Maria e Rodolfo furono trovati morti nella tenuta di caccia di Mayerling, nella Bassa Austria. Tutto fa pensare a un caso di omicidio-suicidio; alcuni, però, hanno avanzato l'ipotesi che non solo la baronessa, ma anche l'arciduca fossero stati in realtà uccisi.

Origini delle famiglie Vetsera e Baltazzi La famiglia Vetsera (in origine 'Vécsera', 'Vécera' o 'Véscera') era originaria di un piccolo paese a sud di Presburgo denominato all'epoca Úzor (in ungherese, dal 1948 Úszor) e oggi Kvetoslavov. Il padre di Maria, Albin (1825-1887), era figlio di Georg Berhard Vetsera (1796-1870) che tra il 1839 e il 1849 fu capitano della città di Bratislava. Albin, grazie ai servigi resi da suo padre all'imperatore Francesco Giuseppe, poté studiare all'Accademia diplomatica di Vienna iniziando così una carriera che lo avrebbe portato ad assumere incarichi in importanti ambasciate in Europa e nel Medio Oriente.

Nel 1863 Albin conobbe a Costantinopoli Elena (Hélène) Baltazzi (Marsiglia, 1847 - † Vienna, 1º febbraio 1925), di origini italiane, figlia di Theodor Baltazzi, ricco consigliere finanziario del sultano e uno tra gli uomini più facoltosi di Costantinopoli. I due si sposarono il 2 aprile 1864 a Costantinopoli, ma nel 1868 la famiglia si divise e, mentre Elena si stabiliva a Vienna, Albin fu trasferito a San Pietroburgo.

A Vienna nasceva quindi Maria, terza di quattro fratelli (Ladislaus 1865; Johanna 1868; Maria 1871; Franz Albin 1872). Albin Vetsera fu nominato nel 1867 cavaliere dell'Ordine di Leopoldo (ordine imperiale austriaco) per meriti inerenti al suo lavoro diplomatico e, sempre per tali meriti, il 2 ottobre 1869 gli fu conferito l'Ordine di Santo Stefano (ordine reale ungherese), venendo così egli innalzato al ceto baronale; di qui deriva il Freiin aggiunto al cognome di Maria Vetsera: difatti Freiin (propriamente Freiherrin) significa 'baronessa' in tedesco e solitamente il von si anticipa ai cognomi degli aristocratici germanici. La famiglia Vetsera al suo arrivo a Vienna abitò inizialmente in Schuttelstraẞe 11; più tardi si trasferì nel palazzo Vetsera-Baltazzi in Salesianer Gasse 11, che rimase di loro proprietà fino al 1897.

Nel corso degli anni ottanta dell'Ottocento il salotto dei Vetsera divenne uno dei più frequentati dall'alta borghesia e dalla nobiltà viennese.

La vita Dalla nascita al 1888 Marie Alexandrine von Vetsera nacque quindi a Vienna il 19 marzo 1871 e durante l'infanzia e l'adolescenza visse a Londra e al Cairo seguendo gli spostamenti del padre nella sua carriera diplomatica. Bruna, formosa e di aspetto piacente, dotata di temperamento melodrammatico e passionale, la ragazza era soprannominata dagli intimi Mary dear. Negli anni settanta e ottanta dell'Ottocento, durante la stagione estiva, si recava spesso con la famiglia in villeggiatura a Pardubice, nell'odierna Repubblica Ceca, dove prima Elena e poi Maria conobbero la contessa Marie Louise von Larisch-Wallersee che tanta parte avrà nella tragedia di Mayerling.

Per quanto riguarda la vita di Maria Vetsera sembra non esserci molto da registrare fino al 1888, anno in cui la semplice infatuazione adolescenziale per il Kronprinz (erede al trono) Rodolfo si trasformerà in una vera relazione sentimentale. La sua educazione fu affidata a un precettore amico del padre. Sembra che tra gli insegnamenti ci fossero, oltre alla lingua inglese, anche lezioni d'arte, di conversazione e di canto; la Vetsera infatti faceva parte del coro dell'Augustinerkirche.

Oltre a tale educazione modesta, ma assolutamente in linea con quanto insegnato alle giovani fanciulle della media aristocrazia austriaca, Maria era molto appassionata di equitazione. Tale passione le fu trasmessa dagli zii Baltazzi (fratelli della madre): difatti la piccola veniva spesso portata dagli zii al Prater e, in adolescenza, sui più prestigiosi campi d'equitazione d'Europa. Secondo la madre, la baronessina (come Maria viene denominata nel libro della madre) si sarebbe infatuata del principe Rodolfo proprio durante le corse di primavera che si tennero al Prater nel 1888.

Molti biografi sono tuttavia concordi nell'attribuire alla piccola Vetsera un'infatuazione per l'erede al trono già prima di tale data (probabilmente fin dall'inizio dell'età adolescenziale), esaltazione probabilmente diffusa tra numerose altre giovani aristocratiche e che in Maria si sarebbe trasformata poi in un amore quasi ossessivo nel corso del 1888.

Nella puntata di uno degli Speciali Superquark di Piero Angela dal titolo Quella notte a Mayerling (i cui filmati sono tratti dallo sceneggiato televisivo Il destino di un principe), viene fatta risalire l'epoca di questa infatuazione a un incontro di dieci anni prima al Teatro dell'Opera di Vienna quando Maria, bambina, in compagnia della madre, venne presentata a Rodolfo. Il giovane principe, durante quella breve e casuale presentazione, le fece dono di un piccolo fiore che ella conserverà gelosamente per tutta la sua breve vita.

Il primo incontro con Rodolfo d'Asburgo Maria Vetsera era già da tempo invaghita del principe ereditario quando si verificarono i primi incontri tra i due nella primavera del 1888 al Prater di Vienna. Per primi incontri s'intendono soltanto i momenti in cui i due si trovarono nello stesso luogo nel medesimo momento e non quando ebbero modo di parlarsi o di stare insieme da soli. Alle corse dei cavalli al Prater ella lo vedeva spesso seduto in tribuna o alla fine della gara, quando egli passava in rivista o in saluto lungo la Prater Allee. Durante questi primi incontri vi furono solo giochi di sguardi e sorrisi, da cui sorse la convinzione della Vetsera, poi verificatasi fondata, di essere corrisposta dal principe o quantomeno notata.

Nell'estate del 1888 Maria partì per un viaggio di studi in Inghilterra, e in tale occasione confessò in una lettera alla sua amica Hermine Tobis di provare un dolore molto profondo come se si dovesse separare dalla cosa più preziosa che vi fosse nella sua vita; si augurò inoltre di ammalarsi per rimanere a Vienna. Al suo ritorno dall'Inghilterra la baronessina scrisse alla sua amica Hermine, la quale tentava di dissuaderla da questo amore impossibile. Ma Maria lo amava ancora più profondamente; l'amore per Rodolfo d’Asburgo era ormai diventato una vera ossessione. La Vetsera, secondo la contessa Larisch, ai primi di ottobre, saputo che questa si sarebbe incontrata con il principe ereditario, la pregò di riferirgli che «una che gli vuole bene gli manda un saluto affezionato», dopodiché arrivò al punto di scrivere una lettera indirizzandola a lui, dove probabilmente (la lettera non è stata mai ritrovata) gli esprimeva tutti i suoi sentimenti. I due si rividero nel corso del mese di ottobre all'inaugurazione delle corse a Freudenau e all'inaugurazione della stagione teatrale, probabilmente al Burgtheater di Vienna. Secondo le rivelazioni fatte da Agnes Jahoda, cameriera personale della baronessina, la vicenda ebbe una vera svolta quando, a fine ottobre, Maria ricevette una raccomandata dal principe in persona, dove egli le confidava di sentire il suo medesimo bisogno, quello di parlarle, e le chiedeva un appuntamento al Prater.

In seguito a questo episodio entra prepotentemente in gioco una figura centrale nella relazione tra il principe ereditario e Maria Vetsera: la contessa Marie Louise Larisch von Moennich-Wallersee. Costei era figlia del duca Ludovico in Baviera, fratello di Elisabetta d'Austria (Sissi), la madre di Rodolfo; era dunque prima cugina di quest'ultimo. Come si è già detto anche Maria Vetsera conosceva bene la contessa Larisch, in quanto quest'ultima era amica di famiglia, villeggiante a Pardubice, nonché frequentatrice del salotto dei Vetsera. La Larisch diventerà da questo momento in poi l'anello centrale della catena che unirà Rodolfo a Maria. La Larisch sfruttò anche l'occasione per chiedere, sembra, forti somme di denaro al ricco cugino.

Alla fine di ottobre del 1888 sia Maria sia Rodolfo scrissero, indipendentemente l'una dall'altro, alla contessa Larisch, che si trovava a Pardubice, chiedendole di ritornare al più presto a Vienna al fine di permettere un incontro tra i due al Prater per parlare. Tale richiesta si spiega con il fatto che Maria non poteva uscire di casa se non accompagnata dai genitori, o da qualcuno molto vicino alla famiglia, vista la sua minore età (17 anni); in questo frangente la Larisch avrebbe potuto con un pretesto far uscire Maria di casa con lei e permettere così il suo incontro con Rodolfo.

La Larisch arrivò a Vienna e l'incontro venne organizzato per il 5 novembre 1888, ma non al Prater bensì al castello (Burg). Di tale incontro si è certi perché la Vetsera lo racconta in una lettera alla sua amica Hermine. Alcuni autori (Holler, Haman e altri) sostengono che in realtà il primo incontro sia avvenuto precedentemente a tale data, ma non vi sono prove documentali di ciò. La tesi che anticipa gli incontri della Vetsera con Rodolfo addirittura alla primavera del 1888 viene sostenuta al fine di giustificare una presunta gravidanza della Vetsera che sarebbe iniziata il 5 novembre; non quindi data del primo incontro, ma data del primo rapporto intimo tra i due. Tuttavia tale evenienza non è mai stata provata.

La liaison tra Maria Vetsera e Rodolfo d'Asburgo Dopo il primo incontro con Rodolfo ne seguirono altri. La madre di Maria nelle sue memorie giustificative, scritte poco dopo la morte della figlia, accusa direttamente la contessa Larisch di aver altre volte favorito le visite di Maria al Kronprinz, con la scusa di farsi accompagnare per delle commissioni.

La Larisch, pur ammettendo di aver favorito gli incontri tra Rodolfo e Maria, rivela anche che una carrozza aspettava la Vetsera tutte le notti in Salesianer Gasse, in modo tale che, se la baronessina avesse potuto sgattaiolare fuori di casa senza essere vista dalla famiglia, sarebbe stata condotta immediatamente al castello dal principe. Quasi tutti gli autori sono d'accordo nel considerare tale eventualità improbabile e frutto della volontà della Larisch di non apparire come l'unica persona che abbia permesso la liaison, poi finita in tragedia. In seguito il cocchiere personale del principe, Josef Bratfisch, dichiarerà di aver portato Maria al castello per una ventina di volte, ma sempre aspettandola dietro il Grand-Hotel in Maximilianstraẞe (oggi Mahlertraẞe), dove alloggiava la contessa Larisch. Tra i vari incontri intercorsi risulta di particolare importanza quello che avvenne in data 13 gennaio 1889. Si è certi di tale data in quanto la Vetsera scrisse il giorno seguente alla sua amica Hermine, confessandole di essere stata la sera precedente dal principe Rodolfo e che entrambi avevano perso la testa, aggiungendo che ora lei gli apparteneva e che doveva fare tutto ciò che lui voleva. In tale occasione Maria ricevette in regalo dal principe un anello in ferro con le iniziali I.L.V.B.I.D.T (In Liebe Vereint Bis In Den Tod), cioè “uniti nell'amore fino alla morte”. Tale avvenimento viene interpretato da alcuni autori come il primo rapporto intimo tra i due, da altri come il momento in cui decisero di uccidersi.

Il 25 gennaio 1889 la Vetsera si recò da una chiromante, accompagnata dalla cameriera Agnes, per chiedere lumi sul proprio futuro. Probabilmente i due amanti avevano discusso della possibilità di uccidersi nell'incontro del 13 gennaio e anche nei due incontri successivi del 19 e del 24 dello stesso mese. Rodolfo d'Asburgo aveva da tempo manifestato intenti suicidi e aveva già proposto alla sua amica (intima) Mizzi Caspar di suicidarsi insieme; questa però non solo non accettò, ma si recò alla polizia dove denunciò l'accaduto.