della filigrana (Campo Ligure), infatti viene ancora conservata una delle prime opere note del pittore, il Martirio di Santa LuciaBernardo Strozzi (1582-1644). La conquista del colore, a cura di Anna Orlando e Daniele Sanguineti, Catalogo della mostra di Palazzo Lomellino, Sagep, 2019 all'interno della chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine.Recentemente ulteriori studi ipotizzano che all'interno della stessa chiesa sia nascosto un altro dipinto del Pittore.
Il suo primo maestro fu il modesto manierista genovese Cesare Corte. Successivamente Strozzi si trasferì presso la bottega di Pietro Sorri, pittore senese presente a Genova fra il 1595 e il 1598. Agli inizi della sua carriera si dedicò a piccole opere di devozione privata oggi difficilmente rintracciabili, ancora legate al tardo manierismo.
Nel 1598, all'età di diciassette anni, aderì all'Ordine dei frati minori Cappuccini che poi lasciò nel 1608 alla morte del padre per mantenere la madre con il proprio lavoro di pittore. Gli resterà, come soprannome, quello di il Cappuccino.
Gli esordi
Una parte notevole del suo corpus artistico ha riguardato soggetti di carattere religioso e a sfondo biblico e le sue prime opere furono influenzate da insegnanti francescani. È il caso dell'Adorazione dei pastori del 1615, Walters Art Museum, Baltimora, oggi conservata a Baltimora nel Walters Art Museum. Il dipinto mostra i colori brillanti, cristallini e delicati tipici del tardo manierismo senese di Ventura Salimbeni e una rappresentazione di immediata lettura in ossequio ai dettami della controriforma che prescrivevano la realizzazione di opere di facile comprensione anche per le classi meno agiate. Le stesse caratteristiche si possono ritrovare nel Compianto sul Cristo morto conservato nell'Accademia Ligustica dipinto negli stessi anni, caratterizzato dal contrasto fra il bianco acceso del lenzuolo e del corpo di Cristo e l'oscurità dello sfondo, dal quale emergono le figure. Fra i principali riferimenti del pittore agli esordi è Federico Barocci, di cui era presente a Genova la celebre Crocefissione nella cattedrale dal 1596, che influenzò Strozzi particolarmente nel colorismo. Fra le prime commissioni pubbliche del Cappuccino sono la Madonna Odigitria di San Maurizio di Monti, la Madonna del Rosario di Borzoli e la tela con lo stesso soggetto di Framura, di stampo ancora manierista, così come la Carità Cristiana di Palazzo Rosso, replica di un dipinto del manierista Cambiaso.
L'influsso caravaggesco
Successivamente lo stile del pittore si allontanò progressivamente dal manierismo avvicinandosi alla corrente naturalistica tipica di Caravaggio. Mentre taluni critici ipotizzano un viaggio a Roma del pittore, è possibile che si sia basato sulle copie delle opere di Caravaggio, oltre che sui pittori caravaggeschi presenti a Genova quali Orazio Gentileschi. Di questa fase sono notevoli esempi lIncredulità di San Tommaso (1621 ca)Incredulità di San Tommaso , Compton Verney Museum e la Madonna col Bambino e san Giovannino di Palazzo Rosso, così come la Vocazione di san Matteo del Worcester Art Museum. Nella composizione dei due episodi evangelici, con san Tommaso che infila il dito nel costato di Cristo, e il ragazzo in primo piano che conta le monete nella Vocazione, così come nella canestra di frutta della Madonna con il bambino, le citazioni Caravaggesche dell'Incredulità di san Tommaso, della Vocazione della Cappella Contarelli e della Canestra dell'Ambrosiana sono quasi letterali, anche se la resa pittorica morbida e delicata e i colori scintillanti richiamano maggiormente Rubens e Van Dyck, presenti a Genova in quegli anni.
Inoltre, come spesso accadde a Caravaggio, anche Strozzi fu spesso oggetto di critiche moralistiche ai suoi dipinti. È il caso ad esempio della sopracitata Madonna di Palazzo RossoGenova Musei di Strada Nuova, di Piero Boccardo e Clario Di Fabio, Il sole 24 0re, 2005, rappresentata con un abito sgualcito e scollato, un piede nudo appoggiato su una cesta da cucito, e lo sguardo sfrontatamente diretto verso lo spettatore, che ancora nella guida ottocentesca dell'Alizeri era definita "rappresentanza ignobile, sembiante e atti volgariGuida artistica per la città di Genova, Federigo Alizeri, Editore Presso Gio. Grondona q. Giuseppe, 1847, p. 390". L'accusa era tanto più infamante stante la sua condizione di prelato, come infatti si firma sulla stessa tela: "Presbyter Bernardus Strozzius".
Una delle opere più fortunate di questi anni è il Tobia che cura il padre, di cui Strozzi eseguì tre versioni con la medesima composizione e poche varianti, oggi conservate al Prado di Madrid, all'Hermitage di Pietroburgo e al Metropolitan Museum di New York. Anche qui ai brani di intenso naturalismo caravaggesco quali il ritratto dell'anziana madre e il cane, si affiancano i cromatismi caldi e squillanti di Rubens. L'acceso contrasto luministico tipico di Caravaggio si nota anche nella pala con il Miracolo di San Diego di Alcalá (1625 ca.) dipinta per i frati minori della Santissima Annunziata di Levanto, dove le figure dei pellegrini inginocchiati sono memori della Madonna dei Pellegrini.
Il patrocinio di Giovan Carlo Doria
Negli anni venti del Seicento ottenne l'apprezzamento e la protezione dei due cugini Giovan Stefano e Giovan Carlo Doria, esponenti della famiglia più ricca e influente della Genova del tempo. Strozzi ebbe così accesso alla sterminata collezione pittorica di Giovan Carlo Doria, che comprendeva opere di Van Dyck, Rubens quali il Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo, e decine di opere dell'emiliano Giulio Cesare Procaccini, che divennero fra i suoi modelli più importanti. Dopo avergli affidato la decorazione ad affresco di una delle sale del palazzo (il Trionfo di Davide, affrescato sulla volta di una sala del palazzo di Branca Doria di piazza san Matteo, e noto attraverso fotografie)Bernardo Strozzi . Genova 1581-82 Venezia 1644, a cura di Algeri Giuliana, Electa, Milano, 1995, p. 59, i cugini Doria affidarono al cappuccino una commissione di enorme prestigio, la decorazione ad affresco dell'abside della chiesa di san Domenico. Di quest'opera di grande impegno, completamente distrutta con l'abbattimento del convento per l'apertura di Piazza De Ferrari nell'Ottocento, sopravvivono oggi all'Accademia ligustica un piccolo frammento con la testa del Battista e il bozzetto preparatorio, con la Visione di san Domenico. Da questo bozzetto si può vedere come venga qui abbandonato il naturalismo di matrice caravaggesca verso la ricerca di forme aggraziate ed eleganti, cromie cangianti e tocchi di luce di matrice emilianaL’ultimo Caravaggio, Eredi e nuovi maestri. A cura di Alessandro Morandotti, Skira, 2017, p. 184..
A questa impresa seguirono, su committenza della famiglia Centurione, le decorazioni a fresco della villa di Sampierdarena e del palazzo di strada nuova. Nel 1623 Filippo Centurione commissionò gli affreschi di tre sale del piano nobile della villa, oggi nota con il nome di Carpaneto, con episodi della storia romana: “Enea e Didone nell’antro”, “Orazio Coclite sul ponte Sublicio contro gli Etruschi” e “Curzio Rufo che precipita nella voragine”. La collocazione delle scene, entro riquadri contornati da grottesche, rimanda alla consolidata tradizione manierista ancora in voga. Più innovativa è la concezione della decorazione eseguita successivamente, nel palazzo oggi noto come Palazzo Nicolosio Lomellino, dove Strozzi realizzò l'''Allegoria della Fede e altri affreschi rimasti incompiuti per una lite con il committente, Luigi Centurione, riscoperti all'inizio degli anni duemila dopo secoli di oblioSchleier Mary Newcome, Gli affreschi ritrovati di Bernardo Strozzi In Palazzo Nicolosio Lomellino di Strada Nuova a Genova, p. 32-41, Skira, Milano, 2004. L'allegoria della fede che sbarca nelle Americhe, rappresentata al centro del soffitto, è attorniata da lunette ove sono rappresentati con vivo realismo gli indios intenti nelle attività quotidiane, e numerosi uccelli esotici dai vividi colori, rifiniti sull'intonaco con pennellate a secco, secondo la raffinata tecnica già usata un secolo prima da Perin del Vaga nella Villa del Principe.
Strozzi era ormai divenuto titolare di un'avviata bottega pittorica a Genova, presso gli orti di sant'AndreaLuigi Alfonso, Liguri illustri, Bernardo Strozzi, in « La Berio », XXI/3 (1981).. Di questi anni sono anche alcune delle più celebri scene di genere, quali La cuoca e il Pifferaio di Palazzo Rosso. La cuoca rappresenta in realtà una sguattera (il titolo è moderno) che spenna della selvaggina nella cucina di una dimora patrizia, riconoscibile dalla sontuosa brocca d'argento da parata. Come per il Pifferaio coniuga un'iconografia tipicamente fiamminga nella scelta del soggetto, con una rappresentazione caravaggesca nell'uso della luce che mette in risalto gli oggetti sul fondo scuro. La fortuna dell'opera rimasta per secoli nella collezione Brignole Sale è confermata dalla replica eseguita dal pittore in tarda età, oggi alla National Gallery of Scotland.
La fuga a Venezia
Dopo la morte del suo protettore Giovan Carlo Doria, nel 1625 fu accusato davanti al Tribunale Ecclesiastico di pratica illegale della pittura, di lucrare sulla vendita di quadri e dipingere anche soggetti profani, attività incompatibile con la sua condizione di sacerdoteA. ASSINI, Gli atti del processo del 1625: un nuovo documento, in Bernardo Strozzi . Genova 1581-82 Venezia 1644, a cura di Algeri Giuliana, Electa, Milano, 1995, p. 365 e sgg.. Quando sua madre morì, intorno al 1630, venuto meno il motivo per cui gli era stato concesso di abbandonare il clero regolare, Strozzi fu costretto da un'ordinanza giudiziaria, dopo un breve periodo di reclusione, a rientrare nell'ordine dei Cappuccini.