Il termine mod (anche al pl. mods) , abbreviativo di modernism (termine coniato inizialmente per definire i fan del modern jazz), fa riferimento alla subcultura giovanile che si sviluppò a Londra, nel Regno Unito, nei tardi anni 1950 e raggiunse il picco di popolarità nel decennio successivo.
Il logo identificativo del movimento mod è il simbolo della Royal Air Force (l'aeronautica militare del Regno Unito), spesso presente sui giacconi parka (tipicamente il fish-tail M-51) indossati dai mod.
Gli elementi significativi della subcultura mod sono: il look curato ed innovativo, la musica nera degli Stati Uniti (in particolare il soul, lo ska), la musica beat, e il rhythm and blues, l'abbigliamento italiano degli anni sessanta del XX secolo e gli scooter italiani (Vespa e Lambretta), spesso adornati con molte luci e specchietti supplementari per richiamare l'attenzione, e le notti intere a ballare nei club notturni.Dick Hebdige. "The Meaning of Mod". In Resistance Through Rituals: Youth Subcultures in Post-War Britain. Stuart Hall e Tony Jefferson, edizioni Routledge, Londra, 1993.
A partire dalla seconda metà degli anni sessanta, i mass media spesso iniziarono a usare il termine "mod" in un senso più ampio, per descrivere tutto ciò che si credeva essere popolare, alla moda, o moderno.
Verso la fine degli anni '70 si sviluppò nel Regno Unito un mod revival, chiamato anche mod 79, che si espanse poi anche in tutta Europa e in Nord America nei primi anni 1980, in particolare nel sud della California. Infine si può identificare una terza ondata mod, che va dai primi anni '90 fino a oggi. Tra le file dei Mod italiani è possibile annoverare il ministro Alessandro Giuli, l'attore Fabio De Luigi e il compositore Ezio Bosso.
Storia Il modernismo nasce tra il 1958 e il 1962 nelle zone di Stepney e Shepherd's Bush a Londra, sulla spinta della ribellione giovanile che si manifestava nella società dell'epoca: proprio questo clima causò la rottura tra gli adolescenti e i loro genitori per le vicendevoli incomprensioni socio-culturali dovute al fervore innovativo tipico di quegli anni; fin dalla prima ora il movimento è caratterizzato da una spiccata predisposizione verso tutto ciò che è nuovo ed insolito (uno dei motti dei Mod era moving and learning), la cura maniacale del proprio look, e la musica.
Origini
I primi Mod non usano riunirsi in gruppi, né seguono uno stile preciso e uniformato, bensì ciascun individuo riflette un proprio stile puramente e profondamente personale, pur mantenendo un look comune dal taglio dei capelli new french line alla ricerca degli abiti sartoriali italiani, tipicamente composti da giacche strette a tre o quattro bottoni e pantaloni stretti e affusolati (storicamente del modello Sta-Prest) che non terminavano mai a più di due centimetri dalla scarpa. Tra i negozi di abbigliamento, i punti di riferimento erano John Stephens in Beak Street e, poi, Cecil Gee e Lou Austin in Shaftesbury Avenue, Vince in Newburgh Street, His Clothes in Carnaby Street, ma anche Sam Arkus nel West End, Lou Rose nell'East End, e Bilgorri a Bishopsgate.
Sulla base dell'attrazione per lo stile italiano prese piede l'utilizzo di scooter italiani (Vespe e Lambrette) come mezzo di trasporto; per proteggere gli abiti sartoriali durante gli spostamenti in motorino, i Mod iniziarono allora a indossare i giacconi Parka, già comuni tra gli Scooter Boy, giacconi militari usati dai soldati e dai Marine statunitensi durante la guerra di Corea, spesso adornati con simboli come il target della R.A.F.
Prima dell'avvento del mod revival alla fine degli anni settanta, non esiste un vero e proprio genere musicale Mod, ma piuttosto un insieme di generi tradizionalmente ascoltati. Con il passaggio dagli anni sessanta, il tipo di musica ascoltata acquisisce una caratteristica imprescindibile di tutto il movimento, spostandosi dal mod jazz sempre di più verso la musica afroamericana come il soul e il rhythm and blues, a suoni giamaicani come lo ska, portato in Inghilterra dai crescenti flussi migratori di quegli anni, presto riconosciuto con il nome di Bluebeat, e infine alla musica beat ed al fenomeno British invasion, della quale hanno fatto parte primi tra tutti The Beatles e Rolling Stones, gli Who, gli Small Faces, i Kinks, Spencer Davis Group, gli Action, The Yardbirds, gli Artwoods e i Creation.
La Golden Era
La diffusione della cultura mod si ebbe circa dal 1962 al 1965, quando molte emittenti televisive del Regno Unito cominciano a interessarsi alla subcultura, inserendo all'interno dei loro programmi musicali iconografie tipiche moderniste o, come nel caso di Ready Steady Go!, veri e propri mod appartenenti alla scena londinese, portando a un'esplosione su scala nazionale del fenomeno ancora delimitato ai confini di Londra, ma al contempo ad una massificazione dello stile, che perse la ricercatezza iniziale. Così come nell'abbigliamento e nella musica, i nuovi mod emulano i predecessori anche nelle abitudini, come quella di "invadere" con gli scooter le spiagge dell'Inghilterra meridionale, in particolare Brighton, durante le vacanze primaverili ed estive, e trovandosi molto spesso a contatto con giovani rocker, subcultura distantissima dagli ideali dei mod dell'epoca. Questi scontri, molto spesso risse circoscritte, sono riportate iperbolicamente dalla cronaca nazionale su giornali e tv al fine di stigmatizzare entrambe le fazioni agli occhi dell'opinione pubblica, ma con la crescente popolarità tra i nuovi adolescenti inglesi, si assiste negli anni a un'escalation di violenza non soltanto tra mod e rocker, ma anche tra mod e forze dell'ordine che sorvegliano i lidi durante questo genere di raduni.
Unitamente all'abbigliamento, e alla musica, un fattore che contraddistinse il periodo di massima espansione mod in Inghilterra fu quello della sperimentazione di droghe, in particolare le anfetamine, sostanze legali all'epoca, normalmente utilizzate nelle diete dimagranti e prescrivibili mediante la prescrizione di una comune ricetta. Inizialmente l'uso delle anfetamine non aveva lo scopo psicotropo, ma semplicemente quello di massimizzare il tempo libero riducendo il bisogno di sonno che normalmente era ridotto dai ritmi lavorativi, potendo così dedicarsi alla musica, alla danza, alla frequentazione dei locali per buona parte del week-end. L'uso eccessivo di droghe da parte dei giovani modernisti, unitamente al loro "look" definito dozzinale, e alla spiccata vena musicale pop, portò ad una serie di modifiche interne scindendo questi ultimi dai prime movers.
Dal 1966 in poi, con l'introduzione delle droghe da club e della nuova ondata psichedelica proveniente dalla California, il movimento cominciò a mutare e a frammentarsi generando nuovi stili estetici e musicali. Una parte della scena mod londinese legata alla moda "Carnaby", cominciò a dedicarsi alla nascente musica freakbeat, che mantiene la forma-canzone nella lunghezza del brano e nella melodia dei gruppi delle origini, Who e Small Faces in primis, abbandonando lentamente i primi suoni soul e rhythm & blues a favore di un'attitudine psichedelica. Fedeli al concetto di Moving and Learning adottano immediatamente la new thing seguendo le mutazioni musicali dei gruppi di inizio decennio come The Who e The Creation e accogliendone di nuovi: The Eyes, Le Fleur De Lys e Pretty Things su tutti. I capelli cominciano ad allungarsi mentre l'abbigliamento subisce numerose trasformazioni: dal tipico completo sartoriale italiano si passa ad abiti decisamente meno pregiati con pantaloni dal taglio "scampanato", camicie dai colori decisamente più eccentrici, spesso adornate da fantasie paisley, e i classici mocassini college lasciano spazio agli stivaletti a punta Chelsea boots.
In contrasto con questo nuovo stile, l'altra parte della scena modernista di allora si identifica maggiormente nelle radici working class, rivendicandone l'appartenenza così come i predecessori del decennio passato. Per distinguersi dalle nuove tendenze questi ultimi estremizzano il loro stile estetico rifiutando i colori sgargianti e le tinte paisley, riducendo sempre di più la lunghezza dei capelli e prediligendo un abbigliamento minimale come camicie a quadri, bretelle e jeans Levi's con doppio risvolto solitamente sopra ad un paio di scarponcini da lavoro o di anfibi Dr. Martens. In ambito musicale gli hard mod, così soprannominati per la natura dura ed estrema del loro stile, mantengono alta la passione per la musica black, come il soul e il rhythm & blues, focalizzando l'attenzione sui suoni musicali giamaicani, ska e rocksteady in principio e successivamente learly reggae, ignorando completamente l'evoluzione estetico-musicale del periodo. Con il passare del tempo molti di questi mod si distaccano dalla subcultura originale e vengono riconosciuti come primi skinhead.
Gli anni settanta ed il northern soul
Con la frattura di fine decennio il movimento mod londinese subisce una battuta d'arresto passando da moda mainstream a fenomeno underground e in pochi rimangono legati alle attitudini del movimento originale. Al contrario, nel nord del paese i mod cominciano ad affollare vecchie sale da ballo utilizzate nei sessanta da grandi artisti del soul come Wilson Pickett, portando avanti la passione per l'ascolto e il ballo della musica nera. Nascono poi locali come il Twisted Whell a Manchester, il Wigan Casino a Wigan, il Blackpool Mecca a Blackpool o il Torch a Stoke on Trent, affollati durante i fine settimana da giovani mod ossessionati dai vecchi dischi soul e R&B anni sessanta; rarità, b side e più in generale canzoni mai arrivate ad un vero e proprio successo. In pochissimo tempo si comincia a parlare di northern soul.
La passione e la ricerca compulsiva dei mod per questo genere di musica segna l'intero decennio legando indissolubilmente il nome northern soul ai mod; se non altro perché per la prima volta in assoluto nasce e si sviluppa uno stile diverso al di fuori dagli ambiti e dai canoni della capitale inglese, fino ad allora considerata la "culla del modernismo". Alcuni cambi di stile distinguono i mod del nord dai predecessori. I live show e la cura per lo scooter perdono di importanza, i completi sartoriali della Swinging London lasciano spazio a jeans, t-shirt e scarpe da bowling; look che permette di unire stile a praticità nella pratica del ballo sempre più acrobatico e spettacolare.
Con il passare degli anni e con il crescente sviluppo della scena northern soul, si crea un'altra frattura all'interno del movimento che si divide tra "puristi" dell'etica e dell'estetica mod, restii alle derive estreme musicali e di look del "nuovo movimento", e fanatici della musica soul ormai slegati completamente dal concetto di modernismo anni sessanta.
Il mod revival
Durante i tardi anni settanta il movimento mod affievolitosi lungo il decennio, visse un'ondata revivalistica; dapprima in Inghilterra per poi espandersi in America e nel resto d'Europa durante i primi anni ottanta.
Il trampolino di lancio di questa nuova ondata fu l'uscita nelle sale cinematografiche del film Quadrophenia, di Franc Roddam, che narrava la storia di Jimmy, un mod degli anni sessanta, protagonista dell'omonimo concept album degli Who, unita alla nascita e all'affermazione di gruppi punk dai forti connotati mod, primi su tutti The Jam di Paul Weller.
Il mod revival riporta prepotentemente l'attenzione al look tipico dei mod originali, completi sartoriali tre bottoni dai colori e dalle fantasie vivaci ed eccentriche, il ritorno all'ossessione dello scooter accessoriato e ad una crescente affezione nei confronti dei neonati gruppi musicali mod revival ma anche 2 tone ska.